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Economia

Per l’Inps cresce il gender gap e pensioni più povere

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Aumento delle disuguaglianze di genere ed età nel mercato del lavoro, pensioni che nei prossimi anni saranno sempre più povere senza un’inversione di tendenza, l’impatto di pandemia e guerra, le possibili soluzioni per rilanciare il mondo dell’occupazione non solo a livello quantitativo ma anche qualitativo. Sono solo alcuni dei temi che emergono dal XXI rapporto annuale dell’Inp, presentato alla Camera alla presenza, tra gli altri, del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Una relazione, quella del presidente dell’Inps Pasquale Tridico, che ha fornito uno spaccato di un’Italia che prova a ripartire dopo il biennio della pandemia, ma che è ancora lontana dai target dell’Unione Europea, e che deve fare i conti con una crescente disuguaglianza nel mondo del lavoro che si rifletterà nei prossimi anni anche su un ulteriore impoverimento a livello pensionistico. Nel rapporto si legge di un monte redditi e retribuzioni nel 2021 sopra i 600 miliardi, in modesto incremento in termini nominali quindi rispetto al valore del 2019, ma al contempo i redditi sono in calo se si tiene conto dell’inflazione. Le dimissioni lavorative sono cresciute a 1,1 milioni nel 2021 e il 60% dei lavoratori dimissionari sono poi riusciti a trovare una ricollocazione. Secondo quanto emerge dalla relazione, i lavoratori dipendenti che percepiscono meno di 9 euro lordi l’ora in Italia hanno raggiunto i 3,3 milioni, il 23,3% del totale, mentre i pensionati con redditi pensionistici inferiori a mille euro al mese erano hanno raggiunto il 32% del totale, più di 5 milioni di cittadini. A questo proposito, il calcolo dell’Inps riflette come con trent’anni di contributi versati e un salario di 9 euro lordi l’ora, un lavoratore a 65 anni percepirebbe una pensione di appena 750 euro. “La crisi pandemica appare pressoché riassorbita in termini di partecipazione al mercato del lavoro, in particolare sul numero degli occupati, ma non ancora in termini di volume di ore lavorate, con conseguenze sfavorevoli sul piano delle retribuzioni complessive – ha esordito Tridico – Questa esperienza deve spingere a ripensare il contratto sociale che ha regolato finora la partecipazione alla vita economica degli italiani”. La ricetta per il sistema Italia passa attraverso misure incisive sul mondo del lavoro e dell’occupazione, in primis, quella di un salario minimo legale. Ma è di fondamentale importanza il tema delle pensioni: “Un’ulteriore ragione che induce a preoccuparsi del fenomeno della povertà lavorativa di oggi è il fatto che chi è povero lavorativamente oggi, sarà un povero pensionisticamente domani. Per l’equilibrio del sistema previdenziale, occorre garantire la sostenibilità della spesa, ma anche l’allargamento della base contributiva sia in termini di recupero del sommerso che di incremento della massa retributiva per i lavoratori regolari”, ha aggiunto. Tra le proposte sul fronte delle pensioni discusse dalla classe politica negli ultimi mesi, l’Inps ha calcolato che la meno costosa risulta essere l’anticipo della quota contributiva della pensione, per lavoratori che abbiano raggiunto 63 anni di età e almeno 20 anni di contribuzione con corresponsione dell’intero ammontare al raggiungimento dell’età di vecchiaia, con una spesa inferiore ai 4 miliardi. Sul reddito di cittadinanza, la proposta è quella della creazione di una piattaforma nazionale per incrociare i dati di domanda e offerta, in modo tale da “evidenziare le possibilità di esoneri contributivi che lo Stato mette a disposizione e, sempre attraverso la piattaforma, sarebbero direttamente fruibili all’atto dell’assunzione del lavoratore”, ha osservato Tridico. Il ministro Orlando si è soffermato proprio sul tema dell’assistenzialismo, sottolineando come i percettori siano diminuiti negli ultimi mesi: “I beneficiari del reddito di cittadinanza non fuggono dal mercato del lavoro, al contrario, riscontriamo come si sia sensibilmente ridotto il numero dei beneficiari. A maggio i nuclei percettori risultano essere quasi 935.000, ad aprile erano stati un milione e centosessantamila e a maggio di un anno fa erano centomila in più”. Orlando ha anche espresso parere favorevole nei confronti di un accordo sul salario minimo e ha comunicato la volontà di rinnovare, sul fronte delle pensioni, Opzione donna e Ape sociale, oltre alla necessità di rinnovare i contratti collettivi scaduti. Il quadro complessivo, però, non lascia spazio a ottimismi: “La guerra in Ucraina e i noti processi di transizione in atto nell’economia non ci permettono di stare tranquilli. Il tema del contenimento e del contrasto alle diseguaglianze e ai rischi di esclusione sociale sono sempre più centrali”, ha concluso.
(ITALPRESS).

Economia

Istat, nel 2025 l’indice delle retribuzioni orarie è cresciuto del 3,1%

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ROMA (ITALPRESS) – Alla fine di dicembre, per l’insieme dei settori economici, sono 48 i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica e riguardano circa 7,6 milioni di lavoratori che corrispondono al 57,8% del totale dei dipendenti. Tale percentuale è la sintesi di una quota pari al 73,8% nel settore privato (100% nel settore agricolo, 47,2% nell’industria e 94,3% nei servizi privati) e a zero nella pubblica amministrazione in quanto tutti i contratti sono scaduti. E’ quanto emerge dai dati Istat, secondo cui nel corso del quarto trimestre 2025 sono stati recepiti 9 contratti e nessun contratto è scaduto. A fine dicembre i contratti in attesa di rinnovo sono 27 e coinvolgono circa 5,5 milioni di dipendenti, di cui 2,7 milioni nel settore privato (12 contratti) e 2,8 nella pubblica amministrazione (15 contratti).

Il tempo medio di attesa di rinnovo, per i lavoratori con contratto scaduto, è diminuito dai 19,7 mesi di gennaio 2025 ai 18,9 mesi di dicembre 2025. Nella media del 2025, l’indice delle retribuzioni orarie è cresciuto del 3,1% rispetto all’anno precedente. Nel settore privato la crescita, pari al 3,2%, è trainata dal settore agricolo (+5,0%), da quello industriale (+3,4%) e in misura minore dai servizi privati (+3,0%). Per la pubblica amministrazione l’incremento si ferma al +2,7%. A dicembre l’indice mensile delle retribuzioni contrattuali orarie registra un aumento dello 0,2% rispetto a novembre 2025 e del 2,9% rispetto a dicembre 2024. Nel dettaglio, gli aumenti tendenziali più elevati riguardano i ministeri (+7,2%), le forze armate (6,9%) e i vigili del fuoco (6,8%); nessun incremento per farmacie private e telecomunicazioni.

– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

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Economia

Giulio Siniscalco nominato amministratore delegato di Edenred Mobility Italia

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MILANO (ITALPRESS) – Edenred Mobility Italia, divisione del Gruppo Edenred specializzata nella fornitura di soluzioni integrate per la mobilità aziendale all’interno del mercato italiano, annuncia la nomina di Giulio Siniscalco come amministratore delegato. A partire dal 12 gennaio scorso ha assunto la guida di Edenred Mobility Italia, con l’obiettivo di consolidarne il ruolo di azienda di riferimento per imprese e liberi professionisti nella transizione verso una mobilità sempre più sostenibile.

Inoltre, supervisionerà il processo di integrazione culturale successivo alle recenti acquisizioni di IP Plus e del prodotto Esso Card, avvenute nel corso del 2025. Siniscalco entra nel Gruppo Edenred nel 2009, ricoprendo ruoli di crescente responsabilità, prima come Direttore Network e successivamente come direttore Commerciale di Edenred Italia.

Nel corso della sua carriera, Giulio Siniscalco ha svolto un ruolo chiave nell’evoluzione dei modelli commerciali, guidando il passaggio verso un approccio digitale che ha trasformato il modo di concepire e offrire le soluzioni, rendendole più integrate, agili e orientate al cliente. “Ringrazio il Gruppo per la fiducia in questo nuovo ruolo. Sono pronto a mettere a frutto la mia esperienza per sostenere lo sviluppo di Edenred Mobility Italia, con l’obiettivo di rendere la mobilità aziendale in Italia più semplice, più digitale e più sostenibile per tutte le imprese che accompagniamo in questo percorso”, ha affermato Siniscalco.

-Foto ufficio stampa-
(ITALPRESS).

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Economia

Commercio estero, i dati Istat: a dicembre export +4,6% e import -1,2% rispetto allo scorso anno

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ROMA (ITALPRESS) – A dicembre l’Istat stima, per l’interscambio commerciale con i paesi extra Ue27, un aumento congiunturale per entrambi i flussi, più ampio per le importazioni (+4,3%) rispetto alle esportazioni (+1,5%). L’incremento su base mensile dell’export si deve principalmente alle maggiori vendite di beni strumentali (+3,7%); aumentano anche le vendite di energia (+11,0%), beni intermedi e beni di consumo durevoli (per entrambi +2,4%) mentre si riducono quelle di beni di consumo non durevoli (-2,2%).

Dal lato dell’import, a esclusione di beni di consumo non durevoli (-0,1%), si rilevano aumenti congiunturali diffusi, il più marcato per beni intermedi (+9,8%). Nel quarto trimestre 2025, rispetto al precedente, l’export si riduce dello 0,8%; a contribuire alla flessione sono le minori vendite di energia (-25,5%), beni strumentali (-6,2%) e beni di consumo durevoli (-1,1%), mentre crescono le esportazioni di beni intermedi (+6,5%) e beni di consumo non durevoli (+1,4%).

Nello stesso periodo, l’import segna una riduzione congiunturale dell’1,8%, che riguarda tutti i raggruppamenti, tranne i beni intermedi (+10,1%). A dicembre l’export cresce su base annua del 4,6% (era -2,8% a novembre).

La crescita tendenziale dell’export verso i mercati extra Ue si deve all’aumento delle vendite di beni intermedi (+18,2%) e beni strumentali (+8,2%). L’import registra una flessione tendenziale dell’1,2%, cui contribuiscono soprattutto le minori importazioni di energia (-32,0%) e beni strumentali (-10,3%), che più che compensano l’aumento degli acquisti di beni di consumo non durevoli (+26,7%) e beni intermedi (+23,7%).

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A dicembre l’avanzo commerciale con i paesi extra Ue27 è pari a +8.385 milioni (+6.923 milioni nello stesso mese del 2024). Il deficit energetico si riduce da -5.080 milioni di dicembre 2024 a -3.513 milioni di dicembre 2025. L’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici si attesta a +11.899 milioni da +12.003 milioni dell’anno prima.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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