Politica
Scalfari, l’ultimo saluto in Campidoglio
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4 anni fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – La sala della protomoteca in Campidoglio non riesce a contenere la folla giunta per dare l’ultimo saluto a Eugenio Scalfari. A beneficio di quanti non sono riusciti ad accedere, la cerimonia laica di saluto allo storico fondatore e direttore de La Repubblica viene trasmessa anche da due maxischermi in Piazza del Campidoglio. Accanto alle figlie, Enrica e Donata, e al resto della famiglia ci sono generazioni di giornalisti e collaboratori de La Repubblica, lettori, curiosi ma anche, tra gli altri, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, Walter Veltroni, Gianni Letta, Luigi Zanda, Piero Fassino e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.
“È un onore ed un’emozione molto forte ricordare Eugenio Scalfari ed esprimere il cordoglio, mio personale e di tutta Roma Capitale, alla sua famiglia, ai suoi colleghi e a quella grande comunità che sta facendo sentire il nostro affetto e la riconoscenza per ciò che è stato e ha fatto e per quello che ha lasciato al Paese e a tutti noi: giornalismo, politica e cultura”, ha affermato il sindaco Gualtieri aprendo la cerimonia laica di saluto al giornalista scomparso a Roma il 14 luglio all’età di 98 anni, dopo una vita all’insegna e nel segno del giornalismo, ricordandone inoltre l’irriducibile impegno per l’autonomia del giornalismo e della cultura e “la passione politica che si espresse direttamente nel suo impegno. Il segno che ha lasciato è il quotidiano la Repubblica e il settimanale L’Espresso”. Giornalista, direttore e fondatore di imprese intorno ai valori della laicità, facendo scelte coraggiose e audaci per formare un’opinione pubblica, Scalfari “a Roma – ha concluso il primo cittadino capitolino – ha costruito le sue imprese più importanti e alla città ha dedicato il suo impegno, a partire dalle inchieste sulle speculazioni edilizie. Roma è stata teatro della sua amicizia con Papa Francesco, di questo incontro ha fatto partecipi i lettori, con i suoi pensieri sulla vita, sulla morale e sulla giustizia”. E Roma, promette il sindaco, “saprà ricordarlo come merita”.
Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha inviato – per voce del cronista e politico francese Bernard Guetta, grande amico di Scalfari – un messaggio per sottolineare il forte legame di affetto e riconoscenza che uniscono il popolo francese al giornalista scomparso proprio nel giorno dell’anniversario della presa della Bastiglia. “La Francia ha perso un grande amico. Eugenio Scalfari non era soltanto un grande francofono accurato nella scelta delle sue parole come i nostri più grandi autori che aveva tanto letto e amato citare. Non c’era in lui solo l’amore per la nostra lingua ma, prima di tutto, l’amore per la Francia dei suoi lumi, della sua enciclopedia di cui era così fiero di avere un’edizione originale al centro della sua libreria. E della rivoluzione, soprattutto, che era per lui l’avvenimento fondatore dell’Europa, quella delle libertà, della tolleranza e dei diritti dell’uomo. Eugenio Scalfari era uno dei maggiori conoscitori della storia di Francia, delle sue battaglie, dei suoi re, della Repubblica che ha così bene e costantemente fatto conoscere ai suoi lettori”.
“La rivoluzione del 14 luglio era una data che amava perché momento fondativo dell’Europa. Grazie caro Eugenio per questa simbiosi tra Italia e Francia necessaria all’Europa e lo è sempre di più. Sappiate famiglia e colleghi di Repubblica ed Espresso che la Francia lo amava e lo ammirava e gli deve innanzitutto riconoscenza. E’ stato un genio del giornalismo, un immenso direttore, anzi, ‘il direttore’ come lo chiamavate. E’ l’uomo che ha saputo inventare un settimanale e un quotidiano che hanno rivoluzionato la stampa italiana, un prefiguratore dell’unione politica che abbiamo intrapreso di costruire. Io ho perso un fratello”, ha affermato Guetta.
Sentito e affettuoso anche il ricordo di Walter Veltroni che ha ricordato come, da laico e ateo, Scalfari fosse “incuriosito dall’ultimo viaggio possibile. Non si è convertito parlando con Papa Francesco ma non ha smesso di dubitare mai. Ha scritto: ‘credo che il nulla sia l’ombra del divino, e il divino sia ovunque. In questo ho fede’ “. Una vita “fatta tutta di parole, quelle dei suoi articoli, dei suoi saggi, delle sue poesie. Le parole scritte, quelle dette. Parole: la più bella delle facoltà umane, quella da lui scelta”, ha poi aggiunto Veltroni che ha tracciato un ritratto di Scalfari: “Era un democratico convinto, amante della libertà e delle libertà. Ha fatto della sua cultura di riferimento, una cultura di massa. Amava Berlinguer, stimava De Mita a cambiare la Dc. Non è mai stato comunista né democristiano. E’ stato socialista. Ma lui ha sempre avuto una idea guida, l’idea di un’economia liberale. Ha creato dei giornali comunità, non partito. Repubblica è stata un’identità. Ha inventato due giornali nuovi per forma e contenuti. Un grande italiano, quella generazione che ha liberato il paese dalle macerie e l’ha fatto correre finché ha potuto. Se n’è andato in un Paese smarrito e slabbrato. Le ultime volte che l’ho sentito si sentiva ormai pure lui straniero in patria, era amareggiato”.
Tanti gli applausi, i sorrisi e gli aneddoti affettuosi nel corso degli interventi in ricordo di quello che per molti era il “direttore”, capace di essere comprensivo e severo allo stesso tempo tanto da essere bonariamente soprannominato “Barbablu”. “Tutto è stato detto, molto è stato scritto. Oggi non ci resta che separarci da Eugenio, lasciarlo andare. La famiglia oggi si riappropria del padre, ma non si può non parlare di quella dimensione che ha portato Eugenio ha rapportarsi con tutti gli italiani”, ha affermato Ezio Mauro, direttore per vent’anni di Repubblica ricordando il fondatore del quotidiano che fu capace di individuare il suo lettore tipo e portarlo “a fare parte di una comunità di cui erano titolari sia chi lo scriveva, sia chi lo leggeva. Il lettore non era un cliente ma un partner. Il giornale era la testimonianza di questo patto. Era una lettura critica dell’Italia e di un cambiamento possibile”. Un senso di comunità che emerge anche negli interventi del direttore de La Stampa, Massimo Giannini, e del direttore Maurizio Molinari che di Scalfari ha ricordato “il coraggio di osare nel leggere le notizie, aveva l’idea di non fermarsi mai, l’idea di innovare. Aveva l’idea di una società basata su diritti e riforme. Idee profonde e radicate alle sue radici culturali ma anche alla costituzione repubblicana e alla sua vocazione europea che tutti noi condividiamo”.
Le note di “A sentimental Journey” di Doris Day accompagnano tra gli applausi fragorosi l’uscita del feretro dalla sala del Campidoglio insieme ai fiori, comprese le corone del Comune e della Presidenza della Repubblica e tutte le maggiori autorità dello Stato, e una grande foto in jeans e maglione rosso mentre cammina in campagna con il suo cane e una copia, lasciata ieri da un lettore, del quotidiano con la speciale copertina a lui dedicata con la scritta “Grazie direttore (1924-2022)”.
-foto xc5 –
(ITALPRESS).
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Politica
Iran, Crosetto “Ad Hormuz con l’Onu, ma il Parlamento italiano dica sì anche senza il suo ok”
Pubblicato
6 ore fa-
20 Aprile 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Disponibilità a contribuire a una missione internazionale, ma solo a determinate condizioni: il ministro della Difesa Guido Crosetto indica la linea italiana riguardo alla situazione a Hormuz e alla crisi in Medio Oriente. In un’intervista al Corriere della Sera, il MOD chiarisce priorità e limiti dell’azione italiana. “La nuova chiusura dello Stretto di certo non stupisce, perché Hormuz è diventato il punto nevralgico di questa guerra”, afferma Crosetto, spiegando che “l’Iran ha capito che non poteva combatterla, né vincerla sul suo territorio e l’ha allargata ai Paesi del Golfo, a Hormuz e quindi al resto del mondo”.
Lo scenario, avverte, è destinato a protrarsi: “Sarà una trattativa lunga, continua, complicata”. Sul piano delle responsabilità internazionali, il ministro riconosce la complessità delle scelte: “Se guardiamo lo scenario dal punto di vista nazionale si è trattato di un grave errore”, riferendosi agli attacchi contro Teheran, ma precisa che “dal punto di vista israeliano è una questione esistenziale, di sopravvivenza”.
Quanto agli Stati Uniti, osserva: “Gli Usa ritengono che l’Iran sia un elemento di totale destabilizzazione del mondo”, anche in relazione agli equilibri energetici globali e alla competizione con la Cina. L’Italia, intanto, si prepara a un possibile contributo operativo: “Da 20 giorni ho detto al capo della Difesa e della Marina di tenersi pronti con due navi”, rivela Crosetto, ipotizzando l’impiego di cacciamine.
Tuttavia, pone una condizione chiara: “Per inviarle occorre la fine delle ostilità, perché nessuno vuole entrare in una guerra”. Solo dopo una tregua, infatti, “la comunità internazionale potrà accedere a Hormuz […] per non trovarsi in una zona di guerra”. Fondamentale, in ogni caso, il passaggio parlamentare: “Il governo italiano passerà dal voto del Parlamento, che per noi è un passaggio dovuto, obbligatorio, fondamentale”.
Quanto al ruolo delle Nazioni Unite, il ministro auspica un mandato ma non lo considera imprescindibile: “Mi auguro che ci sia l’egida dell’Onu, ma non mi formalizzerò se invece ci saranno 42 nazioni con un mandato e una forza multilaterale di pace“. E aggiunge: “Non penso che, davanti a una missione internazionale, il Parlamento possa fare distinguo”.
Sul rapporto con Washington e le tensioni con Donald Trump, Crosetto ridimensiona i contrasti: le critiche all’Italia sono “un giudizio ingeneroso e affrettato”, destinato a rientrare. Quanto alla mancata autorizzazione all’uso della base di Sigonella, chiarisce: “Se abbiamo detto no è stato perché non potevamo dire di sì”, richiamando il rispetto delle regole vigenti.
Il ministro respinge inoltre l’ipotesi di un coinvolgimento diretto dell’Italia nel conflitto: “Quando Trump ci ha chiesto di scendere in guerra l’Italia non può scendere in guerra con nessuno, lo dice la Costituzione”. Preoccupazione resta alta anche per il Libano e per la sicurezza dei contingenti italiani: “Sono preoccupato per il Libano e non da oggi”.
Sulla missione Unifil, Crosetto rivendica di aver chiesto “più volte un cambio di passo e di regole”, avvertendo che senza interventi “se avesse fallito Unifil, sarebbe entrato l’esercito israeliano. Così è stato”.
Ora, conclude, “dovremo pensare come sostituirla”, perché “un Libano che esplode è l’ennesimo problema per il mondo”. Sul fronte interno ed economico, il ministro invita a evitare semplificazioni, anche sul tema del gas russo: “Sembra che la Russia ci regalerebbe il gas, invece il prezzo sarebbe di mercato”.
E, guardando alle sfide future, sottolinea la necessità di interventi strutturali: “Bisogna tagliare un po’ di fili. È la tela di Penelope. Il governo fa e qualcuno disfa”.
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Politica
Papa Leone XIV in Angola “Costruire la speranza nel futuro”
Pubblicato
1 giorno fa-
19 Aprile 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “C’è bisogno di guardare al futuro con speranza e di costruire la speranza del futuro. Non abbiate paura di farlo”. Così Papa Leone nel corso dell’omelia sulla spianata di Kilamba, in Angola, alla presenza di almeno 100 mila persone, secondo una stima delle autorità locali. “La storia del vostro Paese, le conseguenze ancora difficili che sopportate, le problematiche sociali ed economiche e le diverse forme di povertà invocano la presenza di una Chiesa che sa affiancarsi nel cammino e sa raccogliere il grido dei suoi figli”, sottolinea il Pontefice, secondo cui è possibile “costruire un Paese dove siano superate per sempre le vecchie divisioni, dove scompaiano l’odio e la violenza, dove la piaga della corruzione venga guarita da una nuova cultura della giustizia e della condivisione”.
“Occorre sempre vigilare su quelle forme di religiosità tradizionale, che certamente appartengono alle radici della vostra cultura, ma al contempo rischiano di confondere e di mescolare elementi magici e superstiziosi che non aiutano nel cammino spirituale”, dice Papa Leone, mettendo in guardia dalle superstizioni e dai riti magici. “Restate fedeli a quanto insegna la Chiesa, fidatevi dei vostri Pastori e tenete fisso lo sguardo su Gesù, che si rivela in particolare nella Parola e nell’Eucaristia”. Dopo Kilamba il Pontefice si recherà al santuario di Mama Muzima per il Rosario.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Politica
Corteo anarchici a Roma, Meloni “Governo al fianco delle Forze dell’ordine, la violenza non ci intimidisce”
Pubblicato
1 giorno fa-
19 Aprile 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Esprimo la mia solidarietà e la mia vicinanza al funzionario della Polizia di Stato ferito da una bottiglia di vetro lanciata durante il corteo degli anarchici scesi in piazza in solidarietà ad Alfredo Cospito. A chi pensa di intimidire lo Stato con la violenza diciamo una cosa semplice: non ci riuscirete. Il Governo è al fianco delle Forze dell’ordine e non arretrerà di un passo davanti a chi semina violenza, caos e paura”. Così sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in merito al corteo di ieri a Roma, dove un agente di polizia è rimasto ferito alla testa da un colpo di bottiglia lanciata da attivisti di matrice anarchica.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


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