Cronaca
Assistenza e cura dell’anziano, per la Sigg serve un nuovo approccio
Pubblicato
3 anni fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Mettere a punto proposte e soluzioni concrete per fronteggiare l’invecchiamento della popolazione e promuovere un nuovo approccio alla cura e all’assistenza degli anziani. E’ l’obiettivo che si prefigge la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg), guidata dal neo presidente Andrea Ungar.
Il disegno di legge delega in materia di politiche in favore delle persone anziane, in attesa del via libera da entrambe le Camere, è un punto di partenza. “Dopo il periodo pandemico che ha portato alla luce la necessità di cambiare il paradigma sulla gestione generale dell’invecchiamento, soprattutto in riferimento agli aspetti sanitari e di non autosufficienza, la legge delega ha fatto partire una discussione che speriamo possa cambiare radicalmente l’assistenza dell’anziano nel nostro Paese”, ha detto Ungar in un’intervista all’agenzia Italpress, all’indomani dell’audizione in Commissione Sanità al Senato.
“I geriatri parlano di approccio e valutazione multidimesionale da moltissimi anni ed è il momento di portare sul campo tutto questo – spiega Ungar -. L’approccio agli anziani non deve guardare solo alla malattia ma anche allo stato funzionale e al mantenimento, facendo anche una buona prevenzione per mantenere una vita attiva grazie a politiche sociali e sanitarie nel momento in cui stanno bene, e con un corretto approccio generale quando invece hanno un problema di salute”.
Il tema della prevenzione diventa un obiettivo fondamentale. “In Italia abbiamo un’aspettativa di vita molto alta e questo è un’ottima cosa, perchè vuol dire che la nostra società e il sistema funzionano. La prevenzione della disabilità – sottolinea Ungar – vuol dire mantenimento dello stato sociale, dei rapporti, uscire, muoversi, avere una capacità di vita quotidiana sempre importante. Questo nell’anziano è necessario perchè lo stato funzionale dal punto di vista prognostico è più importante di tante malattie croniche. Quindi è il cuore del nostro intervento”.
Anche il rapporto fra anziano e animale domestico può contribuire a favorire una migliore condizione di vita. “L’animale può essere una grande chance. Per l’anziano che sta bene ha una grande capacità di azione perchè aiuta chi è solo, ti dà un impegno, esci e incontri altre persone. Ad esempio la prevenzione cardiovascolare con un animale è estremamente efficace, ma non solo per quello, perchè il muoversi e il camminare fa molto bene. Poi c’è tutto il mondo degli interventi assistiti con animali nelle Rsa e nei centri diurni. Abbiamo da poco fondato un’associazione, Veteris, che mette insieme i geriatri e i veterinari per fare linee guida e d’indirizzo per l’assistenza e favorire il rapporto uomo-animale per la popolazione anziana”.
Alla base di tutto, secondo Ungar, c’è l’assistenza domiciliare che “è la frontiera, ma in generale una continuità di cura che vuol dire superare le barriere tra ospedale, domicilio, territorio e Rsa. Il paziente è uno, il sistema sanitario è uno, quindi dobbiamo lavorare tutti insieme, connessi, per una continuità ed evitare che l’anziano faccia un ping pong fra l’ospedale, il territorio, lo specialista, il medico di medicina generale e la Rsa. Il sistema deve diventare uno e questo è uno degli aspetti che la Sigg ha proposto e vuole sviluppare grazie all’attenzione che la politica sta dando alla sanità degli anziani”.
– foto Italpress –
(ITALPRESS).
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Cronaca
Cina: dall’Italia a Xìan, il viaggio di un’archeologa lungo la Via della seta
Pubblicato
23 minuti fa-
13 Marzo 2026di
Redazione
XI’AN (XINHUA/ITALPRESS) – Durante le vacanze per la Festa di primavera appena concluse, Marcella Festa, professoressa associata italiana presso la Northwest University di Xìan, capoluogo della provincia nord-occidentale cinese dello Shaanxi, si è recata in Pakistan per una visita esplorativa.
Per Festa, che ha dedicato quasi due decenni della sua vita all’archeologia e ha trascorso gli ultimi sei anni lavorando a Xìan, un simile lavoro sul campo di livello internazionale va oltre la semplice collaborazione accademica. Infatti, rientra nel suo più ampio impegno per indagare le interazioni storiche che hanno connesso le civiltà attraverso l’Eurasia.
L’interesse di Festa per la Cina è iniziato nell’infanzia, suscitato da un cartone animato ambientato in Cina che raccontava la storia di amicizia tra un bambino europeo e uno cinese. Quella curiosità si è trasformata in un interesse costante per la storia e la cultura cinesi, finendo per plasmare il suo percorso accademico.
“Ho scelto Archeologia durante gli studi universitari perchè offriva un modo per comprendere la Cina non solo attraverso i testi o le opere d’arte, ma anche tramite prove tangibili di vita quotidiana”, ha ricordato Festa. In seguito la professoressa ha trascorso due anni e mezzo di studi a Pechino per approfondire ulteriormente la conoscenza della lingua, della cultura e della storia della Cina.
“A mio avviso, lo Xinjiang rappresenta l’essenza della Via della seta, un luogo dove popoli e idee diversi coesistono e interagiscono in armonia. La regione è bellissima e continua ad affascinarmi”, ha affermato Festa.
Nel 2019, è entrata nella Facoltà di beni culturali della Northwest University, dove inizialmente ha lavorato nei campi dell’archeologia della Via della seta e di quella della Cina nord-occidentale.
Anni di lavoro sul campo hanno anche rimodellato la sua comprensione della Via della seta. Sebbene talvolta venga considerata una singola rotta commerciale, Festa la vede come una rete vasta e interconnessa.
“Quando pensiamo alla Via della seta, possono venirci in mente i reperti culturali esposti nei musei, spesso associati agli scambi tra èlite o alle interazioni diplomatiche tra società antiche. Tuttavia, il lavoro sul campo mi ha fatto comprendere come la Via della seta sia davvero una rete: una rete di persone, paesaggi, esperienze e pratiche quotidiane”, ha affermato l’archeologa.
Al di là del lavoro accademico, vivere in Cina ha arricchito anche la vita personale di Festa. La professoressa cerca infatti di adattarsi alla cultura locale, di imparare la lingua e di comprendere le pratiche accademiche locali. Si considera fortunata ad avere colleghi, studenti e amici pazienti e disponibili. Il loro incoraggiamento, ha osservato, è stato essenziale sia per la sua ricerca sia per la sua vita in Cina.
Le piace viaggiare nel Paese e continua a rimanere colpita. “Puoi prendere un volo di due ore e ritrovarti all’improvviso in un paesaggio completamente diverso”, ha osservato.
Festa ha notato un rinnovato interesse per la salvaguardia e la promozione della cultura tradizionale in Cina, in particolare tra le generazioni più giovani, per esempio nella crescente popolarità del turismo culturale. “E’ una cosa molto positiva che le persone siano interessate alla propria storia”, ha affermato.
La Cina, che ospita oltre 767.000 reperti culturali immobili e 60 siti del patrimonio mondiale dell’UNESCO, negli ultimi anni ha compiuto progressi significativi nella conservazione del patrimonio e nel coinvolgimento del pubblico, sostenuti dall’uso delle tecnologie digitali.
“I miei amici e familiari vengono in Cina ogni anno”, ha osservato Festa. “Sono sempre colpiti da quanto il patrimonio culturale cinese sia diventato accessibile grazie a queste tecnologie”. La professoressa ha indicato il Museo di archeologia dello Shaanxi come un vivido esempio del modo in cui la tecnologia digitale possa trasformare la narrazione e avvicinare il pubblico al patrimonio culturale. Lì i visitatori possono osservare da vicino i manufatti e apprendere i processi archeologici attraverso modelli 3D, touch screen e altri strumenti interattivi.
L’archeologa ritiene che i crescenti investimenti della Cina nella protezione del patrimonio abbiano una rilevanza globale più ampia. “L’archeologia è una piattaforma per lo scambio interculturale”, ha sottolineato. A suo avviso, la cooperazione internazionale nella conservazione del patrimonio incoraggia un coinvolgimento globale significativo e la comprensione reciproca, richiamando lo stesso spirito tradizionalmente associato alla Via della seta.
– Foto Xinhua –
(ITALPRESS).
Cronaca
Cina: dall’Italia a Xìan, il viaggio di un’archeologa lungo la Via della seta
Pubblicato
23 minuti fa-
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Redazione
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Per Festa, che ha dedicato quasi due decenni della sua vita all’archeologia e ha trascorso gli ultimi sei anni lavorando a Xìan, un simile lavoro sul campo di livello internazionale va oltre la semplice collaborazione accademica. Infatti, rientra nel suo più ampio impegno per indagare le interazioni storiche che hanno connesso le civiltà attraverso l’Eurasia.
L’interesse di Festa per la Cina è iniziato nell’infanzia, suscitato da un cartone animato ambientato in Cina che raccontava la storia di amicizia tra un bambino europeo e uno cinese. Quella curiosità si è trasformata in un interesse costante per la storia e la cultura cinesi, finendo per plasmare il suo percorso accademico.
“Ho scelto Archeologia durante gli studi universitari perchè offriva un modo per comprendere la Cina non solo attraverso i testi o le opere d’arte, ma anche tramite prove tangibili di vita quotidiana”, ha ricordato Festa. In seguito la professoressa ha trascorso due anni e mezzo di studi a Pechino per approfondire ulteriormente la conoscenza della lingua, della cultura e della storia della Cina.
“A mio avviso, lo Xinjiang rappresenta l’essenza della Via della seta, un luogo dove popoli e idee diversi coesistono e interagiscono in armonia. La regione è bellissima e continua ad affascinarmi”, ha affermato Festa.
Nel 2019, è entrata nella Facoltà di beni culturali della Northwest University, dove inizialmente ha lavorato nei campi dell’archeologia della Via della seta e di quella della Cina nord-occidentale.
Anni di lavoro sul campo hanno anche rimodellato la sua comprensione della Via della seta. Sebbene talvolta venga considerata una singola rotta commerciale, Festa la vede come una rete vasta e interconnessa.
“Quando pensiamo alla Via della seta, possono venirci in mente i reperti culturali esposti nei musei, spesso associati agli scambi tra èlite o alle interazioni diplomatiche tra società antiche. Tuttavia, il lavoro sul campo mi ha fatto comprendere come la Via della seta sia davvero una rete: una rete di persone, paesaggi, esperienze e pratiche quotidiane”, ha affermato l’archeologa.
Al di là del lavoro accademico, vivere in Cina ha arricchito anche la vita personale di Festa. La professoressa cerca infatti di adattarsi alla cultura locale, di imparare la lingua e di comprendere le pratiche accademiche locali. Si considera fortunata ad avere colleghi, studenti e amici pazienti e disponibili. Il loro incoraggiamento, ha osservato, è stato essenziale sia per la sua ricerca sia per la sua vita in Cina.
Le piace viaggiare nel Paese e continua a rimanere colpita. “Puoi prendere un volo di due ore e ritrovarti all’improvviso in un paesaggio completamente diverso”, ha osservato.
Festa ha notato un rinnovato interesse per la salvaguardia e la promozione della cultura tradizionale in Cina, in particolare tra le generazioni più giovani, per esempio nella crescente popolarità del turismo culturale. “E’ una cosa molto positiva che le persone siano interessate alla propria storia”, ha affermato.
La Cina, che ospita oltre 767.000 reperti culturali immobili e 60 siti del patrimonio mondiale dell’UNESCO, negli ultimi anni ha compiuto progressi significativi nella conservazione del patrimonio e nel coinvolgimento del pubblico, sostenuti dall’uso delle tecnologie digitali.
“I miei amici e familiari vengono in Cina ogni anno”, ha osservato Festa. “Sono sempre colpiti da quanto il patrimonio culturale cinese sia diventato accessibile grazie a queste tecnologie”. La professoressa ha indicato il Museo di archeologia dello Shaanxi come un vivido esempio del modo in cui la tecnologia digitale possa trasformare la narrazione e avvicinare il pubblico al patrimonio culturale. Lì i visitatori possono osservare da vicino i manufatti e apprendere i processi archeologici attraverso modelli 3D, touch screen e altri strumenti interattivi.
L’archeologa ritiene che i crescenti investimenti della Cina nella protezione del patrimonio abbiano una rilevanza globale più ampia. “L’archeologia è una piattaforma per lo scambio interculturale”, ha sottolineato. A suo avviso, la cooperazione internazionale nella conservazione del patrimonio incoraggia un coinvolgimento globale significativo e la comprensione reciproca, richiamando lo stesso spirito tradizionalmente associato alla Via della seta.
– Foto Xinhua –
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L’interesse di Festa per la Cina è iniziato nell’infanzia, suscitato da un cartone animato ambientato in Cina che raccontava la storia di amicizia tra un bambino europeo e uno cinese. Quella curiosità si è trasformata in un interesse costante per la storia e la cultura cinesi, finendo per plasmare il suo percorso accademico.
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“A mio avviso, lo Xinjiang rappresenta l’essenza della Via della seta, un luogo dove popoli e idee diversi coesistono e interagiscono in armonia. La regione è bellissima e continua ad affascinarmi”, ha affermato Festa.
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