DIETRO LE QUINTE – MARIA STUARDA AL TEATRO FRASCHINI DI PAVIA
Nel fine settimana del 17-19 febbraio al Teatro Fraschini di Pavia, per la rassegna di prosa, è andato in scena Maria Stuarda del poeta e drammaturgo Friedrich Schiller. Nello spettacolo, il cui testo teatrale è tradotto da Carlo Sciaccaluga, vengono raccontati gli ultimi tre giorni di prigionia di Maria, nipote di Enrico VIII, che tentò la via di fuga dalla Scozia verso la corte della regina Elisabetta I d’Inghilterra, nel tentativo di sottrarsi a fatti di sangue che la videro coinvolta. Quest’ultima, invece di offrirle protezione, la tenne prigioniera diciotto anni sotto accusa di desiderare il regno e fomentare la ribellione dei cattolici inglesi contro la regina anglicana, fino ad arrivare alla sua decapitazione avvenuta nel 1587. Romanzando i fatti storici, diventa centrale il contrasto tra le due in quanto donne, oltre che la rivalità tra regine in lotta politica, il loro animo e le loro diversità connotate da moralità ed ipocrisia, bellezza e vanità. Da una parte la romantica Maria, eroina colpevole e sfortunata, sacrificata alle trame di governo. Dall’altra la regina Elisabetta, trionfatrice, ma perdente in dignità e amore. Questo duello scenico varia ad ogni replica poiché le due protagoniste, Elisabetta Pozzi e Laura Marinoni, si scambiano ripetutamente i ruoli di sera in sera in base all’esito del prologo aggiunto in cui un angelo lancia una piuma. L’attrice sulla quale cadrà sarà per quella sera Maria. Un gioco di ruoli a simboleggiare come le due donne così opposte siano in realtà la stessa cosa. La regia è affidata a Davide Livermore, che dipinge atmosfere d’animo rock, con musica suonata dal vivo in scena. I costumi che evocano Raffaella Carrà sono firmati Dolce e Gabbana. Lo spettacolo è una produzione Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile di Torino Teatro Nazionale / Centro Teatrale Bresciano.
Servizio di Marzia Forni
Editing di Emanuele Bottiroli
Tg News 21/07/2026
ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione: Bologna, Meloni: “Alimentare odio contro agenti da irresponsabili” – Il presidente dei 118: “Con un medico sul posto Fakir poteva salvarsi” – Anm: “Minacce e clima d’odio contro i magistrati del caso Roggero” – A Como una bimba di 10 anni scompare nelle acque del lago – Allarme siccità, fiume Po in sofferenza – “Trump pronto a imporre nuovi dazi a decine di Paesi” – Quasi 3 milioni attendono più del dovuto per visite ed esami – Milano, Sala: “Programma di sicurezza a La Maura ha funziona – Previsioni 3B Meteo 22 Luglio.
La Voce Pavese – Vigevano: il portafoglio, il bancomat e la fragilità che diventa bersaglio
Bastano pochi secondi di distrazione, in mezzo alle corsie di un supermercato, e una vita va in pezzi. È questo il vero dato da cui partire, prima ancora dei mille euro prelevati, prima ancora della denuncia. La storia arrivata da Vigevano non è soltanto un furto, è la fotografia di un metodo criminale che sceglie con cura il proprio bersaglio: le persone anziane, sole, impegnate nei gesti quotidiani più banali, quelli in cui abbassiamo tutti la guardia.
La dinamica, ricostruita dai Carabinieri della Stazione di Vigevano, è chirurgica nella sua semplicità. Un complice distrae la vittima mentre fa la spesa. L’altro le sottrae il portafoglio dalla borsa. Non serve violenza, basta la coreografia perfetta di un’azione a due, evidentemente collaudata, che sfrutta l’attimo di disattenzione come uno strumento di lavoro. Poi, con un tempismo che dice molto sulla premeditazione, i due si spostano verso uno sportello bancomat e prelevano mille euro, prima ancora che la vittima si accorga del furto.
Fermiamoci su questo punto, perché è quello che dovrebbe farci riflettere di più. Non stiamo parlando di persone improvvisate: entrambe, secondo la ricostruzione, hanno già precedenti alle spalle. Il furto con destrezza ai danni degli anziani non è un episodio isolato né un colpo di fortuna. È una vera specializzazione criminale, che si muove con metodo, individuando i contesti più favorevoli — supermercati, orari di maggiore affluenza, vittime più vulnerabili — e ripetendo lo schema finché qualcosa non lo interrompe.
E qui va reso merito al lavoro investigativo, perché stavolta qualcosa si è inceppato grazie a due strumenti decisivi: la prontezza della vittima nel denunciare e le immagini di videosorveglianza, comunale e dello sportello Atm. Incrociando questi elementi, i Carabinieri hanno ricostruito l’intera sequenza, dal supermercato fino al prelievo, identificando i presunti responsabili e permettendo alla Procura di Pavia di procedere per furto con destrezza e indebito utilizzo di carta di pagamento.
Resta però una domanda di fondo, che riguarda tutti noi, non solo chi indossa una divisa. Come proteggiamo davvero le persone anziane nei luoghi che dovrebbero essere i più sicuri e familiari? Un supermercato non dovrebbe essere un terreno di caccia. Eppure lo sta diventando, in troppe città italiane, per una criminalità che ha imparato a leggere le abitudini più innocue come opportunità.
Serve più prevenzione nei punti vendita, con personale formato a riconoscere le dinamiche sospette. Serve più sensibilizzazione, perché troppe vittime si vergognano di denunciare, pensando di essere state ingenue, quando sono state semplicemente scelte con lucidità criminale. E serve che episodi come questo diventino occasione per rafforzare l’attenzione collettiva verso chi, per età o solitudine, è più esposto.
La tecnologia, questa volta, ha aiutato a fare giustizia. Ma la vera sfida resta a monte: evitare che pochi secondi di distrazione continuino a costare così caro a chi ha solo il torto di essere più fragile.
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