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Cronaca

Da Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariparo laboratorio Esg per le imprese

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PADOVA (ITALPRESS) – Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariparo rafforzano la propria collaborazione siglando un accordo e presentando il “Laboratorio ESG – Environmental Social Governance” che avrà sede a Padova e sarà a servizio delle imprese della Direzione Regionale Veneto Ovest e Trentino Alto Adige della banca guidata da Roberto Gabrielli. Punterà a migliorare il profilo di sostenibilità delle imprese avviando la transizione verso obiettivi ESG e investimenti in progetti di economia sostenibile e circolare. Si tratta di un intervento che per Intesa Sanpaolo rientra nel piano più ampio per dare supporto agli investimenti legati al Pnrr. In questo contesto Intesa Sanpaolo annuncia un plafond destinato alle imprese del territorio pari a 500 milioni, finalizzato a stimolare gli investimenti in economia circolare e sostenibilità delle aziende del territorio. Il Laboratorio ESG si pone come acceleratore per la crescita sostenibile delle imprese locali e per la creazione di valore collettivo sociale e ambientale nella logica del più esteso coinvolgimento di imprese e di operatori volto alla realizzazione del Pnrr. Offre consulenza, informazione, assessment e identificazione delle azioni per supportare l’intero percorso che le Pmi del territorio devono intraprendere grazie a partner di eccellenza, in particolare: Circularity, la prima piattaforma di simbiosi industriale dedicata all’Economia Circolare in Italia che può supportare le imprese ad integrare i principi di Sostenibilità e di Economia Circolare all’interno del proprio Business; Nativa, la prima B Corp e Società Benefit in Europa che incorpora il ‘purposè nel Dna delle organizzazioni per migliorarne i risultati di business e creare una prosperità durevole e condivisa; CE LAB, nasce dalla partnership tra Innovation Center di Intesa Sanpaolo e Cariplo Factory per contribuire all’evoluzione del sistema economico italiano e diffondere nuovi modelli di creazione del valore nell’interesse collettivo, accelerando la transizione verso modelli di economia circolare; Intesa Sanpaolo Formazione, società del Gruppo Intesa Sanpaolo che progetta e sviluppa per le imprese percorsi formativi specializzati e d’eccellenza, anche in ambito ESG; metodi e strumenti innovativi che guidano la progettazione per offrire esperienze formative su misura, grazie anche alla collaborazione di un network di partner di eccellenza.
Per Roberto Gabrielli, direttore regionale Intesa Sanpaolo, “grazie alla collaborazione con la Fondazione Cariparo, rafforziamo il nostro sostegno all’economia reale dei territori in cui operiamo. Le iniziative di Intesa Sanpaolo in tema di sostenibilità, contenimento del cambiamento climatico e responsabilità sociale delle piccole e medie imprese sono numerose e declinate sulle peculiarità delle diverse esigenze dei territori. Con un plafond di 500 milioni per progetti di economia sostenibile e circolare vogliamo favorire le imprese nel cogliere le opportunità del Pnrr e rilanciare l’economia del territorio”.
Gilberto Muraro, presidente di Fondazione Cariparo, sottolinea come “la sostenibilità ambientale, sancita anche dagli obiettivi dell’Agenda Onu 2030 insieme a quella sociale ed economico- organizzativa, diventa un obiettivo imprescindibile che sia il mondo produttivo che quello dei servizi, non profit incluso, devono raggiungere. Ma per poterlo fare sono necessari un nuovo approccio culturale, nuove competenze e, ovviamente, risorse da investire per sostenere i processi che sottendono il percorso. La Fondazione, nel suo ruolo di promotore della qualità dello sviluppo sostenibile delle province di Padova e Rovigo, ha quindi subito sottoscritto con Intesa Sanpaolo il progetto del laboratorio ESG, un supporto concreto al servizio del territorio”.
(ITALPRESS).

Cronaca

Tg News 9/3/2026

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ROMA (ITALPRESS) – La Difesa Nato intercetta un missile diretto in Turchia – Rubio “Teheran vuole tenere il mondo in ostaggio” – Cinque calciatrici iraniane chiedono asilo all’Australia – Crans-Montana, cinque nuovi indagati, c’è anche il sindaco – Famiglia nel bosco, arrivano gli ispettori del Ministero – Frana Niscemi, per gli esperti “il rischio resta elevato” – Mattarella alle donne: “L’equilibrio non è ancora alla pari” – Iran, Tajani “Lavoriamo per de-escalation” – Previsioni 3B Meteo 10 Marzo.

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Lombardia Live 24 Breaking News – 9/3/2026

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I fatti del giorno: Carburanti alle stelle, rincari anche a Pavia – 20enne finisce fuori strada e si ribalta a Fossarmato – Incendio in una casa di ringhiera, evacuate famiglie – Notte di vandalismi a Vigevano, auto distrutte – Corteo studentesco a Milano, traffico in tilt – Incidente in parapendio, muore giovane comasca – Smog record a Milano, già superato il limite annuale – Pronto Meteo Lombardia per il 10 Marzo.

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Energia più cara e rischio stagflazione in Europa con la guerra in Iran

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ROMA (ITALPRESS) – La crisi tra Iran, Stati Uniti e Israele, insieme alla chiusura dello Stretto di Hormuz, ha generato forti tensioni nei mercati energetici mondiali. Gli economisti avvertono del rischio di stagflazione, una situazione in cui l’economia rallenta mentre i prezzi continuano a salire. In questo scenario la Banca centrale europea dovrà valutare con attenzione le sue prossime mosse sui tassi di interesse. Ne parla, in un approfondimento sul tema, Floriana Liuni di idealista.
Per le famiglie le conseguenze potrebbero tradursi in carburanti e bollette più costosi, aumenti dei prezzi alimentari e possibili rialzi delle rate dei mutui se l’inflazione dovesse spingere verso politiche monetarie più restrittive.
Secondo l’analisi di Cribis, l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran – culminata con attacchi incrociati e raid su Teheran – ha trasformato uno scenario di rischio teorico in un evento concreto: il 28 febbraio 2026 il corridoio marittimo è stato ufficialmente chiuso, aprendo una fase di forte volatilità energetica, logistica e finanziaria.
Il peso strategico di questo passaggio è enorme. Dallo Stretto di Hormuz transita circa il 25% del commercio marittimo mondiale di petrolio, pari a circa 20 milioni di barili al giorno, e circa il 20% delle esportazioni globali di gas naturale liquefatto. Le alternative terrestri, come gli oleodotti che aggirano il Golfo, possono sostenere meno di un ottavo dei volumi necessari: una capacità del tutto insufficiente per compensare l’eventuale blocco.
Secondo l’analisi di Rick de los Reyes di T. Rowe Price, proprio questo snodo rappresenta “l’arteria principale per i flussi globali di petrolio e GNL”. La sospensione dei volumi di trasporto nelle fasi iniziali del conflitto ha immediatamente spinto i mercati a incorporare un premio di rischio energetico, anche se resta da capire se l’interruzione sarà breve o prolungata. Nel secondo caso si configurerebbe un vero shock dell’offerta energetica globale, con implicazioni dirette su inflazione, crescita e tassi di interesse.
Il primo effetto tangibile della crisi riguarda i prezzi energetici. Parallelamente, le quotazioni del gas naturale sono aumentate rapidamente. Questi movimenti hanno implicazioni dirette sull’inflazione.
L’impatto della crisi non si limita al comparto energetico. Secondo Cribis, lo Stretto di Hormuz rappresenta anche uno snodo fondamentale per il commercio mondiale di fertilizzanti: tra il 25% e il 35% dei flussi globali transita da quest’area.
Un aumento dei costi dei fertilizzanti tende a trasferirsi nel giro di pochi mesi sull’intera filiera agricola, facendo crescere i prezzi delle produzioni agricole e quindi dei prodotti alimentari. Il risultato è un aumento dell’inflazione nel cosiddetto “carrello della spesa”, con un impatto diretto sul potere d’acquisto delle famiglie.
Il vero timore degli economisti è “che l’Europa possa entrare in una fase di stagflazione, cioè una combinazione di crescita debole e inflazione elevata”.
Secondo Henry Cook di MUFG Bank, “l’area euro aveva iniziato il 2026 con segnali di ripresa ciclica e un’inflazione prevista leggermente sotto l’obiettivo del 2%, attorno a una media dell’1,7%. Tuttavia, l’impennata dei prezzi energetici potrebbe cambiare rapidamente il quadro, portando l’inflazione a superare moderatamente l’obiettivo della BCE”.
Allo stesso tempo lo shock energetico rischia di frenare la crescita. Secondo Kaspar Hense, Senior Portfolio Manager di RBC BlueBay, “l’impatto negativo potrebbe essere particolarmente forte in Germania, che quest’anno avrebbe dovuto fungere da motore della crescita europea”.
Lo scenario complessivo è dunque complesso: prezzi più alti e crescita più debole. Cook sottolinea che “i rischi di stagflazione sono aumentati e che questo rappresenta una delle situazioni più difficili da gestire per una banca centrale”.
Sul fronte dei consumatori, gli effetti della crisi potrebbero essere molto concreti. Secondo l’analisi del Codacons, “i primi segnali riguardano i carburanti. L’aumento dei prezzi del petrolio si traduce rapidamente in rincari alla pompa, con effetti a catena sui costi di trasporto delle merci e quindi sui prezzi dei prodotti nei supermercati”.
Anche il settore dei trasporti e del turismo potrebbe risentirne.
Le bollette rappresentano un altro fronte sensibile. Chi ha un contratto energetico a prezzo variabile potrebbe vedere presto salire le tariffe di luce e gas, mentre le imprese potrebbero trasferire parte dei costi energetici sui prezzi finali dei prodotti.
In uno scenario di inflazione più elevata, la BCE “potrebbe decidere di aumentare i tassi, con un effetto diretto sulle rate dei mutui a tasso variabile e sui costi dei finanziamenti”.
-foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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