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Cronaca

La collaborazione pubblico-privato accelera la ricerca bio-medica

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ROMA (ITALPRESS) – La pandemia CoViD-19 ha sconvolto molti aspetti della vita delle persone, ma ha anche impartito numerose lezioni sui comportamenti da tenere anche quando tutto sarà finito. Tra queste, l’importanza della collaborazione pubblico-privato per sviluppare in tempi rapidi cure innovative, come ad esempio i vaccini, e renderle fruibili al maggior numero di persone possibile. Il rapporto tra enti pubblici e organismi privati nella ricerca biomedica è il tema del Libro Bianco ‘La ricerca biomedica e il rapporto pubblico-privatò, che fa seguito ad una iniziativa dedicata alla Ricerca Indipendente sviluppata nel 2019 dagli stessi promotori (la Società Scientifica di Medicina Interna FADOI e Fondazione Roche).
‘La ricerca è da sempre il cuore delle attività che Fondazione Roche sostiene con forte impegno, non solo sotto forma di finanziamenti per la comunità scientifica, ma anche attraverso iniziative di formazione e informazione per far comprendere quanto una ricerca di qualità sia preziosa per i giovani, per gli scienziati, per i pazienti e per l’intero Paese – afferma Mariapia Garavaglia, presidente di Fondazione Roche – pertanto siamo convinti che promuovere una giusta e sana collaborazione tra pubblico e privato possa fare la differenza in quanto garantisce benefici a livello economico, ma soprattutto soluzioni sempre più efficaci per la salute del nostro Paesè.
‘Con CoViD-19 abbiamo compreso il ruolo significativo che il supporto pubblico può esprimere per accelerare e amplificare lo sviluppo e la disponibilità per i cittadini e i pazienti delle tecnologie per la salute. La gestione dell’emergenza ha evidenziato l’importanza di una visione strategica in tema di salute pubblica, dove la collaborazione pubblico-privato può fare la differenza e rendere il nostro Paese più competitivò, ha affermato il direttore scientifico di FADOI, Gualberto Gussoni, che insieme a Sergio Scaccabarozzi della Direzione Scientifica della Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo di Pavia ha curato la realizzazione del Libro Bianco.
‘Il rapporto pubblico-privato – aggiunge Gussoni – non è da intendersi solo a livello finanziario, ma anche come contaminazione culturale e di obiettivi, che nella ricerca biomedica devono trovare un sintesi perchè il fine ultimo della ricerca deve comunque essere per tutti quello della salute dell’individuo e della comunità’.
Che il valore della ricerca non sia solo finanziario lo sottolinea anche Sergio Scaccabarozzi: ‘Spesso si tende ad assimilare il valore della ricerca al ritorno finanziario per chi l’ha promossa, ed è indubbio che gli effetti positivi della ricerca sulla salute pubblica consentano a un Paese significativi vantaggi competitivi ed economici, ma ‘valorè non è solo questo: aspetti più difficilmente quantificabili, come l’impatto sul progresso della conoscenza, sulla qualità della vita, sulla socialità, sul benessere della popolazione sono altrettanto, se non prospetticamente anche più importantì.
Ma in Italia la collaborazione tra pubblico e privato per lo sviluppo di una ricerca efficace sembra trovare non pochi ostacoli, come ha rilevato l’avvocato Alessandro De Nicola, presidente della Adam Smith Society. De Nicola ha citato l’esempio della sospensione dello sviluppo del vaccino made in Italy dopo che l’azienda privata ReiThera ne aveva già avviato la sperimentazione, e questo a causa del blocco dei finanziamenti pubblici decretato dalla Corte dei Conti per motivi tecnico-giuridici legati al contratto di finanziamento che doveva essere erogato da parte del Ministero dello Sviluppo Economico e di Invitalia. ‘E’ innegabile – ha affermato De Nicola – che nel nostro Paese la collaborazione pubblico-privato sia spesso ostacolata a causa di pregiudizi e vecchi retaggi. Infatti, da una parte vi è un’antica concezione per cui le aziende private sono fortemente incentrate sul profitto, e dall’altra, per il privato, il pubblico rappresenta un lento meccanismo burocratico. Per questo, spesso nel nostro Paese parlare di collaborazione pubblico-privato è come parlare del diavolo e dell’acqua santa, nonostante talvolta tale collaborazione abbia funzionatò.
La necessità di ‘superare definitivamente approcci del passato a cui sono da far risalire molte delle criticità e fragilità sperimentate nell’affrontare la pandemià, è stata sottolineata anche da Luca Pani, professore ordinario di Farmacologia all’Università di Modena e Reggio e di Psichiatria Clinica all’Università di Miami (Florida), secondo cui ‘in Italia la ricerca e lo sviluppo clinico di farmaci e vaccini dovrebbero ricevere un importante impulso attraverso l’attuazione di proficue collaborazioni pubblico-privato, che siano basate su una chiara definizione e distinzione di ruoli. L’Italia può per esempio contare su una miniera di dati sanitari che necessita di essere valorizzata anche attraverso una trasparente e fattiva collaborazione fra pubblico e privato, nell’interesse della ricerca e della salute per il Paesè.
Carlo Nicora, direttore generale Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, nel cui laboratorio di virologia molecolare è stato diagnosticato il primo caso in Italia di infezione autoctona da SARS-CoV2, ha ripercorso le tappe che hanno scandito l’attività sanitaria del Policlinico durante l’emergenza pandemica, e ha ricordato che ‘nel 2020 la Fondazione IRCCS San Matteo è stata in prima fila nella lotta alla pandemia sia dal punto di vista dell’assistenza, che della ricerca con 282 lavori dedicati a CoViD-19. Abbiamo cercato, grazie al supporto di ENI, di creare le condizioni per fronteggiare eventuali epidemie future grazie alla creazione di una struttura all’avanguardia nella gestione di emergenze infettivologiche. Nonostante la pandemia, nel 2020 in generale l’attività di ricerca dell’IRCCS San Matteo ha generato un numero elevato di pubblicazioni pari a 1186 con un impact factor totale di 6484. Occorre creare le condizioni affinchè la generazione di conoscenze scientifiche sia potenziata e valorizzata nell’interesse dei pazienti e del Paesè.
Il punto di vista di un soggetto attivo nella raccolta di finanziamenti per la ricerca indipendente e contemporaneamente nello sviluppo di terapie avanzate per le malattie genetiche è espresso da Francesca Pasinelli, direttore generale di Telethon, secondo cui ‘il coordinamento e un assetto collaborativo della ricerca stanno diventando imprescindibili. Sono oggi richiesti approcci condivisi e sinergie tra i diversi attori del sistema salute, tra cui le strutture sanitarie pubbliche, gli istituti di ricerca, le Università e gli enti non profit, al fine di incentivare progetti di ricerca e attività collaborative in cui sia possibile valorizzare e condividere competenze professionali, strutture e dati, con una visione a lungo termine. Nel Libro Bianco viene citata una collaborazione virtuosa fra Telethon e Fondazione Cariplo, entrambe impegnate nella promozione e sostegno dell’attività di ricerca nel nostro Paese, e operanti secondo metodologie rigorose nella assegnazione e valorizzazione dei finanziamentì.
Carmine Pinto, presidente della Federation of Italian Cooperative Oncology Groups, che nel Libro Bianco ha curato insieme ad altri autorevoli colleghi un articolo nella prospettiva dei ricercatori clinici, ha opportunamente ricordato che il Regolamento UE n. 536/2014, che entrerà effettivamente in vigore a inizio 2022, in merito alla sperimentazione clinica di medicinali per uso umano ‘pone tutto il mondo della ricerca, dai ricercatori alle Istituzioni competenti e al mondo dell’industria, di fronte a uno scenario completamente rinnovato per il quale è indispensabile rimodulare e modernizzare il sistema ricerca sia a livello europeo sia nei singoli Stati membri. Anche per l’Italia quindi il nuovo Regolamento rappresenta una importante sfida e una occasione per il rilancio della ricerca, e in questa prospettiva diventa indispensabile procedere con cambiamenti normativi, strutturali e organizzativi. L’opportunità del Regolamento dovrebbe tra l’altro creare le condizioni per superare la dicotomia tra ricerca sponsorizzata da aziende farmaceutiche e ricerca ‘no profit’, muovendosi verso una ricerca il più possibile collaborativa e valorizzando le competenze mediche e scientifiche complessive presenti nel nostro Paese, nell’interesse primario dei pazientì.
Anna Maria Porrini, direttore Medico di Roche Spa, ha auspicato una evoluzione normativa e culturale, affinchè gli ingenti investimenti in ricerca e sviluppo di grandi gruppi industriali del mondo biomedicale/farmaceutico possano trovare uno sbocco importante anche nel nostro Paese, valorizzando una sana e trasparente collaborazione tra pubblico e privato. Anche Renato Balduzzi, professore ordinario di Diritto Costituzionale, Università Cattolica del Sacro Cuore, ha affermato che un’ulteriore opportunità di crescita per la ricerca italiana può derivare dal Regolamento EU 536/2014 di prossima applicazione e da interventi come la legge 3/2018, ma è fondamentale arrivare all’introduzione di meccanismi organizzativi e normativi che favoriscano collaborazioni strutturali e non episodiche tra industria, privato not for profit e strutture pubbliche.
Giuseppe Banfi, direttore scientifico IRCCS Galeazzi Milano, ha sottolineato come ‘il progetto MIND Milano Innovation District, con Human Technopole, l’Ospedale Galeazzi, l’Università di Milano e numerose realtà di ricerca e imprenditoriali private, rappresenti un esempio virtuoso di come anche in Italia sia possibile avvicinare realtà istituzionalmente e culturalmente diverse per fare networking e creare innovazione e valore per tutto il sistema salutè.
I lavori dell’evento di presentazione del Libro Bianco sono stati aperti dalla senatrice Mariapia Garavaglia, presidente della Fondazione Roche, e hanno portato il loro contributo Maria Cristina Messa, ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica, e Roberto Speranza, ministro della Salute.
Sui temi dibattuti nelle tavole rotonde seguite alla presentazione del Libro Bianco, moderate dal giornalista Nicola Porro, sono intervenuti anche Andrea Mandelli, vicepresidente della Camera e presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani; Annalisa Mandorino, segretario generale
Cittadinanzattiva; Beatrice Lorenzin, Commissione Bilancio della Camera dei Deputati; Marco Vignetti, presidente GIMEMA Onlus. Nelle conclusioni dell’incontro, il presidente FADOI Dario Manfellotto ha sottolineato come, dalla prospettiva dei clinici ‘la ricerca biomedica è sempre più strettamente legata all’assistenza. Ricerca più efficiente significa cure migliori, e tutto ciò che aiuta a potenziare e sviluppare la ricerca, rendendola più qualitativa, inclusa una maggiore sinergia fra pubblico e privato, non può che trovare sia nei pazienti sia nei professionisti sanitari la massima condivisionè.
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Allegri “Voglio un Napoli umile e responsabile, col Frosinone serve la vittoria”

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NAPOLI (ITALPRESS) – “Purtroppo abbiamo perso Favasuli e Vergara in questa sosta, ma gli infortuni fanno parte della stagione. In compenso McTominay sarà convocato, c’è il rientro di Marianucci e Beukema sta bene dopo il lungo stop”. Massimiliano Allegri fa il punto della situazione nell’infermeria del Napoli, alla vigilia del match casalingo contro il Frosinone che arriva dopo la lunga sosta per gli impegni delle Nazionali. “Anguissa e Olivera potrebbero rientrare in un tempo non lungo, quindi nei prossimi giorni. Ci sono note positive e l’importante è fare bene per cercare i 3 punti – aggiunge il tecnico degli azzurri -. Affrontiamo una squadra che sta facendo bene, che ha calciatori di buona tecnica, per noi sarà importante cercare il risultato pieno per dare al meglio il via a questo ciclo che ci aspetta. Non ci devono essere attenuanti o alibi, scenderemo in campo con la consapevolezza e la responsabilità dell’importanza della partita. Massima umiltà e grande rispetto per il Frosinone, ma dobbiamo avere anche la consapevolezza di portare a casa la vittoria. In queste settimane abbiamo lavorato bene, abbiamo disputato due amichevoli per dare minutaggio a chi aveva giocato di meno, quindi siamo pronti per il match di domani sera. Su chi giocherà dall’inizio deciderò domani, anche in prospettiva del match di martedì in Champions”.

La priorità, però, resta la gara con i ciociari di Alvini, ci sarà tempo per pensare al Villarreal. “Abbiamo dei cambi da poter utilizzare a partita in corso, la rosa dei disponibili sta cominciando ad essere più ampia e abbiamo grande fiducia per poter disputare al massimo questa fase intensa della stagione. Adesso la concentrazione è solo alla gara di domani. Non ci deve essere ansia da risultato ma solo la convinzione di poter fare nostri i 3 punti”, ha concluso Allegri.

– Foto Ipa Agency –

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Il Secolo del Tridente, su Rai2 il viaggio di Maserati in oltre 100 anni di storia

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MODENA (ITALPRESS) – Tutto comincia da un’officina meccanica, da tre di sette fratelli e da un Tridente preso in prestito alla mitologia. Poi arrivano le corse, le vittorie, le grandi Gran Turismo, la Dolce Vita e oltre un secolo di trasformazioni. E’ questa la storia al centro de “Il Secolo del Tridente”, la nuova docuserie prodotta in collaborazione con Rai Documentari, realizzata dalla Casa di produzione EtraLab e dedicata ai 100 anni del simbolo Maserati, in onda su Rai 2 domenica 11, 18 e 25 ottobre alle ore 14 e anche disponibile su Rai Play. Un anniversario che celebra il primo secolo del Tridente all’interno di una storia ancora più lunga, quella di Maserati, iniziata a Bologna nel 1914. Un viaggio in tre tappe – da Bologna a Roma fino a Modena – che parte dalla storia del simbolo del Tridente per raccontare qualcosa di più ampio: “oltre un secolo di storia Maserati e, insieme, l’Italia, la sua cultura industriale e quella capacità di trasformare ingegno e bellezza in un patrimonio condiviso – si legge in una nota -. Non un semplice documentario, dunque, nè una celebrazione convenzionale di un anniversario, “Il Secolo del Tridente” sceglie il linguaggio del grande racconto cinematografico di non-fiction per ripercorrere una vicenda in cui capolavori e competizioni si intrecciano con persone, luoghi e società. Sullo sfondo scorre l’Italia del Novecento mentre, in primo piano, sfilano le storie di chi quell’avventura l’ha vissuta e di chi, ancora oggi, ne tramanda la memoria”.
Il viaggio parte da Bologna, dove nel 1914 venne fondata la “Società Anonima Officine Alfieri Maserati” e dove prese forma anche l’idea destinata a diventare il segno distintivo della Casa. A intuirla fu Mario Maserati, l’unico dei fratelli a non dedicarsi alla meccanica e grande appassionato d’arte, che trovò nella Fontana del Nettuno, nell’omonima piazza nel cuore della città, l’ispirazione per il Tridente. La prima vettura a sfoggiarlo fu la Tipo 26, che il 25 aprile 1926 affrontò la leggendaria Targa Florio con Alfieri Maserati al volante, conquistando il primo posto di classe e l’ottavo assoluto. Fu il debutto in gara del Tridente e, insieme, la prima vittoria sportiva di una Maserati: “un risultato destinato a inaugurare una tradizione agonistica epica e a legare per sempre quel simbolo all’identità del Marchio – prosegue la nota -. Emblema di forza e potenza, il Tridente passò così dalla mano del dio Nettuno al cofano delle Maserati da corsa, per diventare poi la firma di tutte le vetture della Casa”.
Il secondo episodio de “Il Secolo del Tridente” vede protagonista la Città Eterna, scenario ideale “per raccontare il passaggio dalla grande epopea delle competizioni all’affermazione di Maserati come simbolo internazionale di eleganza e stile. E’ la Roma della Dolce Vita, del boom economico, del cinema e delle folli notti di Via Veneto, quando possedere una Maserati significava distinguersi e le vetture del Tridente entravano nei garage e nell’immaginario del jet set internazionale. Attraverso immagini e racconti di quegli anni riaffiorano le atmosfere di una stagione irripetibile, sospesa tra mondanità e glamour, insieme ai nomi di celebri proprietari come Marcello Mastroianni e Audrey Hepburn”. E’ proprio in quegli anni che Maserati, forte dell’esperienza sportiva maturata sui circuiti internazionali, consolida la propria interpretazione del “Gran Turismo italiano”, che diventerà “una delle espressioni più affascinanti dell’Italian lifestyle e che, ancora oggi, rappresenta uno dei tratti distintivi del Brand, in cui convivono prestazioni, eleganza e comfort sulle lunghe distanze”.
Il suggestivo viaggio si conclude a Modena, la città che da quasi novant’anni rappresenta la casa del Tridente. Il legame nasce nel 1939, con il trasferimento da Bologna e si consolida il 1° gennaio 1940 con l’apertura dello storico stabilimento di Viale Ciro Menotti, ancora oggi sede dell’Headquarter e luogo simbolo della presenza Maserati nel cuore della Motor Valley italiana, “un territorio che ha trasformato eccellenza manifatturiera, innovazione e cultura dei motori in un’identità riconosciuta nel mondo – sottolinea Maserati -. Qui, nel corso dei decenni, hanno preso forma alcune delle vetture più significative della Casa, grazie al lavoro di generazioni di ingegneri, tecnici e maestri artigiani che hanno tramandato e continuamente rinnovato un patrimonio di competenze unico”. Oggi lo storico sito è ancora un punto nevralgico dell’universo Maserati e della sua capacità di coniugare artigianalità, innovazione, design e prestazioni. Ma la memoria del Tridente a Modena vive anche nel Museo Maserati – Collezione Umberto Panini, una delle più importanti raccolte dedicate al Brand modenese, dove vetture rare e iconiche raccontano oltre un secolo di storia.
A tenere insieme città ed epoche così diverse sono soprattutto le persone, autentici custodi della memoria e compagni di un viaggio che attraversa generazioni. Tra le voci della docuserie spicca quella di Ettore Maserati, nipote dell’omonimo cofondatore e legame diretto con le origini familiari. Con lui Matteo Panini, erede della collezione storica Maserati e del museo che la ospita; Ermanno Cozza, entrato alle Officine Alfieri Maserati nel 1951 e componente del reparto corse Maserati F1, memoria vivente di un’epoca straordinaria; e Andrea Bertolini, Maserati reference driver & racing advisor, testimone contemporaneo di quel filo che continua a unire pista e strada. A loro si affiancano altri protagonisti – tra cui Carlo Cavicchi, noto giornalista e autore di importanti libri sull’automobilismo, e Rino Barillari, storico fotoreporter che ha legato per sempre il suo nome alla Dolce Vita di quegli anni – che contribuiscono a ricostruire, da prospettive differenti, le molte anime di una storia profondamente intrecciata a quella italiana.
In questo suggestivo racconto cinematografico, le competizioni rappresentano inevitabilmente uno dei fili narrativi più intensi: dalla Targa Florio del 1926 alle grandi stagioni della Formula 1, fino alle successive esperienze sportive del Tridente sui circuiti internazionali. Va in scena così quel legame profondo tra pista e strada che attraversa la storia di Maserati, secondo la filosofia “from track to road” in cui la competizione diventa terreno di sperimentazione, ricerca e sviluppo. “Non, quindi, un semplice susseguirsi di vittorie, piloti e automobili, ma un racconto che porta in primo piano il fattore umano, il lavoro nelle officine, le intuizioni tecniche e le persone che hanno reso possibili imprese leggendarie – prosegue la nota -. E’ una cultura della performance che caratterizza Maserati fin dalle origini e contribuisce a definirne il DNA racing di un marchio nato per competere e vincere su strada e in pista”. Proprio questa attenzione alle persone permette a “Il Secolo del Tridente” di restituire, attraverso il racconto dei primi cento anni del suo simbolo, la storia Maserati in tutta la sua complessità, andando oltre i successi: infatti, la docuserie attraversa con uno sguardo autentico e senza retorica anche i cambiamenti, le crisi e le trasformazioni industriali che ne hanno scandito il percorso, “perchè ogni grande eredità si misura tanto nei traguardi raggiunti quanto nella capacità di evolvere e ripartire. E’ qui che il racconto trova la sua dimensione più contemporanea, dove la storia di Maserati diventa il punto di osservazione per interrogarsi su come si tramanda un’identità, su ciò che cambia e su ciò che riesce a sopravvivere al tempo”.
“Siamo orgogliosi che una storia così straordinaria venga raccontata al grande pubblico attraverso un progetto RAI capace di restituirne tutta la ricchezza. Celebriamo i primi cento anni del Tridente, un simbolo nato nel 1926 all’interno di una storia ancora più lunga, quella di Maserati, iniziata a Bologna nel 1914 – spiega Santo Ficili, CEO di Alfa Romeo e Maserati -. Da allora, il Tridente accompagna il Marchio attraverso competizioni, innovazione e cultura italiana, diventandone l’emblema inconfondibile nel mondo. E’ un’eredità costruita da generazioni di persone, che custodiamo con responsabilità e cura e che continua ancora oggi a ispirare il nostro futuro”.

– News in collaborazione con Maserati –
– Foto ufficio stampa Maserati –

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Moratti “Più produttività per avere più crescita e rafforzare il ceto medio”

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MILANO (ITALPRESS) – “Oggi inizia a Milano una tre giorni, “L’ottimismo della volontà”. E’ dedicata in maniera prevalente alle tematiche che riguardano la crescita. L’Italia è un paese che cresce, siamo comunque il secondo paese del G7 per crescita, ma ha un problema che è legato alla produttività. La produttività italiana è salita negli ultimi trent’anni dello 0,3%, la media europea è +18%. Quindi abbiamo elaborato come Consulta un programma che nasce da un confronto col mondo accademico, della finanza, della produzione, per capire quali sono le leve per la crescita”. Lo afferma Letizia Moratti, eurodeputata del Ppe e presidente della Consulta Nazionale di Forza Italia, intervistata da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano dell’agenzia Italpress.
“Focalizzarsi sulla crescita significa cercare quali sono le misure concrete per dare al ceto medio più potere di consumo. “Un tema che è legato alla produttività è il tema dei salari. Con la bassa produttività i salari sono bassi, quindi spingere sulla produttività significa avere poi la possibilità di avere salari più alti, andare incontro al ceto medio”, prosegue.
“Ci confronteremo con amministratori delegati, imprenditori, esperti di finanza, professori universitari, con il mondo sindacale, con i rappresentanti delle categorie. I risultati che avremo da questi tre giorni li porteremo poi nei territori per un ulteriore confronto con il mondo produttivo. Un punto che toccheremo che è come canalizzare il risparmio privato a sostegno della crescita, quali nuovi strumenti possiamo mettere in campo”, sottolinea Moratti.
“L’Europa ha giustamente messo la competitività al centro della propria agenda. Ci sono luci e ombre, un aspetto sicuramente positivo è la previsione che c’è nel prossimo bilancio pluriannale, che in questo momento è in fase di negoziazione, la previsione di creare un fondo per la competitività, dotato di 400 milioni, che sarà indirizzato ai settori più innovativi – spiega l’eurodeputata -. Avrà come obiettivo proprio quello di creare un collegamento tra la ricerca di base e il trasferimento tecnologico ai prodotti di mercato. Questa è sicuramente un’iniziativa importante che la Commissione sta portando avanti”.
“Altrettanto importante è quella politica di diversificazione dei mercati che sempre la Commissione sta portando avanti, l’ha fatto con il Mercosur, con l’India, con l’Australia, lo sta facendo con altri paesi – aggiunge -. Più attenzione al tema della competitività deve essere data sulle politiche europee con l’avvio del mercato unico degli investimenti e dei risparmi che dovrebbe avviarsi e completarsi e il mercato unico dell’energia che è ancora lontano invece dall’essere completato. Su queste misure ci vuole una visione davvero più europea, meno legata agli interessi dei singoli Stati”.
“Cito tre punti su cui la Commissione va nella direzione giusta sull’energia: la sospensione del regolamento del metano, che prevedeva requisiti ambientali troppo stringenti sui Paesi dai quali siamo importatori, la proposta della von der Leyen di acquisti congiunti, e l’apertura su un dialogo strategico con le raffinerie”, prosegue Moratti, che spiega: “Meno positive ancora le misure che riguardano la tassa sul carbonio. Quindi abbiamo dei settori che ancora sono penalizzati, penso all’acciaio, a tutti i settori energivori, penso al settore della ceramica, quindi su questo c’è ancora molto da lavorare. L’impegno di Forza Italia nell’ambito del PPE è mantenere gli obiettivi di decarbonizzazione ma avere la possibilità di una maggiore flessibilità sugli strumenti e sui tempi”.
Sul fronte sanitario “la prevenzione è un tema importantissimo. Screening e vaccinazioni portano a un beneficio stimabile, dato dalla maggior partecipazione al mondo del lavoro, minore pressione sui sistemi sanitari nazionali e una qualità della vita migliore. Tutto questo è misurabile. Studi scientifici hanno definito che un euro investito in prevenzione dà un risultato di 14 euro”, sottolinea la presidente della Consulta Nazionale di Forza Italia.
“Non investire in prevenzione è sbagliato. Il problema è che la prevenzione nei bilanci nazionali è un costo – aggiunge -. Questo governo, per la prima volta su spinta di Forza Italia, ha dedicato dei fondi, 250 milioni, alla prevenzione. Come inizio è importante, ma quello che però dovremmo fare, a livello europeo, è modificare la contabilizzazione della prevenzione, con la stessa flessibilità che è stata introdotta sulle spese per difesa ed energia. Il nostro impegno, è dialogare con la Commissione per trasformare queste spese in investimento”.

– Foto Italpress –

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