Cronaca
Uno studio, i big data tesoro di conoscenza per la scuola del futuro
Pubblicato
4 anni fa-
di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – I big data di Weschool possono servire per offrire un’analisi profonda e oggettiva dell’esperienza della didattica a distanza forzata dalla pandemia e possono essere utili per comprendere la didattica del futuro? E’ la domanda che si sono posti Fondazione Cariplo, Politecnico di Milano e WeSchool con l’obiettivo di mettere a frutto l’esperienza, le fatiche e gli investimenti realizzati fin qui, per innovare la scuola e la qualità della didattica; conservando ciò che di buono oggi è rimasto, proporlo in una veste strutturata e non di emergenza. Per farlo serve una fotografia suffragata dall’evidenza che solo una mole significativa di dati può offrire. Ecco, quindi, il progetto presentato questa mattina a Milano: ‘Innovazione didattica: i Big Data per disegnare la scuola di domanì. Alla presentazione del programma di ricerca di Fondazione Cariplo, Polimi e WeSchool, hanno preso parte tra gli altri Giovanni Fosti, presidente Fondazione Cariplo, Ferruccio Resta, rettore Politecnico Miliano, Marco De Rossi, Ceo WeSchool, Roberto Ricci, presidente Invalsi, Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione.
Si tratta del primo studio che mira a utilizzare la potenza informativa dei Big Data per indagare le potenzialità del digitale per la didattica del futuro. La ricerca utilizza informazioni e dati raccolti tra marzo 2019 e agosto 2021 e messi a disposizione da WeSchool in un’ottica di ampia condivisione. Lo studio coinvolge 1 milione 730 mila utenti attivi sulla piattaforma WeSchool, di cui l’88% studenti, il 10% insegnanti, il 2% appartenenti ad altri gruppi, ad esempio genitori. L’analisi ha riguardato circa 16mila scuole di tutta Italia: il 17% scuole per l’infanzia, il 30% primarie, il 47% secondarie. In definitiva, sono stati coinvolti più di 172mila insegnanti (con età media pari a 46 anni) e oltre un milione e mezzo di studenti (che rappresentano il 17% degli studenti italiani iscritti nell’anno scolastico 2019-2020). Sul piano della distribuzione geografica, molte sono le scuole del sud ad aver colto l’opportunità di utilizzo di WeSchool (in Sicilia, ad esempio, 2 scuole su 5 erano presenti in piattaforma).
I risultati preliminari presentati questa mattina si articolano su due direttrici. Da un lato l’analisi ha approfondito le attività registrate dalla piattaforma, quali, ad esempio, la pubblicazione di post, lo svolgimento di lezioni, la somministrazione di test, la creazione di conferenze e la condivisione di materiali.
Dall’altro è stata somministrata una survey agli utenti-docenti al fine di tracciare le competenze digitali maturate in questi due anni, valutare il beneficio offerto dalla didattica a distanza e dal conseguente utilizzo di strumenti digitali e analizzare le tipologie di strumenti digitali utilizzati insieme alle diverse modalità didattiche innovative per il futuro dell’attività didattica.
Di seguito le principali evidenze emerse da questa prima fase della ricerca.
Secondo quanto emerge dai dati, la didattica digitale, nel giudizio del campione di 1.800 docenti intervistati, ha avuto un impatto positivo sulla comunicazione e interazione tra gli attori della scuola.
L’impatto della didattica digitale sulla comunicazione dei docenti con gli studenti è valutato positivamente dal 63% del campione (contro il 19% negativo), sulle modalità di interazione con le famiglie dal 50% (vs. 23% negativo), sulla comunicazione tra studenti all’interno della classe dal 45% (vs. 30% negativo).
L’impatto positivo è confermato dalla prima analisi dei big data: del totale dei gruppi creati, il 10% di questi era di docenti evidenziando quindi la necessità di creare rete tra colleghi per affrontare al meglio le sfide poste dal nuovo contesto, condividendo, all’interno di ogni gruppo, soprattutto risorse didattiche. Nei 27.898 gruppi di docenti creati nella piattaforma WeSchool nel biennio di analisi sono stati in media presenti 3 studenti insieme ad 8 docenti; le 119.594 classi di lunga durata (almeno due mesi) formatesi hanno creato in media, a fronte di 20 lezioni, 58 allegati e ben 91 post interattivi.
Secondo i dati raccolti, prima dell’emergenza sanitaria il 35% dei docenti non aveva mai utilizzato strumenti digitali per l’attività di valutazione degli studenti (e solo il 13% li usava sempre); durante la DAD il 46% li ha usati sempre e il 20% più di una volta a settimana. Con il rientro degli studenti in classe, il 57% dei docenti utilizza strumenti digitali per l’attività di valutazione almeno una volta al mese, mentre il 19% sempre.
L’analisi dei big data evidenzia inoltre che nelle scuole secondarie di II grado, nel biennio di analisi, il numero di verifiche finali dell’apprendimento svolte in piattaforma ha perfino superato il numero di esercitazioni proposte agli studenti.
In che modo gli strumenti digitali sono stati utilizzati per la didattica? Prima, durante e dopo la DAD la maggior parte dei docenti intervistati li ha utilizzati come supporto alla lezione frontale. Il digitale è anche un mezzo per creare contenuti didattici: il 68% dei docenti afferma di aver prodotto in autonomia almeno una volta a settimana i materiali didattici condivisi con gli studenti, mentre il 67% ha utilizzato, con la stessa frequenza, materiali didattici prodotti da terzi. Durante la DAD la tecnologia ha assunto un ruolo rilevante nell’assegnazione dei compiti e nelle azioni di monitoraggio di compiti e attività per l’87% degli intervistati che ne hanno fatto ricorso almeno una volta ogni sette giorni.
Il 55% dei docenti del campione afferma che la didattica digitale ha avuto un impatto molto positivo o positivo sulla partecipazione degli studenti alle attività didattiche. Durante la DAD la percentuale di docenti che dichiara aver implementato metodologie innovative e partecipative almeno una volta a settimana è del 73%, aumentando del 44% rispetto al periodo pre emergenziale. Una volta terminata l’emergenza, il confronto con i dati pre pandemici fa emergere un parziale ritorno alle vecchie abitudini (46%).
Nei 27.898 gruppi di docenti creati nella piattaforma WeSchool, durante il periodo di lockdown iniziato a marzo 2020 si è sviluppata un’attività di network e condivisione di buone pratiche tra gli insegnanti. In media, nell’arco di un solo mese, sono stati condivisi all’interno di un singolo gruppo 12.2 risorse, 11.2 post di interazione, 8.5 esercizi proposti, 5.6 lavagne condivise, a testimonianza della volontà di informarsi e aggiornarsi in modo rapido e condiviso con i pari, mentre la DAD entrava a far parte della quotidianità.
Dalla survey emerge ulteriormente che solo il 17% dei docenti, durante la prima fase dell’emergenza, si sentiva del tutto o molto “preparato ad affrontare la DAD grazie all’utilizzo di strumenti digitali”, mentre dopo l’esperienza della DAD il 53% dei docenti è del tutto o molto d’accordo nel “sentirsi più sicuro nell’utilizzo degli strumenti digitali per la didattica”. Secondo l’88% dei docenti intervistati la didattica digitale ha impattato positivamente o molto positivamente sulle competenze digitali dei docenti, il 66% è d’accordo o molto d’accordo nell’utilizzare la didattica digitale anche in futuro, e più della metà dei docenti (il 57%) è d’accordo o molto d’accordo sulla necessità di sviluppare ulteriormente competenze digitali.
Infine, il 67% del campione di docenti si dichiara d’accordo o molto d’accordo che “i mesi d’emergenza abbiano modificato permanentemente la presenza di strumenti digitali”.
Secondo il campione di intervistati, durante l’anno scolastico 2019/2020, quasi 7 docenti su 10 riportano di aver coperto una porzione tra il 50% e il 90% del programma che avevano previsto. 5 docenti su 10 stimano che la partecipazione degli studenti alla DAD sia stata superiore al 90% della classe (ma 2 docenti su 10 stimano una partecipazione inferiore al 50% della classe). Per quanto in misura più contenuta, la DAD ha inciso in modo evidente anche durante l’anno scolastico 2020/2021, soprattutto nelle scuole del secondo ciclo.
In base ai risultati raccolti, il principale motivo dell’assenza degli studenti dalle lezioni durante la DAD è stato, sempre o frequentemente, la scarsa connessione ad Internet (secondo il 50% dei docenti), seguito dalla scarsa motivazione degli studenti (30%), dalla mancanza di dispositivi digitali (29%) e dallo scarso supporto da parte della famiglia (28%).
Lo studio elaborato dal Politecnico di Milano con il supporto di WeSchool metterà a disposizione un vero tesoro di conoscenza, sul quale Fondazione Cariplo con la collaborazione dell’Evaluation Lab della Fondazione Giordano dell’Amore, intende innestare una serie di iniziative per contrastare le disuguaglianze che la pandemia ed altre forme di esclusione e povertà hanno prodotto e produrranno sulle giovani generazioni, e quindi con gravi conseguenze sul futuro dei ragazzi e del nostro Paese.
Ora la domanda è: che cosa vogliamo fare del tesoro di conoscenza e dell’innovazione prodotta così violentemente dalla Pandemia?
‘Questo progetto si inserisce in un ambito di azione prioritario per Fondazione Cariplo: sviluppare conoscenza condivisa per generare innovazione sulle tematiche cruciali per le persone e per il Paese – spiega Giovanni Fosti, presidente Cariplo -. L’importante patrimonio di dati condiviso da WeSchool ed elaborato dal Politecnico di Milano ci permette di approfondire dinamiche, limiti e potenzialità degli strumenti di didattica digitale per migliorare il loro utilizzo. La sfida è far sì che la digitalizzazione diventi sempre più occasione per investire sulle potenzialità dei nostri ragazzi, offrendo maggiori opportunità di apprendimento e sostenendo soprattutto chi ha subito maggiormente gli effetti negativi di questi due anni di pandemià
‘I dati non disegneranno solo la scuola del futuro, ma l’intera società: dal quantum computing all’HPC. Per questo è fondamentale non ragionare per compartimenti stagni, ma inserire la scuola in una visione integrata, complessa, che va dagli investimenti in infrastrutture digitali alle misure di crescita economica ed occupazionale. – commenta Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano – Quello che abbiamo fatto nelle scuole, così come nelle università, con la formazione a distanza è un passo dal quale non si torna indietro, non più per risolvere un’emergenza, ma per progettare i prossimi vent’anni e quello che succederà dopo il 2026. Quindi è bene che ricerche come queste, focalizzate e tematiche, non rimangano degli esprimenti isolati, ma che vengano integrate all’interno di un ragionamento ampio e di sistema Paesè
‘La scuola è in una fase di profonda evoluzione e crediamo che per disegnare una nuova didattica a beneficio di milioni di studenti e docenti sia fondamentale avere un approccio basato su evidenze e dati, a partire da quello che è successo durante la pandemia – dichiara Marco De Rossi, ad di WeSchool -. Per questo motivo, essendo con i nostri contenuti e con la nostra tecnologia protagonisti di questo cambiamento, viviamo come atto civico la scelta di condividere per finalità di ricerca i nostri Big Data e ci auspichiamo che molti altri attori facciano la stessa sceltà.
(ITALPRESS).
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Cronaca
L’ASTERISCO *diegosocialmediajournalist
Pubblicato
20 minuti fa-
9 Agosto 2026di
Redazione
PIANURA PADANA TROPICO D’ITALIA: IL CALDO SOFFOCA, MA LA POLITICA RESTA A GUARDARE
Le temperature da record stringono la Pianura Padana in una morsa asfissiante. Un microclima estremo, aggravato dalla conformazione a conca tra Alpi e Appennini, ha trasformato la nostra regione in una vera e propria trappola termica. Valori percepiti, tassi di umidità e minime notturne superano ormai regolarmente quelli di molte aree del Sud America. Nelle nostre città, soffocate dall’asfalto e dall’effetto “isola di calore”, la popolazione letteralmente boccheggia. Non si tratta più di una semplice “ondata di estate calda”, ma di un’emergenza climatica e sanitaria drammatica.
A fronte di un quadro così critico, ciò che sconcerta maggiormente è l’assordante impasse degli amministratori nazionali, regionali e locali. Di fronte a una crisi che travalica i confini di un singolo comune o di una singola provincia, la risposta istituzionale appare frammentata, timida e rassegnata. Si continuano a gestire fenomeni ormai strutturali con la logica della perenne emergenza, affidandosi a palliativi mentre i progetti decisivi continuano a rimanere chiusi nei cassetti.
Dove sono i piani straordinari per rendere le nostre città “spugna”, capaci di abbattere le temperature al suolo attraverso la de-pavimentazione e una vera forestazione urbana? Che fine ha fatto la rete dei rifugi climatici pubblici per proteggere anziani e fragili? Per quale motivo la gestione della risorsa idrica e le limitazioni al consumo di suolo procedono a rilento, imbrigliate da veti incrociati e timori elettorali? Gli amministratori della Valle Padana dovrebbero fare fronte comune, superare i colori politici e pretendere interventi strutturali imponenti. Continuare ad aspettare che “passi l’estate” significa ignorare una realtà con cui dovremo convivere ogni anno di più.
Nel frattempo, ai cittadini viene chiesto di responsabilizzarsi, di fare attenzione all’uso dei condizionatori, di non sprecare l’acqua e di mostrare senso civico. Un richiamo al dovere che la popolazione comprende e cerca di applicare, ma che rischia di suonare come uno scaricabarile se le istituzioni per prime non dimostrano di avere la visione, il coraggio e la fermezza per guidare questo cambiamento indifferibile.
L’articolo L’ASTERISCO *diegosocialmediajournalist proviene da Pavia Uno TV.
Cronaca
Per Sinner problemi al ginocchio, si ritira dal Masters 1000 di Cincinnati
Pubblicato
1 ora fa-
9 Agosto 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Jannik Sinner si è ritirato dal ‘Cincinnati Open’ a causa di un infortunio al ginocchio destro”. Così, su X, gli organizzatori del Masters 1000 statunitense. “In bocca al lupo al nostro campione del 2024, non vediamo l’ora di rivederti l’anno prossimo”, hanno aggiunto gli organizzatori del torneo di Cincinnati. Il numero uno del mondo, già assente in questi giorni del Masters 1000 in scena sul cemento di Montreal, è alle prese da un pò di tempo con un problema fisico. Dopo la visita presso il reparto di ortopedia della Physioclinic di Milano, l’altoatesino è stato ieri e dovrebbe tornare in queste giornate al JMedical di Torino per ultimare il percorso di recupero intrapreso e per provare a guarire del tutto da un’infiammazione al ginocchio destro che sembra “disturbarlo” e “limitarlo”.
Sinner salterà di certo, al pari di Carlos Alcaraz, dunque, il “Cincinnati Open”, in scena dal 13 al 23 agosto, con sorteggio del tabellone principale in programma mercoledì alle 20 italiane. A ruota il campione azzurro dovrebbe prender parte agli Us Open, la quarta e ultima prova stagionale del Grande Slam, in programma sul cemento del Flushing Meadows Park di New York da domenica 30 agosto.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Cronaca
Cina, indice dei prezzi al consumo in aumento dello 0,5% a luglio
Pubblicato
1 ora fa-
9 Agosto 2026di
Redazione
PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – L’indice dei prezzi al consumo (IPC) della Cina, principale indicatore dell’inflazione, è aumentato dello 0,5% su base annua a luglio, secondo i dati ufficiali diffusi oggi.
L’IPC core, che esclude i prezzi di alimentari ed energia, è aumentato dello 0,9% su base annua, secondo l’Ufficio nazionale di statistica (NBS).
Influenzato da fattori importati internazionali, l’IPC a luglio è diminuito leggermente dello 0,1% su base mensile, secondo i dati dell’NBS.
I dati diffusi oggi hanno inoltre mostrato che l’indice dei prezzi alla produzione della Cina, che misura i costi dei beni all’uscita dalla fabbrica, è aumentato del 3,5% su base annua a luglio.
-Foto Xinhua-
(ITALPRESS).


L’ASTERISCO *diegosocialmediajournalist
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