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LA VOCE PAVESE – TURISMO D’ESTATE, I TAGLI DI PROPOSTA CHE MANCANO

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LA VOCE PAVESE – TURISMO D’ESTATE, I TAGLI DI PROPOSTA CHE MANCANO
Il bilancio del turismo d’estate in provincia di Pavia è davvero così roseo? Basta davvero riempire ristoranti, agriturismi e i pochi alberghi qualche weekend per gridare al successo, oppure converebbe partire dai flussi turistici interessati all’Oltrepò e alla provincia di Pavia per prendere atto, amaramente, che a differenza di molte altre zone di Lombardia nel pavese mancano tagli d’offerta moderni, diversificati e rivolti più ad un pubblico medio-alto spendente? Se al di là delle parole si vogliono trattenere risultati tangibili e di valore per il territorio, forse serve fare di più che esaltarsi per picnic nei prati e pranzi di Ferragosto. Turismo è pernottamenti, attività esperienziali prenotate, servizi pagati, beni e prodotti acquistati nei negozi e nelle botteghe delle località di villeggiatura. Tutto il resto è solo glamour mediatico. Servono strategie, voglia di fare impresa, nuovi investimenti e sinergie pubblico-privato con bandi dedicati a chi può consentire di ampliare l’offerta, allargare la filiera e mettere a terra risultati per tutti.

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S. MESSA DI DOMENICA 26 LUGLIO 2026 – XVI DEL TEMPO ORDINARIO / A

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Dalla chiesa di Porana di Pizzale (PV) la Santa Messa di Domenica 26 Luglio 2026, XVII del Tempo Ordinario / A. Celebra Don Marko Osuru Alisentus.

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Crescere Insieme – 26 Luglio 2026

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L’incontro con Don Franco Tassone, parroco del SS.mo Salvatore e della Chiesa del Sacro Cuore a Pavia. Sacerdote da sempre a fianco degli ultimi, è responsabile della Caritas Pavese e per anni ha guidato la Casa del Giovane, allievo del venerabile Don Enzo Boschetti.

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Quando il territorio diventa solo una passerella

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La Voce Pavese – Quando il territorio diventa solo una passerella
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra organizzare un evento per celebrare davvero un territorio e costruire una manifestazione per celebrare chi la organizza. Da fuori, le due cose possono sembrare identiche: un palco, qualche ospite, fotografie, discorsi, autorità invitate e comunicati pieni di parole come identità, tradizione e valorizzazione. Ma basta guardare un po’ più da vicino per capire quando il territorio è protagonista e quando viene usato soltanto come scenografia.
Gli eventi autenticamente territoriali partono dalla conoscenza. Dalla storia dei luoghi, dalle persone che li hanno vissuti, dalle associazioni che vi operano da anni, dagli archivi, dalle tradizioni, dalle attività economiche e culturali che hanno costruito una comunità facendo impresa. Non basta scegliere una piazza suggestiva o inserire il nome di una città nel titolo. Per raccontare un territorio bisogna studiarlo, ascoltarlo e rispettarlo.
Poi ci sono le manifestazioni confezionate da piccoli circoli di privati, spesso molto abili nel promuovere se stessi, meno nel conoscere ciò che dicono di rappresentare. Eventi nei quali il nome degli organizzatori compare più volte di quello del luogo, dove il racconto storico è approssimativo, le realtà locali vengono ignorate e gli inviti sembrano rispondere più alle relazioni personali che al reale valore culturale dell’iniziativa.
In questi casi il territorio non viene celebrato: viene preso in prestito. Diventa un marchio da applicare su una locandina, una cornice utile per ottenere fotografie, visibilità, relazioni e magari anche qualche contributo. La comunità resta sullo sfondo, mentre in primo piano finiscono sempre gli stessi volti, gli stessi nomi e gli stessi gruppi autoreferenziali.
La qualità di una manifestazione non si misura dal numero degli ospiti importanti o dai post pubblicati sui social. Si misura da ciò che lascia. Una conoscenza in più, una memoria recuperata, un luogo riscoperto, un’associazione coinvolta, un’attività valorizzata, una storia restituita correttamente ai cittadini.
Chi ama davvero un territorio non ha bisogno di mettersi continuamente al centro. Lavora perché siano il paese, la città, la sua storia e la sua gente a emergere. Chi invece usa il territorio per promuovere se stesso può anche organizzare eventi eleganti e affollati, ma difficilmente riuscirà a nascondere il vuoto che rimane quando si spengono le luci e vengono riposti i manifesti.
Celebrare una comunità richiede umiltà, competenza e memoria. Tutto il resto è pubbliche relazioni e pubblicità travestito da cultura.

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