Cronaca
25 Aprile, Mattarella “Senza memoria non c’è futuro, ricordare stragi”
Pubblicato
2 anni fa-
di
Redazione
CIVITELLA VAl DI CHIANA (AREZZO) (ITALPRESS) – “Rivolgo un saluto a tutti i presenti, alla Vicepresidente del Senato, al Ministro della difesa, al Presidente della Regione, al Sindaco, alle Autorità e, con affetto particolare, a tutti i cittadini di Civitella e ai Sindaci presenti. Siamo qui, a Civitella in Val di Chiana, riuniti per celebrare il 25 aprile – l’anniversario della Liberazione -, a ottant’anni dalla terribile e disumana strage nazifascista perpetrata, in questo territorio, sulla inerme popolazione. Come abbiamo ascoltato, poc’anzi, dalle parole del Sindaco, della Professoressa Ponzani, dalle letture – e ringrazio Ottavia Piccolo per averci coinvolti, con commozione, nei drammatici ricordi che ci ha illustrato – e dalla testimonianza straordinaria di Ida Balò, gli eccidi avvennero, oltre che a Civitella, a Cornia, dove la crudeltà dei soldati della famigerata divisione Goering si sfogò in maniera particolarmente brutale, con stupri e uccisioni di bambini. Nella stessa giornata si compiva, non lontano da qui, a San Pancrazio, un altro eccidio, dove furono sterminate oltre settanta persone. Come è attestato dai documenti processuali, gli eccidi furono pianificati a freddo, molti giorni prima, e furono portati a termine con l’inganno e con il tradimento della parola. Si attese, cinicamente, la festa dei Santi Pietro e Paolo per essere certi di poter effettuare un rastrellamento più numeroso di popolazione civile. La tragica contabilità di quel 29 giugno del ’44, in queste terre, ci racconta di circa duecentocinquanta persone assassinate. Tra queste, donne, anziani, sacerdoti e oltre dieci ragazzi e bambini. Il più piccolo, Gloriano Polletti, aveva soltanto un anno. Maria Luisa Lammioni due. Il parroco di Civitella, don Alcide Lazzeri, e quello di San Pancrazio, Don Giuseppe Torelli, provarono a offrire la loro vita per salvare quella del loro popolo, ma inutilmente. Furono uccisi anch’essi – come abbiamo sentito poc’anzi -, insieme agli altri. Alcuni ostaggi, destinati alla morte, rimasero feriti o riuscirono a fuggire. Nei loro occhi, sbigottiti e impauriti, rimarrà per sempre impresso il ricordo di quel giorno di morte e di orrore. Sono venuto qui, oggi, a Civitella – uno dei luoghi simbolo della barbarie nazifascista – per fare memoria di tutte le vittime dei crimini di guerra, trucidate, in quel 1944, sul nostro territorio nazionale e anche all’estero. Non c’è alcuna parte del suolo italiano – con la sola eccezione della Sardegna – che non abbia patito la violenza nazifascista contro i civili e che non abbia pianto sulle spoglie dei propri concittadini brutalmente assassinati. La Regione che ci ospita – la Toscana – è tra quelle che hanno pagato il più alto tributo di sangue innocente, insieme al Piemonte e all’Emilia Romagna. La magistratura militare e gli storici, dopo un difficile lavoro di ricerca, durato decenni, hanno, finora, documentato sul nostro territorio italiano cinquemila crudeli e infami episodi di eccidi, rappresaglie, esecuzioni sommarie. Con queste barbare uccisioni, nella loro strategia di morte, i nazifascisti cercavano di fare terra bruciata attorno ai partigiani per proteggere la ritirata tedesca; cercavano di instaurare un regime di terrore nei confronti dei civili perché non si unissero ai partigiani; cercavano di operare vendette nei confronti di un popolo considerato inferiore da alleato e, dopo l’armistizio, traditore. Si trattò di gravissimi crimini di guerra, contrari a qualunque regola internazionale, contrari all’onore militare e, ancor di più, ai principi di umanità. Nessuna ragione, militare o di qualunque altro genere, può infatti essere invocata l’uccisione di ostaggi e di prigionieri inermi. I nazifascisti ne erano ben consapevoli: i corpi dei partigiani combattenti, catturati, torturati, uccisi, dovevano rimanere esposti per giorni, come sinistro monito per la popolazione. Ma le stragi dei civili cercavano di tenerle nascoste e occultate, le vittime sepolte o bruciate. Non si sa se per un senso intimo di vergogna e disonore, o per evitare d’incorrere nei rigori di una futura giustizia, oppure, ancora, per non destare ulteriori sentimenti di rivolta tra gli italiani. All’infamia, ad esempio, della strage di Marzabotto – la più grande compiuta in Italia – seguì un corollario altrettanto indegno: la propaganda fascista, sui giornali sottoposti a controlli e censure, negava l’innegabile, provando a smentire l’accaduto, cercando di definire false le notizie dell’eccidio e irridendo i testimoni. Occorre – oggi e in futuro – far memoria di quelle stragi e di quelle vittime, e sono preziose le iniziative nazionali e regionali che la sorreggono. Senza memoria, non c’è futuro. Una lunga scia di sangue ha accompagnato il cammino dell’Italia verso la Liberazione. Il sangue dei martiri che hanno pagato con la loro vita le conseguenze terribili di una guerra ingiusta e sciagurata, combattuta a fianco di Hitler nella convinzione che la grandezza e l’influenza dell’Italia si sarebbero dispiegate su un nuovo ordine mondiale. Un ordine fondato sul dominio della razza, sulla sopraffazione o, addirittura, sullo sterminio di altri popoli. Un’aspirazione bruta, ignobile, ma anche vana. Totalmente sottomessa alla Germania imperialista di Hitler, l’Italia fascista, entrata nel conflitto senza alcun rispetto per i soldati mandati a morire cinicamente, non avrebbe comunque avuto scampo. Ebbe a notare, con precisione, Luigi Salvatorelli: “Con la sconfitta essa avrebbe perduto molto, con la vittoria tutto”. Generazioni di giovani italiani, educati, fin da bambini, al culto infausto della guerra e dell’obbedienza cieca e assoluta, erano stati mandati, in nome di una pretesa superiorità nazionale, ad aggredire con le armi nazioni vicine: le «patrie degli altri» come le chiamava don Lorenzo Milani. Nella disastrosa ritirata di Russia, sui campi di El Alamein, nelle brutali repressioni compiute in Grecia, nei Balcani, in Etiopia, nelle deportazioni di ebrei verso i campi di sterminio, nel sostegno ai nazisti nella repressione della popolazione civile, si consumò la rottura tra il popolo italiano e il fascismo. Si verificò – scrisse ancora Salvatorelli – «una crisi morale profonda, una disaffezione completa rispetto al regime, un crollo disastroso dell’idolo Mussolini”. Il fascismo aveva in realtà, da tempo, scoperto il suo volto, svelando i suoi veri tratti brutali e disumani. Come ci ricorda il prossimo centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti. L’8 settembre, con i vertici del Regno in fuga, fece precipitare il Paese nello sconforto e nel caos assoluto. Ma molti italiani non si piegarono al disonore. Scelsero la via del riscatto. Un riscatto morale, prima ancora che politico, che recuperava i valori occultati e calpestati dalla dittatura. La libertà, al posto dell’imposizione. La fraternità, al posto dell’odio razzista. La democrazia, al posto della sopraffazione. L’umanità, al posto della brutalità. La giustizia, al posto dell’arbitrio. La speranza, al posto della paura. Nasceva la Resistenza, un movimento che, nella sua pluralità di persone, motivazioni, provenienze e spinte ideali, trovò la sua unità nella necessità di porre termine al dominio nazifascista sul nostro territorio, per instaurare una convivenza nuova, fondata sul diritto e sulla pace. Scrisse Padre Davide Maria Turoldo: “Tra i morti della Resistenza vi erano seguaci di tutte le fedi. Ognuno aveva il suo Dio, ognuno aveva il suo credo, e parlavano lingue diverse, e avevano pelle di colore diverso, eppure nella libertà e nella umana dignità si sentivano fratelli”. Fu così che reduci dalla guerra e giovani appassionati, contadini e intellettuali, monarchici e repubblicani, si unirono per lottare, con le armi, contro l’oppressore e l’invasore. Tra di loro uomini, donne, ragazzi, di ogni provenienza, di ogni età. Combatterono a viso aperto, con coraggio, contro un nemico feroce e soverchiante per numero, per armi e per addestramento. Vi fu l’eroica Resistenza dei circa seicentomila militari italiani che, dopo l’8 settembre, rifiutarono di servire la Repubblica di Salò, quel regime fantoccio instaurato da Mussolini sotto il totale controllo di Hitler. Furono passati per le armi, come a Cefalonia e a Corfù, o deportati nei lager tedeschi. Furono definiti “internati militari”, per negare loro in questo modo persino lo status di prigionieri di guerra. Ben cinquantamila di loro morirono nei campi di detenzione in Germania, a causa degli stenti e delle violenze. Vi fu la Resistenza della popolazione, ribellatasi spontaneamente di fronte a episodi di brutalità e alle violenze, scrivendo pagine di eroismo splendido di natura civile. Vi furono le coraggiose lotte operaie, culminate nei grandi scioperi nelle industrie delle città settentrionali. In tutta la Penisola, nelle montagne e nelle zone di mare, si attivò spontaneamente, in quegli anni drammatici, la rete clandestina della solidarietà, del risveglio delle coscienze e dell’umanità ritrovata. A migliaia, uomini, donne, religiosi, funzionari dello Stato, operai, borghesi, rischiando la propria vita e quella dei loro familiari, si opposero alla dittatura e alle violenze sistematiche, nascondendo soldati alleati, sostenendo la lotta partigiana, falsificando documenti per salvare ebrei dalla deportazione, stampando e diffondendo volantini di propaganda. Fu la Resistenza civile, la Resistenza senza armi, un movimento largo e diffuso, che vide anche la rinascita del protagonismo delle donne, sottratte finalmente al ruolo subalterno cui le destinava l’ideologia fascista. Scrive, riguardo a questo impegno, Claudio Pavone: “Essere pietosi verso altri esseri umani era di per sé una manifestazione di antifascismo e di resistenza, quale che ne fosse l’ispirazione, laica o religiosa. Il fascismo aveva insita l’ideologia della violenza, la pietà non era prevista”. La Resistenza, nelle sue forme così diverse, contribuì, in misura notevole, all’avanzata degli Alleati e alla sconfitta del nazifascismo. Ai circa trecentocinquantamila soldati, venuti da Paesi lontani, morti per liberare l’Italia e il mondo dall’incubo del nazifascismo, l’Italia si inchina doverosamente, con commozione e con riconoscenza. Quei ragazzi, che riposano sotto le lapidi bianche dei cimiteri alleati che costellano la nostra Penisola, li sentiamo come nostri caduti, come nostri figli. Liberazione, dunque, dall’occupante nazista, liberazione da una terribile guerra, ma anche da una dittatura spietata che, lungo l’arco di un ventennio, aveva soffocato i diritti politici e civili, calpestato le libertà fondamentali, perseguitato gli ebrei e le minoranze, educato i giovani alla sacrilega religione della violenza e del sopruso. L’entrata in guerra, accanto a Hitler, fu la diretta e inevitabile conseguenza di questo clima di fanatica esaltazione. Il 25 aprile è, per l’Italia, una ricorrenza fondante: la festa della pace, della libertà ritrovata, e del ritorno nel novero delle nazioni democratiche. Quella pace e quella libertà, che – trovando radici nella resistenza di un popolo contro la barbarie nazifascista – hanno prodotto la Costituzione repubblicana, in cui tutti possono riconoscersi, e che rappresenta garanzia di democrazia e di giustizia, di saldo diniego di ogni forma o principio di autoritarismo o di totalitarismo. Aggiungo – utilizzando parole pronunciate da Aldo Moro nel 1975 – che “intorno all’antifascismo è possibile e doverosa l’unità popolare, senza compromettere d’altra parte la varietà e la ricchezza della comunità nazionale, il pluralismo sociale e politico, la libera e mutevole articolazione delle maggioranze e delle minoranze nel gioco democratico”. A differenza dei loro nemici, imbevuti del culto macabro della morte e della guerra, i patrioti della Resistenza fecero uso delle armi perché un giorno queste tacessero e il mondo fosse finalmente contrassegnato dalla pace, dalla libertà, dalla giustizia. Oggi, in un tempo di grande preoccupazione, segnato, in Europa e ai suoi confini, da aggressioni, guerre e violenze, confidiamo, costantemente e convintamente, in quella speranza. E per questo va ripetuto: Viva la Liberazione, viva la libertà, viva la Repubblica”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso del suo intervento a Civitella Val di Chiana.(ITALPRESS).
Foto: Agenzia Fotogramma
Potrebbero interessarti
-
Due giovani in monopattino si schiantano contro un’auto a Milano, morto un 19enne
-
Corea del Sud ok all’esordio, Repubblica Ceca battuta 2-1
-
Due gol e tre rossi nel match d’apertura del Mondiale, Messico-Sudafrica 2-0
-
La Cina rafforzerà l’integrazione tra ferrovie e turismo
-
Al via i Mondiali, Shakira e Bocelli le star della cerimonia d’apertura
-
Mattarella “Difendere ruolo Onu, irrinunciabile argine al predominio della forza”
Cronaca
Voghera, controlli straordinari della Polizia Locale: sequestrata droga e tre persone deferite alla Prefettura
Pubblicato
13 minuti fa-
12 Giugno 2026di
Redazione
Prima operazione coordinata dopo l’insediamento del nuovo assessore alla Polizia Locale e del nuovo comandante del Corpo: nella giornata di mercoledì 10 giugno la Polizia Locale di Voghera ha condotto un’operazione mirata di controllo del territorio nelle aree più sensibili del centro città, con risultati immediati sul piano dell’ordine pubblico e del decoro urbano.
L’intervento segna anche il debutto operativo del nuovo comandante della Polizia Locale, Giacomo Cuniberti, in servizio a Voghera dall’8 giugno, e si inserisce nel quadro di rilancio del Corpo fortemente voluto dal Sindaco Paola Garlaschelli e dal neo assessore alla Polizia Locale Daniele Salerno, che hanno fatto della sicurezza urbana una delle priorità nel rispetto del mandato elettorale da poco ricevuto.
«La sicurezza urbana continua a essere una priorità della nostra amministrazione — dichiara il Sindaco Paola Garlaschelli —. L’operazione svolta rappresenta l’avvio di una nuova fase di intensificazione dei controlli sul territorio, resa possibile anche dall’insediamento del nuovo comandante della Polizia Locale e del nuovo assessore competente. Si tratta di un lavoro che si innesta sul percorso costruito negli anni scorsi e che intendiamo rafforzare ulteriormente, con una presenza sempre più capillare nelle aree sensibili della città e una collaborazione costante con Prefettura e forze dell’ordine. L’obiettivo resta quello di garantire ai cittadini una percezione di sicurezza sempre maggiore e una piena fruibilità degli spazi pubblici».
«Diamo continuità al lavoro costruito in questi anni e lo facciamo con ritrovato slancio — dichiara il neo assessore Daniele Salerno —. Innalzare le potenzialità del Comando della Polizia Locale di Voghera per favorire un maggior senso di sicurezza in città era tra le priorità che ci siamo dati fin dal primo giorno. Questo primo segnale positivo dimostra che quando c’è volontà politica e coordinamento tra le istituzioni, i risultati arrivano. E arrivano subito. Continueremo con lo scopo di rendere capillari, dal centro ai quartieri, sia i controlli che il presidio del territorio urbano».
«Siamo operativi da pochi giorni ma siamo voluti partire senza indugi — dichiara il comandante Giacomo Cuniberti —. Il messaggio che vogliamo mandare è chiaro: la Polizia Locale è presente, è sul territorio e intende esserlo con continuità. Ringrazio gli agenti impegnati per la professionalità dimostrata, anche nelle condizioni meteorologiche non favorevoli del pomeriggio e poi per l’intera serata».
L’operazione è stata preceduta da un incontro di coordinamento con la Prefettura di Pavia e le altre forze dell’ordine presenti sul territorio, a conferma dell’approccio sistemico e integrato che la nuova amministrazione intende adottare nella gestione della sicurezza cittadina. La sinergia istituzionale costruita in questa prima fase è considerata dalla giunta un elemento strutturale, non episodico, della strategia complessiva.
Il dispositivo impiegato
Il servizio si è articolato in più fasi successive, con il dispiegamento di quattro agenti — una pattuglia in borghese e una in divisa — supportati da un’unità cinofila con un pastore tedesco specializzato nel fiutare sostanze stupefacenti e da un’autovettura di servizio. L’operazione ha preso avvio nell’area della stazione ferroviaria, tra via Matteotti e piazzale Marconi, per poi estendersi a via Topia e via Mazzini, con un ulteriore ritorno sul piazzale della stazione nelle ore serali. Nonostante una breve grandinata nel corso del pomeriggio, il servizio è proseguito senza interruzioni fino alle ore 19, per un totale di oltre quattro ore di presidio continuato sul territorio.
I risultati
L’operazione ha prodotto risultati concreti e significativi. Nel corso delle diverse fasi del servizio sono stati sequestrati complessivamente circa una decina di grammi di hashish, tra cui uno zaino contenente sostanze stupefacenti rinvenuto nelle prime ore e ulteriori dosi intercettate nel prosieguo dell’attività. Sono stati deferiti alla Prefettura di Pavia tre cittadini extracomunitari per detenzione di sostanze stupefacenti a uso non esclusivamente personale. Recuperata anche droga abbandonata a terra nel tentativo di disfarsi del materiale alla vista degli agenti. Numerosi veicoli sono stati sottoposti a perquisizione nel corso dell’intervento.
L’effetto deterrente
L’effetto deterrente è stato immediato e percepibile: alla presenza delle forze dell’ordine ha fatto seguito un fuggi fuggi generale nelle zone interessate, con la conseguente e significativa riappropriazione degli spazi pubblici da parte di residenti, pensionati e famiglie, tornati a frequentare serenamente le aree interessate. Notevole il gradimento registrato tra le migliaia di lavoratori pendolari che nel corso della serata hanno trovato la Polizia Locale schierata con unità cinofila e autovettura nei giardini del piazzale della Stazione Ferroviaria: un segnale di presenza visibile e rassicurante che non è passato inosservato.
L’articolo Voghera, controlli straordinari della Polizia Locale: sequestrata droga e tre persone deferite alla Prefettura proviene da Pavia Uno TV.
Cronaca
Due giovani in monopattino si schiantano contro un’auto a Milano, morto un 19enne
Pubblicato
54 minuti fa-
12 Giugno 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Grave incidente in monopattino nella notte a Milano, in zona Bicocca, dove due giovani a bordo dello stesso mezzo sono stati travolti da un’auto. Uno dei due, di 19 anni, ricoverato in codice rosso all’ospedale Niguarda, è morto a causa delle ferite riportate nello scontro. Ferito lievemente l’altro giovane e la ragazza che guidava l’auto.
– Foto di repertorio IPA Agency –
(ITALPRESS)
Cronaca
Radio Pavia Breakfast News – 12 giugno 2026
Pubblicato
2 ore fa-
12 Giugno 2026di
RedazioneTutte le mattine sulle emittenti del gruppo multimediale di Agenzia CreativaMente Editore, potete trovare le notizie in breve del territorio mentre fate colazione. Vi aggiorniamo in modo chiaro e veloce, in soli 5 minuti, prima di andare al lavoro, con Radio Pavia Notizie, le Breakfast News che trovate sia in formato newsletter che podcast sui nostri siti e social della rinata Radio Pavia (radio-pavia.it, pagine Facebook, Instagram, You Tube e scaricando la app sul vostro cellulare), su Pavia Uno Tv, Lombardia Live 24 e Itinerari News.
L’articolo Radio Pavia Breakfast News – 12 giugno 2026 proviene da Pavia Uno TV.


Voghera, controlli straordinari della Polizia Locale: sequestrata droga e tre persone deferite alla Prefettura
Due giovani in monopattino si schiantano contro un’auto a Milano, morto un 19enne
Ubriaco provoca un incidente e minaccia gli agenti con una pistola giocattolo
Pavia Uno TV Radio Pavia Breaking News – 12 giugno 2026
Radio Pavia Breakfast News – 12 giugno 2026
Corea del Sud ok all’esordio, Repubblica Ceca battuta 2-1
Due gol e tre rossi nel match d’apertura del Mondiale, Messico-Sudafrica 2-0
La Cina rafforzerà l’integrazione tra ferrovie e turismo
Al via i Mondiali, Shakira e Bocelli le star della cerimonia d’apertura
Mattarella “Difendere ruolo Onu, irrinunciabile argine al predominio della forza”
Confcom, stime di crescita a +0,3% nel 2026 e rischio stagnazione
Voghera, 3 candidati sindaci, 14 liste, 307 nomi: la città si prepara al voto
VARZI IN FIERA 2026 – DI REMO TAGLIANI
Confcom, crescita +0,3% nel 2026 e rischio stagnazione
Confcom, crescita +0,3% nel 2026 e rischio stagnazione
TG NEWS 20/04/2026
VERSO LE CELEBRAZIONI IN ONORE DI UGO FOSCOLO
Via libera definitivo Camera a Dl Commissari, Mit “Grandi opere motore sviluppo”
Il capogruppo alla Camera di Forza Italia Barelli lascia “Mio sostegno a governo Meloni prosegue con la stessa intensità”
Tg News 14/04/2026
Ubriaco provoca un incidente e minaccia gli agenti con una pistola giocattolo
Pavia Uno TV Radio Pavia Breaking News – 12 giugno 2026
Tg News 11/06/2026
Tg Lombardia – 11/06/2026
Agrisapori – 11 giugno 2026
Gerry Scotti premiato a Pavia, “La provincia è stata la fortuna della mia vita”
Pavia Uno TV Radio Pavia Breaking News – 11 giugno 2026
Pronto Meteo Lombardia – Previsioni per il 11 Giugno 2026
Tg Economia Italpress – 10 Giugno 2026
Qui New York – 10 Giugno 2026
Primo piano
-
Sport21 ore faMalagò “Il futuro ct della Nazionale dovrà buttare il cuore oltre l’ostacolo”
-
Politica24 ore faMeloni alla Camera “Sull’Ucraina la nostra linea non cambia, sosteniamo sanzioni a Russia”. E sul Medio Oriente “L’Italia non intende diventare parte del conflitto”
-
Altre notizie17 ore fa
Tg Lombardia – 11/06/2026
-
Politica24 ore faMeloni alla Camera “Sull’Ucraina la nostra linea non cambia, sosteniamo sanzioni a Russia”. E sul Medio Oriente “L’Italia non intende diventare parte del conflitto”
-
Cronaca23 ore faUccide il padre dandogli fuoco, 47enne arrestato nel Milanese
-
Cronaca20 ore faIL ROTARY CLUB VOGHERA PROMUOVE LA CULTURA DELL’INNOVAZIONE
-
Politica24 ore faNordio incontra il commissario Ue per la giustizia McGrath, “confronto costruttivo” sullo stato di diritto
-
Cronaca23 ore faUrso “Il modulo abitativo lunare sarà costruito in Italia”

