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Cronaca

25 Aprile, Mattarella “Senza memoria non c’è futuro, ricordare stragi”

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CIVITELLA VAl DI CHIANA (AREZZO) (ITALPRESS) – “Rivolgo un saluto a tutti i presenti, alla Vicepresidente del Senato, al Ministro  della difesa, al Presidente della Regione, al Sindaco, alle Autorità e, con affetto particolare, a tutti i cittadini di Civitella e ai Sindaci presenti. Siamo qui, a Civitella in Val di Chiana, riuniti per celebrare il 25 aprile – l’anniversario della Liberazione -, a ottant’anni dalla terribile e disumana strage nazifascista perpetrata, in questo territorio, sulla inerme popolazione. Come abbiamo ascoltato, poc’anzi, dalle parole del Sindaco, della Professoressa Ponzani, dalle letture –  e ringrazio Ottavia Piccolo per averci coinvolti, con commozione, nei drammatici ricordi che ci ha illustrato – e dalla testimonianza straordinaria di Ida Balò, gli eccidi avvennero, oltre che a Civitella, a Cornia, dove la crudeltà dei soldati della famigerata divisione Goering si sfogò in maniera particolarmente brutale, con stupri e uccisioni di bambini. Nella stessa giornata si compiva, non lontano da qui, a San Pancrazio, un altro eccidio, dove furono sterminate oltre settanta persone. Come è attestato dai documenti processuali, gli eccidi furono pianificati a freddo, molti giorni prima, e furono portati a termine con l’inganno e con il tradimento della parola. Si attese, cinicamente, la festa dei Santi Pietro e Paolo per essere certi di poter effettuare un rastrellamento più numeroso di popolazione civile. La tragica contabilità di quel 29 giugno del ’44, in queste terre, ci racconta di circa duecentocinquanta persone assassinate. Tra queste, donne, anziani, sacerdoti e oltre dieci ragazzi e bambini. Il più piccolo, Gloriano Polletti, aveva soltanto un anno. Maria Luisa Lammioni due. Il parroco di Civitella, don Alcide Lazzeri, e quello di San Pancrazio, Don Giuseppe Torelli, provarono a offrire la loro vita per salvare quella del loro popolo, ma inutilmente. Furono uccisi anch’essi – come abbiamo sentito poc’anzi -, insieme agli altri.  Alcuni ostaggi, destinati alla morte, rimasero feriti o riuscirono a fuggire. Nei loro occhi, sbigottiti e impauriti, rimarrà per sempre impresso il ricordo di quel giorno di morte e di orrore. Sono venuto qui, oggi, a Civitella – uno dei luoghi simbolo della barbarie nazifascista – per fare memoria di tutte le vittime dei crimini di guerra, trucidate, in quel 1944, sul nostro territorio nazionale e anche all’estero. Non c’è alcuna parte del suolo italiano –  con la sola eccezione della Sardegna – che non abbia patito la violenza nazifascista contro i civili e che non abbia pianto sulle spoglie dei propri concittadini brutalmente assassinati. La Regione che ci ospita – la Toscana – è tra quelle che hanno pagato il più alto tributo di sangue innocente, insieme al Piemonte e all’Emilia Romagna. La magistratura militare e gli storici, dopo un difficile lavoro di ricerca, durato decenni, hanno, finora, documentato sul nostro territorio italiano cinquemila crudeli e infami episodi di eccidi, rappresaglie, esecuzioni sommarie. Con queste barbare uccisioni, nella loro strategia di morte, i nazifascisti cercavano di fare terra bruciata attorno ai partigiani per proteggere la ritirata tedesca; cercavano di instaurare un regime di terrore nei confronti dei civili perché non si unissero ai partigiani; cercavano di operare vendette nei confronti di un popolo considerato inferiore da alleato e, dopo l’armistizio, traditore. Si trattò di gravissimi crimini di guerra, contrari a qualunque regola internazionale,  contrari all’onore militare e, ancor di più, ai principi di umanità. Nessuna ragione, militare o di qualunque altro genere, può infatti essere invocata l’uccisione di ostaggi e di prigionieri inermi. I nazifascisti ne erano ben consapevoli: i corpi dei partigiani combattenti, catturati, torturati, uccisi, dovevano rimanere esposti per giorni, come sinistro monito per la popolazione. Ma le stragi dei civili cercavano di tenerle nascoste e occultate, le vittime sepolte o bruciate. Non si sa se per un senso intimo di vergogna e disonore, o per evitare d’incorrere nei rigori di una futura giustizia, oppure, ancora, per non destare ulteriori sentimenti di rivolta tra gli italiani. All’infamia, ad esempio, della strage di Marzabotto – la più grande compiuta in Italia – seguì un corollario altrettanto indegno: la propaganda fascista, sui giornali sottoposti a controlli e censure, negava l’innegabile, provando a smentire l’accaduto, cercando di definire false le notizie dell’eccidio e irridendo i testimoni.  Occorre – oggi e in futuro – far memoria di quelle stragi e di quelle vittime, e sono preziose le iniziative nazionali e regionali che la sorreggono. Senza memoria, non c’è futuro. Una lunga scia di sangue ha accompagnato il cammino dell’Italia verso la Liberazione. Il sangue dei martiri che hanno pagato con la loro vita le conseguenze terribili di una guerra ingiusta e sciagurata, combattuta a fianco di Hitler nella convinzione che la grandezza e l’influenza dell’Italia si sarebbero dispiegate su un nuovo ordine mondiale. Un ordine fondato sul dominio della razza, sulla sopraffazione o, addirittura, sullo sterminio di altri popoli. Un’aspirazione bruta, ignobile, ma anche vana. Totalmente sottomessa alla Germania imperialista di Hitler, l’Italia fascista, entrata nel conflitto senza alcun rispetto per i soldati mandati a morire cinicamente, non avrebbe comunque avuto scampo.  Ebbe a notare, con precisione, Luigi Salvatorelli: “Con la sconfitta essa avrebbe perduto molto, con la vittoria tutto”. Generazioni di giovani italiani, educati, fin da bambini, al culto infausto della guerra e dell’obbedienza cieca e assoluta, erano stati mandati, in nome di una pretesa superiorità nazionale, ad aggredire con le armi nazioni vicine: le «patrie degli altri» come le chiamava don Lorenzo Milani. Nella disastrosa ritirata di Russia, sui campi di El Alamein, nelle brutali repressioni compiute in Grecia, nei Balcani, in Etiopia, nelle deportazioni di ebrei verso i campi di sterminio, nel sostegno ai nazisti nella repressione della popolazione civile, si consumò la rottura tra il popolo italiano e il fascismo. Si verificò – scrisse ancora Salvatorelli – «una crisi morale profonda, una disaffezione completa rispetto al regime, un crollo disastroso dell’idolo Mussolini”. Il fascismo aveva in realtà, da tempo, scoperto il suo volto, svelando i suoi veri tratti brutali e disumani. Come ci ricorda il prossimo centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti. L’8 settembre, con i vertici del Regno in fuga, fece precipitare il Paese nello sconforto e nel caos assoluto. Ma molti italiani non si piegarono al disonore. Scelsero la via del riscatto. Un riscatto morale, prima ancora che politico, che recuperava i valori occultati e calpestati dalla dittatura. La libertà, al posto dell’imposizione. La fraternità, al posto dell’odio razzista. La democrazia, al posto della sopraffazione. L’umanità, al posto della brutalità. La giustizia, al posto dell’arbitrio. La speranza, al posto della paura. Nasceva la Resistenza, un movimento che, nella sua pluralità di persone, motivazioni, provenienze e spinte ideali, trovò la sua unità nella necessità di porre termine al dominio nazifascista sul nostro territorio, per instaurare una convivenza nuova, fondata sul diritto e sulla pace. Scrisse Padre Davide Maria Turoldo: “Tra i morti della Resistenza vi erano seguaci di tutte le fedi. Ognuno aveva il suo Dio, ognuno aveva il suo credo, e parlavano lingue diverse, e avevano pelle di colore diverso, eppure nella libertà e nella umana dignità si sentivano fratelli”. Fu così che reduci dalla guerra e giovani appassionati, contadini e intellettuali, monarchici e repubblicani, si unirono per lottare, con le armi, contro l’oppressore e l’invasore. Tra di loro uomini, donne, ragazzi, di ogni provenienza, di ogni età. Combatterono a viso aperto, con coraggio, contro un nemico feroce e soverchiante per numero, per armi e per addestramento. Vi fu l’eroica Resistenza dei circa seicentomila militari italiani che, dopo l’8 settembre, rifiutarono di servire la Repubblica di Salò, quel regime fantoccio instaurato da Mussolini sotto il totale controllo di Hitler.  Furono passati per le armi, come a Cefalonia e a Corfù, o deportati nei lager tedeschi. Furono definiti “internati militari”, per negare loro in questo modo persino lo status di prigionieri di guerra. Ben cinquantamila di loro morirono nei campi di detenzione in Germania, a causa degli stenti e delle violenze. Vi fu la Resistenza della popolazione, ribellatasi spontaneamente di fronte a episodi di brutalità e alle violenze, scrivendo pagine di eroismo splendido di natura civile. Vi furono le coraggiose lotte operaie, culminate nei grandi scioperi nelle industrie delle città settentrionali. In tutta la Penisola, nelle montagne e nelle zone di mare, si attivò spontaneamente, in quegli anni drammatici, la rete clandestina della solidarietà, del risveglio delle coscienze e dell’umanità ritrovata. A migliaia, uomini, donne, religiosi, funzionari dello Stato, operai, borghesi, rischiando la propria vita e quella dei loro familiari, si opposero alla dittatura e alle violenze sistematiche, nascondendo soldati alleati, sostenendo la lotta partigiana, falsificando documenti per salvare ebrei dalla deportazione, stampando e diffondendo volantini di propaganda.  Fu la Resistenza civile, la Resistenza senza armi, un movimento largo e diffuso, che vide anche la rinascita del protagonismo delle donne, sottratte finalmente al ruolo subalterno cui le destinava l’ideologia fascista. Scrive, riguardo a questo impegno, Claudio Pavone: “Essere pietosi verso altri esseri umani era di per sé una manifestazione di antifascismo e di resistenza, quale che ne fosse l’ispirazione, laica o religiosa. Il fascismo aveva insita l’ideologia della violenza, la pietà non era prevista”. La Resistenza, nelle sue forme così diverse, contribuì, in misura notevole, all’avanzata degli Alleati e alla sconfitta del nazifascismo. Ai circa trecentocinquantamila soldati, venuti da Paesi lontani, morti per liberare l’Italia e il mondo dall’incubo del nazifascismo, l’Italia si inchina doverosamente, con commozione e con riconoscenza. Quei ragazzi, che riposano sotto le lapidi bianche dei cimiteri alleati che costellano la nostra Penisola, li sentiamo come nostri caduti, come nostri figli. Liberazione, dunque, dall’occupante nazista, liberazione da una terribile guerra, ma anche da una dittatura spietata che, lungo l’arco di un ventennio, aveva soffocato i diritti politici e civili, calpestato le libertà fondamentali, perseguitato gli ebrei e le minoranze, educato i giovani alla sacrilega religione della violenza e del sopruso. L’entrata in guerra, accanto a Hitler, fu la diretta e inevitabile conseguenza di questo clima di fanatica esaltazione.  Il 25 aprile è, per l’Italia, una ricorrenza fondante: la festa della pace, della libertà ritrovata, e del ritorno nel novero delle nazioni democratiche. Quella pace e quella libertà, che – trovando radici nella resistenza di un popolo contro la barbarie nazifascista – hanno prodotto la Costituzione repubblicana, in cui tutti possono riconoscersi, e che rappresenta garanzia di democrazia e di giustizia, di saldo diniego di ogni forma o principio di autoritarismo o di totalitarismo. Aggiungo – utilizzando parole pronunciate da Aldo Moro nel 1975 – che “intorno all’antifascismo è possibile e doverosa l’unità popolare, senza compromettere d’altra parte la varietà e la ricchezza della comunità nazionale, il pluralismo sociale e politico, la libera e mutevole articolazione delle maggioranze e delle minoranze nel gioco democratico”. A differenza dei loro nemici, imbevuti del culto macabro della morte e della guerra, i patrioti della Resistenza fecero uso delle armi perché un giorno queste tacessero e il mondo fosse finalmente contrassegnato dalla pace, dalla libertà, dalla giustizia. Oggi, in un tempo di grande preoccupazione, segnato, in Europa e ai suoi confini, da aggressioni, guerre e violenze, confidiamo, costantemente e convintamente, in quella speranza. E per questo va ripetuto: Viva la Liberazione, viva la libertà, viva la Repubblica”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso del suo intervento a Civitella Val di Chiana.(ITALPRESS).

Foto: Agenzia Fotogramma

Cronaca

Radio Pavia Breakfast News – 31 agosto 2026

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La tragedia di Aarau domina le prime pagine: una 22enne italiana uccisa e diversi feriti, mentre gli investigatori non escludono la pista terroristica. In Islanda bocciata la ripresa dei negoziati con Bruxelles. Sul fronte economico pesano i rincari degli ultimi cinque anni. Nello sport Inter a sei punti, clamoroso successo del Como a Napoli.

Cronaca e attualità: la strage al rave e il no islandese all’Europa

È la Svizzera ad aprire gran parte dei quotidiani italiani di questo lunedì 31 agosto. Una sparatoria durante un rave ad Aarau, nel canton Argovia, ha provocato la morte della 22enne italiana Maria Spinelli e il ferimento di altre persone, tra cui connazionali. L’autore o gli autori dell’attacco sono ricercati e tra le ipotesi al vaglio degli investigatori compare anche quella terroristica.

Il Corriere della Sera titola “Spari sul rave, uccisa italiana”, sottolineando l’azione di un commando e la caccia ai responsabili. La Stampa sceglie “Spari sul rave, uccisa una ragazza”, mentre la Repubblica apre uno spazio alla tragedia con “Spari al rave, muore abruzzese. Non escluso il terrorismo”. Per La Verità è “Sparatoria al rave: italiana uccisa in Svizzera”. Anche Il Giornale, Libero e Il Tempo mettono la vicenda tra le notizie principali.

Altro tema internazionale è il referendum in Islanda, dove ha prevalso il no alla ripresa delle trattative per entrare nell’Unione Europea. La Stampa parla di un risultato attorno al 52% e titola: “No all’Europa. Il voto dell’Islanda spiazza Bruxelles”. Repubblica legge il risultato con “Islanda, vince il no. La Ue non attrae più”, mentre il Corriere sintetizza: “L’Islanda gela l’Europa”. Il voto riapre il dibattito sul rapporto tra sovranità nazionale e progetto europeo, soprattutto sui temi della pesca e della gestione delle risorse.

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Sul fronte mediorientale, il Corriere della Sera segnala inoltre il ritorno degli Stati Uniti agli attacchi contro obiettivi iraniani nello Stretto di Hormuz: “Gli Usa tornano a colpire l’Iran. I pasdaran: li puniremo”.

Molto spazio anche al nuovo capitolo del caso Report-Sigfrido Ranucci. Libero apre con “La lettera di Ranucci contro i suoi colleghi”, Il Tempo parla di “Ultima raffica di Sigfrido”, mentre Il Giornale dedica la prima pagina a “Ranucci e gli 007, le carte segrete”. Repubblica riporta invece lo scontro interno alla trasmissione: “Ranucci contro i nuovi conduttori: Presutti mente, Piervincenzi fa il 2%”. Una vicenda che continua dunque ad alimentare il confronto sulla Rai e sul futuro del programma.

Tra politica e cronaca torna anche Alessandro Di Battista, ricoverato a Cuba. “Ce la metto tutta e vi preparo un bel reportage” è il titolo principale del Fatto Quotidiano, mentre altre testate riportano la sua intenzione di rientrare presto in Italia.

Economia: in cinque anni il carrello della spesa costa il 30% in più

La fotografia più netta arriva dal Sole 24 Ore, che apre con “Carrello della spesa. In cinque anni rincari del 30%: olio e caffè record”.

Secondo i dati riportati dal quotidiano economico, rispetto al luglio 2021 gli aumenti al supermercato arrivano complessivamente al 29,5%. Tra le voci più pesanti figurano zucchine e pomodori, mentre rincari significativi interessano anche l’olio extravergine e il caffè.

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Non cresce soltanto la spesa alimentare. Il Sole calcola un +17,4% per il tempo libero, con pizza e caffè al bar sensibilmente più cari; un +11,7% per la cura della persona e un +8,7% per la mobilità.

Anche La Stampa mette l’accento sul costo della vita con il titolo “Dai trasporti all’alloggio, la corsa dei rincari”, mentre si guarda già alla prossima manovra economica.

Sul lavoro, il Sole 24 Ore titola “Lavoro, ecco i bonus in pole position”: tra le misure allo studio figurano incentivi alla produttività, fringe benefit e sostegni alle assunzioni. Interessante anche il dato dedicato al terzo settore: 855 mila occupati, con circa un lavoratore su tre sotto i 34 anni.

Sul Fatto Quotidiano, infine, l’attenzione economico-finanziaria si concentra sulle pressioni americane e sui mercati con “Trump & C.: i maneggi per salvare le Big Tech”.

Sport: Inter a sei punti, il Como sorprende il Napoli

È l’Inter la protagonista delle prime pagine sportive. I nerazzurri passano 1-0 a Cagliari e restano a punteggio pieno dopo due giornate.

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Il Corriere dello Sport esalta il match winner con il titolo gigantesco “CALHANOĞOL”: il turco decide la sfida e l’Inter sale a sei punti. La Gazzetta dello Sport sceglie invece “Roba da Inter”, pur sottolineando le troppe occasioni sprecate. Più critico Tuttosport: “Calha al 1° colpo poi che brividi”, con riferimento ai rischi corsi nel finale dalla squadra nerazzurra.

La sorpresa della giornata arriva però dal Maradona, dove il Como batte il Napoli 2-1. La Gazzetta titola “Super Como spacca Napoli”, mentre il Corriere dello Sport parla di “Napoli, troppi regali”. Tuttosport manda un messaggio all’intero torneo: “Como, avviso al campionato”. La squadra di Fabregas conquista così una vittoria di grande prestigio.

Grande spazio anche al mercato della Juventus. Il nome del giorno è Pape Matar Sarr, centrocampista del Tottenham: “Sarr, la Juve fa centro” scrive la Gazzetta, mentre Tuttosport apre con “Sarr e non solo”. Restano sul tavolo anche le operazioni offensive, con i nomi di Woltemade, Zirkzee e Sorloth.

Per il Torino, Tuttosport annuncia invece l’arrivo di Rafik Belghali. Sul tennis, attenzione agli US Open, con Paolini, Alcaraz e Berrettini tra i protagonisti della giornata.

La Provincia Pavese: una “Tac” agli alberi dopo i danni del maltempo

La prima pagina de La Provincia Pavese apre oggi con il titolo “Pavia, una Tac agli alberi per i disastri del maltempo”. Dopo gli ultimi episodi di maltempo, l’amministrazione cittadina prepara controlli approfonditi sul patrimonio arboreo, con verifiche strumentali per individuare eventuali piante a rischio e aumentare la sicurezza.

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In grande evidenza anche il caso Garlasco. Il quotidiano titola “Infante: «Le accuse di Cappa fanno male». Il delitto di Garlasco”. Viene riportata la posizione del conduttore Mediaset coinvolto nelle dichiarazioni della cugina di Chiara Poggi. A fianco, altri due richiami: “L’Ordine dei giornalisti non ha preso posizione per la libertà di stampa” e l’attesa per le consulenze nell’inchiesta che riguarda Andrea Sempio, tra Dna e misura del piede.

Ampio spazio allo sport del territorio con “La Freccia dei Vini conquista l’Oltrepò”: la corsa ciclistica partita da Voghera ha attraversato il territorio fino all’arrivo a Salice Terme, dove si è imposto De Cassan.

Tra le notizie locali, a Voghera si parla del Teatro Valentino, con l’opposizione che chiede certezze sul futuro della struttura. A Broni, invece, il liceo può ripartire dopo lo stop provocato dalla presenza di amianto.

A Pavia, San Pietro in Verzolo risulta ancora alle prese con i disagi provocati dal nubifragio, mentre approda in Consiglio comunale anche il dibattito su limiti a 30 chilometri orari e carenza di parcheggi.

Infine una storia personale che occupa la parte bassa della prima pagina: quella di una 26enne pavese malata terminale che attraverso una raccolta fondi chiede aiuto per realizzare il desiderio di sposarsi. Una vicenda che il quotidiano sintetizza con le sue parole: “Mi resta ormai poco da vivere, sogno di sposarmi, aiutatemi”.

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Cronaca

Calhanoglu lancia l’Inter a Cagliari, nerazzurri a punteggio pieno

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CAGLIARI (ITALPRESS) – L’Inter vince di misura contro il Cagliari e, insieme alla Lazio, aggancia Juventus e Milan in testa alla classifica. Per il Cagliari di Fabio Pisacane tanta sofferenza e poche occasioni create. L’Inter passa in vantaggio al 9′, con il suggerimento di Barella per Calhanoglu che dal limite dell’area calcia col destro beffando Caprile. La squadra di Chivu entra da subito in controllo della gara, creando altre due occasioni pericolose a metà della prima frazione: la prima con Akanji, che da corner colpisce di testa mancando di poco la porta; la seconda con Lautaro, che si crea spazio sulla destra e calcia a incrociare, palla fuori di poco. Inter a caccia del raddoppio, Cagliari in difficoltà nelle marcature così come accade alla mezz’ora, con un’altra iniziativa di Barella che mette in mezzo il cross per Dimarco, rapido nel tiro di prima intenzione che Caprile para di riflesso. Si va alla chiusura del primo tempo, con Esposito che prende posizione in area e gira verso la porta, ancora attento Caprile. Sardi per nulla propositivi, nerazzurri in cerca del secondo gol al quale vanno vicini a inizio ripresa, con Esposito libero di calciare e Caprile a evitare la rete. Ennesimo rischio per la formazione di Pisacane, che opta per tre cambi alla ricerca di nuovi impulsi offensivi. Reazione immediata di Chivu, che inserisce Stones, Zielinski, Thuram e Jones, gli ultimi due all’esordio stagionale. Al 76′ proprio il polacco innesca sulla sinistra Dimarco che serve Bastoni, ma il difensore non trova la rete. Altra occasione per l’Inter che non riesce a chiudere il risultato, lasciando al Cagliari uno spiraglio di rimonta. All’80’ è Obert a fare paura a Martinez, liberandosi sulla sinistra e calciando forte, pallone alto. Cagliari che nel finale va ancora vicino al gol con Adopo, che raccoglie un pallone sporco e calcia trovando però la respinta di Bisseck a pochi passi dalla rete. Spinta dei sardi che non porta però al pari sperato, con l’Inter che chiude così con i tre punti.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Cronaca

Ancora Frattesi e altri tre punti: Lazio batte Genoa 1-0

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ROMA (ITALPRESS) – La Lazio fa due su due. In un Olimpico ancora semideserto per la contestazione alla gestione di Claudio Lotito, la squadra di Gattuso batte anche il Genoa 1-0 e sale a sei punti in classifica. E come a Bologna è Davide Frattesi a regalare la vittoria alla sua nuova squadra. Decisivo il suo gol al 25′. Nuno Tavares sfonda sulla sinistra e crossa in mezzo per l’ex Inter che di prima batte Bijlow, apparso tutt’altro che esente da colpe, e segna il secondo gol consecutivo in due presenze in maglia biancoceleste. Il classe 1999 è il terzo centrocampista a segnare in ciascuna delle sue prime due presenze di campionato con la maglia della Lazio nell’era dei tre punti a vittoria, dopo Juan Sebastian Veron (1999-00) e Demetrio Albertini (2003-04). Con la numero 16 dietro le spalle, davanti a Daniele De Rossi – che quel numero all’Olimpico l’ha indossato per una vita – Frattesi prova a mettersi in mostra anche come uomo assist, ricambiando il favore a Nuno Tavares. Al 45′ il cross del centrocampista azzurro pesca in area proprio il portoghese che di testa scheggia il palo esterno. L’unica nota stonata del primo tempo biancoceleste è l’infortunio di Rovella, costretto a lasciare il posto a Belahyane a causa di un problema al polpaccio che sarà valutato domani.
Nella ripresa la prima mossa di De Rossi è l’ingresso di Messias al posto di Sow. Il Genoa si sbilancia in avanti, ma lascia inevitabilmente più spazio alla Lazio per le ripartenze. Ci provano Cancellieri e Zaccagni, ma le conclusioni dei due esterni terminano alte. Al 75′ è invece Doekhi a divorarsi il 2-0 calciando in modo scoordinato a pochi metri dalla porta. Poco dopo la Lazio rischia grosso. Meichtry, appena entrato, sfrutta un errore della difesa e si presenta davanti a Mandas, calciando però a lato a tu per tu col portiere. Gattuso corre ai ripari, inserendo forze fresche. Dentro Lazzari (al posto di Floriani) e soprattutto l’esordiente Pinamonti, che sostituisce Dia. L’ex Sassuolo sfiora subito il gol con una girata di destro che termina di poco fuori. Al 93′ l’ultimo brivido per la Lazio: Frendrup stacca di testa, Mandas ci arriva e alza in corner ottenendo il secondo clean sheet in due gare. La Lazio, in attesa dei prossimi rinforzi dal mercato, si presenterà nel migliore dei modi a Udine lunedì prossimo. Il Genoa resta a zero punti in attesa della sfida casalinga contro il Como.
– Foto: Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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