Economia
DPFP, UPB “Scenario accettabile, ma stime esposte a molteplici rischi”
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10 mesi fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Il Consiglio dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) ha validato lo scorso 29 settembre le previsioni macroeconomiche tendenziali del Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP) 2025, a conclusione di una procedura di confronto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) nell’arco delle scorse settimane. Lo rende noto l’UPB che ha valutato lo scenario macroeconomico tendenziale del DFPF 2025 “complessivamente accettabile, sebbene in alcuni casi le previsioni si collochino sull’estremo superiore o appena oltre le stime del panel UPB”.
In particolare, “la crescita del PIL del QMT non eccede l’intervallo definito dal panel, salvo uno sforamento marginale (dello 0,1%) nel 2027; la previsione per il 2025 è in linea con quelle dell’UPB e del panel, mentre le differenze sugli anni successivi scontano le incertezze sull’accumulazione di capitale e l’instabilità del contesto internazionale; la crescita cumulata sull’ orizzonte 2025-28, pari al 2,7%, si colloca sull’estremo superiore delle stime del panel; la variazione del PIL nominale è accettabile nel complesso, situandosi sul livello superiore dell’intervallo definito dal panel in tutti gli anni tranne quello in corso, ma eccede lievemente le attese dell’UPB; l’incremento cumulato del PIL nominale tra il 2025 e il 2028, pari all’11,0%, è nel complesso coerente con l’intervallo delle stime del panel, sebbene leggermente più elevato. Tali stime “sono esposte a molteplici rischi, bilanciati nel breve termine ma prevalentemente orientati al ribasso nel medio termine, in gran parte riconducibili ai conflitti internazionali e alla dinamica degli investimenti”.
I principali fattori di rischio “sono individuabili in quattro ambiti: il protezionismo, le guerre e i piani di riarmo, fonti primarie di incertezza con effetti sull’economia di difficile quantificazione; la dinamica degli investimenti in costruzioni, dati i possibili effetti di concentrazione degli interventi finanziati dal programma NGEU nel prossimo anno, che potrebbero generare colli di bottiglia sul lato dell’offerta con conseguente freno alla crescita, cui si aggiungono attese incerte sugli investimenti residenziali; la volatilità dei mercati e le politiche monetarie, dove il fragile e instabile contesto internazionale rischia di ingenerare rapide reazioni avverse dei mercati finanziari, con effetti sull’economia italiana, caratterizzata da un elevato debito pubblico; il rischio climatico e ambientale, ormai fattore strutturale di vulnerabilità, poiché la crescente frequenza e intensità di eventi meteorologici estremi richiede risorse per la prevenzione e la gestione delle emergenze, con impatti sui prezzi e sulla capacità produttiva”, conclude l’UPB che procederà a valutare anche il quadro macroeconomico programmatico del DPFP, che incorpora gli effetti dell’aggiustamento di bilancio.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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Economia
Descalzi “Negli ultimi 5 anni è successo più che negli ultimi 4 cicli energetici”
Pubblicato
54 minuti fa-
16 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Quello che stiamo vivendo negli ultimi 5 anni è qualcosa che non si è vissuto negli ultimi 4 cicli energetici che ho vissuto, dall’inizio degli anni 80 fino ad adesso. Sono stati 4 cicli importanti ma tutti abbastanza costanti e con alcuni violenti e drastici episodi ma non come questo periodo”. Lo afferma l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, nel corso di un’audizione in Commissione Attività produttive della Camera.
“In occasione del Covid, che dal punto di vista della distruzione della domanda è stato molto importante, il mondo ha utilizzato le riserve strategiche come sta succedendo adesso, ma erano venuti a mancare molti meno barili. La produzione era calata di 6-7 milioni contro i quasi 20 milioni considerando i prodotti di oggi con la fermata di Hormuz”, ha aggiunto. “Abbiamo l’abitudine di guardare questi episodi come singolarità: prima il Covid, poi la guerra russo-ucraina che aveva ridotto drasticamente il flusso di gas verso l’Europa, e poi il terzo episodio, il più importante, ad oggi sono bloccati circa 9-10 milioni di barili. Questi eventi sono avvenuti in 5 anni, non c’è stata la possibilità di recuperare, le mancanze di produzione di greggio e di prodotto si sono cumulate, non sono state completamente assorbite”, ha sottolineato Descalzi.
“Il prezzo non è ancora certificato come un grosso problema perché sono stati utilizzati dai Paesi Ocse circa 400 milioni di barili di riserve che sono state immesse nel mercato e che hanno permesso di tenere i prezzi in un range tra i 90 e i 100 dollari”, ha detto parlando del prezzo del petrolio. “Abbiamo avuto dopo il 18 giugno, con la firma dell’accordo, una caduta a 68 dollari, adesso siamo ritornati sugli 85 perché non c’è stato un seguito positivo a quella firma. Sullo Stretto di Hormuz c’è un nuovo blocco”, ha aggiunto Descalzi.
“Si parla di mancanza di crudo ma i prodotti contano molto, perché sono quelli che vanno al consumo e fanno alzare i prezzi. Per noi come Europa sono il diesel e il jet fuel”. Nel dettaglio per il jet fuel “c’era una carenza già prima, da quando si è chiuso l’accesso al mercato russo circa il 60% veniva dal Golfo. Adesso chi sta compensando sono gli Stati Uniti. Le raffinerie statunitensi che vanno con una capacità produttiva del 95% rispetto al potenziale, di solito lavorano al 75-80%, stanno lavorando al massimo per poter compensare le carenze”.
“L’Europa ha dismesso molta capacità di raffinazione e quindi noi importiamo prodotti. Importando crudo e avendo la raffinazione avremmo costi inferiori, ma sono state fatte altre scelte, negli ultimi anni la capacità di raffinazione in Europa si è ridotta del 20%, in Italia più o meno lo stesso. Per ragioni di policy, di norme, l’Europa ha portato moltissime delle produzioni di fossili fuel a spostarsi. Invece di raffinarlo qua lo compriamo. Siamo in deficit di jet fuel, che importiamo per il 35-40%, forse anche di più adesso”, ha aggiunto.
“La coda della guerra russo-ucraina porterà dal primo gennaio a uno stop completo del gas che dalla Russia arriva in Europa all’Europa. Questo ci troverà in una situazione di stoccaggi di gas peggiore dell’anno scorso. Non per l’Italia che è praticamente in linea con l’anno scorso al 71-72%, se tutto va come deve andare, è tutto contrattato, ma ci sono Paesi europei che sono molto al di sotto – aggiunge -. A gennaio non ci saranno più i metri cubi russi e quelli stoccati saranno di meno. Per l’Europa che va a gas è una preoccupazione, per quella che va a nucleare come la Francia e in parte la Spagna lo è in modo minore anche se il bilancio del gas ogni Paese deve averlo per compensare la non continuità delle rinnovabili”.
Anche quando sarà finita la guerra tra Iran e Stati Uniti “il rischio attribuito all’area del Golfo sarà completamente differente. Vuol dire costo del denaro e premi assicurativi più alti, e un’attenzione diversa rispetto a prima sull’investimento”. “E non varrà solo per questa area ma anche per il Mar Rosso, per il timore che questi stretti vengano utilizzati come elemento di ricatto o richiesta per ottenere qualcosa”, ha detto.
“La rete elettrica italiana nel 2005 era di circa 35.000 chilometri, con un Rab (Regulatory Asset Base) di 5 miliardi, e portava circa 340 TWh. A oggi la nostra rete è più che raddoppiata, 76.000 chilometri, con un Rab di 25 miliardi, quindi costi aumentati di 5 volte, e la rete porta 311 TWh. Abbiamo raddoppiato la rete ma i TWh sono ridotti”, ha concluso –
Queste sono delle considerazioni che devono essere fatte. La rete, per evitare quello che è successo in Spagna, deve avere un suo bilanciamento e una sua gestione. Tutto questo porta a dire che il gas ha un impatto immediato sull’elettricità, soprattutto in un Paese come il nostro che ha rinnovabili e gas, nient’altro, ci potrebbe essere un momento di tensione sui volumi e un momento di tensione sui prezzi”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
A maggio l’export cresce dello 0,2% su mese, +4,1% sull’anno
Pubblicato
3 ore fa-
16 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – A maggio 2026 si stima una crescita congiunturale più ampia per le importazioni (+1,5%) rispetto alle esportazioni (+0,2%). Il modesto incremento su base mensile dell’export è sintesi di un aumento delle vendite verso l’area extra Ue (+0,8%) e di una riduzione di quelle verso l’area Ue (-0,4%). Nel trimestre marzo-maggio 2026, rispetto al precedente, l’export cresce del 4,6%, l’import del 7,2%. Lo rileva l’Istat. “A maggio 2026 l’export cresce su base annua del 4,1% in valore mentre si riduce del 2,4% in volume”. La crescita tendenziale delle esportazioni in termini monetari è più sostenuta per i mercati extra Ue (+6,8%) rispetto a quelli Ue (+1,7%). “L’import registra una crescita tendenziale del 7,3% in valore, molto più intensa per l’area extra Ue (+15,5%) rispetto a quella Ue (+1,3%); in volume, le importazioni diminuiscono del 2,5%”.
Tra i settori che più contribuiscono alla crescita tendenziale dell’export si segnalano: metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+26,2%), coke e prodotti petroliferi raffinati (+62,0%), mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (+20,6) e autoveicoli (+13,9%). Si riducono su base annua le esportazioni di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (-9,7%).
Nel periodo gennaio-maggio 2026, rileva ancora l’Istat, “l’export registra una crescita tendenziale del 3,4%, spiegata soprattutto dalle maggiori vendite di metalli di base e prodotti in metallo, escluse macchine e impianti (+29,5%)”. L’apporto negativo maggiore deriva, invece, dalle minori esportazioni di mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (-4,0%) e articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici e altri prodotti non classificati altrove (-5,3%). Il saldo commerciale a maggio 2026 è pari a +4.793 milioni di euro (era +6.103 milioni nello stesso mese del 2025). Il deficit energetico (-5.700 milioni) è superiore rispetto a un anno prima (-3.457 milioni). L’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici sale da +9.560 milioni di maggio 2025 a +10.493 milioni di maggio 2026. Nel mese di maggio 2026 i prezzi all’importazione aumentano dello 0,4% su base mensile e del 6,5% su base annua (da +4,6% di aprile).
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Stellantis, nel primo semestre vendite nell’Ue30 a +3.8% sul 2025
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3 ore fa-
16 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – La prima metà del 2026 si chiude in crescita per il mercato europeo dell’auto e anche Stellantis incrementa le vendite con una crescita rispetto al 2025. Nella prima metà del 2026, infatti, Stellantis ha immatricolato 1.370.000 veicoli, con una cescita del 3,8% rispetto 2025, guadagnando una quota di mercato del 16,7%. Includendo i risultati di Leapmotor, l’aumento dei volumi sale al 7,3%, mentre la quota mercato cresce al 17,4% (+0,3 pp vs. 2025). Come sottolinea Emanuele Cappellano, COO di Enlarged Europe: “Nei primi sei mesi del 2026 abbiamo confermato il trend positivo già evidenziato da Stellantis verso la fine dell’anno scorso. Sulla scorta del nostro piano strategico FaSTLAne 2030, abbiamo consolidato la nostra leadership nei segmenti A e B del mercato europeo, dove le nostre immatricolazioni sono cresciute di 67.000 unità rispetto allo scorso anno e fino a 93.000 se includiamo le vendite Leapmotor. Analogamente Stellantis Pro One ha confermato la propria leadership nel competitivo mercato dei Veicoli Commerciali”.
Stellantis con Leapmotor è l’unico OEM tra i primi otto che incrementa la propria quota mercato nel primo semestre
Stellantis è leader nei segmenti A e B. Fiat Pandina è il best seller in Italia e Peugeot 208 in Francia. Le vendite della gamma Smart Car (Citroèn C3 Aircross, Fiat Grande Panda e Opel Frontera) sono più che raddoppiate, rafforzando la leadership nel segmento B. Fiat (+21.6%), Citroèn (+8.3%), Opel (+7.4%) e Lancia (+5.2%), sono i marchi che ottengono le migliori performance di vendita, crescendo più del mercato. Tra i mercati maggiori, Stellantis ha raggiunto buoni risultati in Germany (+7.3%), UK (+4.7%), Italia (+4.5%), Belux (+1,5%) e Spagna (+0,8%), ma brillano anche le performance di Austria (+31%), Polonia (+10,1%) e Portogallo (+5.2%). Stellantis Pro One è numero uno sul mercato dei Veicoli Commerciali Leggeri, col 28,7% di quota Stellantis è anche al primo posto nel segmento delle vetture ibride con una quota mercato del 17,3%.
– Foto ufficio stampa Stellantis –
(ITALPRESS).


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