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Cronaca

Mulino Bianco festeggia 50 anni con il “tour” della MulinoSveglia

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PARMA (ITALPRESS) – Cinquant’anni di storia celebrati con un grande abbraccio di piazza, da nord a sud Italia: un tuffo nei ricordi che hanno unito generazioni di italiani. Si è concluso il “tour” della MulinoSveglia, l’installazione gigante che, dopo aver toccato Milano, Parma e Bari, ha chiuso il suo viaggio ad Ascoli Piceno, ultima tappa per celebrare insieme 50 anni di Mulino Bianco, uno dei brand più amati e riconosciuti del Paese.
L’installazione, che riproduce fedelmente in formato maxi l’iconica Sveglia a forma di Mulino degli anni ’80, uno dei premi più rappresentativi del brand, ha richiamato circa 65mila consumatori, quasi 100 giornalisti e oltre 40 influencer e celebrità. Durante le giornate nelle piazze quasi 61mila box degustazione omaggio sono state distribuite. Gli eventi in piazza rientrano in un anno di celebrazioni scandito da un fitto calendario di attività pensate per omaggiare la lunga storia di un “love brand”, leader nel mercato nel settore dei prodotti da forno in Italia, presente oggi nelle case di 23 milioni di famiglie (fonte: NIQ Panel Bakery – 52 w.e. Week 52 2024).
Tappa dopo tappa, la MulinoSveglia ha saputo conquistare l’Italia, portando nelle piazze di Milano, Parma, Bari e Ascoli Piceno un’esperienza immersiva e coinvolgente. Al suo interno, i visitatori hanno potuto ammirare da vicino gli oggetti iconici che hanno fatto la storia del marchio, dalla gallina Rosita alla poltrona del famoso mugnaio degli spot tv, fino alle prime Sorpresine, passando per il Coccio, i frame degli spot che ci hanno fatto emozionare e una novità accolta con entusiasmo: il ritorno del Piccolo Mugnaio Bianco. All’esterno dell’installazione, il numeroso pubblico ha ricevuto una box degustazione ispirata alla MulinoSveglia contenente alcuni prodotti Mulino Bianco.
“Emozioni, sorrisi, passioni, ricordi. Si è concluso il nostro viaggio nei cinquant’anni di Mulino Bianco. Siamo veramente contenti della risposta delle persone – commenta Laura Signorelli, Marketing Director Equity Mulino Bianco. “Il 2025 è stata un’opportunità unica per riconnetterci con le persone. Un anno ricco di tante iniziative che ci hanno consentito di riattivare i ricordi degli italiani, creando momenti di condivisione intergenerazionale che rappresentano per noi un altro importante capitolo della storia della marca”.
Lo scorso febbraio, a Milano si è tenuto l’evento di lancio dei 50 anni Mulino Bianco con la maxi MulinoSveglia presente in Piazza Gae Aulenti, uno dei luoghi più rappresentativi della città. L’evento è stato vissuto con grande partecipazione ed entusiasmo da parte del pubblico milanese.
Per cinque giorni la maxi MulinoSveglia ha richiamato oltre 21mila consumatori, quasi 60 giornalisti e oltre 25 influencer e celebrità che hanno partecipato alle iniziative organizzate dal brand. Oltre a scoprire l’installazione, i visitatori hanno ricevuto un leaflet per partecipare al concorso attivo tutto l’anno e vincere premi iconici e hanno potuto condividere un “ricordo buono” legato a Mulino Bianco, ricevendo in cambio una Sorpresina, come piccolo omaggio aggiuntivo.
Dal 5 al 7 aprile, la MulinoSveglia ha fatto tappa in Piazza Garibaldi a Parma, luogo simbolo del saper fare Barilla. Per tre giorni il cuore della città si è trasformato in un luogo di festa, accogliendo oltre 15mila persone, tra visitatori, giornalisti e influencer. Anche in questa tappa i visitatori hanno potuto rivivere mezzo secolo di storia del brand attraverso oggetti e immagini e l’esperienza è stata pensata per essere accessibile a tutti, all’insegna dell’inclusività, anche per le persone con disabilità uditiva, grazie a brochure che raccontavano in italiano, francese e inglese l’atmosfera e i contenuti del percorso. La celebrazione è poi proseguita presso Bottega Barilla, lo storico negozio del Gruppo nel centro di Parma, tra momenti di condivisione, omaggi e degustazioni.
Dal 17 al 19 ottobre, la maxi MulinoSveglia è arrivata in Largo Giannella a Bari, affacciata sul lungomare, portando con sè l’atmosfera festosa delle celebrazioni per i 50 anni di Mulino Bianco. Per tre giorni, il capoluogo pugliese si è riempito di emozioni e sorrisi: oltre 21mila persone hanno risposto con entusiasmo all’invito ad entrare in contatto con Mulino Bianco e a visitare la MulinoSveglia. Il calore e la partecipazione del pubblico hanno reso Bari una tappa particolarmente significativa del viaggio.
Per la tappa finale dei cinquant’anni di Mulino Bianco nelle piazze d’Italia, il 25 e il 26 ottobre la maxi MulinoSveglia è arrivata in Piazza Ventidio Basso ad Ascoli Piceno. La scelta di questa città non è casuale: qui ha sede lo storico stabilimento Mulino Bianco, dove da oltre quarant’anni nascono alcuni dei suoi prodotti più amati.
Per due giorni, Ascoli è diventata il palcoscenico del grande abbraccio finale con i fan del brand. Oltre 6mila visitatori sono entrati in contatto con Mulino Bianco e con i suoi iconici prodotti e hanno avuto l’occasione di visitare la MulinoSveglia.
Con la tappa di Ascoli Piceno si è chiuso un anno di celebrazioni che ha ripercorso la storia e i valori di Mulino Bianco, rinnovando il legame profondo con le famiglie italiane e guardando ai prossimi 50 anni con la stessa passione e autenticità di sempre.
-news in collaborazione con Mulino Bianco –
-foto ufficio stampa Mulino Bianco –
(ITALPRESS).

Cronaca

Cina, due rompighiaccio rientrano dalla spedizione scientifica nell’Artico

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SHANGHAI (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Le rompighiaccio cinesi da ricerca Xuelong e Xuelong 2, note anche come Snow Dragon e Snow Dragon 2, sono rientrate oggi a Shanghai, nella Cina orientale, dopo quasi tre mesi di attività nell’ambito della 16esima spedizione cinese nell’Oceano Artico.

La spedizione ha portato a termine con successo compiti fondamentali, tra cui indagini e monitoraggi a tutto campo, ricerca scientifica d’avanguardia e cooperazione internazionale. Secondo il team della spedizione, sia la portata della spedizione sia il numero totale di attività svolte hanno raggiunto nuovi massimi.

Sono stati ottenuti risultati proficui in termini di nuove scoperte scientifiche, progressi teorici decisivi, test tecnologici e applicazioni delle attrezzature, fornendo un solido sostegno per approfondire la comprensione e offrire una risposta efficace al cambiamento climatico globale, e per promuovere lo sviluppo sostenibile nell’Artico.

Organizzata dal ministero delle Risorse Naturali, la spedizione è stata condotta da quattro navi: Xuelong, Xuelong 2, Jidi e Tansuo-3.

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Al momento, Jidi e Tansuo-3 sono ancora impegnate nelle rispettive missioni di ricerca e il loro rientro è previsto per metà ottobre.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

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Trevi a un bivio, l’offerta di Webuild punta sul valore certo

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MILANO (ITALPRESS) – Gli azionisti di Trevi, eccellenza italiana nell’ingegneria del sottosuolo e nelle fondazioni speciali sono al bivio. Da una parte c’è ICOP che ha appena migliorato la propria proposta ma resta ancorata a uno scambio azionario. Dall’altra Webuild, che offre 4,50 euro in contanti per ogni azione Trevi. Due operazioni costruite su logiche molto diverse: nella prima il valore che l’azionista Trevi riceverà dipende dal prezzo futuro delle azioni ICOP; nella seconda il corrispettivo è fissato e pagato in cash.
Ed è proprio qui che cominciano i dubbi della Borsa. Perchè il valore attribuito alle azioni ICOP, sulla cui quotazione si regge la convenienza del concambio, appare secondo diversi indicatori superiore a quello suggerito dai fondamentali.
Il mercato oggi attribuisce a ICOP un valore pari a 21,7 volte il margine operativo (Ebit) del 2025. Un multiplo che si confronta con una media di 10,1 volte per i concorrenti individuati dalla stessa ICOP nel documento d’offerta. La valutazione scende a 8,8 volte se dal campione si esclude la stessa ICOP. In altre parole, il mercato sta pagando ICOP più del doppio rispetto alla media dei concorrenti utilizzati per il confronto.
Non è soltanto una questione di multipli. Anche le valutazioni degli advisor di Trevi, Mediobanca e Vitale, vanno nella stessa direzione. Secondo le loro stime, il concambio congruo dovrebbe collocarsi tra 0,222 e 0,312 azioni ICOP per ogni azione Trevi, contro lo 0,165 previsto dall’offerta migliorata. Una differenza che, incrociata con la forchetta di valori congrui stimata da Mediobanca e Vitale per l’azione Trevi, porta a un valore indicativo di ICOP intorno ai 21 euro per azione, oltre un terzo sotto i circa 30 euro a cui il titolo tratta in Borsa.
E anche Trevi, a quei valori, cambierebbe faccia: la valorizzazione implicita sarebbe di circa 3,4 euro per azione, contro i 5,165 euro dichiarati da ICOP e, soprattutto, al di sotto dei 4,50 euro cash messi sul tavolo da Webuild.
Ma c’è un altro problema, meno visibile di una quotazione sul monitor di Borsa e forse per questo più insidioso: la liquidità. Le azioni ICOP sono poco scambiate. Negli ultimi dodici mesi è passato di mano circa l’11% del capitale della società, contro il 184% di Trevi. La differenza è enorme e diventa concreta quando si prova a immaginare cosa accadrebbe a un azionista rilevante di Trevi.
Un investitore che possiede il 2% di Trevi riceverebbe, sulla base del concambio, circa 216 mila azioni ICOP. Un pacchetto che, ai ritmi medi di scambio, potrebbe richiedere fino a tre mesi di Borsa per essere liquidato. Il valore sulla carta, dunque, non coincide necessariamente con la facilità con cui quel valore può essere trasformato in denaro.
Poi c’è il capitolo del debito. ICOP arriva alla partita Trevi dopo un significativo peggioramento della propria posizione finanziaria netta: in 18 mesi è passata da una liquidità netta di 15 milioni di euro a fine 2024 a un debito netto di 184 milioni a giugno 2026, con flussi di cassa operativi negativi sia nel 2025 sia nel primo semestre di quest’anno.
Con l’integrazione di Trevi, il debito lordo pro-forma salirebbe da 279 a 483 milioni di euro. E il rapporto tra EBITDA e oneri finanziari, già sceso da 10,3 a 7,4 volte, si ridurrebbe a circa 4,6 volte. Resta inoltre sul tavolo il nodo dei 180 milioni di finanziamento Trevi che diventerebbero esigibili in caso di cambio di controllo e per i quali, secondo i dati disponibili, ICOP non aveva ancora ottenuto il disco verde delle banche.
Anche il piano industriale solleva interrogativi. ICOP prevede una crescita dei ricavi del 15-17% l’anno, mentre i mercati di riferimento indicati nei documenti si muovono su ritmi compresi tra il 4,7 e l’8%. Una distanza non irrilevante tra le ambizioni della società e la velocità dei mercati nei quali opera.
E il portafoglio ordini, anche includendo le gare in corso, coprirebbe appena il 13-15% dei ricavi attesi nel 2029. Le sinergie con Trevi, stimate in 55-75 milioni di EBITDA, arriverebbero inoltre soltanto dal 2030, quindi oltre l’orizzonte temporale del piano. Per la parte prevalente, si tratterebbe di risparmi di costo la cui concreta realizzazione non è stata ancora dettagliata.
Dall’altra parte del tavolo c’è Webuild, con una proposta costruita su un elemento molto più semplice da leggere: 4,50 euro per ogni azione Trevi, interamente in contanti. Il corrispettivo, secondo quanto indicato dalla società, incorpora un premio di circa il 30% rispetto al prezzo ufficiale alla data di riferimento. Per l’azionista che aderisce, il valore dell’offerta non dipende quindi dall’andamento successivo delle azioni ICOP o dalla capacità del mercato di assorbire un consistente pacchetto di titoli poco liquidi.
C’è poi la copertura finanziaria dell’operazione. Webuild ha previsto un contratto di finanziamento destinato a sostenere l’esborso per l’acquisto di tutte le azioni Trevi e anche l’eventuale rifinanziamento del debito della società. L’offerta, inoltre, non pone condizioni legate al rifinanziamento del debito Trevi.
Ma la partita non è soltanto finanziaria. Webuild presenta l’operazione come un progetto industriale destinato a inserire le competenze di Trevi nelle fondazioni speciali all’interno di una piattaforma globale delle grandi infrastrutture. Un gruppo che ha chiuso il 2025 con 13,6 miliardi di euro di ricavi e disponeva al 30 giugno 2026 di un portafoglio ordini di 54 miliardi.
Per Trevi significherebbe, secondo la proposta Webuild, l’accesso alla rete internazionale del gruppo, presente in 50 Paesi, con la possibilità di raggiungere nuove geografie, clienti e gare di dimensioni e complessità maggiori. L’operazione prevede inoltre il mantenimento dell’identità di Trevi, del centro direzionale in Italia e del patrimonio di competenze tecniche, progettuali e manageriali, lasciando alla società la possibilità di continuare a operare sul mercato offrendo i propri servizi all’intero settore.
Non si partirebbe, inoltre, da zero. Webuild e Trevi collaborano già da anni su alcuni grandi cantieri italiani e internazionali, dalla diga di Rogun in Tagikistan alla Linea C della metropolitana di Roma. L’integrazione, nella visione di Webuild, servirebbe dunque a trasformare una collaborazione già esistente in un progetto industriale stabile.
Il punto centrale resta però quello economico. Da una parte, ICOP propone un concambio che può offrire agli azionisti Trevi una partecipazione nel futuro gruppo integrato, ma li espone al valore di Borsa di ICOP, alla sua liquidità, all’evoluzione del debito e alla capacità del piano industriale di centrare obiettivi di crescita ambiziosi. Dall’altra, Webuild propone 4,50 euro cash per azione, eliminando per chi aderisce l’esposizione all’andamento futuro del titolo e accompagnando il corrispettivo con una proposta industriale fondata sull’integrazione delle competenze di Trevi nella propria piattaforma globale.

– Foto ufficio stampa Webuild –

(ITALPRESS).

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Ue, Meloni “Chiediamo flessibilità aggiuntiva per famiglie e imprese”

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ROMA (ITALPRESS) – “Possiamo continuare a parlare quanto vogliamo di costo dell’energia, ma se ci diamo la zappa sui piedi da soli diventa molto più difficili: quando diversi mesi fa abbiamo posto il problema in Europa in molti dicevano che non saremmo andati da nessuna parte, ma oggi registro che molti colleghi si stanno attivando per chiedere ulteriori misure; lo hanno fatto Francia, Repubblica Ceca e Grecia”. A dirlo è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in video collegamento con ‘Oltre le Radicì, l’evento annuale de Il Gazzettino. “Non avevamo torto quando abbiamo posto il problema per tempo – continua Meloni -. Adesso la questione ulteriore è la necessità, già posta in sede Ecofin, di tenere conto della maggiore inflazione registrata in questo periodo nel calcolo dei parametri europei da rispettare e del deficit consentito. Altri Stati membri stanno andando nella stessa direzione: intendo attivarmi nuovamente nei confronti della Commissione affinchè la questione venga trattata nella riunione Ecofin della prossima settimana in Lussemburgo e in Consiglio europeo tra due settimane. Noi crediamo che a fronte di una crescita inflazionistica globale a causa del caro energia sia necessario riconoscere agli Stati membri una flessibilità aggiuntiva per sostenere famiglie e imprese – sottolinea la premier -: bisogna mettere d’accordo molte persone, ma sono contenta che le questioni che l’Italia ha posto per prima oggi vengano condivise da altri colleghi. Sono concentrata nel portare a termine il lavoro di questi cinque anni, nei quali abbiamo cercato di proteggere al meglio gli italiani in un mondo sempre più instabile in cui le minacce si moltiplicano: il mio lavoro dipende dagli italiani, non da me”.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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