Economia
Orcel “Ruolo centrale delle banche per rilanciare la competitività dell’Europa”
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2 mesi fa-
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Redazione
MILANO (ITALPRESS) – “Quando parliamo di come l’Europa possa recuperare la propria capacità di competere, non possiamo trascurare il ruolo centrale delle banche per vincere questa sfida. Il nostro continente dovrà mobilitare capitali significativi – nell’ambito della difesa, dell’industria, della tecnologia e delle infrastrutture – e questo sarà possibile solo con un sistema finanziario che abbia le dimensioni, la solidità e la capacità di allocare risorse in modo efficiente”. Lo afferma Andrea Orcel, UniCredit Group CEO, in un intervento pubblicato oggi in prima pagina de Il Sole24Ore.
“Fortunatamente, sta emergendo un consenso sempre più ampio sulla direzione da intraprendere e disponiamo già delle leve necessarie a questo scopo: dal completamento dell’Unione Bancaria al rafforzamento dell’Unione dei Mercati dei Capitali, fino alla netta semplificazione del quadro regolamentare. La chiave ora è utilizzarle nel modo più appropriato, per ridurre la frammentazione e sprigionare il nostro pieno potenziale. La diagnosi è chiara da tempo. Ciò che farà differenza, adesso, è la capacità di esecuzione”, aggiunge.
Per Orcel, però, “questa è solo una parte dell’equazione. Anche il sistema bancario ha una responsabilità diretta. Il nostro settore sta attraversando una trasformazione tra le più marcate degli ultimi decenni, perché la tecnologia non si limita più a ottimizzare processi esistenti: sta ridefinendo radicalmente i modelli operativi, così come i criteri di allocazione del capitale e di gestione del rischio. Nel frattempo, stanno evolvendo anche le aspettative dei clienti – consapevoli, come noi, delle opportunità offerte da questi nuovi strumenti”.
Secondo Orcel “per le banche europee tradizionali, questo richiede una riflessione di fondo. Legacy, reputazione e miglioramenti marginali non bastano più. In un contesto segnato da volatilità e incertezza, il rischio maggiore è l’inerzia. Fintech e hyperscaler continuano ad alzare l’asticella, fissando nuovi standard in termini di velocità, efficienza e reattività digitale. Chi non saprà adattarsi, rischia di perdere progressivamente terreno e rilevanza nelle economie in cui opera”.
“In UniCredit – evidenzia – siamo abituati al cambiamento. Quando ho assunto la guida del Gruppo, ci trovavamo di fronte a sfide complesse che imponevano una decisa inversione di rotta. Con UniCredit Unlocked abbiamo avviato un rinnovamento che molti ritenevano irrealizzabile. Abbiamo ristabilito disciplina finanziaria, semplificato il nostro modello operativo e riunito l’organizzazione attorno a un’unica Visione, una strategia chiara e una Cultura condivisa. I risultati parlano da soli: la migliore performance della nostra storia e venti trimestri consecutivi di crescita di qualità. La trasformazione, tuttavia, è un percorso, non un traguardo. In un mondo che evolve a questa velocità, fermarsi equivale a retrocedere, a essere superati. Così come l’Europa non può permettersi di rallentare di fronte a un’impresa di questa portata, allo stesso modo le sue banche devono continuare ad avanzare. Per questo abbiamo annunciato UniCredit Unlimited: la prossima fase del nostro sviluppo strategico”.
“Un piano che – parole ancora di Orcel – segna l’inizio di una nuova era: ambiziosa, innovativa, e fondata su un ripensamento profondo di ciò che una banca europea può e deve essere. E soprattutto, che riflette una convinzione chiara: il futuro del banking sarà guidato da istituzioni capaci di superare ogni limite, integrare pienamente le tecnologie emergenti e operare con maggiore scala, agilità e determinazione. Per rimanere al vertice, dobbiamo valorizzare i punti di forza della tradizione bancaria europea, non abbandonarli. Relazioni solide e durature con i clienti, conoscenza dei territori, rigorosa gestione del rischio rimangono condizioni non negoziabili e tuttavia non sufficienti. Oggi, vanno integrate con competenze e attitudini proprie dei player nativi digitali: velocità decisionale, eccellenza tecnologica, spirito di adattamento. Il nostro obiettivo non è inseguire chi è entrato da poco nel settore. È posizionarci un passo avanti, guidare anche questa evoluzione rafforzando i nostri vantaggi competitivi con l’innovazione e la flessibilità che il mercato richiede. Al centro, come sempre, ci sono le nostre persone. Si parla molto di intelligenza artificiale. E come ogni nuova tecnologia, anche questa è in grado di generare valore solo se integrata adeguatamente nei processi, nelle dinamiche e nella cultura aziendale. Senza investimenti mirati in competenze, formazione e incentivi, l’IA rischia di rimanere un esercizio solo teorico”.
“Per noi, tutto questo, rappresenta una priorità strategica. Per cogliere appieno il potenziale dell’IA, serve una forza lavoro sempre più qualificata, capace di integrarla nei processi decisionali quotidiani e di tradurne i benefici in maggiore efficienza e capacità di innovazione. Allo stesso tempo – dice ancora Orcel – dobbiamo preservare ciò che nessuna macchina può sostituire: il giudizio umano, fondamento della fiducia su cui si basa il sistema bancario. Noi crediamo nelle nostre persone. Sappiamo che sapranno trovare il giusto equilibrio. Nessuno meglio di loro conosce i nostri clienti e le comunità in cui operiamo. I recenti sviluppi geopolitici hanno evidenziato con chiarezza la posizione delicata in cui si trova l’Europa e l’urgenza di un confronto franco su competitività e resilienza. Ora è fondamentale che tutto ciò si traduca in progressi concreti. Un quadro regolamentare più integrato potrà generare risultati tangibili solo se gli istituti finanziari saranno messi nelle condizioni di operare in un contesto sempre più rapido, digitale ed esigente. Se l’Europa vuole trasformarsi davvero, le sue banche devono essere in prima linea. Il nostro settore evolve a grande velocità e su scala globale, e noi dobbiamo essere in grado di sostenerne il ritmo: allocare capitale oltre i confini nazionali, agire con tempestività, e assecondare le aspettative sempre più alte dei nostri clienti”.
“Nel 2026 – conclude – il nostro continente deve trasformare l’ambizione in azione. E con l’avvio del nuovo piano Unlimited, UniCredit è determinata ad assumere un ruolo guida: indicando la direzione, dando l’esempio e dimostrando con i fatti cosa significa superare ogni limite”.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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Economia
La Corte dei conti europea “Dalla riforma del bilancio non necessariamente miglioramenti”
Pubblicato
16 ore fa-
27 Aprile 2026di
Redazione
LUSSEMBURGO (ITALPRESS) – Secondo la Corte dei conti europea, le notevoli e molteplici modifiche che la Commissione europea ha proposto per il bilancio a lungo termine dell’UE potrebbero in ultima analisi non migliorare i meccanismi di finanziamento e di spesa per l’attuazione delle politiche e dei programmi dell’UE nel periodo successivo al 2028.
Poiché alcuni aspetti dei meccanismi proposti modificano in maniera sostanziale le modalità di pianificazione, gestione e controllo della spesa dell’UE, la Corte segnala rischi per la sana gestione finanziaria e invita ad introdurre misure di salvaguardia più decise. In un documento pubblicato oggi, nel quale sono sintetizzate tali preoccupazioni, la Corte ribadisce gli avvertimenti rivolti ai responsabili delle politiche dell’UE in vista dei negoziati circa gli esiti della proposta relativa al bilancio di quasi 2.000 milioni di euro per il periodo 2028-2034.
In diversi pareri formulati da gennaio sulle proposte della Commissione per il quadro finanziario pluriennale (QFP), la Corte presenta il proprio punto di vista su un’ampia gamma di settori, dalla competitività, ricerca e cultura alla coesione, agricoltura e sostegno internazionale.
“Dalle proposte legislative per il prossimo bilancio pluriennale dell’UE emerge che non si tratta di una continuazione dello status quo, bensì di un cambiamento radicale”, ha affermato il presidente della Corte dei conti europea Tony Murphy. “In quanto istituzione addetta al controllo finanziario dell’UE, la Corte sottolinea i rischi e le sfide in una serie di pareri sulle proposte della Commissione per il bilancio 2028-2034. Molte delle modifiche proposte non sono garanzia di una spesa migliore in futuro”, ha aggiunto.
A luglio e settembre 2025, la Commissione ha formulato diverse proposte legislative per il bilancio dell’UE per il periodo 2028-2034. Per prima cosa, ha proposto una dotazione finanziaria totale di circa 2 000 miliardi di euro, un aumento del 59 % rispetto all’attuale bilancio dell’UE di 1 200 miliardi di euro per il periodo 2021-2027.
Di conseguenza, i contributi nazionali al bilancio aumenterebbero dell’81%, raggiungendo i 235 miliardi di euro. Per finanziare le politiche dell’UE, la Commissione ha proposto che i flussi di entrate proprie aumentino di numero, passando da quattro a nove: queste comprendono nuove risorse basate sulle apparecchiature elettriche ed elettroniche non raccolte, sulle accise sul tabacco e su una risorsa societaria per l’Europa. Al contempo, ha proposto una netta diminuzione – di circa 20 punti percentuali – della percentuale dei finanziamenti dell’UE da attuare congiuntamente agli Stati membri.
Ha inoltre proposto un ingente nuovo fondo europeo da 865 miliardi di euro per la coesione e l’agricoltura, incentrato su un unico piano di partenariato nazionale e regionale, e un sostanziale aumento dei finanziamenti per rafforzare la base industriale per la difesa dell’UE e le capacità in materia. Inoltre ci sarebbe un passaggio importante verso il “finanziamento non collegato ai costi”, e la possibilità per gli Stati membri di finanziare i propri piani mediante prestiti rimborsabili dell’UE fino a 150 miliardi di euro, una rilevante novità su tale scala.
La Corte avverte che, in caso di mancata approvazione dei nuovi flussi di entrate, ci sarebbe una notevole carenza di fondi: in altre parole, sarà necessario aumentare i contributi degli Stati membri oppure ridurre l’ambizione del bilancio. Inoltre, la Corte rileva il notevole aumento del debito UE che conseguirebbe all’assunzione di prestiti proposta. In termini di spesa, accorpare politiche differenti potrebbe incidere negativamente sul conseguimento dei relativi obiettivi e richiedere compromessi tra le priorità.
Per grandi parti del bilancio le priorità di spesa saranno nelle mani di Stati membri con interessi divergenti. Ad esempio, una sostanziale divergenza tra i piani degli Stati membri potrebbe compromettere l’allineamento tra la spesa per l’agricoltura e le priorità dell’UE, distorcere la concorrenza e creare disparità di condizioni per gli agricoltori.
Inoltre, godere di maggiore flessibilità non dovrebbe significare spendere maggiori risorse senza assicurarsi esiti più efficaci. Il quadro di performance proposto risente di una progettazione carente, il che non consente di misurare i risultati conseguiti dalla spesa dell’UE e, in ultima analisi, quali vantaggi ottengono i cittadini dell’UE a fronte dei contributi versati. .
Al contempo, i meccanismi volti a garantire che i fondi dell’UE siano spesi in modo proficuo si basano in maniera eccessiva, per grandi parti del bilancio, su controlli degli Stati membri spesso inadeguati. Infine, le proposte non definiscono i maniera abbastanza chiara i diritti illimitati della Corte di accedere alle informazioni.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
Economia
Consap, Sanasi d’Arpe “Il fondo prima casa pilastro di inclusione finanziaria”
Pubblicato
16 ore fa-
27 Aprile 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Il fondo prima casa nasce per garantire e agevolare l’accesso al credito per i soggetti economicamente deboli e che altrimenti non avrebbero possibilità di inclusione finanziaria”. Lo ha sottolineato Vincenzo Sanasi d’Arpe, amministratore delegato di Consap, intervenendo agli “Stati generali degli NPE 2026”, dedicati a “I nuovi orizzonti del credit management”.
L’AD ha evidenziato come il finanziamento alle famiglie evidenzi questioni di alta rilevanza economica e sociale. Il Fondo gestito da Consap oggi incide per il 20% sui mutui totali erogati in Italia. I volumi gestiti testimoniano un impatto capillare sull’economia reale: dall’avvio dell’iniziativa sono stati garantiti complessivamente 544.030 mutui, per un importo di 64,65 miliardi di euro complessivamente erogato. L’intervento supporta con particolare forza i giovani, con l’accesso per gli Under 36 passato dal 63% al 79%, e le famiglie numerose, dove il 78% dei mutui garantiti riguarda nuclei con tre figli. Guardando alle prospettive future, Sanasi d’Arpe ha annunciato che Consap sta promuovendo la possibilità di includere anche “le famiglie con soggetti disabili che purtroppo hanno difficoltà ad accedere alle misure oggi dedicate”.
A garanzia di questo impegno continuo, l’iniziativa è stata rifinanziata dalla legge di bilancio 2025, che ha previsto una dotazione di 270 milioni per il 2026 e ha introdotto un limite massimo agli impegni assumibili in garanzia pari a 43 miliardi di euro per l’anno in corso. Attraverso la sua funzione di “committenza sociale”, Consap opera “per rendere il diritto all’abitazione un pilastro della società, mettendo le proprie competenze al servizio della collettività secondo un’etica dello sviluppo che non lasci indietro nessuno”.
– Foto ufficio stampa Consap –
(ITALPRESS).
Economia
Confindustria “Con una guerra lunga rischiamo la più grave crisi energetica della storia”
Pubblicato
16 ore fa-
27 Aprile 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Se la guerra” in Iran “finisse oggi gli impatti potrebbero essere gestibili, ma se dovesse prolungarsi per molto tempo ci sarebbe il rischio di una crisi sistemica. Se la guerra dovesse proseguire fino a fine anno” c’è il rischio “recessione con un tasso d’inflazione molto alto, vicino al 6%. Quindi, i rischi di un prolungamento guerra sono molto elevati così come sono elevati gli impatti sull’economia italiana ed europea. Una guerra più lunga potrebbe proiettarci nella più grave crisi energetica della storia, questo determinerebbe una crisi di sistema”. Così i rappresentanti di Confindustria, in audizione presso le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato. “La nostra principale vulnerabilità è l’energia, forse è importante avere una strategia per superarla dove identifichiamo dei tempi e ci fissiamo degli obiettivi – evidenziano – altrimenti rischiamo anche in futuro di trovarci in questa situazione. Inoltre, è necessario avere anche un piano di emergenza, avere degli strumenti già condivisi significa poter affrontare una emergenza avendo a disposizione già un kit che agevola tutti”.
“La guerra in Iran mette a rischio una quota importante del petrolio. La chiusura, sia parziale che totale, di Hormuz consente un’autonomia globale che va dai 6 agli 11 mesi e di questi 2 sono già trascorsi. Da quell’area proviene una quota importante di petrolio e gas che va verso i Paesi asiatici, ciò significa che se dovesse prolungarsi la guerra andrebbero in difficoltà quei Paesi e in tempi ragionevoli rischiamo una carenza di beni intermedi che provengono da quell’area”, aggiungono.
“Al momento il mercato” Europeo “ha delle potenzialità straordinarie. Il problema è che la mancanza di politiche adeguate in questi anni ha fatto sì che ci siamo progressivamente allontanati dalla dinamica di crescita degli Usa. Evidentemente, a nostro modo di vedere, è l’assetto istituzionale europeo che è inadeguato: il mercato comune non è un vero mercato e rimane disomogeneo con dei costi di transazione interne ancora molto elevati; spesso è inefficace in politica estera; sicuramente inefficace nella politica industriale. Va riformato alla radice perché questo assetto non consente di fronteggiare le sfide che abbiamo davanti”, concludono.
– Foto ufficio stampa Confindustria –
(ITALPRESS).


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