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Figc, Gravina “Criticità ben note da anni, sono deficit strutturali”

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ROMA (ITALPRESS) – “Le criticità del sistema calcio italiano sono ben note da anni, richiamate in molteplici documenti ufficiali, che differiscono solo per i dati statistici in costante peggioramento, a conferma del fatto che si tratta per lo più di deficit ormai strutturali”. È il pensiero del presidente dimissionario della Figc Gabriele Gravina, che ha deciso di rendere nota la relazione predisposta in vista dell’audizione davanti alla VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati, poi cancellata a seguito del suo passo indietro “come se i problemi del movimento calcistico fossero conseguentemente risolti”.

“Se vogliamo il bene del calcio italiano, in quanto movimento sportivo nel suo complesso, è necessario fare chiarezza sulle reali competenze della Federazione, delle Leghe (quindi dei club) e delle istituzioni – sottolinea Gravina – Troppe imprecisioni, se non addirittura vere e proprio falsità, infatti, alimentano la ricerca di colpevoli a tutti i costi, ma soprattutto la diffusione di convinzioni errate. Rischio, quest’ultimo, che penalizza ancor più del primo la vera ricerca di soluzioni ai problemi del nostro calcio”.

“A mio avviso, infatti, non è un caso che nelle materie di diretta ed esclusiva competenza federale (sostenibilità sociale e ambientale, progetti giovanili e scolastici, programma di formazione e sviluppo delle Nazionali giovanili, solo per citarne alcune), si siano raggiunti risultati ragguardevoli, al contrario delle materie in cui gli interessi delle componenti, così come le reciproche autonomie, si sovrappongono a tal punto da arrivare ad ingessare il sistema”, chiosa Gravina nella sua premessa alla relazione.

LA RELAZIONE DI GRAVINA

Pochi italiani in campo, dispersione del talento, un sistema economicamente insostenibile e l’annosa questione infrastrutturale, oltre alle difficoltà di fare fronte comune. Sono queste in sintesi le criticità del calcio italiano all’origine dei “mali” della Nazionale, che per la terza volta di fila ha mancato la qualificazione ai Mondiali. Gabriele Gravina, presidente dimissionario della Figc, ha reso nota la relazione che avrebbe dovuto presentare in occasione dell’audizione davanti alla VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera, poi cancellata a seguito del suo passo indietro. Gravina elenca una serie di punti che possono spiegare la situazione attuale, a partire dalla bassa percentuale di italiani e di giovani in campo: detto che la serie A con un’età media di 27 anni è l’ottavo torneo più anziano in Europa, nell’attuale campionato gli stranieri hanno giocato il 67,9% dei minuti complessivi mentre in Spagna siamo al 39,6% e in Francia al 48,3%. Dall’altro lato dei 284 calciatori che hanno giocato in media almeno 30 minuti a partita, solo 89 – di cui 10 portieri – sono italiani.

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I dati condannano anche gli investimenti nei settori giovanili (nella Top 50 per ricavi decennali dalla vendita di calciatori “formati in casa” ci sono solo Atalanta e Juve, due dei quattro club con una seconda squadra “la cui introduzione è stata peraltro a lungo osteggiata nel nostro sistema”, ricorda Gravina) mentre la Serie A italiana è il 49° campionato al mondo (su 50 monitorati) per percentuale di minuti giocati da calciatori U21 selezionabili per la Nazionale. Si registra anche il progressivo impoverimento della qualità tecnica e la dispersione del talento giovanile nel calcio italiano: lo dimostrano i risultati – i migliori di sempre – ottenuti delle nazionali fino all’Under 20, i cui giocatori poi faticano ad affermarsi nelle prime squadre. Gravina cita i calciatori spagnoli che hanno disputato l’Europeo U19 2023 (vinto dall’Italia) che “hanno minutaggi quasi doppi in prima divisione e quasi sei volte maggiori in partite di Coppe europee rispetto ai loro omologhi italiani”. Per quanto riguarda la gestione economica, “le risorse generate non bastano a coprire i costi” e per questo si preferisce prendere giocatori all’estero, “che spesso risultano più a buon mercato”. Negli ultimi 40 anni 194 società non sono state ammesse ai campionati e negli ultimi 13 anni sono stati inflitti 519 punti di penalizzazione.

“Il calcio professionistico italiano perde ancora oltre 730 milioni di euro all’anno”, con l’incidenza del costo del lavoro sul valore della produzione che nell’ultimo quinquennio ha superato l’80% sia in serie B (82%) che in serie C (89%). “L’area del professionismo è ipertrofica (97 club professionistici ce li hanno pochissimi Paesi al mondo: Messico, Turchia, Argentina, Thailandia, Arabia Saudita sono gli unici con più club professionistici dell’Italia)”, si legge ancora nella relazione, che vira poi sulle infrastrutture (“L’Italia non figura tra le prime dieci nazioni europee per numero di stadi costruiti/ammodernati tra il 2007 e il 2024”) e sulla “cronica incapacità di fare sistema: il numero di soggetti portatori di interessi diversi che siedono in Consiglio Federale è superiore a quello che c’è negli altri paesi di riferimento”.

Se il calcio italiano è in crisi, anche la politica ha le sue colpe. Gravina punta il dito contro l’abolizione del vincolo sportivo, più volte contestato dalla Federazione, “per gli effetti devastanti che ha prodotto sulle fondamenta del sistema calcio italiano”, ma anche contro la riforma Mulè che ha dato alle Leghe “una sorta di “diritto di intesa” su temi fondamentali quali, ad esempio, la definizione del sistema delle Licenze Nazionali per l’ammissione ai campionati. Ciò ha (sinora) determinato l’impossibilità di mettere mano ad alcune riforme fondamentali per provare a correggere le criticità prima evidenziate”, su tutte la riforma dei campionati, con Serie A e Serie B a 18, con riduzione dell’area professionistica della Lega Pro. Si parlato tanto di fissazione di un numero minimo di calciatori italiani da schierare in campo, che però è “impossibile da attuarsi perché contrario al principio della libera circolazione dei lavoratori, che si applica al calcio in quanto sport professionistico”.

E se da un lato non c’è stata alcuna “collaborazione “di sistema” per il calendario intasato, che tenga conto anche delle esigenze della Nazionale”, dall’altro, a differenza di quanto avvenuto per Milano-Cortina, l’America’s Cup a Napoli o i Giochi del Mediterraneo a Taranto, “non vi sono stati stanziamenti economici, neanche in previsione di Euro 2032” con “gli investimenti in nuovi impianti, già attuati/avviati o progettati”, che “sono totalmente a carico dei club e dei loro proprietari (nessun sostegno da parte delle istituzioni)”. Altro punto sottolineato da Gravina il fatto che “i costi del passaggio al professionismo del calcio femminile sono interamente a carico di club e Federazione; viceversa, in Spagna, il contributo pubblico per il passaggio del calcio femminile al professionismo è stato di quasi il doppio (20 mln euro nel triennio, contro 10,7)”.

LE CONCLUSIONI DELL’EX PRESIDENTE

“Per il bene del calcio italiano, l’unico modo di intervenire è farlo in maniera radicale, grazie ad un’unità d’intenti che superi i confini del conveniente e dell’opportuno. Sarebbe decisivo un passo in avanti da parte di tutte le componenti federali, con il fondamentale supporto del Governo e del Parlamento”. Così Gravina nelle conclusioni alla sua relazione. “Perché senza questa convinta e unanime volontà di anteporre il bene comune alla difesa del proprio posizionamento, con la politica che deve creare le condizioni e agevolare gli strumenti adeguati per agire, nessun singolo individuo può determinare il vero e completo rilancio del movimento calcistico italiano”, sottolinea ancora Gravina, elencando una serie di misure che potrebbero essere d’aiuto, come il diritto alla scommessa (percentuale di gettito o vincite sul calcio) e il credito d’imposta che genererebbero risorse da devolvere al calcio stesso, per valorizzare giovani e impianti.

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E ancora, il ripristino, anche con eventuale riformulazione, del “Decreto Crescita”, l’abolizione del divieto di pubblicità e sponsorizzazioni per gli operatori delle scommesse, introdotto con il “Decreto dignità”, l’adozione di misure di sostegno per la realizzazione di nuovi stadi e/o l’ammodernamento di quelli esistenti, il riconoscimento alle Federazioni Sportive dello status di “impresa sociale” o, “quantomeno, reintroduzione della norma che ha consentito alle stesse, dal 2022 al 2024, di reinvestire la detassazione degli utili commerciali in attività socialmente rilevanti (es. calcio scolastico e di base, calcio paralimpico)”. E ancora, fra le proposte sul tavolo presenti nella relazione, “il progetto di rilancio tecnico del calcio giovanile italiano (affidato a Maurizio Viscidi), incentrato sul recupero della centralità della tecnica rispetto alla tattica, il potenziamento della formazione dei formatori di settore giovanile, l’attenzione all’attività non agonistica di base, la riforma dei campionati giovanili” e il “progetto di riforma dei campionati di Serie A, B, C e D, allo stato inattuabile per la mancanza di intesa tra tutte le componenti interessate”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Sinner resta al comando del ranking Atp, Shelton sale al numero 4 e Djokovic è fuori dalla top 10

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ROMA (ITALPRESS) – Jannik Sinner continua a guidare la classifica Atp nonostante sia ancora ai box. L’altoatesino, che ha saltato gli Us Open, precede proprio il trionfatore di New York, il tedesco Alexander Zverev, in testa alla Race, e lo spagnolo Carlos Alcaraz.

Per quanto riguarda la Top 10, le principali novità riguardano Ben Shelton e Frances Tiafoe, protagonisti del terzo derby USA in una semifinale Slam in singolare maschile negli anni 2000. Entrambi hanno raggiunto il nuovo best ranking: Shelton sale al numero 4, Tiafoe all’8.

Il russo Daniil Medvedev guadagna due posizioni ed è sesto, Flavio Cobolli ne perde una e si attesta settimo. Il serbo Novak Djokovic è fuori per la prima volta fuori dai primi 10 da luglio 2018.

In chiave azzurra, restano otto i tennisti tra i top 100. Lorenzo Musetti scivola di sei gradini ed è 20esimo, Luciano Darderi è stabile in 22esima piazza, Matteo Arnaldi è 37esimo (-1), Matteo Berrettini 43esimo, Lorenzo Sonego 86esimo (+3) e Mattia Bellucci 90esimo (+5).

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Best ranking per Federico Cinà (168esimo, +13): il giovane siciliano è salito in quarta posizione nella Next Gen Race, la classifica basata sui risultati stagionali degli Under 20, ed è dunque tra i favoriti per la partecipazione alle Next Gen ATP Finals organizzate quest’anno a Reggio Calabria.

Questa la top ten della nuova classifica Atp:

1. Jannik Sinner (Ita) 11.500 (–)
2. Alexander Zverev (Ger) 9.690 (–)
3. Carlos Alcaraz (Esp) 5.560 (–)
4. Ben Shelton (Usa) 4.680 (+5)
5. Felix Auger-Aliassime (Can) 3.890 (-1)
6. Daniil Medvedev (Rus) 3.770 (+2)
7. Flavio Cobolli (Ita) 3.720 (-1)
8. Frances Tiafoe (Usa) 3.380 (+4)
9. Alex De Minaur (Aus) 3.330 (-2)
10. Taylor Fritz (Usa) 3.175 (–)

Così gli altri italiani:

20. Lorenzo Musetti 2.255 (-6)
22. Luciano Darderi 2.200 (–)
37. Matteo Arnaldi 1.349 (-1)
43. Matteo Berrettini 1.165 (–)
86. Lorenzo Sonego 698 (+3)
90. Mattia Bellucci 659 (+5)
146. Andrea Pellegrino 390 (-17)
158. Stefano Travaglia 355 (-11)
163. Marco Cecchinato 344 (+3)

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RYBAKINA NUOVA LEADER DEL WTA

Alcune variazioni in chiave tricolore nella classifica mondiale femminile pubblicata stamane dalla Wta dopo la conclusione a New York dello Us Open, l’ultimo Slam dell’anno. Anche questa settimana sono sempre due le azzurre tra le prime cento.

Leader tricolore è ancora Jasmine Paolini: la 30enne di Bagni di Lucca, uscita a fine maggio dalla top ten, rientrata a Flushing Meadows dopo quasi due mesi di stop per il problema al piede destro (battuta al terzo turno da Cirstea), guadagna una posizione e risale al numero 20. Stabile Elisabetta Cocciaretto, 60esimo, costretta nelle ultime settimane a fare i conti con il riacutizzarsi del problema al ginocchio sinistro.

Grazie al secondo turno allo Us Open (stoppata da Paolini) partendo dalle qualificazioni, posizione immutata anche per Lucrezia Stefanini, sempre al numero 119. Alle sue spalle risale otto gradini Lucia Bronzetti, 127esima: ne scende invece sette, Lisa Pigato, 137esima. Rispetto al ranking precedente posizione invariata per Tyra Caterina Grant: la 18enne romana è sempre 149esima.

Diversi cambiamenti nella top ten mondiale dopo la conclusione dell’ultimo Slam dell’anno. A cominciare dalla vetta dove, grazie al trionfo newyorkese (ma in effetti le bastava già solo la semifinale), c’è una nuova regina, Elena Rybakina, 30esima numero uno dell’Era Open. La kazaka scavalca Aryna Sabalenka, stavolta “solo” finalista allo Us Open, che abbandona lo scettro mondiale dopo novantanove settimane consecutive (107 quelle complessive): la 28enne bielorussa, che negli ultimi mesi non ha mostrato la stessa forma smagliante di inizio stagione, è ora staccata di 2.026 punti dalla rivale.

Sul terzo gradino del podio è stabile la statunitense Jessica Pegula, in quarta posizione, a soli 21 punti, c’è la connazionale Coco Gauff, che precede la 19enne russa Mirra Andreeva, anche lei sempre in quinta piazza. Posizione immutata anche per un’altra campionessa Slam, Linda Noskova, sesta, davanti all’ucraina Elina Svitolina, settima, con due posti in più rispetto a quindici giorni fa grazie al terzo turno a New York.

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Di conseguenza scendono di un gradino sia l’altra ceca Karolina Muchova, ottava, che la polacca Iga Swiatek, nona. A chiudere l’elite mondiale c’è una new entry, l’ucraina Marta Kostyuk, che grazie agli ottavi allo Us Open guadagna una posizione ed è decima siglando il best ranking.

Questa la top ten della nuova classifica Wta:

1. Elena Rybakina (Kaz) 9.901 (+1)
2. Aryna Sabalenka (Blr) 7.875 (-1)
3. Jessica Pegula (Usa) 7.265 (–)
4. Coco Gauff (Usa) 7.244 (–)
5. Mirra Andreeva (Rus) 5.743 (–)
6. Linda Noskova (Cze) 5.328 (–)
7. Elina Svitolina (Ukr) 4.809 (+2)
8. Karolina Muchova (Cze) 4.683 (-1)
9. Iga Swiatek (Pol) 4.619 (-1)
10. Marta Kostuyk (Ukr) 3.980 (+1)

Così le italiane:

20. Jasmine Paolini 2.123 (+1)
67. Elisabetta Cocciaretto 985 (–)
119. Lucrezia Stefanini 617 (–)
127. Lucia Bronzetti 576 (+8)
137. Lisa Pigato 556 (-7)
149. Tyra Caterina Grant 490 (–)
185. Nuria Brancaccio 409 (+4)
232. Jennifer Ruggeri 316 (-15)
257. Samira De Stefano 283 (-7)
260. Federica Urgesi 278 (+14)

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Juventus, Carnevali “Abbiamo commesso degli errori. Spalletti è straordinario, bisogna avere pazienza”

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ROMA (ITALPRESS) – “Se guardiamo il risultato, è sicuramente negativo. Abbiamo commesso vari errori che la Juventus non può fare, pur creando occasioni. Fa parte del percorso di crescita di squadra e società. Abbiamo cercato di vincere a tutti i costi perdendo così equilibrio contro una squadra forte come il Sassuolo. Di positivo trovo lo spirito di trovare a tutti costi il risultato: spero che questa sconfitta sia di insegnamento, le colpe non sono solo della difesa ma di tutti noi”. Lo ha detto l’amministratore delegato e direttore generale della Juventus, Giovanni Carnevali, commentando ai microfoni di “Radio anch’io sport”, su Rai Radio 1, la rocambolesca sconfitta dei bianconeri di Spalletti contro il Sassuolo di Aquilani. 

“Vlahovic? Non ho mai parlato col ragazzo, appena sono arrivato gli era stata fatta una proposta economica molto importante che non è stata accettata. Non sono una persona che corre dietro ai ragazzi, Vlahovic è stato rispettoso verso la Juve ma dopo che non ha accettato, è finita lì”, ha aggiunto Carnevali tornando sull’addio del bomber Dusan Vlahovic, ceduto questa estate ai turchi del Besiktas lasciando un vuoto nel reparto offensivo dei bianconeri.

Dopo la sconfitta di ieri con il Sassuolo, a Torino c’è già chi invoca un ritorno in panchina di Conte: Spalletti è un allenatore straordinario, uno dei migliori in assoluto. Cambiare allenatore non è nel mio spirito, dobbiamo cercare di programmare e costruire, bisogna dare del tempo e avere pazienza, sapendo che bisognerà ingoiare bocconi amari. Nel calcio ci sono i cicli, ci sono periodi in cui si è all’apice e altri in cui si è in difficoltà. Il nostro obiettivo? È vincere, le chiacchiere contano poco e nulla”, conclude Carnevali.

“Per noi l’Europa League è una competizione importante e dobbiamo cercare il massimo risultato. C’è ancora molto da fare per competere per lo scudetto e l’Europa League, pur non essendo una competizione facile, può essere e diventare per noi un’opportunità”, ha concluso Carnevali in vista del debutto dei bianconeri di Spalletti in Europa League contro gli olandesi del Nec Nijmegen, in programma giovedì.

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Kimi Antonelli vince anche al Madring, Verstappen e Norris sul podio. Leclerc 4°, Hamilton out

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MADRID (SPAGNA) (ITALPRESS) – Andrea Kimi Antonelli concede il bis dopo Monza e trionfa anche nel Gran Premio di Spagna 2026 di Formula 1. Il pilota bolognese della Mercedes gestisce con sapienza una gara molto tirata e respinge al tentativo di assalto finale dell’olandese Max Verstappen, che conquista un ottimo secondo posto a bordo della sua Red Bull. Completa il podio la McLaren del britannico Lando Norris, che non riesce a capitalizzare la sua pole position anche a causa del tempismo della virtual safety.

La Ferrari resta ancora fuori dalla top 3, con il monegasco Charles Leclerc che chiude quarto dopo aver aspettato invano una bandiera rossa. Il britannico Lewis Hamilton, invece, esce di scena al settimo giro per un problema ai freni. Quinta posizione per l’altra Mercedes del britannico George Russell, che ora scivola a -81 in classifica dal compagno di squadra Antonelli. Ottima prestazione dell’argentino Franco Colapinto, che porta l’Alpine in settima piazza alle spalle della Red Bull di Liam Lawson. In top 10 anche Oscar Piastri (McLaren), Arvid Lindblad (Racing Bulls) e Nico Hulkenberg (Audi). La Formula 1 tornerà in pista il weekend del 26 settembre a Baku per il Gran Premio di Azerbaijan.

ORDINE DI ARRIVO

1. Andrea Kimi Antonelli (Ita) Mercedes in 1h34’23″754 alla media di 196.024 km/h
2. Max Verstappen (Ned) Red Bull a 4″351
3. Lando Norris (Gbr) McLaren a 5″098
4. Charles Leclerc (Mon) Ferrari a 29″116
5. George Russell (Gbr) Mercedes a 29″829
6. Liam Lawson (Nzl) Red Bull a 86″746
7. Franco Colapinto (Arg) Alpine a 94″281
8. Oscar Piastri (Aus) McLaren a 95″839
9. Arvid Lindblad (Gbr) Racing Bulls a 1 giro
10. Nico Hulkenberg (Ger) Audi a 1 giro

Giro più veloce: George Russell (49°) in 1’35″587 alla media di 203.902 km/h.

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