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Figc, Gravina “Criticità ben note da anni, sono deficit strutturali”
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5 mesi fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Le criticità del sistema calcio italiano sono ben note da anni, richiamate in molteplici documenti ufficiali, che differiscono solo per i dati statistici in costante peggioramento, a conferma del fatto che si tratta per lo più di deficit ormai strutturali”. È il pensiero del presidente dimissionario della Figc Gabriele Gravina, che ha deciso di rendere nota la relazione predisposta in vista dell’audizione davanti alla VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati, poi cancellata a seguito del suo passo indietro “come se i problemi del movimento calcistico fossero conseguentemente risolti”.
“Se vogliamo il bene del calcio italiano, in quanto movimento sportivo nel suo complesso, è necessario fare chiarezza sulle reali competenze della Federazione, delle Leghe (quindi dei club) e delle istituzioni – sottolinea Gravina – Troppe imprecisioni, se non addirittura vere e proprio falsità, infatti, alimentano la ricerca di colpevoli a tutti i costi, ma soprattutto la diffusione di convinzioni errate. Rischio, quest’ultimo, che penalizza ancor più del primo la vera ricerca di soluzioni ai problemi del nostro calcio”.
“A mio avviso, infatti, non è un caso che nelle materie di diretta ed esclusiva competenza federale (sostenibilità sociale e ambientale, progetti giovanili e scolastici, programma di formazione e sviluppo delle Nazionali giovanili, solo per citarne alcune), si siano raggiunti risultati ragguardevoli, al contrario delle materie in cui gli interessi delle componenti, così come le reciproche autonomie, si sovrappongono a tal punto da arrivare ad ingessare il sistema”, chiosa Gravina nella sua premessa alla relazione.
LA RELAZIONE DI GRAVINA
Pochi italiani in campo, dispersione del talento, un sistema economicamente insostenibile e l’annosa questione infrastrutturale, oltre alle difficoltà di fare fronte comune. Sono queste in sintesi le criticità del calcio italiano all’origine dei “mali” della Nazionale, che per la terza volta di fila ha mancato la qualificazione ai Mondiali. Gabriele Gravina, presidente dimissionario della Figc, ha reso nota la relazione che avrebbe dovuto presentare in occasione dell’audizione davanti alla VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera, poi cancellata a seguito del suo passo indietro. Gravina elenca una serie di punti che possono spiegare la situazione attuale, a partire dalla bassa percentuale di italiani e di giovani in campo: detto che la serie A con un’età media di 27 anni è l’ottavo torneo più anziano in Europa, nell’attuale campionato gli stranieri hanno giocato il 67,9% dei minuti complessivi mentre in Spagna siamo al 39,6% e in Francia al 48,3%. Dall’altro lato dei 284 calciatori che hanno giocato in media almeno 30 minuti a partita, solo 89 – di cui 10 portieri – sono italiani.
I dati condannano anche gli investimenti nei settori giovanili (nella Top 50 per ricavi decennali dalla vendita di calciatori “formati in casa” ci sono solo Atalanta e Juve, due dei quattro club con una seconda squadra “la cui introduzione è stata peraltro a lungo osteggiata nel nostro sistema”, ricorda Gravina) mentre la Serie A italiana è il 49° campionato al mondo (su 50 monitorati) per percentuale di minuti giocati da calciatori U21 selezionabili per la Nazionale. Si registra anche il progressivo impoverimento della qualità tecnica e la dispersione del talento giovanile nel calcio italiano: lo dimostrano i risultati – i migliori di sempre – ottenuti delle nazionali fino all’Under 20, i cui giocatori poi faticano ad affermarsi nelle prime squadre. Gravina cita i calciatori spagnoli che hanno disputato l’Europeo U19 2023 (vinto dall’Italia) che “hanno minutaggi quasi doppi in prima divisione e quasi sei volte maggiori in partite di Coppe europee rispetto ai loro omologhi italiani”. Per quanto riguarda la gestione economica, “le risorse generate non bastano a coprire i costi” e per questo si preferisce prendere giocatori all’estero, “che spesso risultano più a buon mercato”. Negli ultimi 40 anni 194 società non sono state ammesse ai campionati e negli ultimi 13 anni sono stati inflitti 519 punti di penalizzazione.
“Il calcio professionistico italiano perde ancora oltre 730 milioni di euro all’anno”, con l’incidenza del costo del lavoro sul valore della produzione che nell’ultimo quinquennio ha superato l’80% sia in serie B (82%) che in serie C (89%). “L’area del professionismo è ipertrofica (97 club professionistici ce li hanno pochissimi Paesi al mondo: Messico, Turchia, Argentina, Thailandia, Arabia Saudita sono gli unici con più club professionistici dell’Italia)”, si legge ancora nella relazione, che vira poi sulle infrastrutture (“L’Italia non figura tra le prime dieci nazioni europee per numero di stadi costruiti/ammodernati tra il 2007 e il 2024”) e sulla “cronica incapacità di fare sistema: il numero di soggetti portatori di interessi diversi che siedono in Consiglio Federale è superiore a quello che c’è negli altri paesi di riferimento”.
Se il calcio italiano è in crisi, anche la politica ha le sue colpe. Gravina punta il dito contro l’abolizione del vincolo sportivo, più volte contestato dalla Federazione, “per gli effetti devastanti che ha prodotto sulle fondamenta del sistema calcio italiano”, ma anche contro la riforma Mulè che ha dato alle Leghe “una sorta di “diritto di intesa” su temi fondamentali quali, ad esempio, la definizione del sistema delle Licenze Nazionali per l’ammissione ai campionati. Ciò ha (sinora) determinato l’impossibilità di mettere mano ad alcune riforme fondamentali per provare a correggere le criticità prima evidenziate”, su tutte la riforma dei campionati, con Serie A e Serie B a 18, con riduzione dell’area professionistica della Lega Pro. Si parlato tanto di fissazione di un numero minimo di calciatori italiani da schierare in campo, che però è “impossibile da attuarsi perché contrario al principio della libera circolazione dei lavoratori, che si applica al calcio in quanto sport professionistico”.
E se da un lato non c’è stata alcuna “collaborazione “di sistema” per il calendario intasato, che tenga conto anche delle esigenze della Nazionale”, dall’altro, a differenza di quanto avvenuto per Milano-Cortina, l’America’s Cup a Napoli o i Giochi del Mediterraneo a Taranto, “non vi sono stati stanziamenti economici, neanche in previsione di Euro 2032” con “gli investimenti in nuovi impianti, già attuati/avviati o progettati”, che “sono totalmente a carico dei club e dei loro proprietari (nessun sostegno da parte delle istituzioni)”. Altro punto sottolineato da Gravina il fatto che “i costi del passaggio al professionismo del calcio femminile sono interamente a carico di club e Federazione; viceversa, in Spagna, il contributo pubblico per il passaggio del calcio femminile al professionismo è stato di quasi il doppio (20 mln euro nel triennio, contro 10,7)”.
LE CONCLUSIONI DELL’EX PRESIDENTE
“Per il bene del calcio italiano, l’unico modo di intervenire è farlo in maniera radicale, grazie ad un’unità d’intenti che superi i confini del conveniente e dell’opportuno. Sarebbe decisivo un passo in avanti da parte di tutte le componenti federali, con il fondamentale supporto del Governo e del Parlamento”. Così Gravina nelle conclusioni alla sua relazione. “Perché senza questa convinta e unanime volontà di anteporre il bene comune alla difesa del proprio posizionamento, con la politica che deve creare le condizioni e agevolare gli strumenti adeguati per agire, nessun singolo individuo può determinare il vero e completo rilancio del movimento calcistico italiano”, sottolinea ancora Gravina, elencando una serie di misure che potrebbero essere d’aiuto, come il diritto alla scommessa (percentuale di gettito o vincite sul calcio) e il credito d’imposta che genererebbero risorse da devolvere al calcio stesso, per valorizzare giovani e impianti.
E ancora, il ripristino, anche con eventuale riformulazione, del “Decreto Crescita”, l’abolizione del divieto di pubblicità e sponsorizzazioni per gli operatori delle scommesse, introdotto con il “Decreto dignità”, l’adozione di misure di sostegno per la realizzazione di nuovi stadi e/o l’ammodernamento di quelli esistenti, il riconoscimento alle Federazioni Sportive dello status di “impresa sociale” o, “quantomeno, reintroduzione della norma che ha consentito alle stesse, dal 2022 al 2024, di reinvestire la detassazione degli utili commerciali in attività socialmente rilevanti (es. calcio scolastico e di base, calcio paralimpico)”. E ancora, fra le proposte sul tavolo presenti nella relazione, “il progetto di rilancio tecnico del calcio giovanile italiano (affidato a Maurizio Viscidi), incentrato sul recupero della centralità della tecnica rispetto alla tattica, il potenziamento della formazione dei formatori di settore giovanile, l’attenzione all’attività non agonistica di base, la riforma dei campionati giovanili” e il “progetto di riforma dei campionati di Serie A, B, C e D, allo stato inattuabile per la mancanza di intesa tra tutte le componenti interessate”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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Douvikas risponde a Kamara, Udinese-Como 1-1
Pubblicato
14 ore fa-
22 Agosto 2026di
Redazione
UDINE (ITALPRESS) – La stagione di Udinese e Como parte con un pareggio. I ragazzi di Cesc Fabregas, infatti, non vanno oltre un 1-1 contro i friulani nel match del Bluenergy Stadium, valevole per la prima giornata di Serie A 2026/2027. Dopo un’iniziale fase di studio, al 15′ arriva la prima conclusione verso la porta da parte dell’ex di turno Vojvoda, che sfiora il palo. La risposta degli ospiti arriva al 22′ con un tiro di Jesus Rodriguez, che trova l’opposizione di un attento Okoye. La formazione bianconera appare più determinata, tant’è che al 29′ trova la rete del vantaggio con Hassane Kamara: imbucata di Ekkelenkamp per l’ivoriano, che si presenta davanti a Butez e lo supera con un morbido tocco sotto che vale l’1-0. I biancoblù accusano il colpo, così l’Udinese prova a cavalcare il momento positivo per andare a caccia del raddoppio, ma senza raccogliere i frutti. Al 36′ Butez effettua un lungo lancio che potrebbe mettere Jesus Rodriguez a tu per tu con Okoye, ma lo spagnolo sbaglia il controllo e sciupa una buona occasione. A due minuti dall’intervallo Douvikas impegna Okoye con un insidioso colpo di testa, ma il nigeriano compie un grande intervento e salva i suoi. Dopo i 3′ di recupero, le due squadre tornano negli spogliatoi sul parziale di 1-0.
Nella ripresa il Como torna in campo con un piglio diverso e al 54′ agguanta subito il pareggio con Anastasios Douvikas: Okoye respinge un colpo di testa di Chalobah sugli sviluppi di un corner e il greco si avventa sulla palla vagante e la spinge in rete per l’1-1. Al 65′ Diao si mette in proprio e lascia partire un’insidiosa conclusione, che dà soltanto l’illusione del gol. Tre minuti dopo Gueye spreca un perfetto cross di Vojvoda, mancando lo specchio della porta. Esordio in maglia biancoblù per Mattia Liberali, che crea una doppia occasione, andando vicinissimo al gol. A pochi secondi dal 90′ Bayo si divora la rete della vittoria, calciando alle stelle dal limite dell’area piccola. In pieno recupero, invece, è Ramon a colpire una clamorosa traversa di testa. Udinese e Como, dunque, cominciano la loro stagione con un pareggio per 1-1 e devono accontentarsi di un punto per parte. I lombardi torneranno in campo domenica 30 agosto alle 18.30 al Maradona contro il Napoli; i friulani, dal canto loro, sabato prossimo affronteranno il Monza al Brianteo.
– Foto: Ipa Agency –
(ITALPRESS).
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L’Inter parte subito forte, travolto il Monza 4-1
Pubblicato
14 ore fa-
22 Agosto 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Gol e vittoria per l’Inter, che all’esordio in campionato batte 4-1 il Monza davanti a un San Siro sold out. All’iniziale vantaggio interista siglato da Calhanoglu risponde Varela per il momentaneo pari, rotto nella ripresa dalle reti di Zielinski, Esposito e Bisseck.
L’Inter impiega solo sei minuti a sbloccare la gara, grazie alla conclusione potente dalla distanza di Calhanoglu che prende di sorpresa Pizzignacco e porta avanti i suoi. La squadra di Chivu sembra avere in mano il pallino del gioco, ma poco prima della mezz’ora il Monza sfrutta benissimo lo spazio creato da Varela, che dalla destra entra in area e con un diagonale destro batte Martinez. Il pari dei brianzoli frena l’inizio ritmato dell’Inter, che comincia a faticare nel palleggio e nel creare occasioni da gol. Dalla sua il Monza trova spesso lo spunto per ripartire, sfruttando i metri concessi dal centrocampo interista. Nella ripresa però torna avanti l’Inter, con Zielinski che al limite dell’area raccoglie un pallone vagante respinto con i pugni da Pizzignacco e lo scarica nella porta rimasta sguarnita. Colpito a freddo il Monza, che subirà anche il terzo gol, al 55′, con Diouf che dalla destra converge in area e serve l’assist per il tacco vincente di Esposito. Dilaga l’Inter e otto minuti più tardi arriva la gioia anche per Bisseck, che si sgancia in avanti e, dopo aver raccolto una sponda di Esposito, scarica in rete il mancino che vale il 4-1. Gestione totale per i nerazzurri, che colpiscono anche una traversa su corner con Akanji, prima della sua uscita dal campo per l’esordio del neo acquisto Stones. Insieme al britannico spazio nel finale anche per Stankovic e Luis Henrique, che portano così a compimento il successo nerazzurro.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
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Pogacar prima maglia rossa alla Vuelta, sua la crono di Monaco
Pubblicato
16 ore fa-
22 Agosto 2026di
Redazione
MONACO (ITALPRESS) – Tadej Pogacar conquista la prima tappa della Vuelta a Espana 2026, una cronometro individuale di 9,4 chilometri con partenza ed arrivo nel Principato di Monaco. Il 27enne fuoriclasse sloveno dell’Uae Team Emirates-XRG, campione del mondo in carica, si è imposto con 9 millesimi di vantaggio sul britannico Ethan Hayter (Soudal Quick-Step), costretto così ad accontentarsi della piazza d’onore; terzo posto a 4″ per un altro britannico, Joshua Tarling (Netcompany-Ineos), mentre è 11esimo e migliore degli italiani Alessandro Romele (Xds Astana) con un ritardo di 13″. La corsa roja è cominciata dunque con una crono dove la conformazione del percorso non ha permesso grandi distacchi: a vincere è stato lo sloveno sul filo di lana, con l’affondo nelle ultime curve che hanno permesso a Pogacar di vestire la prima maglia rossa e mettere in bacheca la 20esima affermazione stagionale, la 128esima in carriera, la prima dal trionfo all’ultimo Tour de France. Domani andrà in scena la seconda frazione, la Monaco-Manosque di 214,3 chilometri, una tappa collinare dove le fughe potrebbero già stravolgere la classifica.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).


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