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Economia

Intesa Sanpaolo, nel primo semestre utile netto +6,5% a 5.554 milioni

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MILANO (ITALPRESS) – Intesa Sanpaolo chiude il primo semestre con un utile netto in crescita del 6,5% a 5.554 milioni, da 5.216 milioni del primo semestre 2025. ll conto economico consolidato del primo semestre 2026 registra interessi netti pari a 7.480 milioni, in aumento dello 0,6% rispetto ai 7.432 milioni del primo semestre 2025. Le commissioni nette sono pari a 5.131 milioni, in crescita del 4,9% rispetto ai 4.891 milioni del primo semestre 2025. Il risultato dell’attività assicurativa ammonta a 973 milioni, rispetto ai 922 milioni del primo semestre 2025. Il risultato netto delle attività e passività finanziarie valutate al fair value ammonta a 905 milioni, rispetto ai 552 milioni del primo semestre 2025, con la componente relativa alla clientela che si attesta a 176 milioni rispetto a 179 milioni, quella di capital market che aumenta a 241 milioni da 172 milioni e quella dell’attività di securities portfolio and treasury che sale a 488 milioni da 201 milioni.

I proventi operativi netti sono pari a 14.533 milioni, in crescita del 5,3% rispetto ai 13.795 milioni del primo semestre 2025. I costi operativi ammontano a 5.222 milioni, in diminuzione dello 0,7% rispetto ai 5.260 milioni del primo semestre 2025, a seguito di una diminuzione dello 0,4% per le spese del personale, dello 0,1% per le spese amministrative e del 3,4% per gli ammortamenti. Conseguentemente, il risultato della gestione operativa ammonta a 9.311 milioni, in crescita del 9,1% rispetto agli 8.535 milioni del primo semestre 2025. Il cost/income ratio nel primo semestre 2026 è pari al 35,9%, rispetto al 38,1% del primo semestre 2025. Il risultato corrente lordo è pari a 8.617 milioni, rispetto a 7.944 milioni del primo semestre 2025. Per quanto riguarda lo stato patrimoniale consolidato, al 30 giugno i finanziamenti verso la clientela sono pari a 437 miliardi, in aumento del 2,8% rispetto al 31 dicembre 2025 e del 4,4% rispetto al 30 giugno 2025.

La patrimonializzazione si dimostra molto solida, con coefficienti patrimoniali su livelli largamente superiori ai requisiti normativi. Al 30 giugno, deducendo dal capitale 5,3 miliardi di distribuzione maturata nel primo semestre 2026 e 2,3 miliardi di buyback avviato a luglio 2026, il Common Equity Tier 1 ratio è risultato pari al 13,1%, al 13,8% considerando circa 75 centesimi di punto di beneficio derivante dall’assorbimento delle imposte differite attive. L’attuazione del piano d’impresa 2026-2029 procede a pieno ritmo, con una prospettiva di utile netto per il 2026 migliorata a oltre 10 miliardi, derivante da: crescita dei ricavi, trainati principalmente dalle commissioni e dal risultato dell’attività assicurativa, con interessi netti in aumento a ben oltre 15 miliardi; costi stabili; significativa riduzione degli accantonamenti; aumento della tassazione e di tributi e altri oneri riguardanti il sistema bancario e assicurativo. Si prevede una forte distribuzione di valore: payout ratio per il 2026 al 95%, di cui 75% da dividendi cash e 20% da buyback; buyback pari a 2,3 miliardi avviato a luglio.

I risultati del Gruppo Intesa Sanpaolo nel primo semestre evidenziano la capacità di operare con successo in ogni scenario e di realizzare una significativa e sostenibile creazione e distribuzione di valore, con una prospettiva di utile netto per il 2026 migliorata a oltre 10 miliardi. Il solido andamento economico e patrimoniale del semestre si è tradotto in una significativa creazione di valore per tutti gli stakeholder da parte del Gruppo, che si posiziona ai vertici mondiali per impatto sociale. In particolare, significativo ritorno cash per gli azionisti con 5,3 miliardi di distribuzione maturata nel semestre, di cui 4,2 miliardi come dividendi (di cui circa 3,8 miliardi previsti come acconto dividendi da distribuire nel prossimo novembre), che si aggiungono al buyback pari a 2,3 miliardi avviato a luglio.

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MESSINA “PIENA CAPACITÀ DI DARE ESECUZIONE A PIANO D’IMPRESA”

“I risultati del primo semestre dimostrano la forte capacità di Intesa Sanpaolo di dare piena esecuzione al piano d’Impresa 2026-2029 e di conseguire tutti gli obiettivi prefissati. Registriamo infatti i migliori sei mesi della nostra storia, grazie anche al miglior trimestre di sempre, con un risultato netto pari a 5,6 miliardi nel semestre e 2,8 miliardi di euro nel secondo trimestre”. Così Carlo Messina, Ceo di Intesa Sanpaolo, aggiungendo che “abbiamo conseguito livelli record di ricavi, commissioni e attività assicurativa, confermando la forza del nostro modello di business e la leadership tecnologica del Gruppo. Il ROE annualizzato si attesta al 20%, con un ROTE annualizzato pari al 25%, confermandoci ai vertici del settore bancario europeo per redditività. La qualità dei risultati conseguiti nel primo semestre ci consente di migliorare la guidance di risultato netto per il 2026, portando l’obiettivo a oltre 10 miliardi”.

Per Messina “Intesa Sanpaolo continua a confermarsi tra le banche europee con i più elevati livelli di remunerazione per gli azionisti. Nel corso del 2026 prevediamo di distribuire agli azionisti circa 9,4 miliardi attraverso dividendi e buyback. Nel primo semestre abbiamo già maturato 5,3 miliardi per la distribuzione agli azionisti, inclusi 4,2 miliardi di dividendi cash, dei quali circa 3,8 miliardi di saranno distribuiti con l’interim dividend di novembre”.

 

– Foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo –

(ITALPRESS).

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Economia

Mps lancia offerte per Banco Bpm e Banca Generali per 34 miliardi

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MILANO (ITALPRESS) – MPS ha annunciato il lancio di due offerte pubbliche di scambio volontarie, contestuali e parallele, interamente in azioni, sulla totalità delle azioni ordinarie di Banco BPM e Banca Generali. Nel primo caso per circa 25,31 miliardi, nel secondo per circa 8,72 miliardi. Il corrispettivo complessivo ammonta a circa 34 miliardi di euro. Le opportunità di creazione di valore ammontano a circa 2,6 miliardi di euro annui, di cui circa 800 milioni di euro dall’integrazione di Mediobanca. Lo comunica in una nota Monte dei Paschi di Siena, riportando le decisioni del Cda della banca senese il cui obiettivo è di “creare un nuovo campione nazionale di riferimento”.

Foto: Ipa Agency

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Economia

Il CdA di Mps approva il piano Lovaglio da 70 miliardi, Ops su Banco BPM e Banca Generali

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MILANO (ITALPRESS) – Luigi Lovaglio ha lanciato il guanto di sfida, trasformando Rocca Salimbeni nel cuore pulsante di una trincea finanziaria che punta a riscrivere la mappa del credito italiano. Dopo sette ore di scontro teso in Consiglio d’amministrazione, dove le minoranze si sono manifestate con quattro astensioni strategiche, l’amministratore delegato di Banca Monte dei Paschi di Siena ha incassato il via libera con nove voti a favore.

Sul piatto c’è un piano monumentale da 70 miliardi di euro per fermare l’avanzata dell’OPAS da 30,5 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo. La risposta di Lovaglio è una mossa del cavallo: lanciare due distinte Offerte Pubbliche di Scambio (Ops) interamente in azioni Mps su Banco Bpm e Banca Generali. L’obiettivo? Arrivare al terzo polo bancario nazionale superando la capitalizzazione delle singole prede.

Il disegno geopolitico di Lovaglio punta a scardinare gli assetti attirando a Siena soci di peso. Pagando l’acquisizione con carta senese, i francesi di Crédit Agricole e le stesse Assicurazioni Generali diventerebbero i pesi massimi nel capitale del nuovo colosso finanziario. Ma la finanza spesso è un gioco di specchi. Se l’offerta sulla controllata del wealth management del Leone triestino viaggia con un paracadute cash aggiuntivo, il vero terreno di scontro si sposta a Piazza Meda. Quella su Banco Bpm è un’Ops non concordata, quindi ostile. Un dossier che brucia, soprattutto perché a giugno il Crédit Agricole, forte del suo 29,3% in Banco Bpm, aveva già sbarrato la strada a un’intesa amichevole. Ora Lovaglio tenta di aggirare l’ostacolo d’Oltralpe promettendo compensazioni industriali che però lasciano aperti grossi dubbi sulla tenuta dell’alleanza.

A rendere il percorso simile a una camminata sui vetri ci sono le regole del gioco e i fari della magistratura. Mps è a tutti gli effetti una banca sotto scalata, stretta nella morsa della passivity rule. Significa che Lovaglio ha le mani legate: non può varare difese attive senza il timbro dell’assemblea straordinaria. Per questo il banchiere ha già fissato la data del giudizio al 29 ottobre, quando serviranno i due terzi dei voti del capitale presente per dare il disco verde all’aumento di capitale ad hoc. Lovaglio sa che per vincere questa partita dovrà risvegliare il forte sentimento identitario dei piccoli azionisti senesi, che custodiscono gelosamente il 15% del capitale.

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Per ingolosirli e convincerli a rifiutare i contanti e le azioni di Carlo Messina, Lovaglio ha estratto la carta dello share dividend: una supercedola straordinaria distribuita staccando un pacchetto del 4% (circa 3 miliardi di euro) del 13,2% che Mps detiene nelle Generali. Se il piano passa, Rocca Salimbeni rimarrà azionista del Leone con il 9%, accomodandosi dietro la Delfin dei Del Vecchio. Il mercato osserva la scacchiera con il fiato sospeso e le reazioni dei trader non si sono fatte attendere, muovendosi in ordine sparso lungo il tabellone di Piazza Affari Banca Monte dei Paschi di Siena ha chiuso la seduta in territorio negativo a 11,724 euro (-0,34%), appesantita dall’incertezza sul colossale aumento di capitale che dovrà finanziare la doppia operazione.

Banco Bpm ha reagito con decisione alle sirene dell’Ops ostile, archiviando gli scambi in rialzo a 16,75 euro (+0,66%) con una capitalizzazione vicina ai 25,4 miliardi. Banca Generali si è presa la scena della giornata, correndo a 68,20 euro (+1,26%) trainata dall’ipotesi della componente cash promessa da Siena a integrazione del concambio azionario. Intesa Sanpaolo resta solida a guardare lo spettacolo, muovendosi in modesto rialzo a 6,815 euro (+0,41%), forte dei suoi 30,5 miliardi di offerta originaria.

La vera Spada di Damocle sul destino di Lovaglio non è però fatta solo di numeri e concambi. A complicare drammaticamente la scenografia c’è il faro acceso dalla Procura di Milano sull’amministratore delegato. Le indiscrezioni giudiziarie pesano come piombo sulle diplomazie finanziarie e rischiano di distrarre il timoniere proprio mentre si apre la battaglia decisiva in assemblea. La scommessa industriale è gigantesca, ma i mercati sanno che tra la passivity rule, i veti francesi e i corridoi del Palazzo di Giustizia, la strada per i 70 miliardi è un sentiero strettissimo.

– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Fava “Serve un terzo pilastro della previdenza, il vero problema è il lavoro”

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ROMA (ITALPRESS) – L’inverno demografico è la grande questione dei prossimi vent’anni. Per i giovani c’è il rischio di avere pensioni basse solo se la loro carriera lavorativa è povera e discontinua. Per questo ci vuole un deciso cambio di paradigma. Voglio dire che non bisogna sempre cominciare dalla previdenza, ma dal lavoro, perché è dal lavoro che parte tutto e si innesca quel circolo virtuoso che serve ai giovani. Per la sostenibilità del sistema bisogna puntare su occupazione, produttività e contrasto al sommerso”. Così il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, in un’intervista al Corriere della Sera. “Dobbiamo aumentare l’occupazione giovanile e femminile, una priorità per la tenuta sociale del Paese. Ma la crescita dell’occupazione deve essere anche regolare e di qualità, per questo l’Inps ha fatto del contrasto al sommerso, che ogni anno si traduce in circa 10 miliardi di contributi non versati, una priorità”, spiega.

 “Credo che, sempre nell’ottica di un approccio preventivo ai problemi, si debba cominciare a ragionare anche su un terzo pilastro della previdenza”, sottolinea Fava. “Il primo, che resta fondamentale, è quello della previdenza obbligatoria a ripartizione, le pensioni Inps. Il secondo è quello della previdenza complementare a capitalizzazione, dove però i tassi di adesione sono ancora bassi, in particolare tra i giovani. Il terzo, invece, è tutto da crea re: dovrebbe essere ancora a capitalizzazione e centrato sul risparmio previdenziale fin dalla nascita. Si potrebbe pensare a un libretto di risparmio al portatore, una sorta di salvadanaio previdenziale, inizialmente alimentato con un contributo dello Stato alla nascita, e poi da genitori e nonni, per far sì che quando la persona si affacci al mercato del lavoro abbia già un capitale che potrà continuare ad accrescere fino al momento della pensione”, spiega. L’Inps è pronta a collaborare, sono convinto che un terzo pilastro possa aiutare la previdenza dei giovani”, conclude Fava.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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