Economia
Snam, nel primo semestre ricavi a 2 miliardi (+9,3%). Scornajenchi “Assicurato obiettivo stoccaggi 2026 ad almeno il 90%”
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3 settimane fa-
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Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Il Consiglio di Amministrazione di Snam, riunito sotto la presidenza di Alessandro Zehentner, ha approvato i risultati consolidati del primo semestre 2026. I risultati del primo semestre 2026 hanno evidenziato “una solida performance finanziaria, nonostante la volatilità del contesto macroeconomico e geopolitico globale”, si legge in una nota.
Gli investimenti totali si sono attestati a 1.613 milioni di euro, il 27% dei quali risulta allineato alla Tassonomia Europea e il 52% ai Sustainable Development Goals. I ricavi sono saliti a 2.026 milioni di euro e l’EBITDA a 1.572 milioni di euro, riflettendo la crescita dei ricavi regolati e le variazioni di perimetro, in parte assorbite dai maggiori ammortamenti, con un utile netto adjusted pari a 733 milioni di euro. L’indebitamento finanziario netto è pari a 18,8 miliardi di euro, a seguito degli investimenti di periodo, del pagamento dei dividendi, delle operazioni di M&A e del refinancing del debito. I risultati del primo semestre 2026 confermano la traiettoria di raggiungimento della guidance per l’esercizio 2026, con un miglioramento del target di indebitamento netto.
I ricavi totali del primo semestre 2026 si sono attestati a 2.026 milioni di euro, in aumento di 120 milioni di euro (+6,3%; +9,3% escludendo l’effetto one-off) rispetto al primo semestre 2025, a seguito principalmente della crescita dei ricavi regolati del business delle infrastrutture gas (+77 milioni di euro; +4,4%).
L’EBITDA del primo semestre 2026 si attesta a 1.572 milioni di euro, in aumento di 80 milioni di euro (+5,4%; +9,2% escludendo l’effetto one-off) rispetto al primo semestre 2025. L’aumento è dovuto alla crescita registrata dai business delle infrastrutture gas (+70 milioni di euro; +4,7%), e al positivo contributo dei business Market Solutions (+10 milioni di euro).
Con riferimento ai business delle Infrastrutture Gas, “il principale contributo è attribuibile all’aumento dei ricavi regolati, grazie alla crescita della RAB, al positivo contributo dell’impianto FSRU di Ravenna – si legge in una nota -, in esercizio dal mese di maggio 2025, all’inclusione nel perimetro di Stogit Adriatica per l’intero semestre e al contributo di OLT a partire da marzo 2026. Tali effetti sono stati parzialmente compensati dall’incremento dei costi regolati, principalmente riconducibile al costo del lavoro, per effetto del riconoscimento previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) e delle nuove assunzioni”.
L’EBIT per il primo semestre del 2026 ammonta a 977 milioni di euro, in aumento di 35 milioni di euro (+3,7%; +9,8% escludendo l’effetto one-off) rispetto al valore del primo semestre 2025. L’incremento dell’EBITDA è stato parzialmente compensato dai maggiori ammortamenti e svalutazioni (-45 milioni di euro, pari all’8,2%), per effetto principalmente dell’entrata in esercizio di nuovi asset e delle variazioni di perimetro. Gli oneri finanziari netti del primo semestre 2026 ammontano a 187 milioni di euro, in aumento di 35 milioni di euro, pari al 23,0% rispetto al primo semestre 2025, a seguito principalmente del maggiore indebitamento medio del periodo, con un costo medio del debito netto stabile, che si attesta a circa il 2,6% (rispetto al 2,5% del primo semestre 2025). I proventi netti su partecipazioni (212 milioni di euro; +8 milioni di euro; pari al 3,9%), in lieve aumento rispetto al periodo precedente, riguardano principalmente le quote di competenza dei risultati netti di periodo delle associate valutate con il metodo del patrimonio netto.
L’aumento è riconducibile principalmente: al maggior contributo di TAP, grazie all’espansione di capacità di 1,2 miliardi di metri cubi all’anno; agli effetti una tantum connessi all’acquisizione del controllo di OLT a partire da marzo 2026. Tale variazione è stata parzialmente compensata dal minor contributo della partecipazione in ADNOC Gas Pipelines, oggetto di cessione nel primo trimestre 2025 e dall’assenza di un one-off regolatorio registrato da Italgas nel 2025, unitamente alla diluizione della quota detenuta. L’utile netto adjusted per il primo semestre 2026 ammonta a 733 milioni di euro in diminuzione di 17 milioni di euro (-2,3%; +2,8% escluso l’effetto one-off), rispetto al primo semestre 2025.
L’aumento dell’EBITDA è stato compensato dai maggiori ammortamenti, a seguito dell’entrata in esercizio di nuovi asset e delle variazioni di perimetro, oltre che ai maggiori oneri finanziari netti e alle maggiori imposte sul reddito, anche a fronte dell’incremento dell’aliquota IRAP applicata alle società di trasporto e stoccaggio per il 2026.
“Anche nel primo semestre di quest’anno registriamo risultati solidi, grazie alla resilienza del nostro modello di business, confermando i target economici previsti. Inoltre, la rigorosa disciplina finanziaria ci ha consentito di migliorare il target di indebitamento netto per l’anno in corso, rafforzando ulteriormente la nostra flessibilità nella gestione del capitale”. Così Agostino Scornajenchi, Amministratore Delegato di Snam, commenta la semestrale approvata dal Cda. “Parallelamente abbiamo accresciuto gli investimenti a sostegno della sicurezza energetica dell’Italia, della diversificazione degli approvvigionamenti e dell’integrazione del sistema europeo: azioni che ci permettono di assicurare fin da ora il raggiungimento dell’obiettivo di riempimento degli stoccaggi 2026 ad almeno il 90% della capacità massima, con un livello di scorte già oggi pari al 75%, ben oltre la media continentale – prosegue -. È necessario, tuttavia, che gli altri Paesi accelerino l’accumulo di scorte sui propri siti in vista dell’inverno. Gli stoccaggi restano una condizione necessaria ma non sufficiente: contano allo stesso modo la continuità delle forniture, la capacità di rigassificazione e la flessibilità della rete”.
– Foto ufficio stampa Snam –
(ITALPRESS).
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Il CdA di Mps approva il piano Lovaglio da 70 miliardi, Ops su Banco BPM e Banca Generali
Economia
Mps lancia offerte per Banco Bpm e Banca Generali per 34 miliardi
Pubblicato
1 ora fa-
21 Agosto 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – MPS ha annunciato il lancio di due offerte pubbliche di scambio volontarie, contestuali e parallele, interamente in azioni, sulla totalità delle azioni ordinarie di Banco BPM e Banca Generali. Nel primo caso per circa 25,31 miliardi, nel secondo per circa 8,72 miliardi. Il corrispettivo complessivo ammonta a circa 34 miliardi di euro. Le opportunità di creazione di valore ammontano a circa 2,6 miliardi di euro annui, di cui circa 800 milioni di euro dall’integrazione di Mediobanca. Lo comunica in una nota Monte dei Paschi di Siena, riportando le decisioni del Cda della banca senese il cui obiettivo è di “creare un nuovo campione nazionale di riferimento”.
Foto: Ipa Agency
Economia
Il CdA di Mps approva il piano Lovaglio da 70 miliardi, Ops su Banco BPM e Banca Generali
Pubblicato
13 ore fa-
20 Agosto 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Luigi Lovaglio ha lanciato il guanto di sfida, trasformando Rocca Salimbeni nel cuore pulsante di una trincea finanziaria che punta a riscrivere la mappa del credito italiano. Dopo sette ore di scontro teso in Consiglio d’amministrazione, dove le minoranze si sono manifestate con quattro astensioni strategiche, l’amministratore delegato di Banca Monte dei Paschi di Siena ha incassato il via libera con nove voti a favore.
Sul piatto c’è un piano monumentale da 70 miliardi di euro per fermare l’avanzata dell’OPAS da 30,5 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo. La risposta di Lovaglio è una mossa del cavallo: lanciare due distinte Offerte Pubbliche di Scambio (Ops) interamente in azioni Mps su Banco Bpm e Banca Generali. L’obiettivo? Arrivare al terzo polo bancario nazionale superando la capitalizzazione delle singole prede.
Il disegno geopolitico di Lovaglio punta a scardinare gli assetti attirando a Siena soci di peso. Pagando l’acquisizione con carta senese, i francesi di Crédit Agricole e le stesse Assicurazioni Generali diventerebbero i pesi massimi nel capitale del nuovo colosso finanziario. Ma la finanza spesso è un gioco di specchi. Se l’offerta sulla controllata del wealth management del Leone triestino viaggia con un paracadute cash aggiuntivo, il vero terreno di scontro si sposta a Piazza Meda. Quella su Banco Bpm è un’Ops non concordata, quindi ostile. Un dossier che brucia, soprattutto perché a giugno il Crédit Agricole, forte del suo 29,3% in Banco Bpm, aveva già sbarrato la strada a un’intesa amichevole. Ora Lovaglio tenta di aggirare l’ostacolo d’Oltralpe promettendo compensazioni industriali che però lasciano aperti grossi dubbi sulla tenuta dell’alleanza.
A rendere il percorso simile a una camminata sui vetri ci sono le regole del gioco e i fari della magistratura. Mps è a tutti gli effetti una banca sotto scalata, stretta nella morsa della passivity rule. Significa che Lovaglio ha le mani legate: non può varare difese attive senza il timbro dell’assemblea straordinaria. Per questo il banchiere ha già fissato la data del giudizio al 29 ottobre, quando serviranno i due terzi dei voti del capitale presente per dare il disco verde all’aumento di capitale ad hoc. Lovaglio sa che per vincere questa partita dovrà risvegliare il forte sentimento identitario dei piccoli azionisti senesi, che custodiscono gelosamente il 15% del capitale.
Per ingolosirli e convincerli a rifiutare i contanti e le azioni di Carlo Messina, Lovaglio ha estratto la carta dello share dividend: una supercedola straordinaria distribuita staccando un pacchetto del 4% (circa 3 miliardi di euro) del 13,2% che Mps detiene nelle Generali. Se il piano passa, Rocca Salimbeni rimarrà azionista del Leone con il 9%, accomodandosi dietro la Delfin dei Del Vecchio. Il mercato osserva la scacchiera con il fiato sospeso e le reazioni dei trader non si sono fatte attendere, muovendosi in ordine sparso lungo il tabellone di Piazza Affari Banca Monte dei Paschi di Siena ha chiuso la seduta in territorio negativo a 11,724 euro (-0,34%), appesantita dall’incertezza sul colossale aumento di capitale che dovrà finanziare la doppia operazione.
Banco Bpm ha reagito con decisione alle sirene dell’Ops ostile, archiviando gli scambi in rialzo a 16,75 euro (+0,66%) con una capitalizzazione vicina ai 25,4 miliardi. Banca Generali si è presa la scena della giornata, correndo a 68,20 euro (+1,26%) trainata dall’ipotesi della componente cash promessa da Siena a integrazione del concambio azionario. Intesa Sanpaolo resta solida a guardare lo spettacolo, muovendosi in modesto rialzo a 6,815 euro (+0,41%), forte dei suoi 30,5 miliardi di offerta originaria.
La vera Spada di Damocle sul destino di Lovaglio non è però fatta solo di numeri e concambi. A complicare drammaticamente la scenografia c’è il faro acceso dalla Procura di Milano sull’amministratore delegato. Le indiscrezioni giudiziarie pesano come piombo sulle diplomazie finanziarie e rischiano di distrarre il timoniere proprio mentre si apre la battaglia decisiva in assemblea. La scommessa industriale è gigantesca, ma i mercati sanno che tra la passivity rule, i veti francesi e i corridoi del Palazzo di Giustizia, la strada per i 70 miliardi è un sentiero strettissimo.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Fava “Serve un terzo pilastro della previdenza, il vero problema è il lavoro”
Pubblicato
23 ore fa-
20 Agosto 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “L’inverno demografico è la grande questione dei prossimi vent’anni. Per i giovani c’è il rischio di avere pensioni basse solo se la loro carriera lavorativa è povera e discontinua. Per questo ci vuole un deciso cambio di paradigma. Voglio dire che non bisogna sempre cominciare dalla previdenza, ma dal lavoro, perché è dal lavoro che parte tutto e si innesca quel circolo virtuoso che serve ai giovani. Per la sostenibilità del sistema bisogna puntare su occupazione, produttività e contrasto al sommerso”. Così il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, in un’intervista al Corriere della Sera. “Dobbiamo aumentare l’occupazione giovanile e femminile, una priorità per la tenuta sociale del Paese. Ma la crescita dell’occupazione deve essere anche regolare e di qualità, per questo l’Inps ha fatto del contrasto al sommerso, che ogni anno si traduce in circa 10 miliardi di contributi non versati, una priorità”, spiega.
“Credo che, sempre nell’ottica di un approccio preventivo ai problemi, si debba cominciare a ragionare anche su un terzo pilastro della previdenza”, sottolinea Fava. “Il primo, che resta fondamentale, è quello della previdenza obbligatoria a ripartizione, le pensioni Inps. Il secondo è quello della previdenza complementare a capitalizzazione, dove però i tassi di adesione sono ancora bassi, in particolare tra i giovani. Il terzo, invece, è tutto da crea re: dovrebbe essere ancora a capitalizzazione e centrato sul risparmio previdenziale fin dalla nascita. Si potrebbe pensare a un libretto di risparmio al portatore, una sorta di salvadanaio previdenziale, inizialmente alimentato con un contributo dello Stato alla nascita, e poi da genitori e nonni, per far sì che quando la persona si affacci al mercato del lavoro abbia già un capitale che potrà continuare ad accrescere fino al momento della pensione”, spiega. “L’Inps è pronta a collaborare, sono convinto che un terzo pilastro possa aiutare la previdenza dei giovani”, conclude Fava.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).


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