Economia
Dfp, Corte dei Conti “Ridimensionamento delle prospettive di crescita per l’anno in corso. Rapporto debito/Pil al 137,1%”
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2 mesi fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Va segnalato che malgrado l’andamento dell’economia nella parte finale del 2025 sia stato caratterizzato da indicatori prevalentemente positivi, le previsioni macroeconomiche per l’anno in corso e per il triennio successivo evidenziano un peggioramento del quadro di riferimento determinando un ridimensionamento delle prospettive di crescita; gli effetti del nuovo shock energetico, conseguenza della guerra in medio oriente, evidenziano indicatori ciclici in indebolimento e un calo della fiducia di famiglie e imprese”. E’ quanto illustrato dai rappresentanti della Corte dei Conti nel corso dell’audizione nelle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, in merito all’esame del Documento di finanza pubblica 2026.
“La presenza, in tale contesto, di fondamentali macroeconomici, strutturali e di finanza pubblica positivi” si legge nella relazione, “non esclude pertanto che nel caso di peggioramento del quadro economico, sia necessario sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese anche se la necessità di rispettare i parametri europei lascia spazi fiscali ridotti. Si conferma pertanto l’esigenza, da un lato, di mantenere il controllo sui conti pubblici, e, dall’altro, di garantire una più attenta selezione degli interventi da avviare al fine di contrastare gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche e, conseguentemente, ridefinire le priorità con una sempre maggiore attenzione alla valutazione costo – efficacia che deve orientare l’azione del Governo nella definizione delle misure da attuare”.
“L’impianto del documento riflette un approccio improntato al realismo e alla prudenza, motivato dall’elevata incertezza del panorama geopolitico internazionale e dalle ripercussioni dei conflitti in Medio Oriente”. Per la Corte dei Conti “in questo scenario, le stime di crescita del Pil reale per il 2026 sono state riviste allo 0,6 per cento, con una lieve correzione al ribasso rispetto allo 0,7 per cento indicato nel Documento programmatico di ottobre, previsione che si estende anche al 2027 per poi risalire allo 0,8 per cento nel biennio 2028-2029. Tale traiettoria, che incorpora l’impulso degli investimenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), proietta un aumento cumulato del prodotto interno lordo di 2,8 punti percentuali nel periodo considerato, posizionandosi tra la mediana e il limite superiore delle valutazioni del panel Upb”.
RAPPORTO DEBITO/PIL AL 137,1% CONTRO IL PREVISTO 136,2%
“Dopo la presentazione, lo scorso autunno, del Documento Programmatico di Finanza Pubblica, i dati relativi al debito hanno evidenziato sensibili scostamenti rispetto alle attese. Anche a motivo di un vivace andamento del fabbisogno, alla fine del 2025 l’ammontare dello stock di debito lordo delle amministrazioni pubbliche è risultato di quasi 20 miliardi più elevato di quanto stimato in ottobre. In un contesto nel quale i dati di contabilità nazionale hanno registrato un valore del prodotto interno lordo leggermente inferiore alle aspettative, nel primo anno di vigenza delle nuove regole di bilancio europee, il rapporto debito/Pil si è così collocato al 137,1 per cento contro il 136,2 previsto nel Dpef e il 136,9 del Piano Strutturale di Bilancio di Medio Termine”.
Entrando nel dettaglio si legge che “le nuove informazioni indicano il consolidarsi di una tendenza al rialzo che l’indice aveva registrato già nel 2024 (tavola 5) e segnano una risalita di dimensioni più significative di quanto non fosse stato messo in conto. Nei dati di consuntivo 2025 la crescita del rapporto debito/Pil, che era attesa cifrarsi in 1,3 punti di Pil nel Dpef dello scorso ottobre, si è infatti sostanziata in 2,4 punti, quale risultante di una pluralità di fattori, tra cui le peggiorate condizioni dell’economia, un’accelerazione della spesa che ha generato miglioramenti del primario inferiori al programmato e, soprattutto, i risvolti per cassa del Superbonus”.
AVVIARE STAGIONE PROGRAMMATICA SU SPESA INVESTIMENTI
“Resta di particolare rilievo l’accelerazione della spesa per gli interventi, in via di conclusione, finanziati con il Pnrr al fine di garantirne l’obiettivo principale volto alla modernizzazione del paese, nonché lo sviluppo delle misure di riforma e degli investimenti diretti all’allungamento del periodo di aggiustamento del Psb e suscettibili di determinare nuove pressioni sulla spesa riconducibili a spese per difesa, invecchiamento della popolazione, tutela della salute e trasformazione delle economie”.
Anche sotto il profilo della spesa infrastrutturale, principale motore della crescita, si sottolinea come ribadito nel Documento, l’importanza di decisioni orientate alla coesione nazionale, alla riduzione dei divari e al rafforzamento dell’accessibilità che richiede una attenta riflessione in vista del progressivo esaurimento degli effetti prodotti dalle risorse iniettate nel sistema con il Pnrr.
Per la Corte dei Conti “appare urgente, agire sulle condizioni strutturali che ostacolano l’effettiva realizzazione degli interventi programmati e, allo stesso tempo, avviare una nuova stagione programmatoria, orientata a scelte di policy in grado di rafforzare l’efficacia della spesa per investimenti e il suo contributo agli obiettivi di sviluppo tracciati nel Documento. Ciò richiede di conciliare la realizzazione delle infrastrutture strategiche di rilievo nazionale con un più efficace sostegno agli investimenti locali, anche al fine di assicurare un profilo di investimento pubblico più equilibrato e sostenibile nel tempo”.
(ITALPRESS).
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Cgia, tasse doppie per le imprese italiane rispetto alle big tech
Pubblicato
23 ore fa-
4 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Secondo la Cgia di Mestre i colossi del web continuano a macinare profitti miliardari “scaricando” sulle nostre piccole e medie imprese il peso fiscale che loro eludono. Mentre le imprese italiane registrano un tax rate del 31,9%, le prime 25 multinazionali del web presenti nel mondo, secondo i dati dell’Area Studi di Mediobanca, presentano un’aliquota fiscale media pari al 14,8%: praticamente meno della metà. La Cgia spiega che spesso quando una multinazionale lavora in diversi Paesi incrementa “fittiziamente” i costi delle controllate in quelle nazioni dove il carico fiscale è elevato (come l’Italia o la Francia). Così facendo, abbassa gli utili, spostando la gran parte dei profitti nelle filiali ubicate nelle realtà (come i Paesi Bassi, l’Irlanda, il Lussemburgo, etc.) che presentano livelli di tassazione molto vantaggiosi. Grazie a questa operazione elusiva, la quasi totalità delle big companies dichiara una quota importante del loro utile totale nei Paesi dove si pagano pochissime tasse. Nel 2024, ultimo dato disponibile, le prime 25 websoft presenti nel mondo hanno realizzato un utile ante imposte pari a 503 miliardi di euro, versando, complessivamente, 74,3 miliardi di euro di tasse. Pertanto, il tax rate è stato del 14,8%.
Le imprese italiane, invece, nel 2023 hanno realizzato un utile di 322 miliardi che ha determinato un versamento al nostro erario di 102,6 miliardi di euro di imposte, facendo così salire il tax rate al 32%. Un’aliquota fiscale più che doppia di quella toccata dai giganti mondiali del web. L’associazione mestrina osserva che non sono solo i colossi stranieri del web a godere della fiscalità di vantaggio offerta ancora oggi da diversi Paesi europei. Negli ultimi anni anche molti grandi gruppi italiani hanno spostato all’estero la sede legale o fiscale, talvolta limitandosi a una controllata. Meta preferita: i Paesi Bassi. Il motivo è duplice. Da un lato la legislazione societaria olandese è molto favorevole, perché consente agli azionisti storici di avere doppio voto in assemblea, un meccanismo che blinda l’azienda da eventuali scalate straniere.
Dall’altro, ad Amsterdam il fisco riserva condizioni piuttosto generose alle grandi aziende disposte a trasferire lì la propria sede fiscale. Operazioni del tutto legittime, sul piano fiscale e societario. Ma con un effetto collaterale tutt’altro che neutro: si riduce la base imponibile in Italia, e a farne le spese sono soprattutto le piccole e piccolissime imprese che, a differenza dei grandi gruppi, non hanno certo la possibilità di fare le valigie e trasferirsi altrove.
L’Ufficio studi della Cgia ipotizza che le imprese ubicate in tutte le regioni d’Italia presentano un tax rate nettamente superiore alle principali big tech presenti nel mondo. L’incidenza del carico fiscale sugli utili ante imposte delle nostre imprese ubicate in tutte le regioni è più del doppio di quella in capo alle websoft monitorate. Se, invece, si misura la differenza delle aliquote fiscali, il dato medio italiano (31,9) è di 17,1 punti superiore a quello dei giganti del web (14,8). A livello regionale, infine, il differenziale più elevato si registra nel Lazio che conta un’aliquota fiscale di 18,6 punti in più rispetto alla media delle prime 25 big tech.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Acea emette il più grande Blue Bond italiano, raccolti 500 milioni di euro
Pubblicato
2 giorni fa-
3 Luglio 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – La finanza punta sempre più all’acqua. Oggi a Palazzo Mezzanotte a Milano Acea ha ufficializzato l’emissione del più grande Blue Bond mai emesso in Italia. Sono stati raccolti 500 milioni di euro e ha registrato una domanda superiore a tre volte l’offerta. Un segnale di forte fiducia degli investitori in progetti legati alla tutela della risorsa idrica, secondo quanto afferma la CFO di Acea, Valentina Bracaglia.
Le risorse serviranno a ridurre le perdite della rete, rendere più efficienti gli acquedotti, rafforzare le infrastrutture contro gli effetti del cambiamento climatico e migliorare il trattamento e il riuso delle acque reflue. Un’operazione che unisce mercato e sostenibilità, con l’obiettivo di rendere il sistema idrico più moderno, resiliente e sicuro.
– Foto ufficio stampa Acea –
(ITALPRESS).
Economia
Meloni “Blue economy asset importante per l’Italia, impegno in Ue per rivedere l’ETS marittimo”
Pubblicato
2 giorni fa-
3 Luglio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Per l’Italia l’interconnessione marittima è fondamentale per l’economia manifatturiera, per l’approvvigionamento energetico e delle materie prime, per l’esportazione dei nostri prodotti nel mondo. Il mare è un catalizzatore di opportunità trasversali a tutti gli elementi vitali della nostra società: dal turismo all’industria, dalla portualità alla sicurezza, dalla tutela dell’ambiente alla cultura, dalle comunicazioni al commercio e alla logistica”. Così la premier Giorgia Meloni, in un messaggio inviato all’assemblea di Federagenti. “La dimensione marittima muove un ecosistema economico, industriale e produttivo, all’interno del quale ogni componente svolge un ruolo fondamentale. Ecco perché il Piano del Mare, lo strumento strategico e programmatico che questo Governo ha voluto per dotare l’Italia di una politica marittima unitaria, non considera voi agenti dei semplici intermediari ma vi annovera tra i protagonisti della competitività del sistema portuale nazionale”, aggiunge.
“Un sistema, quest’ultimo, che il Governo intende rafforzare ulteriormente, anche grazie alla riforma della governance portuale, un provvedimento di sistema che punta a superare le frammentazioni, sviluppare una pianificazione nazionale, aumentare l’attrattività dei nostri porti. E, a proposito di attrattività e competitività – sottolinea Meloni -, il Governo continuerà a portare avanti il proprio impegno in Europa per rivedere l’ETS marittimo, un meccanismo che rischia di penalizzare i nostri porti a vantaggio di quelli del Nord Africa, peraltro senza ottenere benefici in termini di riduzione delle emissioni inquinanti nel Mediterraneo. Il mare è uno dei motori della nostra crescita, della nostra occupazione, del nostro benessere. La blue economy è un asset che questo Governo ha rimesso al centro delle politiche nazionali, con scelte strutturali e interventi di sistema. È un cammino che, sono certa, ci vedrà lavorare ancora una volta insieme, esattamente come abbiamo fatto finora. Perché solo insieme – pubblico e privato, Istituzioni e mondo produttivo, categorie economiche e parti sociali – riusciremo a rendere sempre più performante e dinamica una delle filiere più identitarie della nostra Nazione: l’economia blu”, conclude la premier.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).


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