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Cronaca

Ucraina, prosegue la guerra ma timori per crisi alimentare globale

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ROMA (ITALPRESS) – Morte e distruzione in Ucraina e paura per le ripercussioni del conflitto nel mondo. Mentre la guerra continua, si teme che i suoi effetti devastanti possano portare alla fame milioni di persone. C’è ancora molta attenzione, infatti, per il grano fermo nei porti ucraini. Il blocco sta causando una crisi alimentare globale e proprio su questo si è mossa la diplomazia occidentale negli ultimi giorni. Per sbloccare le esportazioni, ora Mosca si dice pronta a offrire i porti di Berdyansk e Mariupol. “I porti del Mar d’Azov – Berdyansk, Mariupol – sono sotto il nostro controllo, siamo pronti a garantire un’esportazione senza problemi, anche per il grano ucraino, attraverso quei porti”, ha detto il presidente russo Vladimir Putin alla televisione russa, secondo quanto riporta Interfax.
Intanto, al fronte, secondo lo Stato maggiore delle forze armate ucraine, nella direzione di Kharkiv “gli sforzi principali” dei russi sono concentrati “sul mantenimento dei confini occupati”.
Nella direzione di Slovyansk, si sono registrati bombardamenti negli insediamenti di Hrushuvakha, Tetyanivka e Dibrivne. Nella direzione di Donetsk, inoltre, il fuoco è stato aperto “lungo l’intera linea di contatto” mentre gli “sforzi principali si concentrano nelle aree di Severodonetsk e Bakhmut”, spiega lo Stato maggiore ucraino nell’ultimo aggiornamento. I combattimenti nel paese, quindi, continuano mentre si contano ancora morti. Dopo cento giorni di guerra, il bilancio delle vittime tra i bambini è drammatico. Dall’inizio del conflitto a oggi, secondo l’ufficio del procuratore generale dell’Ucraina, 261 bambini sono morti e 465 sono rimasti feriti. Intanto, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha rinnovato il suo appello perchè si ponga fine alle violenze.
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-

Cronaca

Mafia, blitz a Palermo contro mandamento Resuttana con 13 arresti

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PALERMO (ITALPRESS) – Il Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha eseguito stamane un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Il provvedimento dispone 13 misure cautelari, di cui 8 in carcere e 5 ai domiciliari.
L’operazione, condotta con il supporto dei Comandi provinciali di Palermo e Napoli, è il risultato di complesse indagini economico-finanziarie, intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia sulle famiglie mafiose dell’Acquasanta e dell’Arenella, inserite nel mandamento di Resuttana. In totale gli indagati sono 45, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, favoreggiamento, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni e scommesse abusive. Le indagini hanno ricostruito i nuovi vertici dei clan dopo recenti arresti. All’Arenella, il capofamiglia gestiva il territorio risolvendo controversie tra commercianti e rilevando società intestate a prestanome incensurati per ripulire i capitali. All’Acquasanta, invece, il boss guidava il clan sfruttando i permessi del regime di semilibertà, usando una rete di complici per inviare ordini agli affiliati.
Le Fiamme Gialle hanno anche scoperto un sistema illegale di scommesse sportive online. Attraverso punti gioco clandestini e giocate solo in contanti, il clan riciclava il denaro sporco ed evadeva il Fisco.

– Foto, Guardia di Finanza –

(ITALPRESS).

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Cronaca

Vasta operazione contro il traffico internazionale di droga e l’immigrazione clandestina

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ROMA (ITALPRESS) – Una vera e propria “banca” illegale con base logistica a Prato, capace di ripulire e trasferire all’estero tra gli 80 e i 100 milioni di euro all’anno provenienti dal narcotraffico internazionale. È quanto scoperto dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) della Procura di Firenze, che ha coordinato una maxi operazione eseguita dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e dalla Squadra Mobile di Prato. Il gip del Tribunale di Firenze ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 41 indagati (17 in carcere, 16 ai domiciliari e 8 obblighi di presentazione alla pg) di nazionalità italiana, cinese e albanese. Contestualmente è scattato un maxi sequestro preventivo per oltre 60 milioni di euro. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa e della transnazionalità, traffico internazionale di stupefacenti e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’organizzazione, guidata da un cittadino cinese radicato a Prato e attiva almeno dal 2021, operava con ramificazioni in Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Belgio e Olanda. Il gruppo offriva un servizio di pagamento “invisibile” per conto di diverse organizzazioni criminali, tra cui spiccano cartelli albanesi e storici clan mafiosi italiani, come la ‘ndrina Fiarè-Razionale-Gasparro di Vibo Valentia, il clan Briganti della Sacra Corona Unita e il clan campano Aquino-Annunziata. I trafficanti potevano così pagare le partite di droga in Spagna e Olanda senza alcuna tracciabilità e senza muovere fisicamente il denaro dall’Italia. Il sistema si basava sul meccanismo fiduciario dell’ “hawala” (noto in Cina come “chop-shop” o “fei-ch’ien”, moneta volante): i corrieri ritiravano il contante a domicilio dalle mafie italiane, lo trasportavano a Prato in auto con doppi fondi e lo consegnavano a imprenditori tessili cinesi locali a titolo di pagamento a nero per merce spedita in Spagna. Nelle città spagnole, la cellula locale dell’organizzazione prelevava il contante corrispondente dai negozi cinesi e lo consegnava direttamente ai narcotrafficanti.

Le indagini hanno inoltre svelato un secondo filone illecito gestito dai membri cinesi del gruppo, che organizzavano l’ingresso illegale in Italia di propri connazionali. I migranti venivano fatti volare in Serbia (dove non serve il visto), per poi essere trasportati in auto e a piedi attraverso Ungheria e Slovenia fino a Prato, Torino e Verona, dietro il pagamento di 9.500 euro a persona e in condizioni spesso pericolose.

– Foto: Da video Polizia di Stato –

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Cronaca

Blitz ad Arzano contro clan Camorra della “167”, 17 misure cautelari

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ROMA (ITALPRESS) – I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 17 persone, indagate a vario titolo per associazione mafiosa, estorsione aggravata e usura. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Le indagini, condotte tra il 2021 e il 2022, hanno raccolto gravi indizi sul clan della “167” di Arzano, gruppo criminale considerato l’articolazione territoriale del clan “Amato-Pagano”, storico sodalizio della zona nord di Napoli.

Secondo gli investigatori, la consorteria esercitava un controllo egemone sul territorio di Arzano e nei comuni limitrofi, in particolare attraverso il racket. Gli indagati avrebbero infatti preso di mira numerosi imprenditori e commercianti locali con continue richieste di denaro. L’inchiesta ha inoltre fatto emergere la particolare violenza del gruppo, utilizzata anche all’interno dello stesso sodalizio, con pestaggi punitivi per risolvere i contrasti interni.

– Foto: Uffico stampa Carabinieri –

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