Cronaca
Pietro Labriola nuovo direttore generale di Tim, deleghe a Rossi
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5 anni fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Pietro Labriola è il nuovo direttore generale di Tim. E’ quanto si legge in una nota diffusa al termine della riunione del Cda che, riunitosi sotto la presidenza di Salvatore Rossi, si legge in una nota, ha preso atto della remissione delle deleghe da parte di Luigi Gubitosi e, avendola accettata, ha deliberato di revocare Luigi Gubitosi dalle cariche di CEO e Direttore Generale della Società e dai relativi poteri, procedendo, quindi, ad un riassetto della governance e alla riallocazione delle deleghe. Luigi Gubitosi rimane consigliere di amministrazione. Gubitosi detiene 3.957.152 azioni TIM.
Il Presidente Salvatore Rossi, a nome dell’intero Consiglio di Amministrazione, esprime il suo ringraziamento più sentito per il lavoro svolto a Gubitosi, sottolinea la nota.
Su proposta del Comitato Nomine e Remunerazione, in applicazione del Piano di successione della Società, il Consiglio ha deliberato di nominare come Direttore Generale, Pietro Labriola, che manterrà la carica di CEO della controllata TIM S.A., determinandone attribuzioni, facoltà e poteri, in modo da garantire assoluta continuità e stabilità nella gestione aziendale. Le deliberazioni sono soggette alle comunicazioni e determinazioni di tutte le Autorità ed altri soggetti coinvolti, evidenzia la nota.
Al contempo al Presidente Salvatore Rossi sono state attribuite responsabilità e deleghe relative a Partnership & Alliances, Institutional Communications, Sustainability Projects & Sponsorship, Public Affairs, nonchè la responsabilità di gestione degli assets e delle attività di TIM di rilevanza strategica per il sistema di difesa e di sicurezza nazionale.
“Il nuovo assetto di vertice della società – si legge nella nota – garantisce da subito, nell’interesse di tutti gli stakeholder, la piena operatività del Gruppo. Assicura, inoltre, in una fase così articolata una guida coesa, salda e determinata nella piena valorizzazione delle capacità operative della società e del posizionamento sul mercato, nel rispetto del ruolo di tutti gli azionisti e degli altri stakeholder coinvolti. La soluzione di governance individuata costituisce un passo essenziale del processo di CEO Succession Planning, sul quale continua l’impegno del Consiglio nel suo insieme e, in particolare, del Comitato per le Nomine e la Remunerazione, assistito dall’advisor Spencer Stuart. Impegno teso a definire una leadership esecutiva di medio termine della società stabile e duratura, che tenga conto dell’evoluzione dell’assetto societario complessivo di TIM e del relativo perimetro di attività”.
Pietro Labriola, si legge sempre nella nota, “vanta un’esperienza professionale tutta spesa all’interno del settore delle telecomunicazioni. Negli ultimi 20 anni ha operato all’interno del Gruppo TIM in ruoli diversificati di crescente responsabilità fino ad assumere la guida complessiva delle attività del Gruppo in Brasile. L’assoluta internazionalità e la riconoscibilità come uno dei maggiori esperti delle tematiche relative al mondo delle telecomunicazioni e all’innovazione caratterizzano il suo profilo”. Pietro Labriola non risulta in possesso di azioni TIM.
Il Presidente Rossi, ha dichiarato: “Esprimo a titolo personale e del Consiglio tutto, grande soddisfazione per la nomina di Pietro Labriola a nuovo Direttore Generale di TIM. Questa nomina mostra ancora una volta il valore del management della società e la capacità di valorizzare competenze, merito ed innovazione”.
Dal canto suo Pietro Labriola ha espresso un sentito ringraziamento al Consiglio di Amministrazione per la fiducia dimostrata e ha assicurato il massimo impegno nell’accompagnare TIM nel suo percorso di sviluppo.
Per agevolare i processi interni in una fase di intenso lavoro, prosegue la nota, il Consiglio di Amministrazione ha deliberato di dotarsi di un Lead Independent Director, con le attribuzioni previste dal Codice di corporate governance di Borsa Italiana, chiamando ad assumere la carica la Consigliera Paola Sapienza.
Il Consiglio di Amministrazione, infine, in relazione alla manifestazione di interesse indicativa e non vincolante inviata da Kohlberg Kravis Roberts & Co. L.P. (“KKR”), in data 19 novembre (la “Manifestazione d’Interesse”), riservandosi di valutare ogni opzione strategica nell’interesse della società e degli stakeholder ha istituito, su proposta del Comitato per il Controllo e Rischi un Comitato ad hoc costituito dal Presidente del Consiglio di Amministrazione e da quattro Amministratori Indipendenti: il Lead Independent Director e gli Amministratori Paolo Boccardelli, Marella Moretti e Ilaria Romagnoli.
Il comitato avvierà tempestivamente e svolgerà, con il supporto degli advisor che all’uopo provvederà ad incaricare, tutte le attività istruttorie propedeutiche all’analisi del contenuto della Manifestazione non vincolante. Le attività e istruttorie del comitato saranno condotte secondo le migliori prassi al fine di consentire al Consiglio di valutare compiutamente la portata, il contenuto, le condizioni e le conseguenze della Manifestazione non vincolante, nonchè maturare e assumere, in maniera adeguatamente informata, le determinazioni in relazione alla stessa per quanto di propria competenza.
(ITALPRESS).
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Cronaca
A Malpensa sequestrati 11.400 farmaci privi di autorizzazione
Pubblicato
17 minuti fa-
28 Agosto 2026di
Redazione
VARESE (ITALPRESS) – Sequestrati 11.400 prodotti farmaceutici e oltre 15 litri di un potente insetticida contenente diclorvos, sostanza vietata nell’Unione europea dal 2013. E’ il bilancio dei controlli effettuati tra maggio e luglio all’aeroporto di Malpensa dalla Guardia di finanza e dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Nel corso delle verifiche, condotte sui flussi dei passeggeri e sulle spedizioni merci, sono stati individuati farmaci privi delle necessarie autorizzazioni per l’immissione in commercio in Italia. Tra i prodotti sequestrati figurano acido ialuronico, tossina botulinica, biostimolanti, aghi e creme anestetiche, oltre a medicinali destinati al trattamento delle disfunzioni erettili, a trattamenti psicotropi e a percorsi per la perdita di peso. Alcuni dei prodotti, non commercializzati in Italia, sarebbero stati destinati anche a trattamenti estetici clandestini. Sequestrato inoltre l’insetticida contenente diclorvos, composto utilizzato contro diversi parassiti e considerato altamente tossico per la salute umana. La sostanza è vietata alla vendita nell’Unione europea dal 2013. (ITALPRESS).
Foto: Guardia di Finanza
Cronaca
Immigrazione, rimpatriati al Cairo con volo charter 23 egiziani espulsi
Pubblicato
22 minuti fa-
28 Agosto 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Ventitrè cittadini egiziani sono stati espulsi dall’Italia e rimpatriati al Cairo con un volo charter organizzato dall’Italia nell’ambito delle iniziative europee coordinate dall’Agenzia Frontex. L’operazione congiunta è stata portata a termine con la collaborazione delle autorità della Repubblica Araba d’Egitto. Diciannove dei 23 cittadini egiziani erano trattenuti nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr): uno a Caltanissetta-Pian del Lago, uno a Gradisca d’Isonzo, 13 a Milano-Corelli, due a Torino-Brunelleschi, uno a Brindisi-Restinco e uno a Palazzo San Gervasio. Altri due sono stati espulsi dalla Questura di Milano, uno dalla Questura di Varese e uno dalla Questura di Messina. Quest’ultimo era sbarcato a Lampedusa il 7 luglio scorso ed è il primo cittadino straniero al quale, una volta definita la fase giurisdizionale, è stata applicata la procedura accelerata di asilo e rimpatrio alla frontiera prevista dal nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, entrato in applicazione nel giugno scorso. I 23 rimpatriati, scortati da personale specializzato, risultano avere precedenti di polizia e penali, anche per reati contro la persona e il patrimonio. L’operazione è stata resa possibile dall’accordo di collaborazione in materia migratoria tra Italia ed Egitto, che prevede la riammissione dei cittadini egiziani giunti illegalmente in Italia, anche attraverso l’impiego di voli
– Foto: da video Polizia di Stato –
(ITALPRESS).
Cronaca
“FORTE COME LA MORTE È L’AMORE” (Cant. 8,6)
Pubblicato
3 ore fa-
28 Agosto 2026di
Redazione
di don Pietro Sacchi
Nel settembre del 2020, partivo da Tortona in uno dei tempi più sfidanti degli ultimi ottant’anni, il tempo della Pandemia. La data della cerimonia del mio ingresso a Voghera era inizialmente incerta per via dei molti impegni del precedente Vescovo della Diocesi, Mons. Vittorio Viola, spesso in viaggio per Roma, dove da lì a poco si sarebbe definitivamente trasferito per svolgere il suo nuovo e prestigioso incarico di Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. In virtù di tali impegni, decise con un po’ di “tira e molla” per il 6 settembre, data che io non avrei mai scelto, poiché si trattava del trentunesimo anniversario della morte della mia mamma. Quindi arrivai a Voghera sotto il segno della “morte” … il segno di una morte metaforica del mio ego, che si fece “chiamata” già trentun anni prima. Mamma, che io credo più viva oggi di allora, caratterizza in me un altro tipo di concezione della vita, che nasce dalla morte e quindi non teme alcuna morte, la nuova vita della resurrezione di Cristo. Approdato in una comunità parrocchiale semideserta a causa del virus, in un contesto vincolato dai distanziamenti, laddove c’era fame di relazioni ho conosciuto i “miei” giovani, i “miei” poveri, i “miei” volontari e tutti i “miei” parrocchiani ed amici vogheresi. Anche la mia mamma era “Mia” ma l’esperienza del lutto aveva già insinuato nell’inconscio che anche i “miei” ragazzi, giovani e poveri non sarebbero potuti rimanere tali per sempre. O meglio, quella condizione dettata dal bisogno di possesso ed attaccamento che spesso confondiamo con l’amore, era destinata a “diventare inverno” come si evince nel dialogo tra il Piccolo Principe e la Volpe quando nel riflettere sulla profondità delle relazioni affettive, ne colgono in pieno anche la pericolosità:
“Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza” (Piccolo Principe – A. De Saint Exupéry).
Compresi come e quale fosse l’atto d’amore che caratterizzava la mia chiamata: era quello di riuscire a staccarmi una volta “fatto il mio” e senza sapere quando, ma certamente il perché… “perché forte come la Morte è l’Amore” (Cant. 8,6). L’amore infatti non è un sentimento, ma una presa di posizione eroica oltreché erotica, dove anche il sentire viene subordinato al valore, morendo inevitabilmente al proprio ego. Cristo che dona la sua vita per chi non lo merita (me compreso) e dona tutto, con l’esagerato messaggio implicito: “la tua vita vale più della mia” ne è il modello perfetto.
In questi sei anni ho avvertito l’urgenza di lanciare ed emancipare i miei giovani, i miei poveri e tutti quelli che hanno lavorato con me, lasciandoli camminare con le loro gambe avvertendo che l’ora di un taglio netto al cordone ombelicale che li faceva “miei” sarebbe arrivata. In realtà, se un segno di “morte generativa” c’è stato, è stato proprio questo… si è rivelato proprio nel crescere della mia paternità sacerdotale, che è passata dallo stare “davanti al gregge” come protagonista, collante e punto di riferimento, all’essere una presenza marginale che cammina ora a fianco ed ora dietro al gregge, ammirandone il ritmo della marcia. Alla fine dello scorso maggio i miei Superiori mi hanno convocato chiedendomi di poter cenare con me e subito mi resi conto, considerando la scadenza del mio direttorato per un secondo triennio, di che cosa mi avrebbero parlato. Si trattava di una nuova obbedienza, un’obbedienza importante. All’inizio della cena vi era notevole imbarazzo perché i temi d’affrontare con un piccolo parroco di periferia erano di una certa portata, responsabilità annesse e connesse.
Ovvero non più parroco ma direttore di 5 istituti in Genova che costituiscono tutti insieme il Piccolo Cottolengo Genovese, suddivisi non solo in diverse aree del capoluogo ligure, ma anche diversificati per tipologia di accoglienza.
L’istituto Paverano che fa accoglienza residenziale di disabili fisici e psichici, malattie neurodegenerative; il Piccolo Cottolengo di Bogliasco che accoglie persone con disabilità ed in centro diurno con Alzheimer; il Villaggio della Carità situato nell’entroterra collinare dove l’accoglienza residenziale si snoda suddividendosi in nuclei, distintamente per tipo di patologia psichiatrica; La Castagna che accoglie persone anziane in residenziale ed infine il Boschetto, il convento settecentesco di San Nicolò, un meraviglioso ossimoro orionino, che con tutto il suo fascino architettonico tutelato dalle Belle Arti accoglie nuclei familiari con bambini dagli sfratti e dalla strada, ha una foresteria sociale e offre spazio a percorsi di reinserimento socio lavorativo.
Ovviamente di quanto riportatomi dai superiori non potevo fare ancora parola con nessuno. E qui, tra l’enormità della responsabilità conferitami e le congratulazioni, ho sentito nel profondo del mio cuore che “era arrivato l’inverno” costretto a custodirlo nel segreto per un mese fino all’ufficialità degli incarichi. È stato un silenzio pesante e mimetico, di quelli che richiedono maschere difficili da indossare, celato nel tempo estivo tra le celebrazioni ordinarie, le magliette colorate del grest e l’azione caritativa, con il disagio di non poterlo comunicare come avrei voluto alla mia comunità ed ai miei giovani. Il mio sentire da allora sanguina, ma è solo un sentire.
“Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo”. Abbiamo accettato il rischio dell’assenza ed è giunta l’ora di salutarci, ma non importa, perché se quello che abbiamo costruito insieme fa battere i nostri cuori all’unisono, i nostri cuori continueranno a tenere la ritmica nonostante i chilometri e saremo sempre “gli uni negli altri”. Abbiamo “amato, morendo” perché avessero la vita (Cfr. Gv.15,13). Fa male… non importa, immaginate se non ci fossimo incontrati, amati, sperando e lottando nel tempo della pandemia e della guerra e al fianco dei nostri figli che crescono e dei nostri poveri e detenuti, invisibili sociali e fiscali. Allontanarci fa sanguinare, non importa, pensate se fossimo stati passivi, mestieranti e presenzialisti, in oratorio, nella parrocchia e a scuola… ma abbiamo fatto la scelta più difficile cogliendo la sfida di essere dono per tutti, anche per i più piccoli, tenendoli fuori portata dal controllo e dalle manipolazioni tossiche che spesso confondiamo impropriamente con l’essere adulti, facendo scalpitare in noi un cuore da fanciulli per esserci sempre anche quando non conviene, anche quando si rinuncia a tutto per non rinunciare a loro, questo è stato il nostro morire generativo, “perché forte come la Morte è l’Amore”.
Grazie Voghera!
don Pietro Sacchi

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