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Cronaca

BREAKING NEWS – RISULTATI DEFINITIVI DEL VOTO IN LOMBARDIA: ECCO I VOTI E LE PREFERENZE DI CANDIDATI E COALIZIONI

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di Diego Bianchi

Attilio Fontana, presidente uscente, leghista sostenuto da tutte le forze del centrodestra, è stato riconfermato alla presidenza della Regione Lombardia con il 54,67% dei voti, pari a 1.774.477, staccando di netto gli avversari.
Pierfrancesco Majorino, sostenuto dal centrosinistra e dal Movimento 5 Stelle, si è fermato al 33,93% (1.101.417 voti). Letizia Moratti, candidata dalla Lista Moratti Presidente e da Azione e Italia Viva, ha ottenuto il 9,87% (320.346 voti). Infine Mara Ghidorzi, appoggiata da Unione Popolare, l’alleanza tra Rifondazione comunista, Potere al popolo e Dema, ha ottenuto l’1,53% (49.514 voti).
Venendo alle coalizioni: quella di centrodestra ha ottenuto il 56,27%: Fratelli d’Italia 25,18% (725.402 voti), Lega 16,53% (476.175), Forza Italia 7,23% (208.420), Lombardia Ideale – Fontana Presidente 6,16% (177.387), Noi Moderati 1,17% (33.711).
L’alleanza tra centrosinistra e Movimento 5 Stelle raggiunge il 32,80%: PD 21,82% (628.774 voti), Movimento 5 Stelle 3,93% (113.229), Patto Civico – Majorino Presidente 3,82% (110.126), Alleanza Verdi e Sinistra 3,23% (93.019).
La coalizione che sosteneva Letizia Moratti si ferma al 9,55%: la lista Letizia Moratti Presidente 5,30% (152.652 voti), Azione – Italia Viva 4,25% (122.356).
Unione Popolare, infine, ottiene l’1,39% (39.913).

LA BASSA AFFLUENZA (41,6%), IL VOTO IN CONTROTENDENZA DI MILANO
In Lombardia si è registrata l’affluenza più bassa di sempre alle regionali, con il 41,6%. Il dato nazionale definitivo che comprende il Lazio è ancora più basso: 39,8%. Fino ad ora in Lombardia il record negativo apparteneva al 2010 quando votò il 71,9% dei lombardi e il candidato del centrodestra, Roberto Formigoni, vinse su quello del centrosinistra, Filippo Penati. Anche allora la consultazione si svolse su due giornate, il 28 e il 29 marzo.
A Milano città emerge un dato in controtendenza: risulta davanti Pierfrancesco Majorino con il 46,83%, seguito da Attilio Fontana al 37,69% e Letizia Moratti al 13,83%. E infatti il candidato del centrosinistra ha commentato: «L’ottimo risultato della città di Milano dove siamo saldamente in testa rispetto a Fontana, nonostante la presenza di Letizia Moratti, unitamente a quanto sta avvenendo in altre città è la conferma della ricchezza rappresentata dalle nostre esperienze di governo. Una buona base da cui partire anche per avviare un’opposizione propositiva e combattiva nei confronti della giunta Fontana».

COME SARA’ COMPOSTO IL NUOVO CONSIGLIO REGIONALE
I seggi del Consiglio regionale sono 80: uno è riservato al presidente eletto (Attilio Fontana) e un altro è assegnato al “miglior sconfitto” tra i candidati presidente (Pierfrancesco Majorino).
Gli altri 78 seggi sono così attribuiti: 22 Fratelli d’Italia, 14 Lega, 6 Forza Italia, 5 Lombardia Ideale – Fontana Presidente, 1 Noi Moderati, 17 Partito Democratico, 3 Movimento 5 Stelle, 1 Alleanza Verdi e Sinistra, 2 Patto Civico – Majorino Presidente, 3 Azione – Italia Viva, 4 Lista Moratti presidente.
Ecco la distribuzione dei seggi, provincia per provincia:
Bergamo (9 consiglieri): 3 Fratelli d’Italia (Paolo Franco, Lara Magoni, Michele Schiavi), 2 Lega (Giovanni Malanchini, Roberto Anelli), 1 Forza Italia (Jonathan Lobati), 2 PD (Davide Casati, Jacopo Scandella), 1 Moratti (Ivan Rota).
Brescia (10): 3 Fratelli d’Italia (Carlo Bravo, Barbara Mazzali, Diego Invernici), 2 Lega (Floriano Massardi, Davide Caparini), 1 Forza Italia (Simona Tironi), 2 PD (Emilio Del Bono, Miriam Cominelli), 1 Movimento 5 Stelle (Paola Pollini), 1 Azione – Italia Viva (Massimo Vizzardi)
Como (5): 1 Fratelli d’Italia (Anna Dotti), 1 Lega (Alessandro Fermi), 1 Forza Italia (Sergio Gaddi), 1 Lombardia Ideale – Fontana Presidente (Marisa Cesana), 1 PD (Angelo Orsenigo)
Cremona (3): 1 Fratelli d’Italia (Marcello Ventura), 1 Lega (Filippo Bongiovanni), 1 PD (Matteo Piloni) Lecco (3): 1 Fratelli d’Italia (Giacomo Zamperini), 1 Lega (Mauro Piazza), 1 PD (Gianmario Fragomeli)
Lodi (2): 1 Fratelli d’Italia (Patrizia Baffi), 1 PD (Roberta Vallacchi)
Mantova (3): 1 Fratelli d’Italia (Alessandro Beduschi), 1 Lega (Alessandra Cappellari), 1 PD (Marco Carra)
Milano (24): 6 Fratelli d’Italia (Christian Garavaglia, Marco Alparone, Franco Lucente, Vittorio Feltri, Chiara Valcepina, Matteo Forte), 2 Lega (Silvia Scurati, Riccardo Pase), 1 Forza Italia (Gianluca Comazzi), 1 Lombardia Ideale – Fontana Presidente (Carmelo Ferraro), 1 Noi Moderati (Vittorio Sgarbi), 6 PD (Paolo Romano, Carlo Borghetti, Pietro Bussolati, Alfredo Negri, Maria Rozza, Paola Bocci), 2 Movimento 5 Stelle (Nicola Di Marco, Paola Pizzighini), 1 Alleanza Verdi e Sinistra (Onorio Rosati), 2 Patto Civico – Majorino Presidente (Michela Palestra e Luca Paladini), 1 Azione – Italia Viva (Lisa Noja), 1 Lista Moratti Presidente (Manfredi Palmeri).
Monza Brianza (7): 2 Fratelli d’Italia (Federico Romani, Alessia Villa), 1 Lega (Alessandro Corbetta), 1 Forza Italia (Fabrizio Figini), 1 Lombardia Ideale – Fontana Presidente (Jacopo Dozio), 1 PD (Pietro Luigi Ponti), 1 Lista Moratti Presidente (Martina Sassoli)
Pavia (4): 1 Fratelli d’Italia (Claudio Mangiarotti), 1 Lega (Elena Lucchini), 1 Forza Italia (Ruggero Invernizzi), 1 Lombardia Ideale – Fontana Presidente (Alessandro Cantoni) Sondrio (1): 1 Lega (Massimo Sertori)
Varese (7): 2 Fratelli d’Italia (Giuseppe De Bernardi Martignoni, Francesca Caruso), 1 Lega (Emanuele Monti), 1 Lombardia Ideale – Fontana Presidente (Giacomo Cosentino Basaglia), 1 PD (Samuele Astuti), 1 Azione – Italia Viva (Giuseppe Licata), 1 Lista Moratti Presidente (Luca Ferrazzi).

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GLI ELETTI IN PROVINCIA DI PAVIA: DENTRO LUCCHINI, MANGIAROTTI, INVERNIZZI E CANTONI. FUORI PD E M5S
Lo spoglio è finito all’alba, i quattro eletti pavesi in consiglio comunale sono Elena Lucchini (Lega), Claudio Mangiarotti (Fdi), Ruggero Invernizzi (Forza Italia) e Alessandro Cantoni (Lombardia Ideale). Nessun consigliere per il Pd o il Movimento 5 stelle, resta dunque fuori il consigliere uscente Simone Verni (M5s).

VINCITORI E VINTI: CHI VA IN CONSIGLIO TRA I NOMI ILLUSTRI, CHI RIMANE FUORI
Da Fabrizio Pregliasco a Alberto Veronesi, da Claudio Chiappucci a Valentina Aprea e Giulio Gallera. È lunga la lista di chi non ce l’ha fatta a entrare in Consiglio regionale. La legge delle preferenze ha fatto le sue vittime eccellenti. C’è il virologo Pregliasco, che da capolista di Majorino si ferma a 1.939 preferenze. L’azzurro ed ex assessore al Welfare di Forza Italia, Giulio Gallera, non passa nonostante le 5.670 preferenze, battuto da Gianluca Comazzi (7.902). Va male anche al direttore d’orchestra Veronesi, che è passato dalla lista in appoggio a Beppe Sala al partito della premier Giorgia Meloni: 1.077 voti.
Al contrario, il voto premia come recordman assoluto il sindaco Pd, di Brescia, Emilio Del Bono, che con 34.211 preferenze polverizza ogni precedente primato. Nel 2018 la palma del più votato era toccata all’azzurro, Giulio Gallera con oltre 11 mila preferenze: questa volta con 5.486 preferenze resta fuori dal Consiglio perché per FI in provincia di Milano scatta solo 1 seggio e lo ha preso il suo collega di partito, Gianluca Comazzi, re delle preferenze con 7.766 voti.
Fuori il filosofo Stefano Zecchi che si è fermato a 912 preferenze; ma potrebbe rientrare dalla porta della giunta come assessore alla Cultura in quota FdI. Diventa consigliere il fondatore di Libero Vittorio Feltri, che si porta a casa 5.913 preferenze. D’altra parte il pacchetto di mischia di FdI è molto nutrito. Al primo posto c’è il sindaco di Turbigo, Christian Garavaglia con 10.255 voti. Buon risultato anche per Marco Alparone (7.655) indicato come possibile presidente dell’aula.
Nella Lega, il pieno di preferenze lo fanno, a Brescia, Floriano Massardi con 10.272 voti e l’ex assessore al Bilancio, Davide Caparini, che arriva 9.128. A Como Alessandro Fermi raggiunge i 13.883 voti.
A Milano gli elettori del Pd premiano il giovane Paolo Romano, classe 1.996, già segretario metropolitano dei Giovani democratici della città, assessore al Municipio 8: 7.740 voti. Mentre non entra la capolista, ex direttrice del carcere di Bollate, Cosima Buccoliero, che raccoglie 3.391 preferenze. In quota Pd, Davide Casati prende 14.445 voti a Bergamo. Entreranno in Consiglio in quota lista civica Majorino la sindaca di Arese Michela Palestra (3.789) e il leader dei Sentinelli di Milano Luca Paladini (3.244). Invece il consigliere uscente Michele Usuelli, candidato a Milano, Bergamo e Brescia, in città raccoglie solo 2.151 voti, che non gli bastano per entrare in consiglio regionale.
Tra i banchi del M5S, il capolista a Milano Nicola Di Marco è il solo tra i candidati pentastellati in Lombardia sopra quota mille: 1.392. Entreranno al Pirellone tra i seggi della lista civica Moratti il capolista di Milano Manfredi Palmeri e Martina Sassoli, che guidava la circoscrizione brianzola. A Como non ce l’ha fatta la capolista Maria Grazia Sassi, mentre entra Marina Cesana, della lista civica di Attilio Fontana. Nel Terzo polo la capolista a Milano ed ex deputata di Italia viva Lisa Noja raccoglie 3.203 preferenze.

L’ASTERISCO, SPECIALE ELEZIONI
ANALISI DEL VOTO: PERCHE’ HA VINTO FONTANA, DOVE HANNO PERSO GLI AVVERSARI
Prima che del centrodestra questa è la vittoria di Attilio Fontana, il governatore uscente, che nonostante gli anni terribili del Covid, le polemiche infiammate sulla gestione della sanità, le inchieste della magistratura (tutte archiviate) e l’astensione ai massimi storici, si riprende la Lombardia con il 55,7% dei voti e la lista con il suo nome raggiunge il 6,2. Più di un elettore su due ha votato il centrodestra. Maggioranza assoluta. Anche messi insieme i voti di Pierfrancesco Majorino e Letizia Moratti non avrebbero intaccato il successo dell’avvocato di Varese. «I cittadini mi hanno capito, è una grande soddisfazione. È la dimostrazione che il radicamento sul territorio riesce sempre a pagare».
Se quella di Fontana era una vittoria annunciata, anche se non con questi numeri, non altrettanto certo era il risultato interno alla coalizione del centrodestra. Anzi. Tutti gli occhi erano puntati sulla tenuta della Lega e di Forza Italia di fronte all’avanzata trionfante di Fratelli d’Italia, con inevitabili ricadute sui rapporti di forza all’interno del centrodestra. La crescita del partito di Meloni in questi anni è stata esponenziale se si pensa che alle ultime Regionali del 2018 si era fermata al 3,6. Adesso, la cavalcata del partito della premier si è fermata poco sotto il risultato lombardo delle Politiche, al 25,1. Una conferma.
La Lega di Matteo Salvini non solo tiene. Ma quella che era ritenuta la quota di sopravvivenza, ossia non scendere sotto il risultato del voto di settembre nella regione culla del leghismo, non solo è stata raggiunta, ma è stata superata. Era al 13,9, è al 16,5%. Se si mettono insieme i voti della Lega con quelli della lista di Fontana si arriva al 22.6. A pochi passi dai cugini di Fratelli d’Italia. «Grazie, grazie, grazie ai lombardi che hanno riconfermato a furor di popolo il buongoverno della Lega e del centrodestra e soprattutto di Attilio Fontana» sono state le prima parole del leader della Lega. La segreteria di Matteo Salvini non è mai stata veramente in ballo, a preoccupare i vertici del governo era la possibilità di ritrovarsi con alleati scontenti pronti a fare la guerra alla premier per recuperare il terreno perso.
Con questo risultato le tensioni si riducono al minimo e ritrovano senso le parole della premier che proprio alla vigilia del voto aveva sottolineato la grande unità del centrodestra. Discorso che numericamente vale anche per Forza Italia al netto delle esternazioni di Silvio Berlusconi sull’Ucraina. Gli azzurri scacciano l’incubo di finire sotto il 6 per cento, nella terra che nel 1994 ha segnato la nascita della «rivoluzione liberale». Il 7,2 garantisce la tenuta e soprattutto una presenza in giunta. Oltre a consentire a Licia Ronzulli, coordinatrice regionale azzurra, di rispedire al mittente le parole di Carlo Calenda che si era augurato la scomparsa elettorale di Berlusconi: «Grande soddisfazione per la conferma del centrodestra in Lombardia e per il risultato di Forza Italia che tiene e aumenta il consenso e checché ne dica Calenda, gli unici che sono spariti sono loro. Il centro esiste già ed è Forza Italia».
Ora scatta la nuova partita della giunta. Ci sono 16 caselle in ballo. FdI punta a 8 assessorati più la vicepresidenza. C’è già un nome, quello di Romano La Russa, fratello del presidente del Senato, Ignazio. Una mossa che potrebbe lasciare la poltrona della Sanità a Guido Bertolaso anche se in pole position c’è il deputato FdI, Carlo Maccari. Fontana, forte del suo risultato e di quello della Lega per ora taglia corto: «Valuteremo le richieste di FdI a bocce ferme». Perdono Majorino e Moratti. Più l’ex sindaco di Milano, dell’eurodeputato Pd, perché terza tra i candidati non entrerà in Consiglio regionale e nè la sua lista, nè soprattutto il Terzo polo, vera delusione di questa tornata elettorale, riescono a superare insieme la doppia cifra (9,6), con Azione e Italia viva ai minimi storici (4). C’è un primo contraccolpo. Le dimissioni del segretario regionale di Azione, Niccolò Carretta: «Il risultato è fallimentare e dimostra l’incomprensibilità delle nostre scelte». Da parte sua Majorino può almeno rivendicare la tenuta del suo Pd che dalle Politiche a oggi, nonostante l’assenza di leadership, ha non solo tenuto ma è anche avanzato di un paio di punti, dal 19,2 al 21,8%. Magra consolazione se lo stesso candidato punta il dito contro la classe dirigente del suo partito: «Siamo un caso studio a livello internazionale per aver fatto la consultazione sulla leadership interna durante elezioni così importanti». Quello che sicuramente non ha funzionato, oltre all’assenza di una guida a livello nazionale, è la formula politica scelta dal centrosinistra. Il Movimento Cinque Stelle, da sempre marginale in Lombardia, ha ristretto ancor di più il suo campo d’azione. Dal 7,3 al 3,9.

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Cronaca

Sanremo, show di Lillo e omaggio Lauro alle vittime di Crans-Montana. Nella top 5 Paradiso, Lda e Aka 7even, Nayt, Fedez-Masini, Ermal Meta

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SANREMO (ITALPRESS) – Tommaso Paradiso, LDA & Aka 7even, Nayt, Fedez & Masini, Ermal Meta si sono aggiudicati la top 5 della classifica della seconda serata, scaturita dal televoto e dal voto della giuria delle radio sui 15 big che si sono esibiti.
Con Carlo Conti e Laura Pausini passano sul palco in veste di co-conduttori Achille Lauro, alla prima uscita in total white e vistoso collier, Pilar Fogliati in abiti Roberto Cavalli by Fausto Puglisi, e Lillo Petrolo che scende la scalinata di traverso. «Vorrei provare a condurre», attacca Lillo e gioca a fare il bravo presentatore con Carlo Conti che gli dà lezioni: «Devo dire che siamo all’Ariston?», e Conti risponde: «Dove sennò, al teatro Olimpico?» con riferimento (consapevole o meno) a uno dei lapsus del direttore di RaiSport Petrecca durante la telecronaca della cerimonia d’apertura Milano-Cortina 2026. Prima di quel momento, in apertura di serata, i 4 finalisti delle Nuove Proposte accompagnati e presentati da Gianluca Gazzoli che si commuove ricordando la mamma scomparsa: «Mamma non c’è più, quest’anno mi ritrovo a coronare il sogno della mia vita, cioè stare su questo palco, il 25 febbraio che è il giorno del suo compleanno». Ad aprire la doppia sfida sono Nicolò Filippucci, ex Amici, con “Laguna”, e Blind, El Ma & Soniko, trio formatosi ad Area Sanremo, con “Nei miei DM”. A spuntarla è Filippucci che contenderà la vittoria ad Angelica Bove, interprete di “Mattone”, che ha avuto la meglio su Mazzariello con “Manifestazione d’amore”.
Tra i momenti più emozionanti della serata c’è l’esibizione del coro dell’Associazione Nazionale di Famiglie e Persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo – ANFFAS di La Spezia sulle note di “Si può dare di più”, e la celebrazione delle 30 medaglie azzurre di Milano-Cortina 2026 con Francesca Lollobrigida, due medaglie d’oro nel pattinaggio di velocità, e Lisa Vittozzi, prima medaglia d’oro nel biathlon, sul palco.
Insieme a loro gli atleti paralimpici Giacomo Bertagnolli con la guida Andrea Ravelli per lo sci alpino, e Giuliana Turra per il wheelchair curling. «Seguite le Paralimpiadi come avete seguito le Olimpiadi, con ammirazione: sono eroi moderni che nel limite hanno trovato la loro risposta, tramite lo sport, per vincere le loro battaglie. Grazie Rai», ha detto il presidente del comitato organizzatore dei Giochi, Giovanni Malagò. Due le esibizioni di Achille Lauro: con Laura Pausini in “16 marzo”, con la soprano Valentina Gargano e un coro di 20 elementi, in “Perdutamente” dedicata alle vittime di Crans Montana. «Credo che la musica abbia il compito di accompagnarci nella vita. Se questa cosa può aver confortato in questo modo anche solo una persona per noi era un dovere», ha concluso Lauro. E’ festa sul palco esterno di piazza Colombo con Bresh e su quello galleggiante della nave da crociera ancorata davanti Sanremo, con Max Pezzali.
Un premio alla carriera viene consegnato a Fausto Leali che canta i suoi successi “Mi manchi” e “Io amo”.
Omaggio a Ornella Vanoni con la nipote Camilla Ardenzi che interpreta “Eternità”.
I 15 cantanti che si sono esibiti sono stati Patty Pravo, LDA & AKA 7EVEN, Enrico Nigiotti, Tommaso Paradiso, Elettra Lamborghini, Ermal Meta, Levante, Bambole di pezza, Chiello, J-Ax, Nayt, Fulminacci, Fedez & Masini, Dargen D’Amico, Ditonellapiaga con esibizioni poco difformi, se non nel look, da quelle della prima serata.
-foto Ipa Agency-
(ITALPRESS)

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Juventus-Galatasaray 3-2, impresa sfiorata ma bianconeri fuori dalla Champions

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TORINO (ITALPRESS) – Nulla da fare per la Juventus, che sfiora e accarezza l’impresa, ma viene eliminata nei supplementari. I bianconeri rimontano i tre gol di scarto, poi affondano in contropiede: Baris Yilmaz e Osimhen firmano il 3-2 e la qualificazione del Galatasaray. Spalletti deve adattarsi con McKennie terzino sinistro e Koopmeiners mezzala, ma soprattutto cambia in porta: c’è Perin e non Di Gregorio. La Juventus spinge subito per inseguire l’impresa, mentre i turchi reagiscono cercando di spezzare i ritmi in ogni modo possibile, sacrificando il gioco e le azioni di Osimhen. Da un lato c’è il lento possesso palla del Gala, dall’altro le accelerazioni del recuperato Yildiz, che impegna Cakir in avvio. La Juventus fatica a rendersi pericolosa nella prima mezz’ora, poi ha una chance clamorosa: Torreira stende Thuram, rigore e 1-0 di un glaciale Locatelli. La Vecchia Signora si carica nel quarto d’ora dell’intervallo e aggredisce con maggior impeto nella ripresa, dominando sin dal via. Non scalfisce i bianconeri neppure l’espulsione, molto discussa sul campo, di Kelly.
L’inglese travolge sì Baris Yilmaz centrandolo sulla caviglia, ma è in caduta e non può vedere il suo punto d’impatto. Il contatto è duro, ma involontario: l’arbitro inizialmente ammonisce e sarebbe un rosso per doppia ammonizione, poi rivede al VAR e opta per l’espulsione diretta.
Cambia la casistica dell’episodio, ma non la sostanza: Juve in dieci dal 48′. Eppure, paradossalmente, i bianconeri dominano come se avessero l’uomo in più e schiacciano un Galatasaray timido e intimorito, che subisce il contraccolpo psicologico e non attacca praticamente più. Siamo al 70′ quando la partita gira definitivamente a favore dei bianconeri, col 2-0: Kalulu si sovrappone e trova Gatti, centravanti inedito, che segna al 70′ con una zampata. Da qui in poi è dominio bianconero, con Thuram che si divora il tris e Yildiz che colpisce un palo. Non è ancora finita, perchè all’82’ è apoteosi Juve: McKennie sigla il 3-0 che vale i supplementari. Qui la Juventus si gioca il tutto per tutto, si divora il poker con Zhegrova e iniziano a mancare improvvisamente le energie. I bianconeri crollano al 106′, quando Baris Yilmaz trova Osimhen: colpo tra le gambe di Perin ed è 3-1. Ora la Juventus deve tornare ad attaccare per siglare la quarta rete e andare ai rigori, ma non ne ha letteralmente più. L’ingresso di Openda e Kostic non cambia i giochi e, anzi, al 118′ Baris Yilmaz sigla la rete del 3-2 in ripartenza. La Juve si arrende e viene eliminata: sarà il Galatasaray a sfidare una tra il Liverpool e il Tottenham, negli ottavi.

– Foto: Ipa Agency –

(ITALPRESS).

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Atalanta-Borussia Dortmund 4-1, nerazzurri agli ottavi di Champions

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BERGANO (ITALPRESS) – Rimonta con finale thriller per l’Atalanta, che batte 4-1 il Borussia Dortmund e ribalta il 2-0 subito in Germania, accedendo così agli ottavi di finale di Champions League. Decisiva, a recupero scaduto, la rete su calcio di rigore di Samardžic, dopo l’iniziale 3-0 atalantino seguito dal gol del subentrato Adeyemi che stava per rimandare l’esito dell’incontro ai supplementari.
Bastano cinque minuti all’Atalanta per sbloccare il risultato, con la fuga sulla sinistra di Bernasconi e il cross basso che, deviato da Bensebaini, favorisce il tap-in di Scamacca. Atteggiamento da subito offensivo per gli uomini di Palladino, che al 24′ vanno vicini al secondo gol con Zalewski che di mancino impegna Kobel in tuffo. Alla mezz’ora risponde il Borussia Dortmund, con Brandt che si libera in area e calcia trovando la parata di Carnesecchi. L’Atalanta continua a creare gioco e al 45′ sigla il pareggio: è ancora una deviazione di Bensebaini a beffare Kobel sul tiro dal limite di Zappacosta che va in rete e annulla il 2-0 dell’andata.
In avvio di secondo tempo il Dortmund prova a riprendersi il vantaggio, dalla destra il tiro di Beier colpisce il palo e il pallone viene poi deviato fuori da Brandt. Pericolo per l’Atalanta, che al 54′ mette la freccia del sorpasso con Pasalic, pescato dal cross di De Roon e preciso nel colpo di testa del 3-0. Kovac prova a dare una scossa offensiva ai suoi, inserendo tra gli altri Adeyemi, che al 75′ è libero di preparare il sinistro a giro sul quale Carnesecchi non può nulla. Tutto torna in parità e nel finale sembra prevalere l’equilibrio ma l’episodio chiave arriva a recupero scaduto: Krstovic viene colpito in pieno volto dall’intervento di Bensebaini, rigore ed espulsione per somma di ammonizione concesse dall’arbitro Sanchez dopo il controllo Var. Dal dischetto è decisivo il mancino di Samardžic che vale il 4-1 e il l’accesso agli ottavi di finale per la Dea.

– Foto: Ipa Agency –
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