Cronaca
Clima, Papa Francesco “Sono i bambini i più saggi. Ascoltiamoli”
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4 anni fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Sei anni fa, ho pubblicato la lettera enciclica Laudato sì, sulla cura della casa comune, facendo appello a un nuovo dialogo condiviso sulla nostra casa comune – su come stiamo forgiando negativamente il futuro del nostro pianeta con il nostro comportamento irresponsabile. Sono lieto di vedere che l’enciclica ha avuto un impatto positivo sui nostri sforzi di prenderci cura della nostra casa comune nella Chiesa, nelle nostre comunità ecumeniche e interreligiose, nei circoli politici ed economici, nelle sfere educativa e culturale, e non solo”. E’ parte del testo inedito di Papa Francesco che costituisce la prefazione al libro Laudato sì Reader, pubblicato da Libreria Editrice Vaticana (Lav) in occasione di Cop26, pubblicato dal Corriere della Sera. Il Pontefice esorta a “seguire la guida” dei più piccoli nell’affrontare la sfida climatica e non solo. Il “Grido della Terra e il Grido dei Poveri” – si legge ancora nel testo – che ho presentato nella Laudato sì come conseguenza emblematica del nostro fallimento nel prenderci cura della nostra casa comune è stato amplificato di recente dall’emergenza del Covid-19, che l’umanità sta ancora cercando di contrastare. Perciò, una crisi ecologica, rappresentata dal “grido della terra” e una crisi sociale, rappresentata dal “grido dei poveri”, sono state rese letali da una crisi sanitaria: la pandemia del Covid-19″. “Ciononostante, non dimentichiamo che le crisi sono anche finestre di opportunità: sono occasioni per riconoscere e imparare dagli errori del passato. Il recente passato ci ha mostrato che sono soprattutto i nostri bambini ad aver capito la portata e l’enormità delle sfide che la società ha di fronte, specialmente la crisi climatica. Dobbiamo ascoltarli con cuori aperti. Dobbiamo seguire la loro guida perchè sono saggi nonostante l’età…”.
(ITALPRESS).
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L’articolo Tg News 19/3/2026 proviene da Pavia Uno TV.
Cronaca
Milano-Cortina ha vinto anche la sfida della parità di genere nella comunicazione
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1 ora fa-
19 Marzo 2026di
Redazione
MILANO (ITALPRESS) – La parità di genere nello sport resta una partita aperta. I grandi eventi hanno accelerato il cambiamento, ma non sempre sono riusciti a consolidarlo. È il quadro emerso dal monitoraggio “Come i media raccontano le Olimpiadi”, presentato a Palazzo Lombardia, che ha messo a confronto i Giochi olimpici di Parigi 2024 e quelli invernali di Milano-Cortina 2026, entrambe manifestazioni concluse e capaci di mostrare differenze nette nella tenuta del racconto mediatico paritario.
Il dato di Parigi ha restituito un equilibrio di genere, nelle news, legato esclusivamente alla dimensione olimpica. Su 476 notizie, il 25% ha riguardato discipline maschili, il 27% femminili e il 48% competizioni miste. Una distribuzione che però non ha retto nel tempo. Terminati i Giochi, su 2.706 notizie il racconto è tornato a concentrarsi sugli uomini, che hanno occupato il 75% dello spazio, mentre le donne si sono fermate al 13%. Anche tra le voci autorevoli di commento il divario si è mostrato marcato, con le esperte ferme al 26%. Milano-Cortina ha segnato invece un passo in avanti più strutturale.
I Giochi invernali hanno riportato al centro dell’attenzione lo sport femminile, con una visibilità delle atlete pari al 58% contro il 42% degli atleti nei telegiornali italiani. Anche la copertura delle competizioni si è mostrata equilibrata: il 53% delle notizie ha riguardato discipline sia maschili sia femminili, il 24% competizioni femminili e il 23% competizioni maschili. Sul fronte delle interviste, il bilanciamento è stato quasi paritario, con il 49% di donne e il 51% di uomini.
È cresciuta anche l’attenzione alla qualità del linguaggio. Su 331 contenuti analizzati, il 98% ha utilizzato immagini non sessiste e il 95% un linguaggio corretto. Le notizie prive di stereotipi e quelle con linguaggio inclusivo si sono attestate entrambe all’84%, mentre le immagini inclusive all’83%. Rimane però un’area critica. Le Paralimpiadi hanno continuato a occupare uno spazio limitato. La componente femminile è risultata marginale: le atlete, pari al 26% dei partecipanti, si sono fermate al 14% delle notizie.
“La presenza femminile è stata molto, molto importante. Pari, se non in alcuni casi superiore a quella maschile”, ha sottolineato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, richiamando storie come quella di Francesca Lollobrigida, capace di vincere e diventare madre, e di Federica Brignone, tornata al successo dopo un infortunio grave. “Sono segnali di uno sport al femminile sempre più riconosciuto”. Sul fronte paralimpico ha aggiunto: “Sinceramente speravo ci fosse una maggior copertura. Bisognerà lavorare per fare in modo che le Paralimpiadi possano avere la stessa presenza delle Olimpiadi”.
“Obiettivo del Cip è aumentare la quota femminile paralimpica” ha spiegato Federica Picchi, sottosegretaria allo Sport della Regione Lombardia, precisando che l’indicazione è stata condivisa dal presidente del Comitato italiano paralimpico. “Quest’anno ci sarà un impegno concreto su questo obiettivo”.
“I risultati di questo studio sono un traguardo importantissimo per me che ho lavorato molto nell’empowerment femminile” ha sottolineato Diana Bracco, presidente della Fondazione Bracco, ricordando anche il valore simbolico del risultato raggiunto dall’atleta paralimpica Chiara Mazzei, più medagliata in assoluto di Milano-Cortina 2026.
A chiudere il confronto è stata Monia Azzalini dell’Osservatorio di Pavia, che ha presentato i dati: “L’Italia non vive più di solo calcio. Sfidando le regole del news making dobbiamo accudire di più i cambiamenti sociali, per non fare calare la fiducia nella parte di società che ancora oggi non è rappresentata”.
La sfida, secondo i dati analizzati dall’Osservatorio di Pavia, è rimasta quella della continuità. La parità di genere non potrà restare legata ai grandi eventi, ma diventare criterio stabile del racconto sportivo, puntando sulla centralità dei risultati, su una maggiore presenza femminile nei ruoli autorevoli e su una narrazione capace di aprire la strada ad un cambiamento già in atto.
-Foto xo5/Italpress-
(ITALPRESS).
Cronaca
Acquacoltura e pesca, più trasparenza e informazione per valorizzare Made in Italy
Pubblicato
1 ora fa-
19 Marzo 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Più trasparenza e informazione per valorizzare il prodotto ittico italiano: è la richiesta unanime emersa al vertice organizzato dall’API (Associazione Piscicoltori Italiani) nella sede di Confagricoltura a Roma con i principali rappresentanti dei comparti acquacoltura e pesca e delle istituzioni.
Oltre al presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, il presidente dell’API Matteo Leonardi, il presidente dell’OP del Pesce Claudio Pedroni, i produttori Alessandro Puglisi Cosentino (Acqua Azzurra – avannotteria), Giancarlo Ravagnan (Agroittica Lombarda – storionicoltura), il direttore di Federpesca Francesca Biondo e il direttore generale di Confagricoltura, Roberto Caponi. Il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, ha evidenziato come il ruolo del ministero si sia evoluto da “controllore” ad alleato nel percorso di crescita del settore. Opinione condivisa da tutti gli stakeholder.
L’Italia vanta il primato per qualità e sicurezza anche nel comparto ittico, un valore aggiunto riconosciuto a livello internazionale, ma che non basta a far crescere il settore: nonostante l’Italia abbia un consumo di pesce più elevato rispetto ad altri Stati europei – circa 31 Kg pro capite all’anno – soltanto il 14% arriva dalla produzione nazionale. Il resto è importato. Pesano, per spigole e orate, l’esiguo numero di concessioni demaniali marittime: solo 19 su oltre 8.000 km di costa. Solo la Turchia, uno dei nostri principali competitor, ne ha 540. Siamo primi produttori di caviale da storione in Europa, con 67 tonnellate, e secondi al mondo dopo la Cina, che ha avuto una crescita molto veloce in breve tempo, fino ad occupare il 54% del mercato mondiale. Il comparto dell’avannotteria di spigole e orate è cresciuto molto, ma l’Italia assorbe solo il 10% della produzione (pari a 200 milioni di avannotti/anno). Se ci fossero più allevamenti, potremmo avere maggiore presenza di pesce italiano sulle tavole. Sul fronte pesca, invece, si è registrata una diminuzione della produzione, sia per la contrazione della flotta italiana, sia per difficoltà strutturali e aumento di costi che incidono fortemente sul comparto. Per invertire la tendenza, è necessario intervenire su più fronti: le proposte condivise dai rappresentanti di pesca e acquacoltura sono di garantire maggiori informazioni al consumatore con la trasparenza dell’origine del prodotto nel canale Ho.Re.Ca, dove viene consumato circa il 60% del pesce. Parallelamente, a fronte di una richiesta che si è rivelata crescente, occorre aumentare il numero di concessioni a mare per l’allevamento di pesce in Italia. La spietata concorrenza dall’estero rischia altrimenti di soffocare tutti gli investimenti realizzati finora in un settore che è emblema della cucina italiana nel mondo.
“Il settore dell’acquacoltura in Italia ha un fatturato che supera o sfiora, dipende dall’anno, circa 400 milioni di euro e si occupa di varie produzioni, quindi d’acqua dolce, acqua salata, con varie caratteristiche e tante peculiarità. Un prodotto poco conosciuto dal grande pubblico è il caviale: siamo leader in Europa e secondi al mondo nella produzione. Siamo leader in Europa per la produzione di trota di acqua dolce, che è forse la forma più tradizionale di acquacoltura, e abbiamo delle eccellenze nella produzione anche a mare con branzini, orate e alcune nuove specie che si stanno presentando per avere una maggiore differenziazione e adattamento ai cambiamenti climatici, che ci chiedono di essere un pò più resilienti e poter allevare le specie che più si adattano a questi cambiamenti”, spiega Matteo Leonardi, presidente di API, l’associazione dei piscicoltori italiani che riunisce più del 90% delle aziende che producono pesce in Italia.
“Siamo un settore giovane e abbiamo tante potenzialità, ma anche tante anche difficoltà su vari aspetti – prosegue -, perchè il clima ci sta mettendo seriamente alla prova: lo misuriamo anno dopo anno in maniera sempre più violenta e con declinazioni diverse. Abbiamo alcune problematiche legate a difficoltà di attuazione, magari per avere nuove licenze e poter espandere la produzione, soprattutto a mare”, sottolinea Leonardi, che evidenzia anche “difficoltà nel riconoscimento del prodotto: il consumatore ancora vede il pesce allevato come di seconda scelta, quando invece abbiamo dei controlli che sono molto superiori al pescato”. Per il presidente di API serve anche “maggiore trasparenza. Stiamo cercando di portare avanti con forza la tracciabilità, non solo sui banchi del pesce, ma anche per la ristorazione: più del 50% del prodotto del pesce in Italia viene consumato fuori casa e quando si va in un ristorante non si sa che pesce si sta mangiando. Speriamo di riuscire ad avere presto una legge che ci permetta di avere quest’ultimo miglio anche per la tracciabilità”.
La pesca e l’acquacoltura sono “una delle eccellenze poco conosciute del sistema produttivo del Paese” e “un settore importante che, insieme ad API, vogliamo rappresentare e far crescere”, sottolinea il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, per il quale “il rinnovo delle concessioni che sta aspettando da troppo tempo”. E’ necessario “un piano di interventi per un settore che dà grandi soddisfazioni: dobbiamo far sì che i nostri imprenditori possano continuare a crescere”.
“Da una parte serve un importante piano di comunicazione, dall’altra un piano di intervento per rafforzare il sistema della produzione del sistema ittico – prosegue Giansanti -. Da tempo in Confagricoltura stiamo aprendo una fase di studio e di attenzione al settore acqua, non solamente intesa come acqua di irrigazione, ma anche di produzione di sale fino ad arrivare agli allevamenti. Credo che oggi più che mai ci sia la necessità di affrontare in maniera ampia gli aspetti legati al cambiamento delle abitudini alimentari (e l’aumento del consumo di prodotti pescati ovviamente va in quella direzione)” con l’obiettivo di “far crescere il sistema produttivo”.
“Abbiamo sviluppato in questi anni di governo un’azione sinergica per mettere in sicurezza la filiera” dell’acquacoltura “che è molto importante dal punto di vista economico, ma soprattutto per la tutela della salute degli italiani”, sottolinea il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato. “Si tratta di una filiera molto proattiva che collabora con il Ministero, che finalmente non viene più visto come “censore” nei confronti degli imprenditori – prosegue -, ma come amico che vuole mettere in sicurezza la filiera stessa e soprattutto vuole tutelare la salute degli italiani”.
“Lo stiamo facendo puntualmente. Un dato su tutti: l’abbattimento del consumo degli antibiotici del 50%, così come voluto dalla strategia Farm to Fork dell’Unione Europea. Siamo primi in Europa, abbiamo già raggiunto il 46% di abbattimento e questo lo si deve a questa sinergia assolutamente positiva, che ci porta a prendere decisioni insieme, nell’interesse comune”. Per il futuro, “i passi da affrontare sono tantissimi. In un contesto geopolitico difficile come quello nel quale ci troviamo, il dialogo fra il mondo dell’acquacoltura e il Ministero della Salute che presidia il controllo alimentare è fondamentale”, sottolinea. “La tracciabilità sicuramente è uno dei temi centrali: immaginare che possano essere consumati pesci rispetto ai quali non c’è certezza di tracciamento è un tema da affrontare immediatamente. Il Ministero e le sue diramazioni – come i carabinieri del NAS – saranno proattivi nell’andare a colpire senza alcuna remora chi oggi mette in tavola prodotti non tracciati e di dubbia provenienza extra europea”, conclude Gemmato.
– Foto ufficio stampa Confagricoltura –
(ITALPRESS).

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