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Lombardia

1^ FESTA DI SAN MARTINO A VOGHERA, LA DIRETTA DEL CONVEGNO ALL’ISTITUTO CARLO GALLINI

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Cronaca

BEI-Eni, 500 milioni per la realizzazione di una nuova bioraffineria a Sannazzaro de’ Burgondi

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SAN DONATO MILANESE (ITALPRESS) – La Banca europea per gli investimenti (BEI) ed Eni hanno firmato oggi un nuovo finanziamento da 500 milioni di euro a 15 anni per la conversione di alcune unità della raffineria Eni di Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia) in bioraffineria. L’accordo è stato firmato dalla Vicepresidente della BEI, Gelsomina Vigliotti, e dall’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi.

Il progetto prevede la conversione dell’impianto Hydrocracker (HDC2) mediante la tecnologia Ecofining e la costruzione di un impianto per il pretrattamento degli scarti come oli esausti da cucina e grassi animali, e residui dell’industria agroalimentare, che sono la carica prevalente con cui Enilive produce i biocarburanti HVO. Grazie alla tecnologia proprietaria Ecofining, Enilive, società di Eni per una mobilità più sostenibile, produce l’HVO (olio vegetale idrogenato), un biocarburante da materie prime rinnovabili, come ad esempio gli oli da cottura e residui dell’industria agroalimentare, che è utilizzabile anche in purezza dalle motorizzazioni validate e che è già distribuito in oltre 1600 stazioni di servizio Enilive in Europa. L’impianto di Sannazzaro avvierà la produzione di biocarburanti HVO diesel e SAF-biojet per l’aviazione dal 2028, e avrà una capacità produttiva di circa 550mila tonnellate/anno.

“L’iniziativa – si legge in una nota – permetterà, in sinergia con le utilities e infrastrutture esistenti, di affiancare alla produzione di carburanti tradizionali, quella di biocarburanti HVO diesel e SAF, per contribuire alla riduzione dell’impronta carbonica dei trasporti e alla decarbonizzazione del settore aereo, per il quale oggi i SAF sono l’unica soluzione già disponibile. Il progetto, aumentando la diversificazione dei prodotti offerti sul mercato, rafforzerà anche la sicurezza energetica italiana ed europea e contribuirà agli obiettivi di RePowerEU, grazie all’aumento della capacità produttiva europea di biocarburanti”.

L’accordo fa seguito a quello sempre da 500 milioni di euro siglato nel luglio 2025 per la conversione della raffineria di Livorno in bioraffineria. La trasformazione di parte della raffineria di Sannazzaro de’ Burgondi in bioraffineria contribuisce all’obiettivo strategico di Enilive di raggiungere 5 milioni di tonnellate di capacità produttiva di biocarburanti entro il 2030, di cui oltre 2 milioni di tonnellate di capacità produttiva di SAF. Attualmente la produzione di biocarburanti avviene nelle bioraffinerie Enilive di Venezia e di Gela, e nella bioraffineria St. Bernard Renewables LLC (joint venture partecipata al 50%) in Louisiana (Stati Uniti d’America). A queste si aggiungeranno nel 2026 la terza bioraffineria in Italia, a Livorno, e, a seguire, le due bioraffinerie attualmente in costruzione in Malesia e in Corea del Sud e una quarta in Italia, in Sicilia a Priolo, verrà realizzata insieme a Q8 entro il 2028.

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“Questo finanziamento rappresenta un sostegno strategico a un progetto di alto valore ambientale e industriale, contribuendo alla decarbonizzazione del settore dei trasporti, in particolare di quello aereo – spiega Gelsomina Vigliotti, Vicepresidente della BEI -. Tramite questa iniziativa, la BEI mira a rafforzare la capacità europea di produrre carburanti avanzati e promuove un uso circolare e sostenibile delle risorse”.

“Questo ulteriore accordo con la BEI rappresenta un’importante conferma dell’efficacia e della solidità della strategia che stiamo eseguendo con i nostri business legati alla transizione energetica – sottolinea Claudio Descalzi, AD di Eni -. Per realizzare una transizione concreta verso energie sempre più a ridotto impatto ambientale occorre creare business in grado di crescere e generare valore, e noi l’abbiamo fatto integrando tecnologia e capacità di esecuzione di progetti industriali, da un lato, con un parco clienti ampio e in crescita, dall’altro. Vediamo nella bioraffinazione e nei biocarburanti un tassello fondamentale per contribuire alla progressiva decarbonizzazione dei trasporti, utilizzabile in tutti gli ambiti di questo settore e già adeguato alle caratteristiche della domanda esistente. Siamo il secondo produttore di biocarburanti in Europa e stiamo lavorando a tre conversioni di bioraffinerie in Italia, dopo averne completate già due, Venezia e Gela, che stanno contribuendo significativamente a un approvvigionamento più sostenibile sotto il profilo ambientale del settore dei trasporti”.

La domanda di SAF, trainata dagli obblighi di miscelazione del Regolamento ReFuelEU Aviation, è destinata a crescere rapidamente dal 2030, consolidando la solidità tecnica ed economica dell’iniziativa e la sua maggiore sostenibilità nel lungo termine. I biocarburanti da olio vegetale idrotrattato (HVO) hanno un ruolo fondamentale perché possono dare un contributo immediato alla riduzione delle emissioni (calcolate lungo l’intera catena del valore) del settore dei trasporti, incluso il trasporto aereo, su strada, marittimo e ferroviario.

La conversione del sito di Sannazzaro è in linea con la strategia di Eni e di Enilive di aumentare la produzione di biocarburanti a fronte dalla crescente domanda in Europa e in Italia, sia per gli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti dalla RED III (Renewable Energy Directive), sia per gli obblighi di immissione al consumo di biocarburanti in purezza definiti dalla normativa italiana. A livello globale, nel 2024 i biocarburanti hanno inciso per il 4% sul totale dell’energia consumata nei trasporti e si prevede che raggiungeranno il 9% nel 2035 e il 12% nel 2050 sulla base dello scenario IEA Net Zero del World Energy Outlook 2025.

– Foto ufficio Stampa Eni –

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(ITALPRESS).

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Cronaca

Trasporti, tavolo tecnico sulla tratta ferroviaria Oltrepò Pavese: poche promesse e tanti problemi

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Il sistema del trasporto ferroviario in Oltrepò e in generale nella provincia pavese, al centro di un incontro tecnico a Palazzo Lombardia. Al confronto, presieduto dall’assessore regionale ai Trasporti e Mobilità sostenibile, Franco Lucente, hanno partecipato numerosi sindaci e amministratori locali dell’Oltrepò e del Pavese, i tecnici e dirigenti di RFI e Trenord, il sottosegretario regionale al Patrimonio e alla Digitalizzazione, Ruggero Invernizzi, e il consigliere regionale Claudio Mangiarotti.

“Un incontro proficuo – ha detto l’assessore ai Trasporti – a dimostrazione dell’interesse di Regione Lombardia nei confronti delle istanze dei territori. Abbiamo raccolto proposte, esigenze e criticità da parte degli amministratori locali e, d’intesa con Trenord e RFI, abbiamo dato la nostra disponibilità per verificare se vi sono le opportunità per migliorare il servizio ferroviario sul territorio. Nello specifico, sulla linea Milano-Pavia-Stradella, è già stata prevista l’introduzione nei prossimi mesi di un ulteriore treno serale con partenza da Milano Porta Garibaldi alle 21.24. Stiamo valutando inoltre di assegnare alcune fermate intermedie nel Pavese agli ultimi treni serali. Inoltre, sulla tratta Pavia-Stradella è allo studio la possibilità di estendere il servizio serale con un autobus che effettuerebbe tutte le fermate intermedie”. Sul fronte della linea Milano-Genova, con la previsione dell’arrivo dell’Alta Velocità, purtroppo non possibile ripristinare le fermate precedenti previste per esempio alla stazione intermedia di Pizzale/Lungavilla per i treni regionali veloci, si cerca si studiare però alternative, per migliorare un po’ la situazione con l’arrivo del nuovo orario a Giugno (precisato che però a Luglio e Agosto ci saranno ancora forti penalizzazioni per i viaggiatori con corse ridotte e ad Agosto soppresse sulla tratta a causa dei lavori di manutenzione straordinaria di Rfi al ponte ferroviario a Bressana, come avvenuto la scorsa estate). L’assessore Lucente ha rivendicato, infine, l’importanza del protocollo d’intesa per la programmazione coordinata dei servizi ferroviari e per l’armonizzazione della capacità quadro siglato l’anno scorso tra le Regioni Liguria, Lombardia e Piemonte: “Un accordo fondamentale per la nostra regione – ha concluso – senza il quale oggi avremmo un servizio meno efficiente e certamente penalizzante per i pendolari, soprattutto dei territori del Pavese. Aggiungo che i lavori infrastrutturali in corso tra Milano e Pieve Emanuele e sul terzo valico permetteranno di avere nei prossimi anni delle capacità aggiuntive con un servizio notevolmente potenziato a disposizione dei territori”. I pendolari, ma anche gli stessi sindaci, non nutrono molto ottimismo dopo questo incontro, va detto e sottolineato: ad oggi la carenza di fermate di treni nelle stazioni intermedie come Bressana e Lungavilla, unita alla limitazione su strada causata dai lavori sino a fine Giugno sul Ponte del Po rende tutto eccessivamente problematico per i pendolari e per chi deve spostarsi lungo l’asse Voghera-Pavia-Milano. E probabilmente in Regione avrebbero potuto fare di meglio per evitare così forti penalizzazioni.

L’articolo Trasporti, tavolo tecnico sulla tratta ferroviaria Oltrepò Pavese: poche promesse e tanti problemi proviene da Pavia Uno TV.

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Cronaca

Operazioni della Guardia di Finanza su profili a rischio, cancellate 346 partite IVA nel Bresciano

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BRESCIA (ITALPRESS) – Nell’ambito del dispositivo di prevenzione e contrasto dei delitti economico-finanziari, specie se volti ad agevolare il crimine organizzato, il ventaglio degli strumenti adottati si è arricchito di un’ulteriore leva: la cancellazione di “partite IVA” a rischio. Complessivamente, in due distinte indagini orientate anche al contrasto di associazioni criminali organizzate, i Reparti della Guardia di finanza della provincia di Brescia hanno trasmesso alla Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate 346 proposte di chiusura delle partite IVA.

In particolare, in una recente operazione condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economica Finanziaria di Brescia, coordinati dalla Procura distrettuale, che avrebbe permesso di scoprire un’organizzazione criminale dedita alla commissione di reati fiscali e del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, sarebbe emerso il ruolo di una cittadina cinese nullatenente che risultava essere rappresentante fiscale di 295 società di diritto estero, aventi tutte sede in uno stesso indirizzo del Comune di Brescia, utilizzato quale mera domiciliazione fittizia. Per tutte le società, è stata avanzata all’Agenzia delle Entrate una richiesta di immediata cessazione delle partite IVA e la loro cancellazione dalla banca dati che consente di effettuare operazioni commerciali intracomunitarie.

Il complesso schema fraudolento sarebbe consistito nel trasferimento di somme di denaro connesse all’emissione di documentazione contabile fittizia, per un ammontare complessivo di oltre 41 milioni di euro, sui conti correnti di 15 società cartiere create ad hoc, che venivano successivamente trasferiti in Cina tramite bonifici bancari, ai quali faceva da contraltare la raccolta di denaro contante presso esercizi commerciali riconducibili alla comunità cinese.

Nell’ambito di un secondo distinto contesto investigativo, seguito dalla Compagnia di Rovato, sono emerse altre 51 imprese per le quali è stata proposta la cessazione della partita IVA in quanto avrebbero fatto parte di un collaudato meccanismo fraudolento dedito all’emissione di fatture per operazioni inesistenti per oltre 250 milioni di euro e connesse anche a fenomeni di interposizione fittizia di manodopera. Tali azioni assumono particolare valore nel contrastare il crimine organizzato, in quanto la tempestiva chiusura d’ufficio della partita IVA di soggetti coinvolti in circuiti di frode impediscono la compensazione di debiti reali con crediti fittizi, inibiscono la possibilità di emettere ulteriori fatture per operazioni inesistenti e bloccano fenomeni di accumulo di debiti tributari.

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Inoltre, permettono da un lato di eliminare dal sistema economico o degli scambi intracomunitari le imprese che violano in modo sistematico gli obblighi fiscali, alterando le regole della concorrenza e del mercato; dall’altro di subordinare alla presentazione di un’idonea garanzia per l’Erario l’eventuale avvio di ulteriori iniziative imprenditoriali. La cessazione delle partite IVA rappresenta quindi, sottolineano gli investigatori, uno strumento strategico che consente di neutralizzare le entità giuridiche prive di reale struttura operativa e di sottrarre alle consorterie il veicolo necessario a drenare capitali illeciti derivanti dalla commissione di reati di varia natura per essere immessi nell’economia legale, costituendone delle vere e proprie cellule nocive destinate a propagarsi silenziosamente e rapidamente.

– Foto screenshot video GDF –
(ITALPRESS).

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