Seguici sui social

Cronaca

Da Divella laboratori didattici per piccoli cuochi e pasticceri

Pubblicato

-

BARI (ITALPRESS) – Avvicinare i più piccoli alle tradizioni e alla valorizzazione del territorio, trasformandoli in cuochi e pasticceri e stimolando la loro fantasia e creatività. E’ l’obiettivo dei laboratori ludico-didattici “Piccoli Pasticceri e Piccoli Pastai con Divella”, che da 4 anni l’azienda pugliese produttrice di pasta e dei biscotti Ottimini porta avanti in collaborazione con l’associazione culturale A&D di Bari. Il progetto è arrivato in oltre 400 scuole del Centro-Sud Italia, coinvolgendo più di 10 mila alunni.
I laboratori prevedono un approccio multimodale alla didattica applicata alla cucina per sviluppare i cinque sensi, realizzando le orecchiette pugliesi e il tiramisù. Promotore delle iniziative Domenico Divella, supervisore del biscottificio e componente del Consiglio di Amministrazione della F. Divella Spa. I progetti sono rivolti alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie, pubbliche o paritarie, ma anche a campi estivi, residenze per anziani e strutture per persone con disturbi cognitivi o diversamente abili.
Un’occasione per avvicinare piccoli ma anche i grandi al mondo della cucina e per potenziare i livelli di autostima sia nei bambini, sia negli educatori sperimentando nuove modalità didattiche e di interazione fra diverse fasce d’età.
Protagoniste anche Alessia Buono, specializzata in Igiene e qualità degli alimenti, e Annadelia Turi, giornalista professionista, che insieme hanno dato vita all’associazione culturale “A&D” di Bari. Da qualche mese sono partiti anche i laboratori on line.
“Il progetto pilota dei nostri laboratori – spiega Domenico Divella, consigliere di amministrazione della F. Divella SpA – nasce in un campo estivo della provincia di Bari quasi per gioco. Ci siamo accorti, però, che aveva tutte le potenzialità per trasformarsi in una vera e propria esperienza evolutiva per l’età infantile: ovvero manualità, gioco di squadra, autostima e rispetto a 360 gradi. Fondamentale la collaborazione con l’associazione culturale “A&D”, fautrice dei “Laboratori di Ale & Delia” che insieme a noi hanno creduto nel potenziale del nostro tessuto sociale”.
“E’ un’esperienza meravigliosa – spiegano Annadelia Turi e Alessia Buono -, per la prima volta trasferiamo ai bambini e agli adulti concetti importanti come la creatività, il gioco di squadra e le tradizioni della nostra terra. Un esperimento davvero innovativo che, anche grazie alle iniziative on line, non conosce confini geografici. Con questa nuova modalità di lavoro – concludono – diamo ufficialmente il via ad una nuova stagione laboratoriale. L’invito è rivolto a qualsiasi realtà didattica senza dimenticare i centri ludici, le residenze sanitarie assistenziali, i centri diurni che vogliano provare a vivere con noi un’esperienza davvero entusiasmante”.

– Foto ufficio stampa Divella –

(ITALPRESS).

Advertisement

Cronaca

TRA PARENTESI – EUROPA E NON SOLO: LA POLITICA E’ GESTIONE DEL POTERE O AMMINISTRARE PER IL BENE DI TUTTI?

Pubblicato

-

Condividi

Spesso le parentesi servono a fare un inciso ma nelle notizie possono avere un ruolo importante, perché spesso possono aiutarci a capire di cosa stiamo parlando o leggendo, con un particolare, un punto di vista in più. E’ quello che ci propone Claudio Micalizio, al passo con i tempi della multimedialità, nel vivere l’attualità di tutti i giorni. Ogni weekend il commento ai fatti locali, nazionali ed internazionali è “Tra parentesi”. Per capire meglio le notizie. Appuntamento alle 13.30 ogni Sabato e Domenica su Pavia Uno Tv e Lombardia Live 24, la tv per tutti.

Leggi tutto

Cronaca

REGIONE LOMBARDIA – SIGLATO ACCORDO COLLABORAZIONE TRA REGIONE LOMBARDIA E ENI

Pubblicato

-

Condividi

Firmato a Palazzo Lombardia dal presidente Attilio Fontana e da Giuseppe Ricci, Direttore Generale Energy Evolution di Eni, un accordo di collaborazione per le iniziative di economia circolare e per lo sviluppo e la diffusione di tecnologie più sostenibili. Presente anche l’assessore regionale all’Ambiente e Clima Giorgio Maione. Eni sta studiando la riconversione di alcuni suoi siti industriali sul territorio lombardo con l’obiettivo di sperimentare soluzioni in grado di contribuire alla riduzione delle emissioni della mobilità stradale, aerea e marittima. “Per noi il termine sostenibilità – ha sottolineato il governatore Fontana – ha tre declinazioni: ambientale, economica e sociale. La collaborazione con un partner come Eni è cruciale”.

Leggi tutto

Cronaca

OLTREPÒ CULLA DELLA VITICOLTURA ITALIANA, MA QUANTO VALGONO I TERRENI? ECCO COSA LASCIANO I “VOLPONI” AGLI “ASINI”

Pubblicato

-

Condividi

Il rinnovamento del software del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, fino a poco tempo fa pieno di bug, dà i suoi frutti. La neo presidente Francesca Seralvo e una maggioranza solida e con le idee chiare creano discontinuità con il passato: il patto fra produttori di filiera e cantine cooperative non lascia spazio a chi è disallineato. La leadership manageriale di Umberto Callegari (CEO di Terre d’Oltrepò), che ha deciso per amore del territorio di mettere la sua esperienza professionale internazionale e il suo network a servizio del territorio, ha portato a un piano gestionale e a una determinazione che hanno segnato una vera ripartenza. La cura ha portato alla fuoriuscita di 5 dissidenti, tra i quali big delle passate gestioni consortili, per far entrare aria nuova e rafforzare il nuovo che avanza. E di aria nuova c’è un gran bisogno se si pensa che dopo dichiarazioni  e fiumi di parole c’è un quadro per nulla idilliaco che permane: quanto vale un ettaro di vigna in Oltrepò Pavese, sulla carta forse la zona storicamente più vocata d’Italia per la vitivinicoltura di qualità?

Ecco un raffronto fra l’Oltrepò Pavese e le altre zone di produzione.

1. Alta Langa:
Barolo: 2.000.000 €/ha
Barbaresco: circa 700.000 €/ha

2. Alto Adige:
Zona del Lago di Caldaro: tra 440.000 e 900.000 €/ha

Advertisement

3. Toscana:
Brunello di Montalcino: tra 250.000 e 900.000 €/ha
Bolgheri: tra 240.000 e 750.000 €/ha
Chianti Classico (Firenze): tra 90.000 e 210.000 €/ha
Chianti Classico (Siena): tra 90.000 e 150.000 €/ha

4. Veneto:
 Valdobbiadene: tra 300.000 e 600.000 €/ha

5. Lombardia:
Franciacorta: circa 115.000 €/ha
Lugana: circa 150.000 €/ha
Valtellina: circa 70.000 €/ha
Oltrepò Pavese: tra 25.000 e 35.000 €/ha
Collina bresciana: tra 130.000 e 250.000 €/ha
Colline bergamasche: tra 120.000 e 200.000 €/ha

6. Trentino-Alto Adige:
Nord di Trento: tra 220.000 e 500.000 €/ha
Valle Isarco di Bressanone: tra 300.000 e 500.000 €/ha

Cosa resta dopo tante parole sulla storia vitivinicola ed enologica dell’Oltrepò Pavese? Non si sta parlando di una zona di scarso valore ma della prima superficie viticola della Lombardia (13.000 ettari), della prima zona di produzione di pregiate uve Pinot nero d’Italia, della prima superficie a Riesling d’Italia, della culla dello spumante Metodo Classico italiano dal 1865 e di un territorio unico per microclima, composizione dei terreni e per la maturazione fenolica delle uve, sull’asse del 45° Parallelo (latitudine delle più grandi zone vinicole del mondo). Si sta parlando di un territorio a un’ora da Milano e molto vicino alle grandi città che sono motore dell’economia d’Italia. Cosa non funziona? La mentalità retrograda del territorio che ha consentito di drenare ricchezza portandola fuori dal territorio. La formula fiere, viaggi internazionali, banchetti ed eventi autoreferenziali è stata solo un’operazione di “distrazione di massa” che non ha cambiato nulla e non ha curato la radice malata del territorio. I disciplinari in vigore sono rimasti gli stessi: l’Oltrepò è una terra di vino IGT in cisterna, fino ad oggi è stato un territorio da “pochi, maledetti e subito”, incapace di sviluppare modelli e strategie d’impresa lasciando il maggior utile, quello dal vino finito allo scaffale, agli imbottigliatori, per la maggior parte di fuori territorio. L’Oltrepò è stato fino ad oggi, di fatto, l’unica zona storica e vocata d’Italia in cui i viticoltori sono rotolati lungo il crinale degli allevatori delle “quote latte”, divenuti schiavi delle multinazionali del settore.

Advertisement

Oggi il nuovo Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese ha cambiato aria per cambiare musica, tra meritocrazia e competenza. L’intento è quello di passare da una gestione “quattro amici in trattoria” a un piano di business per fare dell’Oltrepò un brand ripartendo dalle fondamenta. Il momento è propizio: il consiglio d’amministrazione del gruppo Terre d’Oltrepò (Cantina di Broni, Cantina di Casteggio e La Versa) ha varato il primo piano industriale pluriennale per scrivere un futuro diverso generando valore da trattenere sul territorio e non consentendo più che venga “depredato”. Nel contempo si sono sviluppate relazioni per riposizionare il vino dell’Oltrepò in Italia e nel mondo come merita, in filiera completa. Si stava meglio quando si stava peggio? No, quello era doping: produzioni raddoppiate con il “vino di carta” e retribuzioni gonfiate con un pesante accesso al credito foriero di debiti e pesanti lasciti. Cosa decideranno di fare i viticoltori dell’Oltrepò? Vogliono lasciare debiti a figli e nipoti oppure vini, uve e terreni valorizzati?

Leggi tutto
Advertisement


Agenzia Creativamente Itinerari News Pronto Meteo
Casa e consumi by Altroconsumo

Primo piano