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Cronaca

Truffe nel settore degli interventi idraulici urgenti, estorsione e autoriciclaggio: sequestrati 200 mila euro a Brescia

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BRESCIA (ITALPRESS) – Truffe nel settore degli interventi idraulici urgenti, estorsione aggravata, malversazione di erogazioni pubbliche e autoriciclaggio. Con queste accuse, militari del Gruppo e del Nucleo P.E.F. di Brescia, coordinati dalla Procura della Repubblica, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo “per sproporzione”, emesso d’urgenza dal Pubblico Ministero procedente e convalidato dal Gip, di circa 200 mila euro in contanti e un Suv di categoria medio-alta di recente immatricolazione. L’indagine trae origine da numerose denunce/querele sporte da diversi soggetti, tra cui emergono quattro anziani e un disabile, residenti nelle province di Brescia e Mantova, dove venivano denunciate “le condotte truffaldine ed estorsive” di due indagati, uno legale rappresentante e l’altro (il coniuge) dipendente di una impresa operante nel settore degli interventi idraulici urgenti.

In particolare, spiegano le Fiamme Gialle, “alle persone offese – a seguito di richieste telefoniche di intervento idraulico (ad esempio, per liberare dall’ostruzione il lavello della cucina, il water del bagno o una fossa biologica) – sarebbe stato richiesto di compilare un modulo riportante i dati anagrafici e la firma, senza apporre il costo dell’intervento, che peraltro sarebbe stato richiesto più volte senza riscontro. Solo una volta ottenuta l’apposizione della firma, gli indagati avrebbero quantificato il costo dell’intervento (per somme variabili da 600 a 1000 Euro circa; inizialmente, nel primo contatto telefonico sarebbe stato quantificato – solo in alcuni casi – tra i 50 e 150 Euro), talvolta in contanti e in “nero”. In diversi casi, alla condotta truffaldina sarebbe seguita una tentata o consumata estorsione consistente di massima con la minaccia di costose azioni legali finalizzate al risarcimento di un danno inesistente. In concreto, alle minacce verbali sarebbero seguite ulteriori condotte finalizzate ad ottenere il profitto del reato, cui sarebbe seguito la notifica alle persone offese di un formale atto di diffida di studi legali e, in alcuni casi, la citazione in giudizio con ricorso per decreto ingiuntivo”.

A ciò si aggiunge che “durante una perquisizione – proseguono gli inquirenti – è stata rivenuta la documentazione relativa a un finanziamento erogato all’impresa investigata (per 109.000 euro) da un istituto di credito e concesso da “Mediocredito Centrale”, avvalendosi di una garanzia pubblica, il “Fondo Garanzia” per le piccole e medie imprese, ex Legge 662/96. Dalla documentazione acquisita sarebbe stato accertato che la somma finanziata sarebbe stata destinata ad una finalità diversa da quella che aveva giustificato l’erogazione: “pagamento fornitori”. Infatti, solo dopo circa un mese dall’erogazione sul conto aziendale, il finanziamento è stato trasferito su un conto corrente personale con una causale apparentemente fittizia: “restituzione di un finanziamento infruttifero”. Tale provvista sarebbe stata successivamente utilizzata per l’acquisto di un bene immobile ad una asta telematica e – dopo solo un anno – rivenduto maturando una evidente plusvalenza a carattere speculativo, così generando una ipotetica condotta “autoriciclatoria”.

I due reati che sarebbero stati accertati (la malversazione di erogazioni pubbliche e l’autoriciclaggio) costituirebbero il presupposto del sequestro d’urgenza “per sproporzione”. La sperequazione tra le fonti e gli impieghi sarebbe stata quantificata – a seguito di approfondimenti reddituali/patrimoniali – per un valore di oltre 400.000 euro. Sono attualmente in corso ulteriori approfondimenti investigativi sulla documentazione, anche informatica, rinvenuta nel corso delle operazioni, per l’individuazione di ulteriori vittime.

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– foto di repertorio ufficio stampa Guardia di Finanza –

(ITALPRESS).

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Abete “Presto per nomi Ct, ma si punti a un grande tecnico”

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ROMA (ITALPRESS) – “Il programma è, anzitutto, andare a creare delle condizioni – e questo non so se la Federazione ne sarà capace, altrimenti dovremmo ricorrere, come dopo Calciopoli, ai principi generali del Coni – per avere un sistema meno ingessato sul versante dei livelli decisionali”. Ne è convinto Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti e candidato alla presidenza Figc, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano dell’agenzia Italpress. Le riforme dell’assetto federale sono tra i punti del suo programma, in vista delle elezioni della Federcalcio del 22 giugno, che lo vedono in corsa con Giovanni Malagò. “Oggi, al di là della qualità del presidente federale – spiega -, c’è una sorta di diritto di veto fra le componenti, per cui ogni tipo di riforma è complessa, perchè esiste un sistema corporativo, nel senso più rispettoso del termine, in relazione alla tutela degli interessi, che blocca una capacità di sintesi”. Tra i temi centrali anche gli investimenti sui vivai, la sostenibilità del sistema, le infrastrutture. E ancora: il numero di squadre professionistiche, il vincolo sportivo e il rilancio delle selezioni azzurre. Il prossimo presidente Figc dovrà scegliere il Ct destinato a ricostruire una nazionale dalle macerie della terza esclusione consecutiva dai Mondiali: “Chiunque sarà il prossimo presidente della Federazione dovrà necessariamente andare su un nome di alto livello”. Presto però per fare nomi: “Non voglio creare problemi a nessuno – spiega Abete -, soprattutto a quelli che ritengo persone giuste per fare il commissario tecnico. Ma è naturale che tutti leggiamo quel che si scrive”. Le idee però sono chiare: serve un grande profilo. “Come metodo dobbiamo partire da un presupposto – aggiunge -. Avevamo una vecchia scuola di allenatori che era formata in casa, quindi parlo dei Valcareggi, dei Bearzot, dei Vicini che non c’è più, perchè il mercato non consente più questo tipo di situazione. Abbiamo iniziato a prendere allenatori di grande qualità, penso a Trapattoni e a Lippi, e poi a tanti altri, più recentemente Conte, Mancini, Spalletti. E quindi la linea di indirizzo della Federazione, a maggior ragione dopo che ci sono state tre esclusioni dai Mondiali, non può che essere quella di provare a prendere un allenatore di grande qualità”. Secondo Abete non è la riduzione del numero di squadre di Serie A la ricetta magica per risolvere i problemi del calcio italiano: “Inghilterra e Spagna ne hanno 20 come noi eppure ottengono risultati in Champions, in Europa League e a livello di nazionali. Inoltre è una norma che non si può modificare in questo momento, perchè ci vuole la maggioranza qualificata della Serie A. E quindi dato che le società che rischiano di retrocedere sono un numero maggiore, è una norma che è destinata a rimanere tale”. L’attuale numero 1 dei Dilettanti vede però un problema legato al “numero eccessivo di società professionistiche. La Germania ne ha 56, la Spagna ne ha 42, la Francia ne ha 36, noi ne abbiamo 97, più anche dell’Inghilterra che ne ha 92”. Ma un ragionamento va fatto anche sulla base della piramide, “perchè se noi abbiamo un calcio meno aggressivo rispetto ad altri, meno veloce, con meno dribbling e una carenza tecnica, probabilmente dobbiamo lavorare sui giovani, ma prima ancora sui formatori e sul modo di approcciare il calcio: non tatticismo, ma più tecnica individuale”, secondo Abete che si sofferma anche sul tema dei settori giovanili: “Il venir meno del vincolo sportivo è un principio condivisibile sul versante dei valori propri del mondo dilettantistico. Però, non essendoci più un riconoscimento per l’attività di formazione, il rischio che si sta già correndo è che nessuno investa più nei vivai”.
– foto Italpress –
(ITALPRESS).

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Commissione Ue, il conflitto in Medio Oriente rallenta la crescita

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BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Il Pil dell’Unione Europea continuerà a crescere, ma a un ritmo più lento. E’ quanto emerge dalle previsioni economiche di primavera 2026 rese note dalla Commissione Europea. Secondo Bruxelles il conflitto in Medio Oriente sta innescando un nuovo shock energetico che riaccende l’inflazione e scuote la fiducia degli investitori.
Prima della fine di febbraio 2026, l’economia dell’UE era destinata a continuare a crescere a un ritmo moderato, accompagnata da un’ulteriore diminuzione dell’inflazione, ma le prospettive sono cambiate sostanzialmente dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente. L’inflazione ha iniziato a crescere, trainata dal forte incremento dei prezzi delle materie prime energetiche, e l’attività economica sta perdendo slancio. Nel dettaglio, dopo aver raggiunto l’1,5% nel 2025, la crescita del PIL nell’UE dovrebbe ora rallentare all’1,1% nel 2026, una revisione al ribasso di 0,3 punti percentuali rispetto alla proiezione delle previsioni economiche dell’autunno 2025 (1,4%). La crescita del PIL dovrebbe poi risalire all’1,4% nel 2027. Anche le proiezioni di crescita per l’area dell’euro sono state riviste al ribasso, rispettivamente all’1,2% e all’1,4% nel 2027, allo 0,9% nel 2026 e all’1,2% nel 2027. Si prevede che l’inflazione nell’UE raggiunga il 3,1% nel 2026, un punto percentuale in più rispetto alle previsioni precedenti, per poi scendere al 2,4% nel 2027. Nell’area dell’euro, l’inflazione è stata rivista al rialzo al 3% nel 2026 e al 2,3% nel 2027, rispetto alle proiezioni autunnali dell’1,9% e del 2%.
Secondo l’esecutivo europeo, la crescita dell’Italia si attesterà allo 0,5% nel 2026 e allo 0,6 nel 2027.
La situazione dovrebbe migliorare leggermente nel 2027 se le tensioni sui mercati energetici si attenueranno.
In quanto importatore netto di energia, “l’economia dell’UE è altamente vulnerabile allo shock energetico causato dal conflitto in Medio Oriente, il secondo shock di questo tipo in meno di cinque anni – spiega la Commissione Ue -. L’impennata dei prezzi dell’energia si traduce in bollette più salate per le famiglie e in un aumento dei costi per le imprese, che riducono i profitti di molti settori, di fatto reindirizzando il reddito fuori dall’economia dell’UE verso i paesi esportatori di energia. L’inizio del conflitto ha visto la fiducia dei consumatori crollare al minimo da 40 mesi, in un clima di crescenti timori di un’impennata dell’inflazione e di perdita di posti di lavoro. Ciononostante, si prevede che i consumi rimarranno il principale motore della crescita. Anche gli investimenti delle imprese saranno limitati da condizioni di finanziamento più restrittive, profitti inferiori e maggiore incertezza. La debolezza della domanda estera sta inoltre pesando sulla crescita delle esportazioni”.
“Gli investimenti dell’UE nella resilienza energetica, soprattutto dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, stanno dando i loro frutti – prosegue la Commissione -. La spinta verso la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, la decarbonizzazione e la riduzione dei consumi energetici ha reso l’economia dell’UE più preparata ad assorbire lo shock odierno”.
Le prospettive di inflazione a breve termine sono peggiorate rispetto alle previsioni dell’autunno 2025, con i dati di marzo e aprile che mostrano già una forte accelerazione, dovuta ai prezzi dell’energia. L’inflazione complessiva dovrebbe raggiungere il picco nel 2026, per poi attenuarsi nel 2027, in quanto si prevede un graduale calo dei prezzi delle materie prime energetiche, che tuttavia dovrebbero rimanere intorno al 20% al di sopra dei livelli prebellici.
Il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, nel corso di una conferenza stampa ha anche sottolineato gli effetti della crisi in Medio Oriente sui conti pubblici europei: “La crescita economica più lenta e l’aumento della spesa stanno incrementando i deficit”. Inoltre “l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente è circondata da un grado di incertezza eccezionalmente elevato. L’andamento dei prezzi dell’energia in queste previsioni si basa sui prezzi dei contratti futures. Essi evidenziano una normalizzazione relativamente rapida, seppur parziale, delle condizioni di approvvigionamento. Le nostre proiezioni di base sono tuttavia integrate da una valutazione di scenario che prevede un’interruzione più grave e prolungata delle forniture energetiche”.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Niscemi, Meloni “Domani in Cdm messa in sicurezza territorio e indennizzi”

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ROMA (ITALPRESS) – “Il governo è venuto a confrontarsi su due programmi che intendiamo licenziare domani in Cdm. A pochissimi mesi di distanza dal decreto che stanziava 150 milioni per occuparsi della frana di Niscemi, in un decreto che prevedeva anche risorse per le Regioni colpite dal ciclone Herry, questi 150 milioni avevano l’obiettivo della messa in sicurezza dei territori, degli indennizzi della demolizione delle case inagibili. Domani portiamo in Cdm due programmi: uno sulla messa in sicurezza del territorio e sulle opere infrastrutturali fondamentali, quindi ripristino delle infrastrutture soprattutto viarie, e per gli indennizzi per le famiglie che hanno perso la casa ma anche su tutto il tema delle necessarie demolizioni”. Così il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso di un breve punto stampa a Niscemi dove si è recata per un nuovo sopralluogo. “Mi pare che rispetto a quello che abbiamo visto dopo il 1997, quando ci sono voluti 7 anni per fare un piano di messa in sicurezza del territorio e indennizzi, portare in Cdm in meno di 4 mesi tutto ciò che concretamente serve per rispondere ai cittadini sia un grande passo in avanti”, ha aggiunto.
(ITALPRESS).
-Foto: Palazzo Chigi-

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