Cronaca
Milano, inaugurato nuovo presidio Polfer a Stazione Cadorna
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1 anno fa-
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Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Oggi, presso la stazione ferroviaria di Milano Cadorna, si è svolta la cerimonia d’inaugurazione dei nuovi uffici destinati alla Polizia Ferroviaria, messi a disposizione dalla società Ferrovienord. Alla cerimonia hanno partecipato il Sottosegretario al Ministero dell’Interno Nicola Molteni, il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e il Direttore Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria e per i Reparti Speciali della Polizia di Stato Prefetto Renato Cortese, il Presidente di Ferrovienord Fulvio Caradonna, il Presidente di FNM Andrea Gibelli e le autorità locali. L’inaugurazione di questi nuovi locali destinati dalla società Ferrovienord alla Polizia Ferroviaria testimonia la concretezza di un impegno comune per garantire la sicurezza ferroviaria e rappresenta anche un modello di sinergia tra le istituzioni e il mondo delle infrastrutture, nel solco della convenzione in vigore dal 2013 tra Ferrovienord e Polizia Ferroviaria volta a rafforzare la reciproca collaborazione attraverso lo scambio di informazioni e l’implementazione di dotazioni logistiche e tecnologiche a supporto dell’attività di vigilanza nelle stazioni e lungo le linee in concessione a Ferrovienord. La nuova collocazione degli uffici della Polizia Ferroviaria, più centrale e visibile all’interno della stazione ferroviaria di Milano Cadorna, contribuisce ad innalzare la sicurezza di chi viaggia, del personale delle ferrovie e di coloro che frequentano quotidianamente i locali commerciali all’interno di uno degli scali ferroviari più importanti della rete di Ferrovienord, con una media giornaliera di 460 treni in partenza e uscita e una presenza di circa 66.000 persone nei giorni feriali, promuovendo quel concetto di “prossimità” che la Polizia Ferroviaria interpreta ogni giorno attraverso il compimento di attività connotate da una spiccata propensione sociale. “Il governo rafforza e difende i presidi di sicrezza nelle stazioni, che sono il biglietto da visita delle città. Sono città all’interno delle città. Sono luoghi di passaggio, aggregazione, luoghi in cui i pendolari, cittadini, turisti, lavoratori passano. La priorità del governo è alzare la qualità della sicurezza dentro alle stazioni, fuori, e sui treni”, così il sottosegretario al Ministero dell’interno, Nicola Molteni. “Un passaggio importante è dare visibilità e un segno di sicurezza all’interno di una stazione come quella di Cadorna che è una delle più importanti in città. Era importante rendere visibile anche il posto di polizia ferroviaria”, ha aggiunto il Presidente di Ferrovienord, Fulvio Caradonna.(ITALPRESS).
Foto: Ufficio stampa Regione Lombardia
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Cronaca
Energia più cara e rischio stagflazione in Europa con la guerra in Iran
Pubblicato
4 ore fa-
9 Marzo 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – La crisi tra Iran, Stati Uniti e Israele, insieme alla chiusura dello Stretto di Hormuz, ha generato forti tensioni nei mercati energetici mondiali. Gli economisti avvertono del rischio di stagflazione, una situazione in cui l’economia rallenta mentre i prezzi continuano a salire. In questo scenario la Banca centrale europea dovrà valutare con attenzione le sue prossime mosse sui tassi di interesse. Ne parla, in un approfondimento sul tema, Floriana Liuni di idealista.
Per le famiglie le conseguenze potrebbero tradursi in carburanti e bollette più costosi, aumenti dei prezzi alimentari e possibili rialzi delle rate dei mutui se l’inflazione dovesse spingere verso politiche monetarie più restrittive.
Secondo l’analisi di Cribis, l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran – culminata con attacchi incrociati e raid su Teheran – ha trasformato uno scenario di rischio teorico in un evento concreto: il 28 febbraio 2026 il corridoio marittimo è stato ufficialmente chiuso, aprendo una fase di forte volatilità energetica, logistica e finanziaria.
Il peso strategico di questo passaggio è enorme. Dallo Stretto di Hormuz transita circa il 25% del commercio marittimo mondiale di petrolio, pari a circa 20 milioni di barili al giorno, e circa il 20% delle esportazioni globali di gas naturale liquefatto. Le alternative terrestri, come gli oleodotti che aggirano il Golfo, possono sostenere meno di un ottavo dei volumi necessari: una capacità del tutto insufficiente per compensare l’eventuale blocco.
Secondo l’analisi di Rick de los Reyes di T. Rowe Price, proprio questo snodo rappresenta “l’arteria principale per i flussi globali di petrolio e GNL”. La sospensione dei volumi di trasporto nelle fasi iniziali del conflitto ha immediatamente spinto i mercati a incorporare un premio di rischio energetico, anche se resta da capire se l’interruzione sarà breve o prolungata. Nel secondo caso si configurerebbe un vero shock dell’offerta energetica globale, con implicazioni dirette su inflazione, crescita e tassi di interesse.
Il primo effetto tangibile della crisi riguarda i prezzi energetici. Parallelamente, le quotazioni del gas naturale sono aumentate rapidamente. Questi movimenti hanno implicazioni dirette sull’inflazione.
L’impatto della crisi non si limita al comparto energetico. Secondo Cribis, lo Stretto di Hormuz rappresenta anche uno snodo fondamentale per il commercio mondiale di fertilizzanti: tra il 25% e il 35% dei flussi globali transita da quest’area.
Un aumento dei costi dei fertilizzanti tende a trasferirsi nel giro di pochi mesi sull’intera filiera agricola, facendo crescere i prezzi delle produzioni agricole e quindi dei prodotti alimentari. Il risultato è un aumento dell’inflazione nel cosiddetto “carrello della spesa”, con un impatto diretto sul potere d’acquisto delle famiglie.
Il vero timore degli economisti è “che l’Europa possa entrare in una fase di stagflazione, cioè una combinazione di crescita debole e inflazione elevata”.
Secondo Henry Cook di MUFG Bank, “l’area euro aveva iniziato il 2026 con segnali di ripresa ciclica e un’inflazione prevista leggermente sotto l’obiettivo del 2%, attorno a una media dell’1,7%. Tuttavia, l’impennata dei prezzi energetici potrebbe cambiare rapidamente il quadro, portando l’inflazione a superare moderatamente l’obiettivo della BCE”.
Allo stesso tempo lo shock energetico rischia di frenare la crescita. Secondo Kaspar Hense, Senior Portfolio Manager di RBC BlueBay, “l’impatto negativo potrebbe essere particolarmente forte in Germania, che quest’anno avrebbe dovuto fungere da motore della crescita europea”.
Lo scenario complessivo è dunque complesso: prezzi più alti e crescita più debole. Cook sottolinea che “i rischi di stagflazione sono aumentati e che questo rappresenta una delle situazioni più difficili da gestire per una banca centrale”.
Sul fronte dei consumatori, gli effetti della crisi potrebbero essere molto concreti. Secondo l’analisi del Codacons, “i primi segnali riguardano i carburanti. L’aumento dei prezzi del petrolio si traduce rapidamente in rincari alla pompa, con effetti a catena sui costi di trasporto delle merci e quindi sui prezzi dei prodotti nei supermercati”.
Anche il settore dei trasporti e del turismo potrebbe risentirne.
Le bollette rappresentano un altro fronte sensibile. Chi ha un contratto energetico a prezzo variabile potrebbe vedere presto salire le tariffe di luce e gas, mentre le imprese potrebbero trasferire parte dei costi energetici sui prezzi finali dei prodotti.
In uno scenario di inflazione più elevata, la BCE “potrebbe decidere di aumentare i tassi, con un effetto diretto sulle rate dei mutui a tasso variabile e sui costi dei finanziamenti”.
-foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Tg News 9/3/2026
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