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Politica

Mattarella “No a chi predica contrapposizione e pratica guerre”

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PECHINO (CINA) (ITALPRESS) – “Il futuro richiede tanti Marco Polo, in alternativa a chi invece predica contrapposizione e pratica guerre. Lo stile di Marco Polo è quello della curiosità per mondi che non si conoscono, poi per l’ammirazione per quello che vede e apprende e quindi il rispetto reciproco per un comune arricchimento culturale. Questo è quello che ha fatto crescere il mondo nel corso dei millenni e dei secoli, ed è invece quello che viene contrastato da chi alimenta contrapposizioni e coltiva incompatibilità. C’è un’esigenza crescente nel mondo – lo vediamo in questa stagione politica internazionale – di recuperare quello spirito in cui incontrarsi, dialogare, apprendere vicendevolmente è il modo per crescere tutti insieme”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso di una intervista a CGTN.

foto: Agenzia Fotogramma

(ITALPRESS).

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Politica

Referendum, Nordio “Separazione delle carriere una garanzia per i cittadini”

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ROMA (ITALPRESS) – “La separazione delle carriere” di giudici e pubblici ministeri “è una garanzia per tutti i cittadini”, “distinguere nettamente i ruoli significa rendere il giudice realmente terzo e imparziale”. Lo afferma in un’intervista all’agenzia Italpress il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo.

Perchè è importante che gli italiani vadano a votare?

E’ importante perchè si tratta di una riforma che incide su uno dei pilastri dello Stato di diritto: la giustizia. Partecipare al voto significa esercitare una responsabilità civica fondamentale. Anche quando non è previsto un quorum, il referendum resta uno strumento di democrazia diretta che merita una partecipazione consapevole e informata”.

La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è da decenni al centro del dibattito. Perchè secondo lei è giusto che il sistema giudiziario italiano metta in atto questa riforma?

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“La separazione delle carriere è una garanzia per tutti i cittadini. Oggi giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine e condividono percorsi professionali e organi di autogoverno. Questo genera una percezione di contiguità che non aiuta a rafforzare la fiducia nel sistema. Distinguere nettamente i ruoli significa rendere il giudice realmente terzo e imparziale”.

I sostenitori del No sostengono che separare le carriere rischi di isolare il pm, rendendolo più esposto a pressioni politiche. Perchè a suo avviso queste preoccupazioni sono sbagliate?

“Queste preoccupazioni non tengono conto del fatto che l’indipendenza del pubblico ministero è comunque garantita da un assetto costituzionale solido. Separare le carriere non significa subordinare il pm al potere esecutivo, ma chiarire i ruoli. In molti ordinamenti democratici questa distinzione esiste già senza compromettere l’autonomia dell’accusa”.

Il referendum costituzionale non prevede quorum: sarà quindi sufficiente la maggioranza dei voti validi. Questo cambia il peso politico del risultato? Una bassa affluenza come andrebbe interpretata secondo lei?

“Il dato giuridico è chiaro: conta la maggioranza dei voti validi. Tuttavia, sul piano politico è evidente che una partecipazione ampia rafforza il significato della scelta. Una bassa affluenza non delegittimerebbe il risultato, ma imporrebbe a tutti una riflessione sulla capacità delle istituzioni di coinvolgere i cittadini”.

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La campagna referendaria ha avuto toni molto accesi, a volte anche troppo. Questo pregiudica un futuro dialogo tra governo e magistrati, indipendentemente dall’esito del voto?

“Il confronto acceso fa parte della dialettica democratica, soprattutto su temi così delicati. Mi auguro che, una volta concluso il voto, si possa tornare a un dialogo costruttivo e rispettoso tra Istituzioni e Magistratura. Le riforme della giustizia devono sempre essere affrontate con senso dello Stato e spirito di collaborazione”.

Da ex sostituto procuratore, lei ha vissuto dall’interno le dinamiche tra pm e giudici. C’è un episodio o una situazione concreta della sua carriera che l’ha convinta che la separazione delle carriere fosse necessaria?

“Nel corso della mia esperienza come pubblico ministero ho avuto modo di osservare dinamiche in cui la contiguità culturale e professionale tra giudici e pm poteva essere percepita come un limite alla piena terzietà del giudizio. Non si tratta di mettere in discussione l’integrità dei magistrati, ma di migliorare il sistema. Le riforme servono proprio a rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia”.

– Foto IPA Agency –

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(ITALPRESS).

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Politica

Iran, Tajani “Intervenire nello stretto di Hormuz significa entrare in guerra”

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ROMA (ITALPRESS) – “L’Iran si preparava al conflitto ormai da anni, non volendo rinunciare al programma atomico, sapeva che si sarebbe esposto a un attacco. Nonostante le distruzioni inferte alle forze armate e la leadership decapitata, tuttavia l’Iran può ancora resistere, mettendo peraltro in difficoltà i Paesi musulmani sunniti. L’attuale conflitto può avere conseguenze negative, non secondarie, anche per gli Stati più poveri. L’auspicio è che si possa arrivare a un accordo. L’Italia è sempre stata fuori dal conflitto. Intervenire nello stretto di Hormuz significa entrare in guerra. Come europei abbiamo deciso di proteggere le rotte marittime nel Mar Rosso e continueremo a farlo, così come garantiremo la protezione di Cipro. Il nostro impegno è favorire la stabilità in Medio Oriente. In tal senso, intervenire nello stretto di Hormuz non è conveniente: significherebbe esporsi ai missili iraniani. Occorre lavorare in funzione dell’Italia e non anti Trump”. Lo ha dichiarato Antonio Tajani, Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, intervistato dal Direttore de Il Tempo, Daniele Capezzone, in occasione del convegno “La guerra in Iran. Dall’energia alle reti, dalla mobilità alla logistica, scenari e risposte per trasformare la crisi in opportunità”, organizzato dal quotidiano Il Tempo, a Palazzo Wedekind a Roma.

Il Ministro Tajani, ha poi sottolineato che “il prezzo del gas viene deciso ad Amsterdam, pertanto, bisognerebbe fissare un tetto massimo per evitare ripercussioni economiche dannose. Il Governo sta valutando le misure necessarie per far fronte al caro energia, contrastare le speculazioni e impedire che le bollette per famiglie e imprese siano troppo elevate. Grazie alla presenza del Partito Popolare Europeo stiamo cercando di impedire che si possano fare altre sciocchezze in materia ambientale come avvenuto in passato con il Green Deal. È necessario adottare una politica ambientale che sia a dimensione di impresa e di persona. Siamo a favore della lotta al cambiamento climatico, ma con un approccio pragmatico”.

Inoltre, sul referendum ha affermato: “Mi auguro che ci sia tanta gente che vada a votare. A me sembra di sentire che la maggioranza sia per il sì. La riforma della giustizia promuove un sistema giudiziario europeo nella prospettiva di tutelare il cittadino, il quale deve riconoscersi nell’autorità indipendente della toga. Se il giudice è compagno di carriera o fa parte della stessa corrente del pubblico accusatore, si rischiano episodi di malagiustizia. Al contempo, occorre liberare i magistrati dalle pressioni delle correnti politiche: il sorteggio non è un insulto alla democrazia”.

Durante il convegno si è svolta la tavola rotonda “Le Sfide delle Aziende nel nuovo contesto energetico e geopolitico” a cui hanno preso parte: Fabio Bulgarelli, Responsabile Affari Regolatori Terna; Fabrizio Iaccarino, Responsabile Affari Istituzionali Italia Enel; Riccardo Toto, Direttore Generale Renexia; Massimiliano Garri, Presidente FS Energy e Chief TID FS Italiane.

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-Foto ufficio stampa Italcommunications-
(ITALPRESS).

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Politica

Meloni a Pulp Podcast con Fedez “Al referendum non si vota sul Governo”

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ROMA (ITALPRESS) – La premier Giorgia Meloni è ospite di una puntata speciale di Pulp Podcast, girata in via eccezionale a Roma e disponibile da giovedì 19 marzo alle 13:00, in cui affronta alcuni dei temi più rilevanti dell’attualità politica e internazionale: il referendum sulla riforma della giustizia, il conflitto in Medio Oriente e il rapporto tra Europa e Stati Uniti all’interno dell’attuale sistema internazionale. Nel corso della conversazione con Fedez e Mr. Marra, la premier ha ribadito che il referendum sulla giustizia non dovrebbe essere trasformato in uno scontro politico tra governo e opposizione: “Non si vota sulla Meloni, si vota sulla giustizia. Anche chi non condivide questo governo dovrebbe valutare nel merito una riforma che punta a migliorare il funzionamento del sistema”. Secondo la presidente, il referendum rischia di essere utilizzato come strumento di mobilitazione politica invece che come occasione per affrontare i problemi strutturali della giustizia italiana. Così, dice la premier, il fronte del “No” starebbe cercando di trasformare la consultazione in un voto contro il governo perché avrebbe difficoltà a contestare nel merito la riforma.

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda il metodo con cui verrà costruita la lista dei candidati, tra cui il Parlamento potrà selezionare i membri laici. Meloni ha chiarito che con la successiva legge di attuazione la lista dovrà essere approvata con una maggioranza qualificata dei tre quinti, rendendo necessario il coinvolgimento delle opposizioni: “La lista dovrà essere costruita insieme all’opposizione. Io voglio mantenere la soglia dei tre quinti, perché significa che nessuna maggioranza potrà decidere da sola”. Secondo la premier, questo sistema è pensato per ridurre il peso delle logiche correntizie e garantire maggiore autonomia all’organo di autogoverno della magistratura. A tal proposito Giorgia Meloni ha aggiunto che, qualora dovesse vincere il referendum il fronte del Sì, è intenzione del governo inserire nella legge d’attuazione una norma che impedisca, almeno per un periodo di tempo, a chi fa politica di entrare al CSM: “In questo modo – spiega Meloni – possiamo rafforzare ancora di più l’incapacità della politica di incidere in questo meccanismo, perché questo è l’obiettivo della riforma”. E se invece dovesse vincere il No, quale sarebbe la decisione del governo e di Meloni? Su questo la posizione della premier è molto chiara: “Non mi dimetterei perché è mia intenzione terminare il mandato, portare a termine il lavoro e confrontarmi al cospetto degli italiani, facendomi poi giudicare sul complesso del lavoro che ho fatto. Quindi, se tu oggi voti No solo per mandare a casa la Meloni, potrebbe esserci il rischio che ti tieni sia la Meloni sia una giustizia che non funziona. Non mi sembra un affarone”, ha chiosato la presidente del Consiglio.

“L’Italia non partecipa a questo attacco nei confronti dell’Iran e non intende partecipare. Il nostro lavoro è favorire una de-escalation”, ha aggiunto spostando il focus sulla guerra in Iran. “Stiamo vivendo – aggiunge – una evidente crisi del diritto internazionale, con decisioni unilaterali che si moltiplicano e istituzioni sempre meno efficaci”.

– foto ufficio stampa Doom Entertainment –

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(ITALPRESS).

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