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Sport

Commissione europea premia Fita e progetto intergenerazionale

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ROMA (ITALPRESS) – La Federazione Italiana Taekwondo conquista un prestigioso riconoscimento internazionale ai Be Active Awards della Commissione Europea, uno dei premi più significativi nel panorama sportivo europeo, che celebra le migliori progettualità e iniziative europee dedicate alla promozione dello sport. Il progetto federale “Taekwondo Intergenerazionale – Lo Sport di Nonni e Nipoti” si è classificato al secondo posto nella categoria “Across Generations”, selezionato tra oltre 1.000 progetti legati allo sport provenienti da tutta Europa. La cerimonia di premiazione si è svolta ieri sera a Bruxelles. Questo risultato rappresenta un attestato di merito per l’impegno della Federazione nel valorizzare lo sport come strumento per unire le generazioni e costruire una società più coesa. L’iniziativa, sostenuta dal Dipartimento dello Sport e da Sport e Salute, ha avvicinato nonni e nipoti al taekwondo, dimostrando come lo sport possa diventare un linguaggio comune capace di rafforzare i legami familiari e sociali. Il progetto ha interessato oltre 1.600 partecipanti in tutta Italia, registrando una crescente adesione da parte di atleti over 60. Avviato con 30 Associazioni Sportive Dilettantistiche, il programma ha superato le 50 associazioni aderenti, includendo anche alcune Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA). “Questo progetto incarna perfettamente ciò che lo sport di base deve rappresentare: un’opportunità per tutti, senza limiti di età – ha dichiarato il presidente Fita Angelo Cito – Unire le generazioni attraverso il taekwondo significa promuovere valori di inclusione, rispetto e crescita collettiva. Siamo tutti orgogliosi di questo risultato, che rappresenta solo un punto di partenza. Il mio ringraziamento va, in primis, al ministro Andrea Abodi per il sostegno tramite questi finanziamenti, così come a tutti coloro che hanno reso possibile il progetto. Mi auguro che questa iniziativa possa continuare anche in futuro. Il merito di questo riconoscimento da parte della Commissione Europea non è mio, ma di tutte le associazioni e dei partecipanti al progetto, alcuni dei quali hanno oltre 90 anni. Incontrarli e vedere la loro felicità grazie alla pratica del taekwondo è per me un’emozione unica”.
– Foto Ufficio Stampa Fita –
(ITALPRESS).

Sport

Gravina e Buffon via, aspettando Gattuso… Parte il casting ct

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di Antonio Ricotta

PALERMO (ITALPRESS) – Prima Gabriele Gravina, subito dopo Gigi Buffon e Gennaro Gattuso? Al momento nessuna novità dal ct azzurro. La botta di Zenica è stata tremenda. Il numero 1 della Figc ha deciso di farsi da parte. Troppe le pressioni, anche e soprattutto politiche, una valanga di richieste di dimissioni che alla fine ha centrato il bersaglio. Il tutto nonostante la fiducia e la stima ribadite dalle componenti della Figc per un presidente che era stato eletto con oltre il 98% dei voti, ma che ha pagato il risultato che la Nazionale non ha ottenuto. “L’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale. E non ci siamo riusciti”, ha detto il capo delegazione azzurro, Gigi Buffon, che si è dimesso poco dopo il presidente Gravina. E Gennaro Gattuso? Anche lui farà un passo indietro, potrebbe farlo in queste ore. Probabilmente ha meno responsabilità di tutti. E’ arrivato per sostituire Spalletti, esonerato quando la qualificazione al Mondiale era già in salita. Le ha prese solo con la Norvegia, ha raggiunto la finale play-off e l’ha persa ai rigori in Bosnia. E’ anche vero, però, che a Zenica si è sofferto troppo pur andando in vantaggio.

In 11 contro 11 non si è trovata la soluzione per bloccare le fasce e per impedire ai compagni di Dzeko di mettere una miriade di cross in area. Soprattutto dopo l’espulsione di Bastoni, magari due linee a 4 avrebbero potuto limitare gli avversari e dare un po’ di respiro a Calafiori e Mancini. Detto questo Gattuso ha lavorato bene e su questo nessuno ha dubbi. Con lui la Nazionale ha ritrovato quella voglia di appartenenza, quel sentire la maglia che forse si era persa. Anche gli infortunati con Ringhio si sono presentati e sono rimasti a Coverciano, hanno sentito il richiamo della squadra, dello spogliatoio. Capitan Donnarumma si è detto orgoglioso dei suoi compagni, proprio per lo spirito di gruppo che il ct ha creato. Non è bastato. “Sinceramente oggi parlare del mio futuro non è importante. Oggi era importante andare ai Mondiali, ci dispiace”, ha detto Gattuso nell’immediato post-partita di Zenica. Quell’oggi è l’altro ieri, sono passate 48 ore e Gattuso non si è più visto nè sentito. Potrebbe rimandare il suo “arrivederci e grazie” superata Pasqua, ma potrebbe anche, per lo spirito di servizio che lo contraddistingue, accettare di guidare gli azzurri anche nelle inutili e tristi amichevoli di giugno, dove con ogni probabilità faremo da sparring-partner alle selezioni che faranno quel Mondiale che noi non giochiamo da 12 anni.

Potrebbe anche aspettare il nuovo presidente federale e poi rimettere a lui il mandato. Condizionali obbligatori, ma la decisione di Gattuso dovrebbe essere la stessa che hanno preso, per motivi diversi, Gravina e Buffon. E ovviamente è partito il toto-nomi. Dai più esotici e attraenti (Guardiola, Klopp, Mourinho) a ipotesi più concrete. Uno degli ultimi tre fallimenti iridati è targato Roberto Mancini, ma al Mancio è legato anche l’ultimo trionfo azzurro con l’Europeo vinto a Wembley. Poi da lì mesi da incubo tra Macedonia e addio a Ferragosto per dire sì all’Arabia Saudita. Lavora e allena in Qatar, in una situazione non facile. Sperava di tornare alla guida della Nazionale dopo l’esonero di Spalletti, non è andata così. Sente di avere qualcosa da farsi perdonare, ha dimostrato di saper fare bene il selezionatore. E’ tra i candidati in prima fila. Con lui anche un altro grande ex: Antonio Conte. Allena il Napoli e difficilmente De Laurentiis se lo farà scappare. Da ct, nel 2016, ha disputato un grande Europeo con una delle Nazionali più modeste degli ultimi 40 anni. Ha lasciato un grande ricordo in Figc e anche lui ricorda sempre con piacere il suo biennio azzurro.

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E poi c’è Massimiliano Allegri. Sta rilanciando il Milan ed è profondamente legato al mondo rossonero. Sembra avere tutte le caratteristiche necessarie per fare il commissario tecnico, non si perde in esasperati tatticismi e tira fuori il massimo dal materiale che ha a disposizione, senza guardare carte d’identità e schede tecniche. C’è anche l’ipotesi Simone Inzaghi, allena in Arabia Saudita, con la grinta e la passione di sempre. Potrebbe sentire il fascino della chiamata tricolore. Molti italiani sognano Carlo Ancelotti, uno dei più grandi in circolazione che, infatti, allena il Brasile. Farà il Mondiale con i verdeoro, si trova benissimo nella terra del “futebol bailado” e ci si chiede perchè dovrebbe accettare la missione di una Nazionale che non gioca un Mondiale dal 2014 e di una Federazione che il 22 giugno ripartirà da zero. E infine ci sarebbe la soluzione Coverciano: un tecnico federale come una volta. C’è Nunziata, c’è Baldini che ha iniziato con Gattuso e che sta facendo bene con l’Under 21. Si riparte tutti da zero, dirigenti e tecnici, anzi è il calcio italiano che riparte da un clamoroso -3, ovvero dai tre Mondiali consecutivi che i quattro volte campioni del mondo hanno clamorosamente mancato.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Sport

Finisce l’era Gravina, flop e scandali dietro i terremoti in Figc

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di Giorgio La Bruzzo

ROMA (ITALPRESS) – Quelli di Giancarlo Abete e Carlo Tavecchio, citati anche dal ministro dello Sport Abodi, sono stati i casi più recenti ma già in passato i risultati del campo avevano giocoforza condizionato i giochi in Federcalcio. E non solo. Terremoti e colpi di scena non mancano nella storia federale, sin dai suoi albori. Il nome di Luigi Bozino probabilmente non dice nulla a molti ma nel novembre 1923 fu costretto a dimettersi da presidente della Figc per uno dei primissimi scandali del calcio nostrano, il passaggio di Gustavo Gay dalla Pro Vercelli (di cui Bozino era anche il massimo dirigente) al Milan, con un escamotage che violava le regole dell’epoca. Ancora prima il caso di Carlo Montù, che si dimise per le divergenze sulla partecipazione dell’Italia al torneo olimpico di Anversa 1920. Ma, come detto, il campo comanda e così la prima mancata qualificazione a un Mondiale, quello del 1958, porta al commissariamento della Federcalcio: via Ottorino Barassi, timone all’allora segretario generale del Coni, Bruno Zauli, che porterà avanti una serie di riforme importanti, istituendo quelle che oggi sono la Lega Pro e la LND e creando il settore tecnico per la formazione degli allenatori, oltre al settore Giovanile che negli anni Ottanta diventerà anche “Scolastico”.

Altro flop quello ai Mondiali in Messico nel 1986, con gli azzurri campioni del mondo eliminati negli ottavi: Federico Sordillo, colui che riaprì le frontiere agli stranieri a inizio anni Ottanta e ottenne l’organizzazione di Italia ’90, si dimise, con conseguente commissariamento della Federazione. In sella Franco Carraro, che vent’anni dopo farà un passo indietro davanti allo scandalo di Calciopoli, con Guido Rossi che si insedia in via Allegri. E arriviamo ai giorni nostri: nel 2014 in Brasile – in quella che ad oggi resta l’ultima apparizione dell’Italia in un Mondiale – l’uscita nella fase a gironi porta il numero uno federale Giancarlo Abete e il ct Prandelli a rimettere i rispettivi mandati, tre anni dopo la stessa sorte toccherà al suo successore Carlo Tavecchio, stavolta perchè la Nazionale al Mondiale non ci va proprio, fatta fuori dalla Svezia negli spareggi. Ora Gravina che nell’immediato post-gara di Zenica dà l’impressione di poter e voler resistere ma che alla fine non può far altro che liberare la scrivania: tre edizioni della Coppa del Mondo senza l’Italia sono davvero troppe.

– foto IPA Agency –

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(ITALPRESS).

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Sport

Figc, Gabriele Gravina si è dimesso “Rammaricato per interpretazioni su sport dilettantistico”. Il 22 giugno le elezioni del nuovo presidente

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ROMA (ITALPRESS) – Gabriele Gravina si è dimesso. Il presidente Figc ha comunicato le sue dimissioni nel vertice andato in scena oggi a via Allegri con le componenti, comunicando di aver provveduto ad indire l’assemblea straordinaria elettiva della Federcalcio per il prossimo 22 giugno a Roma.

“Si è svolto oggi presso la sede della Figc a Roma l’incontro tra il presidente Gabriele Gravina e i presidenti delle componenti federali. A inizio lavori, Gravina ha informato i massimi rappresentanti della Lega Calcio Serie A Ezio Maria Simonelli, della Lega B Paolo Bedin, della Lega Pro Matteo Marani, della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete, dell’Associazione Italiana Calciatori Umberto Calcagno e dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio Renzo Ulivieri, di aver rassegnato le dimissioni dall’incarico affidatogli nel febbraio 2025 e di aver provveduto ad indire l’Assemblea straordinaria elettiva della Figc per il prossimo 22 giugno a Roma. La data è stata individuata nel pieno rispetto dello Statuto federale e per garantire alla nuova governance l’espletamento della procedura d’iscrizione ai prossimi campionati professionistici”. Questo il comunicato della Federcalcio in merito alle dimissioni del presidente Gabriele Gravina, successive alla sconfitta in Bosnia di martedì scorso e alla mancata qualificazione al Mondiale per la terza volta consecutiva.

“Durante la riunione, inoltre, Gravina ha ringraziato le componenti per aver rinnovato, in forma pubblica e privata, la vicinanza e il sostegno alla sua persona e ha informato i presidenti di essersi reso volentieri disponibile ad intervenire in audizione il prossimo 8 aprile (ore 11) in VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati per relazionare sullo stato di salute del calcio italiano – prosegue il comunicato federale -. Sarà in quella sede che il presidente Gravina esporrà, nella maniera più compiuta ed esaustiva possibile, una relazione sui punti di forza e di debolezza del movimento, toccando anche alcuni dei temi già affrontati nella conferenza stampa svoltasi dopo la gara della Nazionale giocata a Zenica lo scorso martedì 31 marzo. A tal proposito, Gravina si è detto rammaricato per l’interpretazione delle sue parole sulla differenza tra sport dilettantistici e professionistici, che non volevano assolutamente essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, bensì erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne (ad esempio, la presenza nella governance di alcune Federazioni di Leghe con le relative autonomie) ed esterne (con espresso riferimento alla natura societaria dei club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai Club dilettantistici)”.

– Foto IPA Agency –

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