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Economia

Confindustria, l’export del Made in Italy di qualità vale oltre 170 miliardi

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ROMA (ITALPRESS) – In un contesto globale dominato da instabilità e nuovi blocchi geopolitici, l’export resta la chiave per la crescita dell’Italia. È quanto emerge dalla 13ª edizione di “Esportare la Dolce Vita”, il Rapporto del Centro Studi di Confindustria, presentato oggi alla Fashion Week di San Paolo in Brasile. Realizzato in collaborazione con SACE e con il sostegno di ANFAO, Confindustria Accessori Moda, Confindustria Moda, Confindustria Nautica, Federalimentare e FederlegnoArredo, il Rapporto individua nel Made in Italy di qualità – il cosiddetto “Bello e Ben Fatto” – la leva più solida per rafforzare la presenza del Paese nel mondo attraverso partnership economiche e culturali di lungo periodo. Con oltre 170 miliardi di euro di beni ad alto valore simbolico e identitario, il Made in Italy continua a distinguersi per la capacità di fondere artigianalità, innovazione e sostenibilità, offrendo ai mercati internazionali non solo prodotti, ma contenuti culturali e relazioni di fiducia. La ricerca stima un potenziale aggiuntivo di 27,6 miliardi di euro di export BBF, di cui 19,4 miliardi nei mercati maturi e 8,2 miliardi nei mercati emergenti. Tra i primi figurano Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna. Sul fronte emergente, i Paesi con il potenziale più elevato sono Cina, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Russia e Kazakhstan, con settori trainanti come alimentari, moda, arredo e gioielleria.

È però nell’area America Latina e Caraibi (ALC) che si apre oggi una nuova stagione di cooperazione economica e culturale. Qui l’export di prodotti BBF italiani è cresciuto del 10% medio annuo tra il 2018 e il 2024, ma più ancora cresce la domanda di saper fare, creatività e sostenibilità, elementi che rendono il legame tra Italia e America Latina unico al mondo. Le comunità di origine italiana, diffuse in molti Paesi dell’area, rappresentano un ponte naturale per scambi fondati su valori condivisi di bellezza, qualità e innovazione responsabile. L’intesa raggiunta tra Unione Europea e Mercosur nel dicembre 2024, e la successiva approvazione da parte della Commissione europea per la liberalizzazione del commercio, può aprire una fase nuova nelle relazioni euro-latinoamericane, con 4 miliardi di euro di dazi in meno per le imprese europee, 57 indicazioni geografiche italiane tutelate e oltre 1.400 imprese italiane già attive nell’area. Secondo il Centro Studi Confindustria, il completamento dell’accordo e la sua piena attuazione potrebbero liberare oltre 1,1 miliardi di euro di export potenziale aggiuntivo solo verso i Paesi del blocco Mercosur, a fronte dei 7,4 miliardi di euro già realizzati nel 2024. Non solo opportunità commerciali, ma anche partnership industriali, investimenti congiunti e progetti condivisi di innovazione e sostenibilità, per costruire catene del valore più forti e integrate tra le due aree.

“Il rafforzamento del Made in Italy passa da una strategia di apertura e non di chiusura del commercio. L’accordo con il Mercosur è un banco di prova per la capacità dell’Europa di agire come potenza economica globale e per l’Italia di promuovere relazioni basate su scambi reciproci e crescita condivisa”, ha dichiarato Barbara Cimmino, Vice Presidente per l’Export e l’Attrazione degli investimenti di Confindustria. “È per questo che gli Stati membri devono dimostrare di sapersi muovere velocemente e con coesione, ratificando al più presto questo trattato di libero scambio. Serve una politica estera economica che metta al centro la cooperazione, la sostenibilità e la valorizzazione dei contenuti culturali dei nostri prodotti, accompagnando le imprese sui mercati più dinamici e rafforzando il valore del marchio Italia nel mondo”.

Il rapporto sottolinea infine come la tutela del Made in Italy – contro contraffazione e “Italian sounding” – e la transizione sostenibile delle produzioni restino condizioni essenziali per lo sviluppo di un modello economico fondato su qualità, innovazione e rispetto dei territori. L’espansione nei Paesi ALC, insieme alla spinta tecnologica e alle nuove piattaforme digitali, potrà così rafforzare il dialogo tra le due sponde dell’Atlantico e consolidare la presenza italiana come partner di fiducia nelle nuove rotte globali del commercio.

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– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Economia

Gruppo Fs, nel primo semestre ricavi operativi e investimenti tecnici in crescita

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ROMA (ITALPRESS) – Il Cda di Ferrovie dello Stato Italiane ha approvato la relazione finanziaria semestrale consolidata relativa al semestre chiuso al 30 giugno. Il primo semestre evidenzia un risultato netto negativo pari a 200 milioni, in peggioramento di 111 milioni rispetto al corrispondente periodo dell’esercizio precedente. Tale andamento riflette la contrazione dell’Ebitda (-86 milioni), l’incremento di ammortamenti, accantonamenti e svalutazioni (-49 milioni), solo parzialmente compensati dal contributo positivo della gestione finanziaria e fiscale (+24 milioni). I ricavi operativi complessivi aumentano a 8,9 miliardi, con un incremento di 678 milioni rispetto al primo semestre 2025, riconducibile a maggiori ricavi da servizi di infrastruttura ferro e strade (+214 milioni) e altri ricavi (+489 milioni), a fronte di minori ricavi da trasporto (-25 milioni).

I costi operativi sono pari a circa 8 miliardi, in crescita di 764 milioni rispetto al semestre a confronto per maggiori costi del personale e maggiori costi variabili relativi all’offerta di servizi di trasporto, manutenzioni e gestione dell’infrastruttura.

Per effetto della dinamica di ricavi e costi sopra esposta, l’Ebitda si attesta a 905 milioni (991 milioni al 30 giugno 2025), mentre l’Ebit ammonta a -58 milioni (77 milioni al 30 giugno 2025), la cui variazione risente di maggiori ammortamenti, svalutazioni e rettifiche di valore per 49 milioni. Nel primo semestre 2026 il Gruppo FS ha sviluppato e gestito un livello complessivo di spesa per investimenti tecnici pari a 10,2 miliardi, con una crescita del 21% rispetto al primo semestre 2025. La posizione finanziaria netta è pari a 15,6 miliardi rispetto a 12,8 miliardi di fine 2025, in peggioramento sostanzialmente per l’incremento degli investimenti.

Sui dati del primo semestre, che fanno riferimento alla precedente gestione, pesano anche le operazioni Firema e Pizzarotti.

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– Foto da sito Gruppo Fs –

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Nell’Eurozona l’inflazione sale al 2,9% a luglio, i dati Eurostat

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BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Il tasso annuale di inflazione nell’area euro è stimato al 2,9% a luglio, in aumento rispetto al 2,8% registrato a giugno. È quanto emerge dalla stima preliminare diffusa da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea. Tra le principali componenti, l’energia dovrebbe registrare il tasso annuo più elevato, pari al 10%, in accelerazione rispetto all’8,5% di giugno. Seguono i servizi, al 3,3% dal precedente 3,2%, i prodotti alimentari, gli alcolici e il tabacco, all’1,2% contro l’1,5% di giugno, e i beni industriali non energetici, allo 0,9% dallo 0,7%. L’inflazione di fondo, calcolata escludendo energia, alimentari, alcolici e tabacco, è stimata al 2,5%, in aumento rispetto al 2,4% del mese precedente. Su base mensile, l’indice generale dei prezzi al consumo armonizzato dovrebbe crescere dello 0,2%.

– Foto Ipa Agency –
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Istat, a luglio l’inflazione a +0,2% su base mensile e +2,8% sull’anno

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ROMA (ITALPRESS) – Secondo le stime preliminari Istat, a luglio l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione pari a +0,2% su base mensile e a +2,8% su base annua (da +3,0% del mese precedente).

Il lieve rallentamento dell’inflazione riflette la dinamica dei prezzi degli alimentari non lavorati (da +4,4% a +3,8%), degli energetici non regolamentati (da +13,3% a +10,6%) e dei servizi vari (da +2,5% a +1,8%); in accelerazione sono, invece, i prezzi degli alimentari lavorati (da -0,2% a +0,2%), degli energetici regolamentati (da +9,2% a +14,9%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +1,1% a +1,6%). A luglio l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, resta stabile a +1,6%, mentre quella al netto dei soli beni energetici rallenta da +1,9% a +1,8%. I prezzi dei beni decelerano (da +3,3% a +3,1%), mentre la dinamica di quelli dei servizi resta stabile

Il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni passa da -0,7 a -0,5 punti percentuali. Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona si mantiene a +1,3%, mentre quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto si riduce (da +3,9% a +3,6%). La variazione congiunturale dell’indice generale riflette l’aumento dei prezzi degli energetici regolamentati (+6,6%), dei servizi relativi ai trasporti (+1,4%), degli alimentari lavorati (+0,7%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,5%); tali effetti sono solo parzialmente compensati dalla diminuzione degli alimentari non lavorati (-1,1%) e degli energetici non regolamentati (-0,3%).

L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +2,7% per l’indice generale e a +1,8% per la componente di fondo. In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a -1,0% su base mensile, a causa dei saldi estivi di cui il NIC non tiene conto, e a +2,9% su base annua (da +3,0% del mese precedente).

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– Foto Ipa Agency –

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