Cronaca
Buonfiglio “Milano-Cortina nella storia, l’Italia ha fatto bella figura”
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2 mesi fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “L’Italia ha fatto una bella figura, ha valorizzato il nostro territorio grazie a questi Giochi diffusi. C’è stato l’impegno di tutti: territorio, comuni, regioni, tedofori e volontari. Hanno funzionato i trasporti, la sicurezza, un plauso anche a tutti i servizi militari, di polizia, con una sicurezza presente ma non visibile, al contrario di tante altre manifestazioni olimpiche. E poi i villaggi olimpici, il cibo: abbiamo ricevuto complimenti da tutti”. Intervenuto a Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, il presidente del Coni Luciano Buonfiglio traccia un bilancio finale dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026. “E cosa ci voleva per enfatizzare questa ottima organizzazione? I risultati. Ecco perchè ieri ho esordito con il 30 e lode. Con i risultati abbiamo reso grande l’Italia. Bravissimi i due presidenti federali, Andrea Gios e Flavio Roda, come i gruppi sportivi militari dai quali provengono i nostri atleti. E davvero eccezionale il supporto della preparazione olimpica del Coni, dell’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport, come il supporto sanitario a tutte le nostre squadre e atleti. Con tutti questi ingredienti e con un supporto economico del governo, siamo riusciti a fare qualcosa che rimarrà nella storia. Non abbiamo lavorato per battere i record, ma per fare bella figura e arrivare puntuali all’appuntamento”.
Buonfiglio parte da Vancouver 2010, il momento più critico per l’Italia degli sport invernali. “Sta venendo fuori il metodo di lavoro: non abbiamo lasciato nulla al caso e abbiamo messo al centro l’atleta con le sue esigenze, evidenziando le caratteristiche sulle quali lavorare. Abbiamo costruito un’armonia, con passi indietro, avanti e di lato. Ma quando c’è un obiettivo comune chiaro, allora diventa tutto più facile. L’impegno che ci deve essere è quello di rendere partecipi tutti per l’obiettivo da raggiungere. Non bisogna appropriarsi del successo, ma verificare dove ancora possiamo migliorare. Ed è quello che tra pochi giorni cominceremo a fare ed è quello che già stiamo facendo per Los Angeles 2028”.
L’unica nota negativa è che durante Milano-Cortina non è stata rispettata la tregua olimpica: “E’ una vergogna, mi dispiace molto a livello umano e personale. Mi dispiace per gli atleti che non possono partecipare, non ne hanno nessuna colpa. Dobbiamo continuare a impegnarci, sperando che prima o poi prevalga il buonsenso”.
“Cercheremo di non perdere queste eccellenze e di farli rimanere nel mondo sportivo – continua Buonfiglio – Sarebbe una perdita buttare via esperienze così eccellenti. Se sono arrivati all’età dei 35 anni, vuol dire che sono stati gestiti e si sono gestiti bene, supportati dalle federazioni. Mi preoccupa solo la difficoltà delle società sportive nell’andare avanti: hanno impegni burocratici e sofferenze economiche non semplici da superare. Con il ministro Abodi e Sport e Salute stiamo cercando di intervenire in maniera differenziata per tutelare e salvaguardare questo patrimonio. Ruolo dirigenziale per Pellegrino? “Sì, ma non solo Pellegrino. Abbiamo Vittozzi, Fontana, Lollobrigida e tanti altri. Dobbiamo capire cosa vogliono fare. Sarebbe banale e da stupidi non tener conto di queste realtà e non dialogare con loro. Può darsi anche che vogliano continuare a vincere”.
Alle Paralimpiadi al via il 6 marzo potranno partecipare atleti russi e bielorussi: “Penso che qualsiasi decisione doveva essere concordata e condivisa tra CIO (Comitato Olimpico Internazionale) e IPC (Comitato Paralimpico Internazionale) Sono due organismi che hanno sempre viaggiato insieme. Ci si doveva ricordare che lo stop alla partecipazione di atleti russi e bielorussi alle Olimpiadi fu perchè la Russia ruppe la tregua olimpica durante i Giochi Paralimpici. Mi sembra strano che IPC prenda una decisione senza averla condivisa il CIO”.
Sul caso dello skeletonista ucraino Heraskevych, escluso per il suo casco commemorativo con i volti degli atleti ucraini caduti in guerra: “Purtroppo la presidente del CIO Coventry è stata chiara, si è vista anche umanamente la sua sofferenza. Ma se deroghi per un caso, devi essere pronto a derogare per altri 10, 50, 100”.
Sulle possibilità di una candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2040? Buonfiglio dice: “Ricordiamoci come non abbiamo avuto le Olimpiadi di Roma e ricordiamoci il successo che abbiamo avuti qui a Milano-Cortina. Se tutte le parti in causa condividono e si confrontano per un percorso che deve partire da subito, allora l’Italia non ha paura di candidare nessuno. Abbiamo territorio, innovazione, impianti: avremmo il tempo. Costruire una candidatura forte in un momento in cui abbiamo una credibilità internazionale, penso che si possa fare. Ma deve essere un discorso chiaro, trasparente, condiviso con i numeri e non solo con la passione. Dobbiamo aggiungere competenza, determinazione e guai ad essere superficiali. Abbiamo le carte in regola per poter immaginare altro percorso da protagonisti”.
Sulla possibilità di un coinvolgimento di Torino per il pattinaggio di velocità al Lingotto in occasione di Alpi Francesi 2030: “Sono molto sincero, non ne so nulla”.
Ora evitare che le infrastrutture diventino cattedrali nel deserto: verrà rinnovata la pista da bob di Cortina intitolata a Eugenio Monti? Verrà utilizzata per altri eventi? “Assolutamente sì. Anche a Milano l’attuale palazzo del ghiaccio alla Fiera di Rho rimarrà in essere finchè non si sarà trovata una soluzione per fare un centro di preparazione definitivo. Milano è giusto che abbia un impatto, visto la partecipazione del pubblico che ci ha seguito”.
Tornando sulle 30 medaglie Buonfiglio sottolinea: “Più che delle medaglie, mi piacerebbe parlare dei quarti, quinti, sesti posti, per i pochi centesimi che hanno diviso i nostri atleti da una medaglia o per qualche infortunio di troppo. Mi sento di abbracciare tutti i nostri atleti. Perdonatemi ma non voglio fare una classifica delle medaglie”.
Infine sui “Giochi diffusi” come futuro delle Olimpiadi: “Se ci sono città con queste caratteristiche lo facciano, ma non credo che saranno brave come quelle italiane” conclude.
– Foto: Ipa Agency –
(ITALPRESS).
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Cronaca
Allergie respiratorie, un documento per ridurre i rischi
Pubblicato
51 minuti fa-
28 Aprile 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – In occasione della Giornata mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, le allergie respiratorie emergono come un tema sempre più rilevante non solo sul piano clinico, ma anche in relazione alla sicurezza e alla performance nei contesti professionali.
Stanchezza, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno sono solo alcune delle manifestazioni frequentemente associate a questa condizione, che in Italia interessa circa il 20% della popolazione – oltre 12 milioni di persone – e che continua a essere sottovalutata sia sul piano diagnostico sia terapeutico.
Si tratta di patologie croniche ad alta prevalenza, in progressivo aumento, con un impatto documentato sulla qualità della vita, sulla funzionalità quotidiana e sulla performance cognitiva, dal lavoro allo studio e a tutte quelle attività che richiedono attenzione e lucidità. A livello globale si stima che siano circa 600 milioni le persone coinvolte, mentre in Europa il costo complessivo, tra impatto sanitario ed economico, raggiunge i 30-50 miliardi di euro all’anno.
In occasione dell’evento promosso da Consumers’ Forum, con il patrocinio di INPS, Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza, Federfarma e Fenagifar, è stato presentato il documento “Allergie respiratorie e attenzione: strategie per ridurre i rischi invisibili” realizzato grazie alla collaborazione tra Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC), Associazione Nazionale Medici del Lavoro e Competenti (ANMA), FederAsma e Allergie, Consumers’ Forum, clinici, ed esperti di INAIL per favorire un cambio di prospettiva: dalle allergie respiratorie come disturbo stagionale a una condizione che richiede diagnosi, gestione corretta e consapevolezza delle implicazioni di sintomi e terapie sulla vita quotidiana e professionale.
Un’iniziativa di sensibilizzazione nata da un’idea di Opella Healthcare Italy, in linea con la mission di promuovere un approccio alla salute sempre più accessibile e consapevole, mettendo la salute nelle mani delle persone.
“Con questo progetto vogliamo contribuire a rafforzare la consapevolezza sul legame tra gestione della salute e sicurezza nei contesti di vita e di lavoro – afferma Raka Sinha, General Manager Opella Italia – La nostra ambizione è supportare le persone nell’essere sempre più protagoniste delle proprie scelte di salute, promuovendo un approccio informato e responsabile, in linea con la nostra mission Health. In your hands”.
Le allergie respiratorie risultano ancora oggi sottodiagnosticate e frequentemente gestite in modo non appropriato: solo una quota limitata di pazienti accede a un percorso diagnostico, mentre circa il 50% non assume alcuna terapia o la utilizza in modo discontinuo.
“Le allergie respiratorie rappresentano una condizione clinica ad alta prevalenza e ancora oggi ampiamente sottovalutata o gestita senza una reale consapevolezza, con un impatto significativo sulla qualità della vita, privata e professionale – osserva Mario Di Gioacchino, Past President SIAAIC – Negli ultimi anni, tuttavia, la ricerca ha portato allo sviluppo di opzioni terapeutiche più evolute, come gli antistaminici di ultima generazione, caratterizzati da una sostenuta attività farmacologica, con ridotta interazione a livello del sistema nervoso centrale. Questo consente di controllare efficacemente i sintomi limitando effetti collaterali clinicamente rilevanti, come la sedazione, e preservando i livelli di vigilanza. In questo scenario, diventa fondamentale promuovere un approccio basato su una diagnosi corretta sostenuta da metodiche up-to-date e una scelta terapeutica che miri non solo al sintomo ma che prenda in considerazione il paziente nella sua globalità”.
L’incremento dei casi osservato negli ultimi anni è attribuibile a determinanti ambientali quali cambiamenti climatici e inquinamento atmosferico, che influenzano sia la durata sia l’intensità della stagione pollinica ed alla perdita di biodiversità che favorisce la sensibilizzazione allergica.
L’allungamento dei periodi di esposizione – fino a oltre tre settimane aggiuntive – e la maggiore allergenicità dei pollini contribuiscono a una più ampia e prolungata sintomatologia, con un significativo impatto sulla qualità della vita.
Accanto alla dimensione clinica, emerge con sempre maggiore evidenza il legame tra allergie respiratorie e funzione cognitiva. I dati indicano che fino al 61% dei pazienti presenta disturbi del sonno, con conseguente impatto su attenzione, tempi di reazione e performance nelle attività quotidiane.
“Molti pazienti con allergie respiratorie non seguono un percorso diagnostico e terapeutico adeguato, con ricadute rilevanti sulla qualità del sonno e la capacità di concentrazione – sottolinea Sandra Frateiacci, Vicepresidente FederAsma e Allergie -. E’ importante considerare che la riduzione della vigilanza può essere determinata sia dalla patologia sia da alcuni trattamenti con effetti sedativi di cui non tutti sono sempre consapevoli. Rafforzare il dialogo tra pazienti e professionisti della salute è fondamentale per promuovere scelte terapeutiche più consapevoli così come rendere l’informazione sugli effetti sedativi dei farmaci più accessibile. In questo senso abbiamo lanciato un’iniziativa di raccolta firme che chiede l’introduzione di un pittogramma sulle confezioni per segnalare in modo chiaro eventuali effetti sulla capacità di attenzione e di guida”.
Una survey realizzata da AIAS tra marzo e aprile 2026 su un campione di 60 aziende italiane di diversi settori ad alta intensità operativa direttamente rappresentativi del
rischio – oltre la metà delle quali di grandi dimensioni – evidenzia come il rapporto tra allergie respiratorie e contesto lavorativo sia ancora poco riconosciuto e raramente
tradotto in azioni strutturate. I risultati restituiscono infatti un paradosso: la consapevolezza del rischio esiste, ma non si è
ancora trasformata in misure concrete di prevenzione. Solo il 18% delle aziende ha inserito il tema nella valutazione dei rischi (DVR), mentre il 32% prevede una sorveglianza sanitaria
sistematica. Ancora più limitata è l’attenzione agli effetti dei trattamenti: appena il 2% ha procedure formalizzate per la gestione dei farmaci sedativi, e circa l’80% delle aziende
non ha attivato alcuna iniziativa di sensibilizzazione sul tema.
“Abbiamo voluto accendere i riflettori su un tema che riguarda non solo la salute, ma anche la sicurezza sul lavoro – afferma Furio Truzzi, Presidente Consumers’ Forum – L’obiettivo è rafforzare l’attenzione su un corretto utilizzo dei farmaci e sull’impatto delle allergie respiratorie, in particolare nei contesti professionali che richiedono elevati livelli di attenzione come la guida dei mezzi e la conduzione di impianti particolarmente rischiosi, il lavoro in quota. In questo ambito, il documento presentato oggi propone anche strumenti concreti di informazione per il cittadino, come l’introduzione di pittogrammi sulle confezioni dei farmaci che segnalino eventuali effetti sulla vigilanza, per favorire scelte più consapevoli e contribuire alla riduzione dei rischi. Confidiamo ora in adesioni non formali di imprese e istituzioni al nostro lavoro e in particolare a una rinnovata attenzione del Parlamento e del Governo a un miglioramento del quadro legislativo e normativo”.
– Foto Consumers’ Forum –
(ITALPRESS).
Cronaca
Trump verso il no all’ultima proposta negoziale di Teheran
Pubblicato
51 minuti fa-
28 Aprile 2026di
Redazione
WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Donald Trump ha lasciato intendere che difficilmente accetterà l’ultima proposta iraniana per porre fine alla guerra, dopo che Teheran ha proposto un piano che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz, rimandando però le questioni relative al programma nucleare a negoziati successivi. Lo fa sapere la “CNN”, spiegando che il presidente degli Stati Uniti ha espresso il suo punto di vista durante un incontro con alti funzionari della sicurezza nazionale, in cui si è discusso appunto della situazione iraniana. Una delle fonti ha sottolineato che Trump “difficilmente accetterà il piano trasmesso agli Stati Uniti nei giorni scorsi”.
“Si tratta di delicate discussioni diplomatiche e gli Stati Uniti non negozieranno attraverso la stampa – ha detto la portavoce della Casa Bianca Olivia Wales alla CNN -. Come ha affermato il Presidente, gli Stati Uniti hanno il coltello dalla parte del manico e raggiungeranno un accordo solo se questo metterà al primo posto il popolo americano, impedendo all’Iran di dotarsi di armi nucleari”.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Cronaca
Una pizza e una vita. Dramma a Pavia, in un’Italia che non riesce a proteggere i suoi figli
Pubblicato
1 ora fa-
28 Aprile 2026di
Redazione
di Emanuele Bottiroli
Tremila persone. Tremila. In una piccola città di Sicilia, con i palloncini bianchi e azzurri che salivano verso un cielo di fine aprile, mentre una gigantografia di Gabriele Vaccaro guardava la folla che era venuta a dirgli addio. Venticinque anni. Una maglia da calcio con il numero 2 sulle spalle degli amici. Una vita che valeva — che vale — infinitamente di più di qualunque cosa abbia potuto scatenare quella notte maledetta nel parcheggio dell’area Cattaneo a Pavia.
Gabriele Vaccaro aveva fatto quello che milioni di giovani meridionali fanno da decenni in questo Paese: aveva caricato le valigie e aveva preso il treno verso Nord. Non per capriccio, non per avventura. Per lavorare. Per guadagnarsi qualcosa che nel suo paese d’origine — Favara, provincia di Agrigento, una delle aree più depresse d’Italia — il mercato del lavoro non riesce ancora a garantire. Aveva trovato un posto in logistica alle Poste, aveva trovato una comunità di siciliani come lui, aveva trovato un angolo di normalità. Settembre 2025. Sette mesi. Il tempo di capire che forse ce la si poteva fare.
Poi è arrivata la notte tra il 18 e il 19 aprile. E un sedicenne che da un battuta per una fetta di pizza da cui nasce una discussione arriva a scatenarsi in maniera primordiale, a colpire Gabriele con un’arma appuntita, come fosse tutto un videogame.
Non bisogna fare di ogni tragedia un simbolo facile, né trasformare ogni lutto in un manifesto politico. Ma sarebbe disonesto fingere che questa storia non ci dica nulla di strutturale, di sistemico, di profondamente italiano. Gabriele era un emigrato economico — chiamiamolo con il nome giusto, senza ipocrisie — in un Paese che non ha ancora trovato il modo di tenere i suoi figli al Sud e che non riesce a proteggerli nemmeno quando, con fatica e coraggio, si spostano al Nord.
E poi c’è l’altra faccia di questa storia: un sedicenne che uccide. Un ragazzo — perché di un ragazzo si tratta, anche lui — che ha in mano un coltello invece di un futuro decente. Gli amici che guardano e non soccorrono, che non sanno chiamare il 112 o portarlo subito in ospedale. Il cerchio della violenza giovanile che si stringe sempre di più, nelle periferie delle grandi città come negli interstizi anonimi dei capoluoghi di provincia. Ci interroghiamo, ogni volta, sulle cause. Ogni volta archiviamo la domanda con un’alzata di spalle o con uno slogan. Poi arriva un’altra notte, un altro parcheggio, un altro ragazzo che non torna a casa.
Il sindaco di Pavia, Michele Lissia, ha preso un aereo per la Sicilia. Favara e Pavia unite nel lutto: due bandiere a mezz’asta, due città che si stringono attorno a una famiglia distrutta. È un gesto civile, doveroso e commovente. Ma non basta. Non può bastare. Perché il problema non è celebrare i morti con la giusta solennità: il problema è smettere di produrli.
Gabriele Vaccaro aveva giocato a calcio per anni nella sua Favara. Lo ricordano per le abilità sportive ma soprattutto — scrive la sua società — «per la sua educazione». Era un ragazzo perbene. Era venuto al Nord a lavorare onestamente. È morto per niente, in un parcheggio, di notte, lontano da casa.
Tremila persone hanno alzato i palloncini al cielo. L’Italia dovrebbe fare almeno la metà di quella fatica per capire perché continuiamo ad essere un Paese in cui storie come questa sono possibili. E poi — per una volta — cambiare qualcosa.
L’articolo Una pizza e una vita. Dramma a Pavia, in un’Italia che non riesce a proteggere i suoi figli proviene da Pavia Uno TV.


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