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Economia

Moda, arriva il “bollino” per la filiera del Made in Italy

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ROMA (ITALPRESS) – “Abbiamo predisposto misure che certifichino sostenibilità e legalità, per contrastare quei comportamenti illeciti di pochi che rischiano di compromettere la reputazione di un intero comparto. Un risultato frutto della collaborazione con le associazioni del settore. Ho informato i principali attori del sistema con i quali ci eravamo confrontati, Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, e Matteo Lunelli, presidente della Fondazione Altagamma”. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, annunciando la certificazione che rappresenterà una sorta di “bollino di garanzia”. Avrà durata di un anno e sarà soggetta a controlli periodici tramite ispezioni e audit. Verrà istituito al ministero un registro pubblico delle aziende certificare, strumento che consentirà sia un monitoraggio costante sia l’adozione di eventuali misure sanzionatorie, inclusa la revoca della certificazione, in caso di perdita dei requisiti.

Nell’ambito dello stesso provvedimento, inoltre, la sezione Destinazione Italia introduce misure per attrarre investimenti e competenze straniere. Nello specifico, il testo prevede visto per lavoro autonomo a dirigenti d’azienda di imprese estere con capitale sociale superiore al milione di euro e con una sede operativa in Italia, agevolazioni per investitori stranieri in operazioni strategiche entro 6 mesi dalla richiesta del nulla osta, agevolazioni fiscali per pensionati esteri che intendono trasferirsi in comuni con meno di 60 mila abitanti nel Centro-Sud del Paese e delle facilitazioni per chi sceglie l’Italia come sede per lavorare da remoto e pianifica il pensionamento in città medie italiane.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Economia

Report Svimez, il Sud cresce più del Centro-Nord per il quarto anno consecutivo

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ROMA (ITALPRESS) – Per il quarto anno consecutivo il Sud è cresciuto più della media italiana. I dati a consuntivo del 2025 registrano un PIL delle regioni meridionali aumentato dello 0,7%, rispetto allo 0,5% del centro-nord, con un tasso di crescita, però, inferiore al 2024 quando raggiunse l’1%. Non avveniva da molti anni, dal periodo del boom economico del dopoguerra. Preoccupa, però, il dato del divario di crescita dell’Italia rispetto all’Unione europea.

Se nel 2025 il Pil nazionale è cresciuto di mezzo punto percentuale, al di sotto anche dello 0,8% del 2024, resta stabilmente inferiore alla media Ue a 27, +1,5%. La Spagna prosegue la sua significativa espansione +2,8%, la Francia si attesta allo 0,8%, la Germania, invece, dopo la recessione del biennio precedente, è ferma a un modesto 0,2%. In questo contesto la performance delle singole regioni appare molto variabile. Nel Sud spicca il dato dell’Abruzzo +1,9%, grazie al traino dell’industria e, in particolare, delle costruzioni. Anche la Campania registra un buon risultato con una crescita dello 0,9%, la Calabria fa meglio della media nazionale con uno 0,8%.

Molte regioni del Nord scontano la debolezza dell’export, conseguente alla crisi geopolitica, e ciò appare molto evidente in Lombardia e Veneto. Nel 2025 gli investimenti fissi lordi hanno segnato un +3,5%, riflettendo una tendenza consolidatasi dal 2021, quando il Superbonus prima (edilizia privata residenziale), e il Pnnr dopo (edilizia non residenziale privata e opere pubbliche), hanno dato una spinta decisiva alla crescita. La dinamica della spesa in opere pubbliche evidenzia chiaramente l’impatto del ciclo di investimenti attivato dal Pnrr dal 2023 in poi.

Nel triennio 2022-25 gli investimenti in opere pubbliche sono quasi raddoppiati in entrambe le aree del Paese: +88,3% al Sud e +87,8% al Centro-nord. Si registra, inoltre, una certa variabilità tra le singole regioni ma comunque in un contesto di crescita che per tutte, ad eccezione di Trentino Alto-Adige (regione a statuto speciale) e Abruzzo (dove la componente privata ha “corso”), è stato superiore al 60%. Le regioni che hanno fatto segnare gli incrementi più rilevanti sono il Friuli – Venezia Giulia , la Valle d’Aosta, il Lazio, la Toscana, la Puglia e la Calabria.

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SBARRA “CRESCE PIÙ DEL RESTO DEL PAESE, PERFORMANCE SENZA PRECEDENTI”

“Il report SVIMEZ pubblicato oggi certifica un dato di grande rilievo: nel 2025 il PIL del Sud cresce più del resto del Paese per il quarto anno consecutivo. È un risultato che segna una discontinuità rispetto al passato”. Lo afferma, in una nota, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, con riferimento ai dati resi noti da Svimez questa mattina. “Le stime Svimez – dichiara il Sottosegretario – consolidano un percorso molto positivo: negli ultimi quattro anni il Mezzogiorno ha registrato una crescita del 9,5%, contro il 6,6% del Centro-Nord. Una performance che non trova precedenti negli ultimi decenni. Determinante è stato il ruolo degli investimenti pubblici, sostenuti in misura significativa dalle risorse del PNRR. Nel triennio 2022-2025 gli investimenti in opere pubbliche nel Mezzogiorno sono infatti quasi raddoppiati, con un incremento dell’88%”.

“Particolarmente incoraggianti – prosegue Sbarra – anche i dati sul fronte occupazionale. Per il quinto anno consecutivo, nel 2025 il Mezzogiorno registra una crescita dell’occupazione superiore a quella del Centro-Nord. In questa dinamica emerge il contributo dell’occupazione femminile, che cresce a un ritmo quasi doppio rispetto a quella maschile. Positivi anche i segnali che arrivano dalla qualità del lavoro, con l’aumento dei contratti a tempo indeterminato e la contestuale riduzione di quelli a termine”.

“Il quadro delineato oggi da SVIMEZ – osserva il Sottosegretario – descrive un Mezzogiorno che cresce nel PIL, negli investimenti e nell’occupazione, soprattutto femminile e stabile. È il risultato di una scelta politica precisa da parte del Governo Meloni: investire sul Sud, accompagnandone crescita e sviluppo attraverso le risorse del PNRR per gli interventi pubblici e la ZES Unica per gli investimenti privati. Una strategia che il Governo intende rafforzare ulteriormente, come dimostra il miliardo di euro stanziato nel recente Decreto Lavoro per sostenere gli incentivi all’occupazione e favorire la creazione di lavoro stabile e di qualità”. “Il rafforzamento delle dinamiche economiche e sociali del Mezzogiorno non è soltanto un risultato positivo per il Sud. È una buona notizia per l’intera Italia, perché un Sud più forte significa un Paese più competitivo, più coeso e capace di crescere nel suo insieme”, conclude il Sottosegretario Sbarra.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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Economia

Tajani “Export fondamentale, Italia snodo logistico tra l’Europa e il Mediterraneo”

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ROMA (ITALPRESS) – “La promozione dell’export è il pilastro della strategia di diplomazia della crescita al centro del mio mandato. È fondamentale però rilanciare la nostra azione e continueremo a farlo lungo due direttrici fondamentali: da un lato, sostenendo lo sviluppo di nuove reti di trasporto e di nuovi corridoi economici e logistici, dall’altro promuovendo in tutti i mercati le nostre grandi eccellenze del settore infrastrutture e trasporti”. Così il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un messaggio inviato agli Stati generali dei Trasporti e della Logistica organizzati da Confindustria a Roma. “Vogliamo che l’Italia sia sempre di più uno snodo economico, logistico ed energetico tra l’Europa e il Mediterraneo allargato. Muovere, connettere e crescere è una sfida che possiamo vincere solo facendo sistema. Contate sul nostro sostegno”, conclude Tajani.

– Foto IPA Agency –
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La transizione sostenibile nuovo terreno di competizione globale

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ROMA (ITALPRESS) – La transizione sostenibile non è più soltanto una risposta alle sfide ambientali e non è in discussione per le imprese, ma rappresenta il nuovo terreno della competizione economica globale. Tuttavia, emerge un forte disallineamento tra politica e imprese sugli strumenti messi a disposizione dai governi e, soprattutto, un’eccessiva complessità normativa che compromette l’efficacia delle azioni. È quanto emerge dal rapporto strategico realizzato da TEHA Group in collaborazione con Erion e presentato in occasione del Forum Erion 2026 presso il Palazzo della Cancelleria a Roma.

Il rapporto ha individuato le priorità alle quali non è più possibile rinunciare per continuare a competere nella transizione sostenibile, offrendo a imprese e decisori una mappa delle aree su cui costruire un’azione comune più efficace. Poiché tra il 1980 e il 2024 gli eventi climatici estremi in Europa, hanno causato perdite economiche stimate in circa 822 miliardi, senza una vera transizione sostenibile e in caso di immobilismo climatico, il costo degli eventi estremi potrebbe arrivare a pesare, per l’Italia, oltre 9,5 punti percentuali di Pil entro il 2035. Al contrario, accelerare sin da subito la trasformazione in corso potrebbe generare benefici superiori ai costi, con una crescita del PIL che potrebbe superare l’1,1% già nel 2035 e fino all’8,4% al 2050.

“Le politiche per la sostenibilità vanno realizzate con un approccio pragmatico, puntando su priorità che rappresentano una componente irrinunciabile della competitività, come l’autonomia energetica, la circolarità e la resilienza delle supply chain”, afferma Danilo Bonato, direttore Sviluppo Strategico e Relazioni Istituzionali Erion Compliance Organization.

Le aziende italiane che adottano modelli di economia circolare sono del 28% più solide da un punto di vista creditizio e risultano quindi più appetibili per gli investimenti privati: rispetto ai competitor tradizionali, le imprese circolari generano in media 1,5 volte più cassa, si indebitano del 6% in meno e vantano una maggior capacità di coprire il debito con il risultato operativo (24%). Per questo, nonostante l’imprevedibilità dell’attuale scenario regolatorio europeo, il 75,5% delle aziende ritiene opportuno mantenere o incrementare i propri impegni in materia di sostenibilità e il 68,6% dichiara di aver rafforzato le proprie politiche ESG negli ultimi tre anni.

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Nel momento in cui la sostenibilità diventa un fattore di competitività, le imprese devono poter contare su politiche e strumenti adeguati a trasformare gli obiettivi ambientali in opportunità di crescita e innovazione. Nessuna delle aziende coinvolte nello studio indica la riduzione dell’intervento pubblico come una priorità.

Al contrario, quasi il 60% ritiene necessario rafforzare il sostegno al sistema industriale attraverso incentivi continuativi, interventi sui costi dell’energia, semplificazione autorizzativa e supporto alle tecnologie pulite. Tra le principali pressioni competitive percepite dalle imprese emergono l’energia, l’innovazione sostenibile e gli standard ambientali di prodotto.

Il rapporto mostra che imprese e istituzioni non sono ancora del tutto allineate sulle priorità della transizione sostenibile. A incidere sono le divergenze sugli strumenti necessari per aiutare le aziende a raggiungere gli obiettivi prefissati ma, soprattutto, la complessità normativa che contraddistingue questi ambiti.

“Il nodo della transizione non è scegliere se andare avanti o tornare indietro È capire su quali priorità costruire la competitività futura del sistema produttivo UE. La transizione richiede di essere ripensata. a partire dalle aree non negoziabili per continuare a competere, innovare e generare valore. Senza dialogo, collaborazione e visioni condivise, imprese e decisori rischiano di muoversi lungo traiettorie divergenti, riducendo l’efficacia sia delle politiche industriali sia degli investimenti privati”, sottolinea Carlo Cici, partner & Head of Sustainability di TEHA Group.

– Foto ufficio stampa Erion –

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