LA VOCE PAVESE – VIGEVANO, CENTROSINISTRA PRONTO ALLA CORSA ELETTORALE
Il centrosinistra muove le pedine in vista delle amministrative di Vigevano. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Polo Laico hanno trovato la quadra e sembrano aver individuato il nome giusto per affrontare la sfida.
Secondo fonti interne, la coalizione avrebbe scelto Rossella Buratti, volto noto del volontariato cittadino e membro del consiglio generale della Fondazione Piacenza e Vigevano. Manca però l’ufficialità, anche perché Buratti starebbe lavorando alla costruzione di una propria lista civica a sostegno dello schieramento.
Lo stesso percorso potrebbe essere seguito da altri movimenti di area progressista, che rinuncerebbero ai simboli di partito per convergere in un progetto comune. Da mesi sono in corso tavoli e confronti tra forze politiche e liste civiche dell’opposizione, alla ricerca di un’intesa su temi locali e visione futura.
Il nome di Buratti resta quello più accreditato, anche se nelle scorse settimane era comparsa l’ipotesi dell’ex vicesindaca Marzia Segù, ritenuta però poco digeribile dal PD per i suoi legami con il centrodestra.
Buratti, avvocata di 59 anni, è stata per tre mandati consecutivi presidente del Coordinamento volontariato Vigevano, incarico lasciato a fine 2024 per limite di mandato.
Ma nel centrosinistra c’è anche un “piano B”. È il chirurgo dell’ospedale cittadino Paolo Previde Massara, che sta componendo una propria lista civica. Nonostante i tentativi – soprattutto del Polo Laico – di candidarlo a sindaco, al momento sembra orientato verso una corsa autonoma. Sabato alle 9, nella sala dell’Affresco, il suo gruppo “Il Sestante” terrà un convegno aperto alla cittadinanza dal titolo “Cittadini o spettatori”.
Sul fronte opposto, nel centrodestra, appare scontata la ricandidatura del sindaco uscente Andrea Ceffa, nonostante l’incognita giudiziaria: il 4 dicembre si aprirà il processo che lo vede imputato per corruzione e falso insieme ad altri amministratori e imprenditori. Anche in caso di rinvio a giudizio, la legge Severino consentirebbe comunque una sua nuova candidatura.
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La Voce Pavese – Certificati di residenza falsi, inchiesta a Pavia
Sarebbero alcune centinaia i certificati di residenza rilasciati in modo irregolare da un dipendente comunale, formalmente emessi ma privi della documentazione prevista dalla legge. Molte di queste residenze risulterebbero riferite allo stesso numero civico, dove ha sede una pizzeria. Sulla vicenda sono in corso due accertamenti paralleli: uno della Procura e uno dell’ufficio procedimenti disciplinari del Comune, a Pavia, negli uffici di Palazzo Mezzabarba.
L’istruttoria è ancora nella fase iniziale, ma se le contestazioni dovessero trovare conferma il dipendente rischierebbe il provvedimento più grave: il licenziamento. Secondo quanto emerso, i certificati sarebbero stati concessi soprattutto a cittadini stranieri, in larga parte di origine egiziana. Non è chiaro come l’anomalia sia stata scoperta, ma l’ipotesi più accreditata è che un controllo su uno dei presunti residenti abbia fatto emergere la coincidenza dell’indirizzo con quello di un esercizio commerciale. Quando i nominativi collegati allo stesso civico sono diventati decine è scattato l’approfondimento.
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Gli investigatori sarebbero così risaliti al dipendente comunale, già ascoltato in questura. Accertamenti sono in corso anche sui gestori della pizzeria, per verificare se fossero a conoscenza dell’utilizzo dell’indirizzo o se vi fosse un eventuale accordo. Vale, come sempre, la presunzione di non colpevolezza. Sul piano penale, qualora i fatti fossero confermati, le ipotesi di reato potrebbero essere il falso in atto pubblico, se le residenze fossero state concesse come favore, oppure la corruzione, nel caso di compensi o utilità in cambio. Sul fronte disciplinare, invece, non sarebbe necessario attendere una sentenza definitiva: basterebbe la rottura del rapporto di fiducia con l’amministrazione.
La vicenda riaccende l’attenzione sulle procedure per il rilascio della residenza, che prevedono passaggi rigorosi. Per i cittadini stranieri sono richiesti documento di identità valido, codice fiscale, titolo di disponibilità dell’alloggio o dichiarazione di ospitalità, oltre al permesso di soggiorno o alla ricevuta della richiesta. Dopo la domanda allo sportello Anagrafe, la polizia locale effettua un sopralluogo per verificare la reale dimora, di norma entro 45 giorni. Solo dopo esito positivo viene rilasciato il certificato. Proprio questi passaggi, secondo gli inquirenti, nel caso sotto esame non sarebbero stati rispettati o non risulterebbero adeguatamente documentati agli atti.
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