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Cronaca

Covid, in Lombardia 1.926 nuovi casi e 14 decessi

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ROMA (ITALPRESS) – Sono 1.926 i nuovi positivi al Coronavirus in Lombardia (ieri 2.209), nelle ultime 24 ore, a fronte di tamponi effettuati, su un totale di da inizio emergenza. E’ quanto si legge nel bollettino di oggi del ministero della Salute e della Protezione Civile. Nelle ultime 24 ore ci sono stati 14 decessi (ieri 7), che portano il numero delle vittime complessive, in regione, a 34.344. Le persone ricoverate con sintomi, in Lombardia, sono 767 di cui 81 in Terapia intensiva, mentre in isolamento domiciliare ci sono 25.779 soggetti. I guariti/dimessi dall’inizio dell’emergenza sono 864.889 (+795). Gli attualmente positivi in totale sono 27.744 (+1.117). Questi i nuovi casi suddivisi per provincia: Milano 567, Brescia 287, Varese 293, Monza e Brianza 169, Como 100, Bergamo 133, Pavia 73, Mantova 50, Cremona 81, Lecco 40, Lodi 36, Sondrio 35.
(ITALPRESS).

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“FORTE COME LA MORTE È L’AMORE” (Cant. 8,6)

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di don Pietro Sacchi

Nel settembre del 2020, partivo da Tortona in uno dei tempi più sfidanti degli ultimi ottant’anni, il tempo della Pandemia. La data della cerimonia del mio ingresso a Voghera era inizialmente incerta per via dei molti impegni del precedente Vescovo della Diocesi, Mons. Vittorio Viola, spesso in viaggio per Roma, dove da lì a poco si sarebbe definitivamente trasferito per svolgere il suo nuovo e prestigioso incarico di Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. In virtù di tali impegni, decise con un po’ di “tira e molla” per il 6 settembre, data che io non avrei mai scelto, poiché si trattava del trentunesimo anniversario della morte della mia mamma. Quindi arrivai a Voghera sotto il segno della “morte” … il segno di una morte metaforica del mio ego, che si fece “chiamata” già trentun anni prima. Mamma, che io credo più viva oggi di allora, caratterizza in me un altro tipo di concezione della vita, che nasce dalla morte e quindi non teme alcuna morte, la nuova vita della resurrezione di Cristo. Approdato in una comunità parrocchiale semideserta a causa del virus, in un contesto vincolato dai distanziamenti, laddove c’era fame di relazioni ho conosciuto i “miei” giovani, i “miei” poveri, i “miei” volontari e tutti i “miei” parrocchiani ed amici vogheresi. Anche la mia mamma era “Mia” ma l’esperienza del lutto aveva già insinuato nell’inconscio che anche i “miei” ragazzi, giovani e poveri non sarebbero potuti rimanere tali per sempre. O meglio, quella condizione dettata dal bisogno di possesso ed attaccamento che spesso confondiamo con l’amore, era destinata a “diventare inverno” come si evince nel dialogo tra il Piccolo Principe e la Volpe quando nel riflettere sulla profondità delle relazioni affettive, ne colgono in pieno anche la pericolosità:

“Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza” (Piccolo Principe – A. De Saint Exupéry).

Compresi come e quale fosse l’atto d’amore che caratterizzava la mia chiamata: era quello di riuscire a staccarmi una volta “fatto il mio” e senza sapere quando, ma certamente il perché… “perché forte come la Morte è l’Amore” (Cant. 8,6). L’amore infatti non è un sentimento, ma una presa di posizione eroica oltreché erotica, dove anche il sentire viene subordinato al valore, morendo inevitabilmente al proprio ego. Cristo che dona la sua vita per chi non lo merita (me compreso) e dona tutto, con l’esagerato messaggio implicito: “la tua vita vale più della mia” ne è il modello perfetto.

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In questi sei anni ho avvertito l’urgenza di lanciare ed emancipare i miei giovani, i miei poveri e tutti quelli che hanno lavorato con me, lasciandoli camminare con le loro gambe avvertendo che l’ora di un taglio netto al cordone ombelicale che li faceva “miei” sarebbe arrivata. In realtà, se un segno di “morte generativa” c’è stato, è stato proprio questo… si è rivelato proprio nel crescere della mia paternità sacerdotale, che è passata dallo stare “davanti al gregge” come protagonista, collante e punto di riferimento, all’essere una presenza marginale che cammina ora a fianco ed ora dietro al gregge, ammirandone il ritmo della marcia. Alla fine dello scorso maggio i miei Superiori mi hanno convocato chiedendomi di poter cenare con me e subito mi resi conto, considerando la scadenza del mio direttorato per un secondo triennio, di che cosa mi avrebbero parlato. Si trattava di una nuova obbedienza, un’obbedienza importante. All’inizio della cena vi era notevole imbarazzo perché i temi d’affrontare con un piccolo parroco di periferia erano di una certa portata, responsabilità annesse e connesse.

Ovvero non più parroco ma direttore di 5 istituti in Genova che costituiscono tutti insieme il Piccolo Cottolengo Genovese, suddivisi non solo in diverse aree del capoluogo ligure, ma anche diversificati per tipologia di accoglienza.

L’istituto Paverano che fa accoglienza residenziale di disabili fisici e psichici, malattie neurodegenerative; il Piccolo Cottolengo di Bogliasco che accoglie persone con disabilità ed in centro diurno con Alzheimer; il Villaggio della Carità situato nell’entroterra collinare dove l’accoglienza residenziale si snoda suddividendosi in nuclei, distintamente per tipo di patologia psichiatrica; La Castagna che accoglie persone anziane in residenziale ed infine il Boschetto, il convento settecentesco di San Nicolò, un meraviglioso ossimoro orionino, che con tutto il suo fascino architettonico tutelato dalle Belle Arti accoglie nuclei familiari con bambini dagli sfratti e dalla strada, ha una foresteria sociale e offre spazio a percorsi di reinserimento socio lavorativo.

Ovviamente di quanto riportatomi dai superiori non potevo fare ancora parola con nessuno. E qui, tra l’enormità della responsabilità conferitami e le congratulazioni, ho sentito nel profondo del mio cuore che “era arrivato l’inverno” costretto a custodirlo nel segreto per un mese fino all’ufficialità degli incarichi. È stato un silenzio pesante e mimetico, di quelli che richiedono maschere difficili da indossare, celato nel tempo estivo tra le celebrazioni ordinarie, le magliette colorate del grest e l’azione caritativa, con il disagio di non poterlo comunicare come avrei voluto alla mia comunità ed ai miei giovani. Il mio sentire da allora sanguina, ma è solo un sentire.

“Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo”. Abbiamo accettato il rischio dell’assenza ed è giunta l’ora di salutarci, ma non importa, perché se quello che abbiamo costruito insieme fa battere i nostri cuori all’unisono, i nostri cuori continueranno a tenere la ritmica nonostante i chilometri e saremo sempre “gli uni negli altri”. Abbiamo “amato, morendo” perché avessero la vita (Cfr. Gv.15,13). Fa male… non importa, immaginate se non ci fossimo incontrati, amati, sperando e lottando nel tempo della pandemia e della guerra e al fianco dei nostri figli che crescono e dei nostri poveri e detenuti, invisibili sociali e fiscali. Allontanarci fa sanguinare, non importa, pensate se fossimo stati passivi, mestieranti e presenzialisti, in oratorio, nella parrocchia e a scuola… ma abbiamo fatto la scelta più difficile cogliendo la sfida di essere dono per tutti, anche per i più piccoli, tenendoli fuori portata dal controllo e dalle manipolazioni tossiche che spesso confondiamo impropriamente con l’essere adulti, facendo scalpitare in noi un cuore da fanciulli per esserci sempre anche quando non conviene, anche quando si rinuncia a tutto per non rinunciare a loro, questo è stato il nostro morire generativo, “perché forte come la Morte è l’Amore”.

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Grazie Voghera!

don Pietro Sacchi

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Cronaca

Radio Pavia Breakfast News – 28 agosto 2026

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Le prime pagine dei quotidiani di venerdì 28 agosto 2026 si dividono tra le conseguenze della devastante alluvione in Nepal, le nuove tensioni tra Russia e Occidente e il confronto politico sul caro carburanti. Sul fronte economico si parla anche di casa, banche e conti pubblici, mentre lo sport è dominato dai sorteggi delle coppe europee e dagli ultimi movimenti di mercato.

Cronaca e attualità: il disastro in Nepal e le minacce di Mosca

È il Nepal una delle immagini più drammatiche sulle prime pagine. Il Corriere della Sera titola “Nepal, si scava nel fango: 1.300 dispersi”, mentre Repubblica parla di 1.400 dispersi e segnala la presenza di tre italiani tra le persone sulle quali sono in corso verifiche. Il Messaggero apre con “Nepal, il fango porta la morte”, indicando un bilancio già arrivato a centinaia di vittime e il timore di una seconda ondata.

Altro grande tema è la guerra in Ucraina e soprattutto il rapporto sempre più delicato tra Russia e Nato. Donald Trump assicura di aver parlato con Vladimir Putin e sostiene che il presidente russo “non attaccherà la Nato”. Il Corriere affianca però a queste dichiarazioni le minacce russe alla Gran Bretagna e riferisce del colloquio a Mosca del capo della Cia con esponenti russi. Repubblica sintetizza con “Russi, la Nato in allerta”, mentre La Stampa mette in evidenza le minacce di Mosca a Londra.

Ampio spazio anche alla morte di Ratko Mladić, ex comandante militare serbo-bosniaco condannato per genocidio e crimini di guerra. Il Corriere parla della “fine del boia di Srebrenica”, La Stampa titola “Morto il boia di Srebrenica”, mentre Repubblica ricorda l’uomo che firmò una delle pagine più tragiche delle guerre balcaniche.

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Continua intanto lo scontro attorno a Report e Sigfrido Ranucci. La Verità apre con “Report, il piano degli inviati per sbarazzarsi di Ranucci”; Il Fatto Quotidiano propone invece “Report attaccò il cliente vip del socio di Lavitola”. Anche Libero e Il Giornale dedicano grande spazio alla vicenda, con ricostruzioni e accuse incrociate.

Sul terreno politico torna poi il dibattito sulle primarie del centrosinistra. Repubblica ospita in apertura l’intervento “Non fatemi votare per quella sciagura delle primarie”, mentre altri quotidiani registrano le divisioni all’interno del Pd sulla scelta del candidato.

Economia: caro carburanti, bonus casa e grandi manovre bancarie

L’autunno che si avvicina porta con sé il tema dei prezzi. La Stampa apre con “Arriva la stangata d’autunno”: alimentari, benzina e bollette rischiano di pesare per centinaia di milioni sui bilanci delle famiglie. Il governo valuta misure di sostegno, compresa l’ipotesi di un bonus carburante direttamente in busta paga.

Il tema benzina divide anche la maggioranza. Il Corriere della Sera parla di tensioni sugli extraprofitti e dei paletti posti dalle compagnie petrolifere, mentre Il Tempo dedica la copertina alla polemica sui prezzi alla pompa con il titolo provocatorio “Pompieri ieri, piromani oggi”.

Il Sole 24 Ore mette invece al centro “Sanatorie e bonus casa sotto esame”. Diversi provvedimenti rischiano di arenarsi con l’avvicinarsi della fine della legislatura, mentre resta aperto il confronto sull’edilizia e sulle agevolazioni fiscali.

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Grande attenzione anche alle banche. Carlo Cimbri, presidente di Unipol, sostiene che Mps potrà diventare la capofila di un secondo polo bancario nazionale. Fitch, però, segnala ostacoli e rischi significativi legati all’operazione.

Sempre sul Sole 24 Ore spicca la corsa di Nvidia, che continua a registrare una crescita impetuosa dei ricavi, anche se il mercato guarda con attenzione alle prossime sfide del colosso dei chip e dell’intelligenza artificiale.

Sul fronte delle telecomunicazioni, Iliad accelera in Italia e punta al suo primo bilancio in attivo.

Sport: Champions, Mourinho sulla strada dell’Inter e mercato in fermento

I sorteggi europei monopolizzano le prime pagine sportive. La Gazzetta dello Sport apre con “Inter vista ottavi”: i nerazzurri ritrovano José Mourinho, ma il quadro viene giudicato complessivamente favorevole. Sorteggi più complicati per altre italiane, mentre anche Napoli, Roma e Como conoscono il loro cammino europeo.

Il Corriere dello Sport sintetizza con “Inter e Roma, proprio Mou. Napoli: Max and the City”, sottolineando gli incroci con grandi ex e avversarie di prestigio.

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Sul mercato il nome caldo per la Juventus è Franck Kessié. Tuttosport apre con “Juve! Parola di Kessié” e racconta di un’accelerazione bianconera per l’ivoriano, mentre la Gazzetta parla di “Kessié, che botte”, evidenziando anche la concorrenza della Roma.

Movimenti anche per il Torino, che attende il portiere brasiliano Perri e continua a lavorare per Bragança. Il Milan, invece, torna in campo a San Siro contro il Venezia, mentre in Europa l’Atalanta supera l’Hapoel grazie a Scamacca.

Tennis: agli US Open l’Italia deve fare a meno di Jannik Sinner, ma guarda al torneo con altri protagonisti azzurri. Tuttosport titola “Big Italy a New York”.

La Provincia Pavese: pendolari, rincari e cronaca del territorio

La Provincia Pavese apre l’edizione di oggi con il titolo “Rientro amaro per i pendolari, i rincari toccano i venti euro”. Gli aumenti degli abbonamenti ferroviari regionali peseranno sul ritorno al lavoro dopo le ferie: secondo il quotidiano, per alcune tratte gli incrementi possono raggiungere una ventina di euro.

In evidenza anche il ritorno dei treni sul ponte di Bressana, previsto da settembre, inizialmente però su un solo binario.

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Altro titolo forte della Provincia Pavese è “Così Vannacci offende le nostre vittime”. A parlare è lo psicologo Damiano Rizzi, fratello di una donna uccisa in un femminicidio, che critica le posizioni espresse dal generale sul tema.

A Pavia il giornale dedica spazio agli effetti del cambiamento climatico sulla salute, con il titolo “Insetti più forti e nuovi virus: ecco gli effetti negativi del cambiamento climatico”.

Cronaca movimentata a Casorate, dove un finanziere investito durante un posto di blocco sarebbe stato lasciato a terra mentre il conducente si dava alla fuga: è caccia all’uomo.

Per Voghera trova spazio la notizia dell’arrivo di 700 mila euro destinati ad anziani e disabili, mentre da Vigevano arriva il caso degli ambientalisti e dei cacciatori contrapposti sulla gestione della riserva.

Infine, spazio alla vicenda di Garlasco, con il titolo sulla “guerra delle gemelle Kappa”, e al sociale con l’intervista sul valore dello scautismo: “Aiutare gli altri e stare insieme. Così lo scautismo ci fa crescere”.

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Cronaca

Conference, l’Atalanta batte l’Hapoel Tel Aviv e supera gli spareggi

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MISKOLC (UNGHERIA) (ITALPRESS) – L’Atalanta vince 1-0 contro l’Hapoel Tel Aviv nel ritorno dei playoff di Conference League e si qualifica alla fase campionato: decisiva la rete nella ripresa di Gianluca Scamacca, entrato da poco in campo. La squadra bergamasca parteciperà per la quinta volta consecutiva a una competizione europea: lunedì sera gli orobici torneranno in campo a Bergamo per la seconda giornata di campionato, di fronte il Bologna di Domenico Tedesco. Domani, invece, il sorteggio della Conference.
Nel neutro di Miskolc, in Ungheria, Barda ha confermato il 4-2-3-1 visto a Bergamo una settimana fa, Boateng al centro dell’attacco è stato supportato da Owusu, Alkoukin e Altman. Sarri ha scelto all’inizio Krstovic al posto di Scamacca, con Samardzic tornato a centrocampo al posto di Pasalic. Gli israeliani hanno alzato immediatamente il ritmo cercando d’intasare gli spazi, la Dea ha faticato a costruire gioco: il primo squillo è arrivato sull’inserimento di Ederson, poi ci ha provato Samardzic su calcio di punizione, ma il piazzato dell’ex Udinese ha sfiorato l’incrocio dei pali.
Nella ripresa l’Atalanta ha alzato il ritmo: il primo spunto è stato quello di Ederson, una conclusione terminata di poco fuori. A cambiare il match è stata la staffetta Krstovic-Scamacca: al secondo pallone toccato, al 27′ della ripresa, l’attaccante ex Sassuolo e West Ham ha ribadito in rete un tiro-cross di Bernasconi. Immediata la reazione dell’Hapoel, Buskila ha calciato a botta sicura da posizione defilata, Carnesecchi si è inventato una parata decisiva grazie all’aiuto del palo. Gli israeliani hanno provato in tutti i modi a pareggiare i conti in un finale abbastanza confuso, ma l’Atalanta chiude il conto: saranno sette le squadre italiane nelle tre competizioni europee. L’Atalanta giocherà dunque in Europa per la settima volta nelle ultime otto stagioni.
– foto Image –
(ITALPRESS).

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