Economia
Lagarde e Ceccherini insieme a Milano a confronto con i giovani sul futuro
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1 ora fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – La presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagrade torna a dialogare con Andrea Ceccherini, leader di Osservatorio for independent thinking, per un incontro pubblico con centinaia di studenti europei coinvolti in “Young Factor”, il progetto di educazione economico-finanziaria numero uno in Italia, a cui partecipano oltre 700.000 studenti. L’evento si terrà il prossimo 5 novembre alle ore 16 a Milano.
L’appuntamento rappresenta un nuovo punto nel percorso di internazionalizzazione di “Young Factor”, sostenuto oggi in Italia da Intesa Sanpaolo e Unicredit Group e già presente in forze anche in Germania e Spagna e in corso di sperimentazione in diversi altri paesi europei, tra cui Francia, Paesi Bassi e Portogallo
“Noi di Osservatorio for independent thinking vogliamo tenere i giovani dentro le discussioni che contano e offrire loro l’opportunità di entrare nel cuore delle questioni che stanno rivoluzionando il nostro tempo, dialogando da pari a pari con i massimi protagonisti in campo, per allenarli ad essere sempre più attori del cambiamento”, ha dichiarato Andrea Ceccherini.
“A questo scopo lavoriamo con decine di migliaia di insegnanti europei per contribuire a sviluppare nelle nuove generazioni quel pensiero critico e quell’educazione economico finanziaria, che consenta loro di capire a fondo i fatti che accadono e che gli permetta di difendersi sempre meglio dai tentativi sempre più pervasivi della manipolazione e della propaganda”, ha aggiunto.
-Foto ufficio stampa Osservatorio for independent thinking-
(ITALPRESS).
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Economia
Report Bankitalia, migliora l’alfabetizzazione finanziaria delle microimprese
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1 ora fa-
8 Settembre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Migliora il livello di alfabetizzazione finanziaria delle microimprese. E’ quanto emerge dall’indagine condotta dalla Bankitalia nel 2025. L’alfabetizzazione finanziaria risulta più elevata tra le microimprese con un fatturato più alto e tra quelle che esportano; non si evidenziano divari di genere tra gli imprenditori. Rispetto alla rilevazione svolta nel 2021, i livelli medi di alfabetizzazione finanziaria, calcolati sulle 17 domande confrontabili tra le due edizioni dell’indagine, evidenziano un miglioramento del 2%, attribuibile alle componenti relative ai comportamenti e agli atteggiamenti. Il 15% degli intervistati si colloca nella fascia più bassa nella comprensione dei concetti finanziari di base (0-3 risposte corrette su 8) e il 40 in quella media (4-6 risposte corrette); il 45% raggiunge la fascia più elevata (almeno 7 risposte corrette).
Risultati migliori sulle competenze si associano a punteggi più alti anche nei comportamenti e negli atteggiamenti finanziari. L’uso di strumenti di pagamento business, una caratteristica che favorisce una più netta separazione tra la finanza personale e quella d’impresa, è diffuso tra i microimprenditori: l’86% utilizza carte di debito, il 62 carte di credito e il 33 carte prepagate; inoltre, circa un quinto integra le carte di pagamento con portafogli elettronici. L’indagine rileva anche l’adozione di tecnologie digitali che possono contribuire ad aumentare la produttività, ridurre i costi di gestione e migliorare la gestione dei dati delle piccole imprese. L’intelligenza artificiale è adottata, in forma estensiva o limitata, solo dal 5% delle microimprese ed è più diffusa nei servizi di informazione e comunicazione e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche; la robotica, impiegata dal 6%, è maggiormente presente nel manifatturiero.
L’interconnessione dei processi, utilizzata dal 4%, è più frequente nei servizi di informazione e comunicazione. Il cloud, più semplice da implementare, è adottato in forma estensiva o limitata dal 44% ed è relativamente diffuso tra le imprese dei diversi settori. Una parte delle microimprese sta sperimentando tecnologie digitali oppure ne prevede l’adozione entro un anno: il 19% nell’ambito dell’intelligenza artificiale, il 13 per l’interconnessione dei processi e il 12 per la robotica e per le soluzioni cloud. A parità di caratteristiche, la propensione ad adottare, in modo sperimentale o più intensivo, almeno una tra intelligenza artificiale, robotica e interconnessione dei sistemi è maggiore tra le donne imprenditrici e ha un legame positivo con il livello di conoscenze finanziarie dei titolari di impresa, che potrebbero favorire una migliore capacità di valutare i ritorni economici degli investimenti digitali.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Economia
Tim, Poste rilancia offerta con 0,30 euro cash a 1,97 euro per azione
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13 ore fa-
8 Settembre 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Poste Italiane alza il prezzo dell’Opas su Telecom Italia. Il Consiglio di amministrazione di Poste, riunitosi in data odierna, ha deliberato di incrementare il corrispettivo dell’offerta mediante il riconoscimento di una componente aggiuntiva in denaro pari a 0,30 euro per ciascuna azione Tim portata in adesione all’offerta (componente aggiuntiva in denaro). Pertanto, al perfezionamento dell’offerta, per ciascuna azione Tim portata in adesione, il corrispettivo sarà incrementato della componente aggiuntiva in denaro e sarà complessivamente costituito da: 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione; e la componente in denaro già prevista dal documento di offerta, pari a 1,67 euro, incrementata della componente aggiuntiva in denaro pari a 0,30 euro, e quindi pari a complessivi 1,97 per azione (unitamente alla componente in azioni).
Con l’incremento del corrispettivo, il Consiglio di amministrazione dell’offerente intende confermare la rilevanza strategica e industriale dell’offerta. I benefici economici e finanziari per gli azionisti di Poste abilitati dall’offerta rimarranno sostanzialmente immutati a seguito del riconoscimento del corrispettivo unitario incrementato, con un impatto positivo confermato sull’utile per azione di Poste a partire dall’esercizio 2027 e previsto a doppia cifra nel 2028.
Si conferma, altresì, la politica di dividendi di Poste relativa all’esercizio 2026 su base stand-alone e l’impegno ad una politica di dividendi accrescitiva a partire dal 2027. Gli azionisti di Tim che aderiranno all’offerta riceveranno l’acconto sul dividendo di Poste relativo all’esercizio 2026, che sarà corrisposto in data 25 novembre 20262. L’offerente precisa che il corrispettivo Unitario incrementato rappresenta il corrispettivo finale dell’offerta e che non si procederà ad ulteriori incrementi dello stesso.
Sulla base del prezzo ufficiale delle azioni Poste rilevato alla chiusura del 20 marzo 2026, pari a 21,46 euro, il corrispettivo unitario incrementato esprime una valorizzazione monetaria implicita pari a 6,65 euro per ciascuna azione Tim e, dunque, incorpora un premio implicito del 14,16% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni Tim rilevato alla data di riferimento. Inoltre, sulla base del prezzo ufficiale delle azioni di Poste rilevato alla chiusura del 4 settembre 2026, pari a 26,90 euro e incrementato del 25% dalla data di riferimento, il corrispettivo incrementato esprime una valorizzazione monetaria implicita pari a 7,83 euro per ciascuna azione Tim.
In caso di adesione totalitaria all’offerta, il controvalore monetario implicito complessivo dell’offerta sarebbe pari a 11.345.126.354 euro, comprensivo della componente aggiuntiva in denaro, calcolato sulla base del prezzo ufficiale delle azioni di Poste alla data di riferimento. In tale scenario, l’ammontare massimo complessivo della componente in denaro del corrispettivo unitario incrementato sarebbe pari a 3.361.532.803 euro.
– foto Ipa Agency –
Economia
Intesa Sanpaolo e le PMI alla sfida Usa, crescere mantenendo il valore del Made in Italy
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17 ore fa-
7 Settembre 2026di
Redazione
di Stefano Vaccara
SAN FRANCISCO (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Portare le piccole e medie imprese italiane nei mercati più competitivi del mondo significa aiutarle a crescere, trovare partner e capitali, ma anche prepararle a confrontarsi da una posizione di forza con gruppi molto più grandi, evitando che il loro patrimonio tecnologico e industriale venga disperso. È uno dei temi emersi nell’incontro a San Francisco con Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, durante la missione che ha accompagnato nella Silicon Valley 12 PMI italiane dell’aerospazio e della Space Economy.
Una missione realizzata insieme a INNOVIT e costruita non soltanto intorno agli incontri con potenziali partner e investitori americani, ma anche al confronto con il mondo della ricerca e dell’innovazione delle università di Berkeley e Stanford.
“Siamo da sempre il riferimento per le PMI e lo siamo anche per la filiera dell’aerospazio”, ha spiegato Barrese. Dal 2020 Intesa Sanpaolo ha erogato alle piccole e medie imprese oltre 141 miliardi di euro di credito, di cui 12 miliardi per internazionalizzazione ed export e 14 miliardi per operazioni di finanza straordinaria, comprese acquisizioni, fusioni e aperture del capitale.
Ma proprio l’apertura al capitale e l’ingresso nel mercato americano pongono una questione delicata. Italpress ha chiesto a Barrese se aziende italiane relativamente piccole, ma proprietarie di tecnologie molto avanzate, non rischino di diventare prede particolarmente appetibili per colossi americani con disponibilità finanziarie enormemente superiori. In altre parole: portarle in America per farle crescere non significa anche esporle al rischio del “pesce grosso che mangia il pesce piccolo”?
È una preoccupazione che richiama quanto accaduto in passato a molte eccellenze italiane finite sotto il controllo di gruppi stranieri. Nel ragionamento sviluppato da Barrese, però, è proprio qui che assume importanza il lavoro di preparazione della banca. L’obiettivo non è semplicemente mettere un imprenditore davanti a un investitore, ma rafforzare l’impresa prima di quel confronto, aiutarla a comprendere il valore della propria tecnologia e a valutare con maggiore consapevolezza le diverse possibilità: partnership industriali, ingresso di capitale, crescita internazionale o eventuali operazioni straordinarie.
Internazionalizzarsi, dunque, non significa necessariamente vendere. La questione è arrivare al tavolo nelle condizioni migliori per scegliere e per non “svendere” il valore costruito in Italia. È un concetto coerente con la strategia indicata dallo stesso Barrese: “Il nostro ruolo è individuare con loro nuove opportunità per crescere all’estero e ideare nuovi strumenti per affiancarle nei progetti industriali, nelle partnership con nuovi investitori”.
A questo serve anche Connecting Markets, la nuova piattaforma digitale basata sull’intelligenza artificiale che consente alle imprese clienti di individuare potenziali partner industriali e commerciali, target per acquisizioni e collaborazioni e nuovi mercati. Il database mette a disposizione informazioni su oltre 560 milioni di aziende, più di 2.000 settori e oltre 170 Paesi.
Nel confronto con Italpress è emerso anche un secondo interrogativo: il rischio politico americano. In una fase di forte incertezza geopolitica e commerciale, quanto deve pesare nelle decisioni di una piccola impresa italiana che vuole investire negli Stati Uniti?
Barrese ha mostrato su questo punto una sostanziale fiducia nella capacità di tenuta del sistema americano. Gli Stati Uniti, ha osservato nel corso dell’incontro, sono stati più volte considerati in declino o “dati per spacciati”, ma hanno continuato a dimostrare una notevole capacità di reazione. Soprattutto, resta difficilmente comparabile con altri mercati la profondità del sistema finanziario americano, dalla Borsa alla quantità di capitali disponibili per finanziare innovazione, imprese e crescita.
Il political risk va quindi conosciuto e valutato, ma per Barrese non cancella le opportunità offerte dagli Stati Uniti. Ed è proprio la combinazione tra innovazione, mercato e disponibilità di capitale che continua a rendere l’America una destinazione fondamentale per le imprese italiane con ambizioni globali.
La strategia, peraltro, non si fermerà alla Silicon Valley. Barrese ha annunciato nuove missioni negli Stati Uniti ma anche nel Mercosur, mentre Intesa Sanpaolo sta lavorando a partnership con importanti operatori bancari in altre geografie, tra cui India e Brasile, per offrire alle imprese italiane anche un canale bancario nei mercati in cui intendono svilupparsi.
Il filo conduttore rimane lo stesso: portare le PMI dove si trovano capitali, tecnologia e opportunità, preparandole però abbastanza bene da poter crescere senza perdere per strada il valore industriale che le rende italiane.
– foto xo9/Italpress –
(ITALPRESS).


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