La Voce Pavese di Emanuele Bottiroli: il commento in diretta al fatto del giorno in provincia di Pavia.
Otto immobili e numerosi conti correnti per un valore complessivo di 740 mila euro sono stati sequestrati oggi dalla Guardia di Finanza e dai carabinieri di Pavia nell’ambito degli sviluppi dell’operazione “Dioniso“. Ad essere colpiti sono stati tre soggetti a vario titolo indagati per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e alla contraffazione delle indicazioni geografiche o denominazione di origine controllata dei vini. I militari delle Fiamme Gialle e dell’Arma, al termine delle indagini dirette del sostituto procuratore della Repubblica di Pavia, Paolo Mazza e coordinate dal procuratore Mario Venditti, hanno eseguito questa mattina il decreto applicativo di misure cautelari reali che dispone il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente di immobili e disponibilità finanziarie nelle province di Pavia e Cremona. Nel gennaio dello scorso anno gli investigatori, nell’Oltrepò Pavese e in altre sei province di Lombardia, Piemonte, Veneto e Trentino Alto-Adige, avevano effettuato cinque arresti e 28 perquisizioni domiciliari, locali e personali nei confronti di altrettanti soggetti indagati, di aziende vinicole e laboratori di analisi. Le indagini avevano consentito di accertare che i vertici di una cantina pavese, grazie anche all’appoggio di un mediatore del settore vitivinicolo, enologi e titolari di aziende agricole che conferivano le uve, commercializzavano prodotti con marchi Doc (denominazione di origine controllata) e Igp (indicazione geografica protetta) in realtà contraffatti per quantità, qualità e origine. In sostanza in sede di vendemmia venivano utilizzate uve diverse rispetto a quelle che risultavano nelle bollette di conferimento e nella documentazione contabile nonché attraverso acquisti in nero di sostanze vietate dalle norme del settore come zucchero invertito e anidride carbonica o soggette e specifici parametri di utilizzo come il mosto concentrato rettificato.
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NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Per mesi Donald Trump ha ripetuto agli americani che la guerra contro l’Iran era praticamente vinta. L’Iran era stato “annientato”. Il suo esercito “distrutto”. Il programma nucleare “obliterato”. Teheran, secondo Trump, implorava un accordo. Eppure, dopo quasi cinque mesi di guerra, l’Iran continua a combattere. Lo Stretto di Hormuz resta paralizzato, gli Houthi in Yemen hanno riaperto il fronte del Mar Rosso, il petrolio ha superato nuovamente i cento dollari al barile e altri soldati americani sono tornati a casa nelle bare. Se l’Iran è stato davvero annientato, come può ancora colpire basi, navi e alleati degli Stati Uniti? La risposta è semplice: Trump continua a mentire agli americani perché non vuole ammettere di avere iniziato una guerra senza un vero piano per terminarla.
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