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Spalletti “Chance ridotte ma ci giocheremo quelle che restano”

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NAPOLI (ITALPRESS) – “Com’è il morale dopo le vittorie di Inter e Napoli? Non possiamo giocare le partite che hanno giocato ieri sera gli avversari, pensare di poterlo fare diventa pericoloso e un dispendio di energie maggiore. Noi potevamo provare a non perdere la partita con la Fiorentina, però anche quella lì è andata e riduce le nostre possibilità, ma per le nostre intenzioni non cambia niente, dobbiamo provare a vincere ogni partita a prescindere dall’avversario, a partire dalla prossima”. Luciano Spalletti ci crede ancora o almeno ci prova. Il passo falso del “Maradona” contro i viola è stata l’ennesima chance sprecata nella corsa scudetto del suo Napoli e se “c’è qualcosa che mi ha dato da pensare e che forse più di tutte le altre mi ha dato fastidio, è il fatto che ci siano capitate queste partite casalinghe dove potevamo saltare addosso alla classifica e invece ci è successo di avere difficoltà. Ma quando sembra che sia diventato molto difficile tutto c’è sempre il futuro e andremo a giocarci le opportunità che ci sono rimaste”. La prossima si chiama Roma, ospite al San Paolo lunedì. “E’ un’insidia per noi come noi siamo un’insidia per loro. Vincerà la squadra che si sentirà più minacciata, che avrà più la percezione del pericolo. Non si vince con i ‘forza, dai, coraggiò ma con la consapevolezza di quello che si deve fare contro un avversario forte come quello che avremo di fronte”. Spalletti insegue anche il suo primo successo contro Mourinho. “Di lui apprezzo molto la sua capacità di saperti fare arrivare quello che pensa, quando vuol dire qualcosa, lui arriva: mi ricorda molto mio fratello Marcello, anche lui era difficilissimo da battere anche se qualche volta ci sono riuscito mentre con Mourinho ancora no. Ma parliamo di un uomo che si avvia a diventare una leggenda, vincere una partita contro di lui significa dover battere una leggenda”. E per quanto riguarda la formazione e la chance di vedere dal primo minuto sia Mertens che Osimhen, il tecnico non esclude nulla: “è possibile, si è visto già nel secondo tempo contro la Fiorentina”. Ancora out Di Lorenzo (“rientrerà quasi sicuramente dalla prossima”), ottimismo su Petagna: “Oggi ha fatto differenziato, valuteremo domani ma le indicazioni sono positive”.
(ITALPRESS).

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S. MESSA DI DOMENICA 26 LUGLIO 2026 – XVI DEL TEMPO ORDINARIO / A

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Dalla chiesa di Porana di Pizzale (PV) la Santa Messa di Domenica 26 Luglio 2026, XVII del Tempo Ordinario / A. Celebra Don Marko Osuru Alisentus.

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Crescere Insieme – 26 Luglio 2026

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L’incontro con Don Franco Tassone, parroco del SS.mo Salvatore e della Chiesa del Sacro Cuore a Pavia. Sacerdote da sempre a fianco degli ultimi, è responsabile della Caritas Pavese e per anni ha guidato la Casa del Giovane, allievo del venerabile Don Enzo Boschetti.

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Quando il territorio diventa solo una passerella

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La Voce Pavese – Quando il territorio diventa solo una passerella
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra organizzare un evento per celebrare davvero un territorio e costruire una manifestazione per celebrare chi la organizza. Da fuori, le due cose possono sembrare identiche: un palco, qualche ospite, fotografie, discorsi, autorità invitate e comunicati pieni di parole come identità, tradizione e valorizzazione. Ma basta guardare un po’ più da vicino per capire quando il territorio è protagonista e quando viene usato soltanto come scenografia.
Gli eventi autenticamente territoriali partono dalla conoscenza. Dalla storia dei luoghi, dalle persone che li hanno vissuti, dalle associazioni che vi operano da anni, dagli archivi, dalle tradizioni, dalle attività economiche e culturali che hanno costruito una comunità facendo impresa. Non basta scegliere una piazza suggestiva o inserire il nome di una città nel titolo. Per raccontare un territorio bisogna studiarlo, ascoltarlo e rispettarlo.
Poi ci sono le manifestazioni confezionate da piccoli circoli di privati, spesso molto abili nel promuovere se stessi, meno nel conoscere ciò che dicono di rappresentare. Eventi nei quali il nome degli organizzatori compare più volte di quello del luogo, dove il racconto storico è approssimativo, le realtà locali vengono ignorate e gli inviti sembrano rispondere più alle relazioni personali che al reale valore culturale dell’iniziativa.
In questi casi il territorio non viene celebrato: viene preso in prestito. Diventa un marchio da applicare su una locandina, una cornice utile per ottenere fotografie, visibilità, relazioni e magari anche qualche contributo. La comunità resta sullo sfondo, mentre in primo piano finiscono sempre gli stessi volti, gli stessi nomi e gli stessi gruppi autoreferenziali.
La qualità di una manifestazione non si misura dal numero degli ospiti importanti o dai post pubblicati sui social. Si misura da ciò che lascia. Una conoscenza in più, una memoria recuperata, un luogo riscoperto, un’associazione coinvolta, un’attività valorizzata, una storia restituita correttamente ai cittadini.
Chi ama davvero un territorio non ha bisogno di mettersi continuamente al centro. Lavora perché siano il paese, la città, la sua storia e la sua gente a emergere. Chi invece usa il territorio per promuovere se stesso può anche organizzare eventi eleganti e affollati, ma difficilmente riuscirà a nascondere il vuoto che rimane quando si spengono le luci e vengono riposti i manifesti.
Celebrare una comunità richiede umiltà, competenza e memoria. Tutto il resto è pubbliche relazioni e pubblicità travestito da cultura.

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