Cronaca
Leo “La Flat tax arriverà a fine legislatura”
Pubblicato
3 anni fa-
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Redazione
ROMA (ITALPRESS) – “Credo in un sistema con un’unica aliquota nel quale la progressività sia garantita da un sistema che combini no-tax area e detrazioni in funzione del reddito. Ha il vantaggio della chiarezza e della semplicità. Un approccio di questo tipo porta con sè l’idea che le imposte devono diminuire per tutti. E’ un progetto di prospettiva, senza fughe in avanti nè forzature finanziarie. La prima fase sarà il passaggio dell’Irpef a tre aliquote. Un passo alla volta”. Così, al Corriere della Sera, il viceministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo, di Fratelli d’Italia, che aggiunge: “La flat tax la dobbiamo applicare a tutti, in via tendenziale. Applicando detrazioni e no-tax area, rispettiamo il principio costituzionale della progressività. Ma qui parliamo di cose che faremo a fine legislatura. E se si dovesse arrivare alla flat tax generalizzata, la progressività non è comunque in discussione”.
Le coperture, spiega, “andranno individuate man mano. C’è il riordino delle spese fiscali, per esempio. Ma si potranno valutare le compatibilità anche vedendo come vanno i conti, alla luce dei documenti di bilancio”. “Nella delega del precedente governo – ricorda – si partì dai tre miliardi dalla lotta all’evasione. Vediamo come vanno i conti di quest’anno e poi si faranno le valutazioni”.
“Ci sono centinaia di spese fiscali, che hanno un costo di oltre 125 miliardi all’anno – dichiara il viceministro -. Nessuno sostiene che sia tutto da azzerare. Noi preserviamo le voci necessarie: casa, famiglia, salute, istruzione, previdenza integrativa. Poi vediamo cosa resta. C’è un eccessivo ricorso ai crediti di imposta dove occorre fare chiarezza: qualcuno può negare che ci siano cose da fare con urgenza? E che non se ne possano trarre significativi risparmi, senza neppure scomodare le vicende degli abusi sui bonus edilizi? Ricordo poi che è già previsto un meccanismo che lega il diritto a beneficiare degli sconti al reddito. Ci si può ragionare”.
In merito all’Iva, “le aliquote del 5 e del 10% possono essere oggetto di rivisitazione, come pure quella su alcuni beni, ad esempio quella applicata sull’acqua al 22% – sottolinea -. Dobbiamo rendere omogenea la tassazione per beni e servizi simili. E possiamo sfruttare le regole europee che consentono di applicare un’aliquota zero su alcuni prodotti di prima necessità, come quelli per l’infanzia. Sul gettito e sulle coperture c’è tempo per valutare, ma credo che un riordino possa offrire le risorse per rendere più equa e leggera la tassazione sui consumi indispensabili: pesano di più sulle fasce meno abbienti”.
“Premi e accordi di produttività hanno già agevolazioni e, se ci saranno le risorse, si potrà fare di più – aggiunge -. Il progetto della flat tax incrementale vuole anche spingere i contribuenti a far emergere imponibile, in cambio di una tassazione più favorevole sulle quote incrementali. Vedremo il risultato alla prova dei fatti. Ci servirà per calibrare l’ intervento anche su altri redditi, oltre quelli di impresa e autonomi”.
“Qui – prosegue i, Viceministro – nessuno vuole fare regali. Vogliamo far pagare le tasse in un contesto in cui non è solo il livello esorbitante che pesa, ma anche la complicazione, l’incertezza, il rischio nel rapporto fiscale. Non si tratta di fare sconti, ma di dare certezze. Abbiamo un sistema di banche dati con una quantità di informazioni con cui l’amministrazione potrà lavorare per definire gli accordi con i contribuenti. In cambio, il contribuente avrà certezza delle regole, semplificazioni, un rapporto non conflittuale. Anche l’Ocse ci dice che per fare emergere l’evasione i sistemi premiali sono più efficaci di quelli punitivi”. “Oggi – aggiunge – noi abbiamo un meccanismo che determina gli indici di affidabilità fiscale (Isa) e dà dei premi di conseguenza. Se sappiamo che un soggetto è meritevole perchè ha un Isa elevato, ecco che possiamo fare un concordato”. E se il contribuente è ritenuto poco affidabile, “allora – dice -, oltre alla interoperabilità delle banche dati, possiamo lavorare con l’intelligenza artificiale e le analisi predittive”.
credit photo agenziafotogramma.it
(ITALPRESS).
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L’articolo Tg News 1/7/2026 proviene da Pavia Uno TV.
Cronaca
Terremoto Venezuela, aziende cinesi donano oltre 115 tonnellate di aiuti
Pubblicato
1 ora fa-
1 Luglio 2026di
Redazione
CARACAS (VENEZUELA) (XINHUA/ITALPRESS) – Le imprese cinesi attive in Venezuela hanno donato al Paese oltre 115 tonnellate di aiuti, secondo dati preliminari dell’ambasciata cinese nel Paese sudamericano.
Secondo i dati aggiornati a lunedì, gli aiuti donati comprendono cibo, acqua potabile, beni di prima necessità, attrezzature per l’edilizia, medicinali e altro materiale medico.
Inoltre, più di 200 tonnellate di aiuti saranno inviate in lotti, da oggi a venerdì, ai punti di ricezione designati dalle autorità venezuelane. Le imprese cinesi in Venezuela prevedono di acquistare e donare ulteriori forniture in base all’evoluzione della situazione.
Dopo i forti terremoti che hanno colpito di recente il Venezuela, diverse imprese cinesi del settore ingegneristico hanno inviato volontariamente macchinari e attrezzature da cantiere, dispiegando squadre specializzate nella zona del disastro per le operazioni di soccorso.
Due gru sono state impiegate nelle attività di soccorso d’emergenza, con almeno otto addetti, mentre due escavatori, 10 container e due generatori d’emergenza restano pronti a essere utilizzati.
La Cina ha deciso di offrire al Venezuela ulteriori aiuti per un valore di 100 milioni di yuan, circa 14,67 milioni di dollari, per i soccorsi e la ricostruzione post-terremoto, dopo l’assistenza finanziaria già fornita, ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri cinese.
Ieri la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha espresso gratitudine per la solidarietà del governo cinese verso il popolo venezuelano di fronte alla tragedia.
Foto Xinhua
(ITALPRESS).
Cronaca
Webuild, con la tratta Napoli-Cancello al via collegamenti diretti Campania-Puglia
Pubblicato
1 ora fa-
1 Luglio 2026di
Redazione
NAPOLI (ITALPRESS) – Cambia passo da oggi la mobilità del Mezzogiorno: è stata infatti ufficialmente attivata la tratta Napoli-Cancello, primo segmento dell’alta velocità/alta capacità Napoli-Bari, realizzata da Webuild per RFI. L’entrata in funzione della tratta segna un netto miglioramento degli standard di efficienza dell’intera direttrice ferroviaria, collegando direttamente la linea Napoli – Bari alla rete dell’alta velocità nazionale attraverso la stazione di Afragola e riducendo i tempi di viaggio per oltre 5 milioni di persone.
Grazie anche all’attivazione della Napoli-Cancello, infatti, Trenitalia ha istituito da oggi il nuovo collegamento diretto Napoli-Lecce che unisce le due città in circa 5 ore senza cambi intermedi, mentre il viaggio tra Bari e Napoli scende a circa tre ore e mezza. Si tratta di primo un salto di qualità concreto per i collegamenti lungo l’asse adriatico-tirrenico, destinato a unire Napoli e Bari in sole due ore e a rafforzare il ruolo del Sud nei corridoi europei dei trasporti.
La tratta Napoli-Cancello, lunga 15,6 chilometri, si sviluppa in un contesto ad alta densità urbana nell’area metropolitana di Napoli, rappresentando un nodo chiave per il riassetto dei collegamenti metropolitani, regionali e a lunga percorrenza. La tratta permette infatti l’accesso diretto della linea Napoli-Bari alla stazione di Napoli-Afragola, destinata a diventare la nuova “Porta del Sud” verso la dorsale Torino-Milano-Roma- Salerno. Un ruolo di hub intermodale che sarà ulteriormente potenziato dalla futura Linea 10 della metropolitana di Napoli, la cui realizzazione è affidata a un consorzio guidato da Webuild, completando così l’integrazione tra la rete regionale e il sistema dell’alta velocità nazionale.
Con l’attivazione del lotto entra in funzione anche la nuova stazione di Acerra, migliorando l’accessibilità alla rete ad alta velocità nazionale per gli abitanti della zona. Potenziata anche la viabilità, con la realizzazione di 12 nuovi collegamenti stradali e l’eliminazione dei passaggi a livello lungo la linea storica. Dal punto di vista tecnico il progetto Napoli-Cancello ha richiesto, tra l’altro, la posa di oltre 60 km di rotaie, 182.000 tonnellate di pietrisco e circa 65.000 traverse, oltre alla costruzione di 4 viadotti per una lunghezza complessiva di circa 4 km, che hanno permesso di scavalcare le principali arterie locali e minimizzare l’impatto su un territorio densamente popolato.
Principale sfida ingegneristica dell’opera è stata la galleria Casalnuovo: circa 650 metri sono stati realizzati da Webuild con la tecnica dello scavo in atmosfera iperbarica, primo esempio di utilizzo in Italia e una delle poche applicazioni a livello europeo nell’ambito della costruzione di gallerie in presenza di falda acquifera.
La linea AV/AC Napoli-Bari, parte del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo della rete TEN-T, è tra principali interventi infrastrutturali in corso nel Paese e rappresenta un tassello fondamentale per il miglioramento della mobilità sostenibile nel Mezzogiorno. In totale, la futura linea avrà una lunghezza di 145 km di nuova ferrovia, con 15 gallerie e 25 viadotti, e servirà 32 Comuni con 20 tra stazioni e fermate lungo il tracciato.
All’interno di questo disegno strategico, il Gruppo Webuild è impegnato su quattro lotti della direttrice AV/AC Napoli-Bari – Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia, Hirpinia-Orsara e Orsara-Bovino – che rientrano tra i 21 progetti che il Gruppo sta realizzando nel Sud Italia per un valore complessivo aggiudicato di oltre 16 miliardi. Un impegno industriale che si traduce in termini occupazionali, con 10.200 persone impiegate, tra diretti e di terzi, e il coinvolgimento di una filiera di 7.500 imprese coinvolte da inizio lavori.
– foto ufficio stampa Webuild –
(ITALPRESS).


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Tg News 1/7/2026
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