Cronaca
Trapianti, in Lombardia più innovazione e solidarietà per ridurre le liste di attesa
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1 mese fa-
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Redazione
MILANO (ITALPRESS) – Rafforzare la cultura della donazione, investire sull’innovazione tecnologica e aumentare il numero dei trapianti per ridurre le liste di attesa: sono queste le priorità emerse dal convegno ‘Donazione e trapianti d’organo, verso una nuova stagione. Cultura della solidarietà e tecnologie acceleratori dell’innovazione: dalla Lombardia, all’Italia, all’Europa’, che si è svolto a Palazzo Lombardia, confermando il ruolo della Regione come laboratorio di eccellenza e innovazione nel panorama nazionale ed europeo. Promosso dalla rivista Italian Health Policy Brief (IHPB) in collaborazione con Regione Lombardia e con il patrocinio dei Ministeri della Salute e dell’Economia, l’incontro ha rappresentato un momento di confronto ad ampio raggio tra istituzioni centrali e regionali, IRCCS, università, società scientifiche, enti regolatori, associazioni di pazienti e mondo dell’innovazione, configurandosi come un vero e proprio ‘tagliando’ di uno dei settori più delicati e strategici del Servizio sanitario nazionale.
Dal confronto è emersa con chiarezza una priorità condivisa: nonostante l’Italia si collochi ai vertici europei per numero di trapianti effettuati, è necessario incrementare ulteriormente i volumi per rispondere a una domanda ancora elevata e salvare un numero crescente di vite. Le liste di attesa restano infatti molto consistenti, caratterizzate da tempi spesso incompatibili con le condizioni cliniche dei pazienti, che in molti casi si trovano in situazioni di grave rischio.
In questo contesto, la Lombardia si conferma non solo per i risultati raggiunti, ma anche per la capacità di investire in ricerca, organizzazione e diffusione della cultura della donazione, ponendosi come punto di riferimento per l’intero sistema. Nel corso del convegno è stata inoltre evidenziata la necessità di un aggiornamento del quadro normativo nazionale, a partire dalla legge 91/1999, che disciplina il sistema della donazione e dei trapianti e che appare oggi in parte superata rispetto alle nuove esigenze organizzative e alle sfide poste dall’innovazione scientifica. “I recenti dati – ha detto il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana – confermano il primato della Lombardia nei trapianti, grazie a una rete sanitaria diffusa e multidisciplinare che si impone come modello d’eccellenza internazionale. La reattività del sistema, dimostrata anche dalla Banca dei Tessuti del Niguarda, garantisce autosufficienza e sicurezza clinica. L’obiettivo ora è consolidare questa leadership regionale aumentando il numero di donatori entro il 2026. Per farlo, la Lombardia punterà sulla cultura del dono e su campagne informative efficaci, trasformando l’efficienza clinica in un successo di partecipazione civile”.
“Gli straordinari risultati raggiunti, faccio riferimento anche alle 9 donazioni destinate a 16 pazienti in 72 ore lo scorso mese di marzo in Lombardia – ha commentato l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso intervenuto con un video messaggio – non sono frutto del caso, ma di una programmazione rigorosa e di una rete di professionisti che non ha eguali, capace di esprimere l’eccellenza in modo capillare su tutto il territorio regionale, non solo nei grandi centri. Per ridurre concretamente le liste d’attesa dobbiamo però lavorare su più leve: potenziare l’organizzazione, rendere accessibili le tecnologie più avanzate e contrastare il tasso di opposizione alle donazioni, ancora troppo elevato. Il mio ringraziamento più profondo va alle famiglie e ai donatori: la loro generosità è il motore che permette alla nostra sanità di compiere questi miracoli quotidiani”. “Ricerca e innovazione sono asset decisivi per il futuro della medicina“, ha dichiarato l’assessore regionale a Università, Ricerca e Innovazione, Alessandro Fermi, sottolineando “come il progresso tecnologico stia trasformando radicalmente la donazione di organi. L’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale permette oggi di ottimizzare ogni fase del processo: non solo migliorando la compatibilità clinica, ma garantendo standard più elevati nella conservazione e nel monitoraggio post-operatorio delle complicanze”. Un contributo determinante al raggiungimento di questi obiettivi potrà arrivare dall’innovazione tecnologica, in particolare dalle più recenti tecniche di perfusione degli organi, che stanno aprendo scenari inediti nella gestione di cuore, fegato e polmoni destinati al trapianto.
“Le tecnologie di perfusione rappresentano una rivoluzione – ha evidenziato Claudio Francesco Russo, direttore della Struttura complessa di Cardiochirurgia e del Trapianto di cuore dell’Ospedale Niguarda di Milano – consentono di prolungare i tempi tra prelievo di organo e trapianto, di valutare e ottimizzare la qualità degli organi mantenendoli in condizioni parafisiologiche e, in molti casi, di rendere utilizzabili organi che prima non lo sarebbero stati. Questo significa aumentare concretamente il numero dei trapianti possibili”. “L’innovazione è una leva fondamentale per ampliare le possibilità di trapianto, soprattutto in ambiti complessi come il polmone – ha aggiunto Andrea Dell’Amore, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Toracica, Azienda Ospedaliera Universitaria degli Studi di Padova – ma le nuove opportunità offerte dal progresso tecnologico devono trovare corrispondenza nel rafforzamento della cultura della donazione”.
Nel corso dei lavori è stato sottolineato che l’Italia, con 4.572 trapianti d’organo realizzati nel 2025, si colloca stabilmente ai vertici in Europa per numero di interventi effettuati.
Parallelamente, è stata posta in evidenza la necessità di garantire un accesso equo e diffuso alle innovazioni tecnologiche su tutto il territorio nazionale, individuando nuove risorse economiche dedicate e rafforzando i modelli organizzativi, anche in un’ottica di integrazione europea. Accanto agli aspetti tecnologici e organizzativi, resta centrale il tema della cultura della donazione. I dati più recenti indicano infatti un incremento delle opposizioni, sia nei Pronto Soccorso e nelle rianimazioni, sia nelle dichiarazioni di volontà presso gli uffici comunali, segnale di una possibile regressione culturale che rischia di compromettere i progressi compiuti negli ultimi anni. “È fondamentale continuare a investire in modo strutturato nella cultura della donazione – ha aggiunto Flavia Petrin, presidente AIDO – solo rafforzando la consapevolezza e la fiducia nel sistema possiamo trasformare la volontà di donare in una scelta diffusa e responsabile, capace di salvare sempre più vite”.
– foto ufficio stampa Regione Lombardia –
(ITALPRESS).
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Cronaca
Ricerca Anas, solo il 42% degli italiani usa correttamente il cellulare al volante
Pubblicato
2 ore fa-
21 Maggio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Soltanto il 41,9% degli italiani usa correttamente il cellulare alla guida con assistente vocale o bluetooth. E’ uno dei dati emersi dalla quinta edizione della Ricerca sugli stili di guida commissionata da Anas, società del Gruppo FS e condotta da GR (Global Research) con interviste su un campione di oltre 4mila persone e 5mila osservazioni dirette su strada. Il 14,6% degli intervistati digita ancora il numero prima di inserire il vivavoce e l’8,9% guida con lo smartphone in mano. Il 34,5% non utilizza mai il telefono alla guida. Inoltre, il 75% degli italiani lo ritiene pericoloso al volante. I soggetti più indisciplinati sono i guidatori di veicoli a noleggio, quelli meno esperti e i motociclisti. ‘I numeri della Ricerca Anas sugli Stili di Guida – afferma l’Amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme – sottolineano con chiarezza quanto il comportamento individuale al volante sia determinante per la sicurezza di tutti. I dati confermano che investire in consapevolezza, formazione ed educazione stradale non è solo necessario, ma rappresenta una leva concreta per ridurre i rischi e salvare vitè.
“Come Anas – prosegue l’AD -, stiamo lavorando per un impegno continuo e condiviso sui temi della sicurezza: dalle istituzioni, in particolare con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e le Forze dell’Ordine, alle imprese con cui collaboriamo, passando per le associazioni fino ai singoli cittadini. Promuovere una cultura della guida responsabile significa agire in modo strutturale, intervenendo non solo sulle infrastrutture e sulla tecnologia, ma soprattutto sulle persone.
E’ questa la direzione giusta per avvicinarci a un obiettivo ambizioso e imprescindibile: la Vision Zero voluta dall’Unione Europea entro il 2050. Un traguardo che richiede determinazione, collaborazione e una visione chiara, che oggi più che mai siamo chiamati a perseguire con coerenza e responsabilità”.
“La ricerca presentata da Anas ha un impianto metodologico rigoroso – sottolinea il Professor Marcello Chiodi, Presidente della Società Italiana di Statistica (SIS) -. Emerge con chiarezza che gli automobilisti tendono a sovrastimare le proprie abilità sottovalutando i rischi reali. Sintomatici, a questo proposito, i risultati derivanti dalla scelta di incrociare la dimensione dell’autovalutazione con la percezione degli altri guidatori. L’automobilista italiano si promuove attribuendosi punteggi di rispetto delle regole vicini all’8, mentre non fa raggiungere la sufficienza ai propri pari con voti attorno al 5. Il pericolo viene percepito come “qualcosa causato dagli altri” e ciò rende difficile modificare i comportamenti individuali. Apparentemente la familiarità abbassa la soglia di attenzione, portando il guidatore a sottovalutare pericoli oggettivi proprio dove si sente più sicuro. La ricerca ci dice chiaramente che il rischio non è solo “l’imprevisto” in un luogo ignoto ma risiede nella falsa sicurezza della quotidianità”.
“Da questi, come da altri dati – conclude il Professor Chiodi – si possono ricavare una serie di informazioni tecniche e scientifiche da fornire alle istituzioni per orientare politiche di sicurezza e campagne di sensibilizzazione sempre più mirate ed efficaci”.
L’86% degli intervistati approva le norme introdotte dal nuovo Codice della Strada: ad esempio, si ritiene giusta la revoca definitiva della patente sotto l’effetto di sostanze stupefacenti se si commettono reati gravi e si è d’accordo con pene pari a 7 anni di reclusione per l’abbandono di un animale. Il 7,9% degli intervistati dichiara di aver avuto un incidente negli ultimi due anni. Fra questi il 90,8% ammette di usare il cellulare alla guida contro il dato generale di campione pari al 65%. Questo significa che un incidente non sempre determina un cambiamento comportamentale; al contrario, può alimentare una relazione conflittuale con la norma, quasi una sorta di sfida o di resistenza alle sanzioni.
Chi ha avuto un incidente e si ritiene favorevole alle nuove norme indicate nel Codice della Strada è pari a 76,9% contro al dato generale dei favorevoli pari a 86%. Un meccanismo conflittuale con la norma appare evidente anche con le categorie più deboli, esposti al rischio. Infatti, nonostante l’81% conosca il nuovo Codice e l’86% approvi le sanzioni, si nota una frattura selettiva. Il consenso verso le regole crolla proprio tra i profili più a rischio: giovani, motociclisti e utilizzatori di veicoli a noleggio. Chi è più esposto al pericolo è chi accetta meno la norma.
Il 76,3% è convinto che guidare in un luogo familiare riduca la prudenza e la percezione del rischio. Al contrario, però, solo il 31,6% ritiene ci siano situazioni specifiche in cui dover essere più concentrati alla guida, come maltempo, luoghi non familiari, la presenza di controlli delle forze dell’ordine o autovelox, mentre il 41,5% non è d’accordo e il 27% non sa cosa rispondere.
Qui emerge un paradosso: l’utente riconosce l’errore, ma si considera sempre attento. Una sorta di “illusione del controllo”: nella routine quotidiana si abbassano le difese, con la convinzione di avere il controllo della situazione, proprio dove il rischio invece si annida maggiormente. L’attenzione è adattiva: massima nel maltempo, minima vicino casa.
Sul fronte dei monopattini, solo il 31,4% ritiene possano essere sicuri, mentre il restante 68,6% li ha valutati con un punteggio compreso fra 1 e 5. La percezione di pericolosità del monopattino cambia a seconda della fascia d’età degli intervistati: i giovani fra i 18 e i 24 anni assegna una quasi sufficienza (5,5 su 10) che decresce fino ad arrivare ad un punteggio di 3 su 10 per gli over 65. Il 76,5% degli intervistati non utilizza il monopattino e non intende adoperarlo in futuro.
Il 55,1% è convinto che la pericolosità del monopattino sia da imputare alle imprudenze dei conducenti, il 37,2% alla mancanza di protezioni, il 36,5% perchè si utilizza in aree extra-urbane, pedonali o sui marciapiedi, il 32,9% perchè non si vede nel traffico, il 29,3% perchè chi lo guida ha in genere una scarsa conoscenza dei segnali e delle regole di circolazione.
In conclusione, per il 57,4% le attuali norme sono troppo permissive nei confronti dei fruitori del mezzo.
Il guidatore italiano ritiene di essere esperto alla guida. Il voto che gli italiani si attribuiscono come guidatori è di 7,8, in leggera flessione rispetto al 2024 che era di 7,9.
Il 62,3% contro il 64,7% dell’edizione precedente crede di essere un guidatore esperto. Solo il 6,4% si ritiene poco abile e l’1,6% molto inesperto.
Per gli italiani, “gli altri” sono sempre più indisciplinati: se la media è di 8,5 per l’uso degli indicatori di direzione nell’autovalutazione, la stessa scende a 5,4 quando si parla degli altri; non mettersi alla guida dopo aver bevuto o assunto sostanze vale 8,4 per sè contro il 5,5 degli altri; l’utilizzo del casco alla guida di motoveicoli 8,1 contro 6,9; la cintura di sicurezza 7,9 contro 5,4; il rispetto dei limiti di velocità 7,8 contro 4,9; il mancato utilizzo del cellulare alla guida 7,8 contro 4,8.
Il gap fra sè e gli altri è però diminuito rispetto al 2024: la media quest’anno è di 2,6 punti, contro i 2,9 dello scorso anno.
Migliorano alcuni comportamenti. Grazie alle campagne per la sicurezza stradale, negli ultimi anni si sta registrando un progressivo miglioramento di alcuni comportamenti.
Fra le osservazioni dirette registrate lungo le strade Anas l’utilizzo del cellulare e l’uso delle frecce per segnalazione di sorpasso segnano un miglioramento.
Anche il rispetto del divieto di sorpasso è in lieve miglioramento: nel 2025 il 14,3% degli utenti non lo rispetta, a paragone del 14,6% del 2024 (15,9% nel 2023 e 17% nel 2022).
Cresce l’attenzione all’utilizzo delle cinture di sicurezza alla guida. In particolare, per le cinture anteriori si registra un incremento nell’uso: per il conducente si attesta al 91,1% (rispetto al 93,3% del 2024 e all’89,4% del 2023), mentre per il passeggero si raggiunge il 95,4% (rispetto al 92,8% del 2024 e al 92,1% del 2023).
L’uso delle cinture posteriori è salito al 64,7% contro il 44% del 2024, il 27,4% del 2023 e il 24,3% del 2022: in oltre tre anni l’uso delle cinture posteriori è cresciuto del di circa 40 punti percentuali.
La campagna di indagine sulle strade Anas ha visto la realizzazione di due diversi tipi di attività: interviste a un campione di oltre 4mila utenti lungo le strade e autostrade Anas; oltre 5mila osservazioni dirette dei comportamenti di guida lungo 12 strade.
Le osservazioni dirette sono state svolte lungo il RA10 Raccordo Autostradale “Torino Caselle” in Piemonte; la statale 336 “Dell’Aeroporto della Malpensa” in Lombardia; la statale 14 “Della Venezia Giulia” tra Mestre e Portogruaro in Veneto; la statale 75 “Centrale Umbra” in Umbria; il Grande Raccordo Anulare di Roma; l’A2 “Autostrada del Mediterraneo” fra Salerno e Lagonegro e Castrovillari e Villa San Giovanni; la statale 1 “Aurelia” fra Roma e Grosseto; la statale 700 “Della Reggia di Caserta” in Campania; la strada statale 16 “Adriatica” tra Foggia e Monopoli; la A19 “Palermo Catania” e la statale 121 “Catanese” in Sicilia; la statale 131 “Carlo Felice” fra Cagliari e Sassari.
Le attività di osservazione diretta sono state eseguite con l’impiego di 2 rilevatori all’interno di un’automobile che ha percorso l’infrastruttura di interesse, registrando un campione di veicoli in transito e i comportamenti dei passeggeri a bordo.
– foto ufficio stampa Anas –
(ITALPRESS).
Cronaca
A Roma e Milano il Dog Lovers Day punta sulla prevenzione veterinaria
Pubblicato
2 ore fa-
21 Maggio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Roma e Milano rispondono con entusiasmo al richiamo della prevenzione veterinaria. E’ questo il segnale più forte che arriva dall’edizione 2026 del Dog Lovers Day, l’evento promosso da Zoetis Italia in collaborazione con ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani. Oltre mille i proprietari che hanno animato insieme ai loro cani le due tappe, rispettivamente il 9 maggio a Villa Borghese e il 16 maggio al Parco Sempione, testimoniando una crescente sensibilità verso il benessere degli animali da compagnia. Il Dog Lovers Day non è stato solo un momento di aggregazione, ma un vero e proprio hub di informazione scientifica, dove veterinari, proprietari e educatori hanno dialogato su temi chiave come la prevenzione, la corretta alimentazione, il comportamento animale e la lotta contro le pratiche fai-da-te. L’edizione 2026 ha messo in luce come il ruolo del medico veterinario sia in rapida evoluzione: non più solo “medico dell’emergenza”, ma alleato quotidiano per la prevenzione e la salute a lungo termine. Un cambio di paradigma che coinvolge sempre più i proprietari, oggi attenti a compiere scelte informate e responsabili.
Tra i temi più apprezzati, la nutrizione è emersa come leva fondamentale non solo per la salute fisica, ma anche per il benessere emotivo e comportamentale degli animali. Gli esperti hanno inoltre approfondito il tema degli squilibri motivazionali e l’importanza di saper leggere e interpretare i segnali comportamentali del cane per migliorare la relazione con il proprio animale. In questo scenario si inserisce anche la lotta alle false credenze e al fai-da-te, fenomeni ancora diffusi che possono mettere a rischio la salute animale e che sottolineano l’importanza di un confronto diretto con professionisti qualificati.
Non è mancato il riferimento all’approccio One Health, che mette in relazione salute animale, salute umana e ambiente, evidenziando come il benessere degli animali da compagnia sia parte integrante dell’equilibrio collettivo.
“La partecipazione registrata a Roma e Milano dimostra quanto stia crescendo la consapevolezza sull’importanza della prevenzione veterinaria”, dichiara Carmelo Lombardo, General Manager di Zoetis Italia. “I proprietari sono sempre più attenti a informarsi e a prendersi cura dei propri animali in modo responsabile. Il Dog Lovers Day si conferma uno strumento concreto per portare questi contenuti fuori dagli ambulatori e renderli accessibili a tutti”.
“Il confronto diretto tra veterinari, proprietari ed educatori è uno strumento imprescindibile per contrastare la disinformazione e radicare una vera cultura della prevenzione. L’edizione 2026 del Dog Lovers Day ha confermato quanto sia forte e diffusa la domanda di informazioni chiare, scientificamente fondate e immediatamente spendibili nella gestione quotidiana della salute degli animali da compagnia. Portare questi contenuti negli spazi urbani, rendendoli accessibili a tutti, è esattamente la direzione giusta”, aggiunge Marco Melosi, presidente ANMVI.
“Eventi come il Dog Lovers Day dimostrano quanto stia crescendo anche nelle nostre città una sensibilità nuova verso il benessere animale e la prevenzione veterinaria. Oggi sempre più persone comprendono che prendersi cura dei propri animali significa fare scelte consapevoli, affidarsi a professionisti qualificati e contrastare disinformazione e improvvisazione. Diffondere una cultura della prevenzione, dell’educazione e del rispetto degli animali vuol dire anche promuovere una migliore qualità della vita nelle nostre comunità urbane e rafforzare quel legame tra salute animale, ambiente e benessere collettivo che rappresenta una sfida sempre più centrale per il futuro delle nostre città”, ha commentato Gianluca Comazzi, Assessore al Territorio e Sistemi verdi della Regione Lombardia. Le due tappe del Dog Lovers Day hanno così trasformato spazi urbani in luoghi di informazione e dialogo, contribuendo a diffondere una cultura della cura più consapevole, informata e condivisa.
– Foto ufficio stampa Zoetis –
(ITALPRESS).
Cronaca
Nasce ELV Italia, il nuovo consorzio Cobat per l’EPR nel settore veicoli
Pubblicato
4 ore fa-
21 Maggio 2026di
Redazione
ROMA (ITALPRESS) – Nasce ELV Italia, il primo consorzio nazionale dedicato alla gestione dei veicoli fuori uso, progettato per supportare case automobilistiche e importatori nell’adempimento dei futuri obblighi previsti dal nuovo regolamento europeo ELV (End of Life Vehicles). Il nuovo quadro normativo europeo, spiega una nota, sta infatti introducendo un cambio di paradigma nella gestione della filiera, rafforzando gli obiettivi di tracciabilità, recupero delle materie prime, riciclo dei materiali e responsabilità estesa del produttore lungo l’intero ciclo di vita del veicolo.
In questo scenario, le case automobilistiche saranno chiamate ad assumere un ruolo sempre più centrale anche nella fase di fine vita dei veicoli. Una trasformazione che rende necessaria la costruzione di una governance integrata della filiera, capace di coordinare industria, operatori, infrastrutture e compliance normativa. I dati ISPRA disponibili aggiornati al 2023, relativi al mercato italiano, evidenziano una filiera ELV capace di garantire performance industriali rilevanti, ma ancora migliorabili – con una quota di reimpiego e riciclaggio pari a quasi l’86% del peso medio del veicolo – ed esposta a forti tensioni economiche e industriali. Il calo dei quantitativi trattati, legato alla diminuzione delle radiazioni certificate e alle difficoltà attraversate dal settore automotive internazionale, conferma, infatti, quanto la gestione dei veicoli fuori uso sia oggi strettamente connessa agli equilibri produttivi, logistici e industriali dell’intera filiera europea.
E’ proprio in questo contesto che ELV Italia “intende assumere un ruolo di facilitatore di sistema: creare connessione tra produttori e istituzioni, favorire una gestione più coordinata dei flussi, migliorare la tracciabilità e mettere a disposizione strumenti industriali e digitali capaci di accompagnare il settore nella nuova fase regolatoria europea – si legge -. L’obiettivo è contribuire a rendere la filiera più stabile, trasparente ed efficiente, sostenendo la capacità del sistema italiano di raggiungere gli obiettivi ambientali richiesti dall’Europa in un contesto industriale sempre più complesso. Il consorzio possiede una duplice vocazione: essere un soggetto operativo già attivo e, al tempo stesso, un osservatore privilegiato dell’evoluzione del settore, mettendo a disposizione soluzioni concrete, immediatamente attivabili e supportato da infrastrutture già esistenti”.
ELV Italia nasce all’interno dell’ecosistema dei Consorzi Cobat, realtà che da decenni operano nella gestione delle principali filiere EPR nazionali, in particolare RAEE, pile e accumulatori e pneumatici fuori uso.
ELV Italia si presenta come un sistema già operativo, basato su una piattaforma digitale dedicata alla tracciabilità dei flussi e su una governance consortile progettata per garantire coordinamento ed efficienza lungo tutta la filiera.
A questo si affianca la rete degli autodemolitori Cyclus, già attiva su scala nazionale e destinata a rappresentare l’infrastruttura industriale di riferimento per la gestione dei veicoli fuori uso.
La piattaforma digitale sviluppata dal Consorzio consentirà ai produttori di monitorare i veicoli giunti a fine vita, tracciare le diverse fasi di trattamento e accedere a dati e report ambientali strutturati. L’obiettivo è garantire un sistema trasparente, verificabile e pienamente conforme ai futuri obblighi europei in materia di EPR e gestione dei veicoli fuori uso.
“ELV Italia non è semplicemente un nuovo consorzio. E’ un passaggio che segnerà in modo concreto il modo in cui il settore automotive affronterà il fine vita dei veicoli nei prossimi anni – commenta il Presidente Claudio De Persio -. Il contesto è chiaro: il nuovo regolamento europeo ELV cambierà profondamente il ruolo delle case automobilistiche. Non c’è dubbio che la trasformazione avverrà, la differenza la farà la capacità di anticipare e intercettare il cambiamento. ELV Italia nasce per mettere a disposizione del settore soluzioni già funzionali: una rete operativa attiva su tutto il territorio nazionale, una piattaforma digitale per la tracciabilità dei veicoli e un modello di governance semplice ed efficiente. Ora si apre la fase più interessante. Quella in cui i produttori sceglieranno di partecipare alla costruzione del sistema, preferendo contribuire a definire le regole piuttosto che adattarsi a regole già definite. Come Presidente, lavorerò ogni giorno affinchè il Consorzio sia uno strumento utile, concreto e trasparente al servizio del settore”.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).


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