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Economia

Tra Italia e Uzbekistan opportunità di crescita per l’interscambio

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ROMA (ITALPRESS) – Favorire il dialogo tra istituzioni e imprese, per approfondire le opportunità di cooperazione economica e commerciale tra Italia e Uzbekistan, un mercato in forte evoluzione e di crescente interesse per le aziende italiane: è il focus della Country Presentation dedicata all’Uzbekistan, oggi alla Camera. Ad aprire l’incontro, organizzato dalla Camera di commercio Italia-Uzbekistan in collaborazione con Unioncamere, è stato l’ambasciatore italiano in Uzbekistan, Guido De Sanctis, che in un videocollegamento ha ricordato le potenzialità del paese, “un paese molto giovane, in cui il 30% della popolazione ha meno di 14 anni”. Questo “vuol dire che ci sono molti giovani da formare: la scelta di molti giovani uzbeki è di formarsi in Italia e questa è una sfida che dobbiamo raccogliere”. Il presidente dell’ICE, Matteo Zoppas, ha ricordato che l’Uzbekistan rappresenta anche un’opportunità per le imprese italiane. “È un centro di interesse, soprattutto perché ci sono i confini russi che danno delle limitazioni”, quindi “dobbiamo costruire e rafforzare il canale commerciale”, mentre il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, ha sottolineato che “siamo una squadra, vogliamo sincronizzarci per raggiungere l’obiettivo di 700 miliardi di export che il ministro Tajani si è dato e ci ha dato entro la fine della legislatura”.

Il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, Francesco Lollobrigida, ha annunciato l’appuntamento di fine marzo. “Stiamo organizzando una missione l’ultima settimana di marzo, un momento di consolidamento di un percorso che parte da lontano: abbiamo sottoscritto una lettera invitando i ministri delle altre nazioni dell’area per confrontarci sulle loro e nostre potenzialità, da mettere a fattore comune per far crescere le nostre economie e ovviamente migliorare non solo i rapporti di interscambio di natura economica, ma anche culturale, mettendo a disposizione il nostro modello di produzione e capendo quali strumenti possono essere offerti alle nostre imprese, cercando di creare economia, ricchezza e lavoro per noi e per gli altri”. Anche il ministero degli Esteri è fortemente impegnato a favorire gli scambi tra i due Paesi, ha aggiunto Mauro Battocchi, Direttore Generale per la Crescita e la Promozione delle Esportazioni del ministero. “Per l’Italia non è semplicemente un tema di export, ma è un tema di collaborazione industriale e tecnologica: vogliamo offrire delle soluzioni tecnologiche che aiutino questo paese a modernizzarsi sempre di più e essere sempre più avanzato”. Per il presidente della Camera di Commercio Italia-Uzbekistan, Giorgio Veronesi, che ha organizzato l’evento, “il mercato uzbeko offre grandi opportunità per gli investimenti diretti nel Paese, per l’esportazione di tecnologia e attrezzature e per l’importazione di prodotti selezionati. La concorrenza è presente, ma quando sono richiesti know-how, supporto operativo e prodotti di qualità, l’Italia può essere competitiva. I fattori chiave sono i finanziamenti, la presenza locale e la continuità dei contatti” e “per quanto riguarda lo scambio culturale, il CIUZ promuove vari eventi, la cooperazione tra università italiane e uzbeke e il grande potenziale turistico dell’Uzbekistan”.

La Ceo di Simest, Regina Corradini D’Arienzo, ha sottolineato che “prima degli strumenti finanziari, dobbiamo riuscire a capire quali opportunità ci sono in quel paese e soprattutto portarci le aziende. Se ci andiamo come sistema, insieme pubblico e privato, si creeranno opportunità di lungo termine per le grandi, per le medie e soprattutto per le piccole imprese”. Paola Valerio, Head of Institutional Affairs di Sace, ha spiegato che “l’obiettivo è quello di aumentare non solo l’export, ma anche il numero delle aziende esportative. Come Sace abbiamo tutti gli strumenti che possono affiancare le aziende che vogliono avvicinarsi ai nuovi mercati e in Uzbekistan abbiamo un portafoglio di circa 400 milioni che riguarda una serie di operazioni in settori diversificati”. Paolo Lombardo, Direttore Cooperazione Internazionale allo Sviluppo di Cassa Depositi e Prestiti, ha aggiunto che “in meno di due anni abbiamo mobilitato 430 milioni di euro nella regione, di cui 100 milioni in Uzbekistan per accelerarne la transizione verde e sviluppare progetti ad alto valore tecnologico. Nel 2026, CDP lancerà in Uzbekistan la propria piattaforma di business matching per facilitare l’ingresso delle imprese in un mercato ricco di prospettive”.

– foto xi2/Italpress –

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Economia

Nel 2025 la produzione metalmeccanica è diminuita dello 0,9%

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ROMA (ITALPRESS) – Nel 2025 l’attività industriale ha continuato a essere condizionata dal complesso scenario internazionale con riflessi sulla catena di approvvigionamento, sui costi energetici e sulle strategie di export. La dinamica produttiva è stata instabile e senza capacità di effettivo recupero rispetto al passato, evidenziando, sulla base dei dati grezzi, una contrazione tendenziale media dell’1%. Anche nel settore metalmeccanico, la produzione è mediamente diminuita dello 0,9% nel confronto con l’anno precedente. Nel corso dell’intero 2025, la dinamica produttiva è stata alquanto altalenante in termini sia congiunturali sia tendenziali. E’ quanto emerge dai dati della 177ma edizione dell’indagine congiunturale di Federmeccanica sull’industria metalmeccanica – meccatronica italiana. Il peggioramento settoriale è stato condizionato in particolar modo dalla ridotta fabbricazione di autoveicoli e rimorchi che si è registrata rispetto al 2024 (-11,1%) cui si sono accompagnate le contrazioni registrate nelle produzioni di prodotti in metallo (-1,1%), di macchine e apparecchi elettrici (-0,6%) e di macchine e apparecchi meccanici (-0,5%).

All’opposto, hanno aumentato la produzione le attività della metallurgia (+3,0%) e i comparti dei computer, apparecchi radio-tv e strumenti di precisione (+1,9%) e degli altri mezzi di trasporto (+1,6%).

“Le nostre imprese hanno bisogno di acciaio italiano – dichiara Simone Bettini, presidente di Federmeccanica – L’Italia ha bisogno dell’ex Ilva. Il messaggio dell’industria metalmeccanica che arriva dalla nostra indagine è forte e chiaro. Ed è un messaggio che giriamo a chi può attivare le giuste leve per tradurre un grave problema in una grande opportunità per l’Italia. Il nostro Paese deve evitare qualsiasi forma di dipendenza tattica e deve realizzare una piena autonomia strategica che è fondamentale per riprendere un sano percorso di crescita”.

Nel 2025 le esportazioni metalmeccaniche sono cresciute in valore del 2,9%, rispetto al 2024. Un tasso di crescita ancora lontana dalla doppia cifra che ha tradizionalmente caratterizzato l’export del settore.

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Le forti tensioni geopolitiche e la politica commerciale degli Stati Uniti, tra annunci, introduzione ma anche smentite e modifiche dei dazi costituisce un grandissimo ostacolo per ritornare a un adeguato livello di crescita dell’export. Sono cresciute anche le importazioni, determinando un saldo positivo della bilancia commerciale di 52,1 miliardi. Gli incrementi dell’interscambio in valore sono stati influenzati da una forte crescita dei valori medi unitari. Nel 2025, nell’ambito dell’Unione europea l’export settoriale ha registrato una variazione negativa soltanto verso la Francia (-0,2%), mentre con riferimento ai flussi diretti sui mercati esterni all’area comunitaria si nota come verso gli Stati Uniti che, con una quota dell’10,4% del totale settore, rappresentano il secondo mercato di sbocco dei nostri prodotti metalmeccanici, l’incremento, in media annua, è stato dell’1,8% principalmente grazie alle vendite dei mezzi di trasporto ma con l’esclusione degli autoveicoli che, al contrario, hanno segnato un forte calo pari al -18,5%.

– Foto di repertorio IPA Agency –

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Economia

Aumentano le vendite al dettaglio (+0,6% in valore e +0,4% in volume), i dati Istat

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ROMA (ITALPRESS) – Il 2026 si apre con un aumento congiunturale delle vendite al dettaglio, sia su base mensile sia su base trimestrale, esteso a entrambi i settori merceologici, ma più marcato per il comparto alimentare. Anche rispetto a gennaio dello scorso anno si osserva una dinamica positiva, sia in valore sia in volume, con incrementi più ampi per le vendite dei beni alimentari rispetto a quelli non alimentari.

Sempre su base annua, la crescita riguarda soprattutto le vendite della grande distribuzione e del commercio online, quelle delle piccole superfici vedono un lieve incremento, mentre le vendite fuori dai negozi diminuiscono. E’ quanto emerge dai dati Istat sul commercio al dettaglio per il mese di gennaio del 2026. In particolare, a gennaio 2026 le vendite al dettaglio registrano, rispetto al mese precedente, una crescita sia in valore sia in volume (rispettivamente +0,6% e +0,4%).

L’aumento riguarda soprattutto i beni alimentari (+1,1% in valore e +0,9% in volume), mentre è modesto per quelli non alimentari (+0,2% in valore e +0,1% in volume). Nel trimestre novembre 2025 – gennaio 2026, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio registrano un incremento in valore (+0,5%) e in volume (+0,2%).

Gli aumenti riguardano sia i beni alimentari (+0,6% in valore e +0,3% in volume), sia i beni non alimentari (+0,3% in valore e in volume). Su base tendenziale, a gennaio 2026, le vendite al dettaglio registrano una crescita del 2,3% in valore e dello 0,9% in volume.

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L’incremento è più consistente per i beni alimentari (+3,9% in valore e +1,5% in volume), meno marcato per i non alimentari (+1,2% in valore e +0,4% in volume). Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali positive per quasi tutti i gruppi di prodotti. L’aumento maggiore riguarda le Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni e telefonia (+3,9%), mentre il calo più consistente si osserva per Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-2,2%).

Rispetto a gennaio 2025, il valore delle vendite al dettaglio è in aumento consistente per la grande distribuzione (+4,1%) e il commercio elettronico (+4,6%), mentre cresce in misura modesta per le imprese operanti su piccole superfici (+0,2%); in calo, infine, le vendite al di fuori dei negozi (-1,7%).

-Foto IPA Agency-
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Economia

Panetta “L’occupazione è il pilastro della stabilità economica e della coesione sociale”

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ROMA (ITALPRESS) – “Il mondo non si trova ad affrontare una carenza di giovani pronti a lavorare. Si trova ad affrontare una carenza di posti di lavoro pronti ad assorbirli. Nel prossimo decennio, circa 1,2 miliardi di giovani entreranno nel mondo del lavoro nei paesi in via di sviluppo, superando di gran lunga l’attuale tasso di creazione di posti di lavoro. La sola Africa ospiterà un quarto della popolazione giovanile mondiale entro il 2050. Se questa trasformazione demografica diventerà un dividendo o una fonte di instabilità dipenderà dalla nostra capacità di creare posti di lavoro sufficienti”. Così il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, in occasione di un convegno organizzato dalla Banca Mondiale e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. “L’occupazione – ha aggiunto – non è solo una priorità di sviluppo. È un pilastro della stabilità economica e della coesione sociale”. 

Negli ultimi tre decenni, la globalizzazione ha contribuito a ridurre la povertà ampliando le opportunità economiche e creando posti di lavoro in ampie parti del mondo. Tuttavia, questo progresso si è rivelato fragile”, ha osservato.

Secondo Panetta “in primo luogo i Paesi devono rafforzare le basi stesse della crescita, in particolare infrastrutture e capitale umano. Nelle economie in via di sviluppo, il divario di finanziamento delle infrastrutture supera il 4% del Pil annuo, con energia e trasporti tra i vincoli più vincolanti. In secondo luogo, la qualità della regolamentazione plasma il comportamento del settore privato: una migliore regolamentazione delle imprese stimola l’ingresso delle imprese, gli investimenti e la crescita dell’occupazione. Questi due pilastri sono complementari. Gli investimenti infrastrutturali senza certezza normativa faticano ad attrarre finanziamenti a lungo termine; allo stesso tempo, una riforma della regolamentazione senza un adeguato capitale fisico e umano produce solo limitati guadagni occupazionali. Allineare i due è essenziale per costruire una crescita resiliente e inclusiva”, ha concluso.

-Foto IPA Agency-
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