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Referendum Giustizia, in provincia di Pavia vince il “sì” in controtendenza

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La Voce Pavese – Referendum Giustizia, in provincia di Pavia vince il "sì" in controtendenza

In controtendenza rispetto al dato nazionale, la provincia di Pavia premia il Sì al referendum sulla riforma della giustizia, mentre nel resto del Paese prevale il No che ha sancito la bocciatura del provvedimento.

Nel Pavese il Sì si afferma con il 56,77% pari a 140.933 voti, contro il 43,23% del No fermo a 107.331 preferenze. Un risultato netto, costruito soprattutto grazie al consenso diffuso nei comuni medio-piccoli, dove il Sì domina in modo quasi uniforme.

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Le eccezioni sono limitate: il No prevale infatti solo in sei comuni su oltre 180. Si tratta del capoluogo Pavia con il 54,42%, Certosa di Pavia al 50,13%, Marzano al 50,29%, Semiana al 55,77%, Torre d’Isola al 50,28% e Travacò Siccomario al 50,14%. A Roncaro si registra invece una perfetta parità, 50% contro 50%.

Geograficamente, quattro dei sei comuni in cui ha vinto il No si concentrano nell’area attorno a Pavia, un dato che suggerisce una maggiore incidenza del voto contrario nella zona più prossima al capoluogo.

Non emerge invece una correlazione significativa con l’affluenza: nei comuni dove ha prevalso il No si passa dal 52,23% di Marzano fino al 72,4% di Torre d’Isola, segno che la partecipazione non è stata determinante nell’orientare il risultato.

Se si guarda alla dimensione dei centri, il No conquista il comune più popoloso, Pavia, ma non riesce a incidere sul quadro complessivo. A determinare la vittoria del Sì sono infatti i numerosi centri della provincia, inclusi poli importanti come Vigevano con il 58,27%, Voghera al 55,07% e Mortara che supera il 61%.

Un risultato che disegna una provincia a prevalenza favorevole alla riforma, in netto contrasto con il quadro nazionale.

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A livello regionale a Milano vince il no e in Lombardia il sì. E’ questo in sintesi il risultato principale del referendum sulla riforma della giustizia nella regione dove sono nate Forza Italia e Lega e dove l’affluenza ha superato di molto il dato nazionale. Una volta scrutinate tutte le 9.258 sezioni la partecipazione al referendum è stata del 63,75%. La città con l’affluenza più alta è Bergamo con il 65,25%, buon risultato anche a Brescia dove ha votato il 64,74% degli elettori e a Lecco (64.95%), anche a Milano il dato supera il 65%. La Lombardia nel suo complesso dice sì alla riforma della giustizia: il sì vince con il 53,58% dei voti mentre il no si ferma al 46,42%.

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Pavia, scontro in consiglio sui rifiuti e il regolamento slitta

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La Voce Pavese – Pavia, scontro in consiglio sui rifiuti e il regolamento slitta

Consiglio comunale ad alta tensione a Pavia, dove la seduta si è chiusa quasi alle due di notte di venerdì 5 giugno, dopo una vera guerra di emendamenti. L’aula ha approvato il regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura dei beni comuni, ma ha rinviato quello sulla gestione dei rifiuti, collegato al nuovo contratto di servizio tra Comune e Asm.

Un rinvio arrivato dopo una sospensione dei lavori chiesta dal consigliere Nicola Niutta, di Fratelli d’Italia, e dopo la richiesta formale del capogruppo di Forza Italia Antonio Bobbio Pallavicini, accolta dalla maggioranza al termine di un confronto che, secondo diverse indiscrezioni, sarebbe stato particolarmente vivace. Al centro dello scontro c’è il rischio di un aumento della Tari. Una prospettiva che preoccupa la minoranza, ma che non sembra convincere del tutto nemmeno alcuni consiglieri della maggioranza.

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La capogruppo del Partito Democratico Milena D’Imperio parla di un possibile aggravio che rischierebbe di mettere in difficoltà le famiglie in una fase già delicata. Anche un aumento minimo, secondo la consigliera dem, avrebbe un peso e per questo i consiglieri devono conoscere tutti i dettagli prima di procedere.

Le criticità, secondo D’Imperio, riguardano anche il metodo. Sarebbe mancato un confronto ampio e diretto con le categorie economiche, in particolare con gli artigiani, che dal nuovo regolamento potrebbero vedersi imporre obblighi e sanzioni considerati penalizzanti. Il regolamento, riconosce la capogruppo Pd, introduce anche elementi positivi, soprattutto sul miglioramento della raccolta del verde e del vetro. Ma resta aperto il nodo economico, con la richiesta di capire se il potenziamento dei servizi possa portare anche a una riduzione della Tari, considerando i rifiuti non solo come un costo ma anche come una risorsa.

Duro anche Nicola Niutta, che aveva presentato diciotto emendamenti, sedici dei quali bocciati dal punto di vista tecnico. Secondo il consigliere di Fratelli d’Italia, il testo lascerebbe troppo margine al gestore, introducendo modifiche e nuovi servizi senza chiarirne l’impatto economico. Tra i punti critici anche la raccolta del verde, con il timore di una quota aggiuntiva per i proprietari di giardini tra i trenta e i cento metri quadrati, e la gestione del campo sinti, rinviata al contratto di servizio.

Le frizioni politiche non si sono fermate al regolamento sui rifiuti. Anche il testo sulla cura dei beni comuni, presentato dall’assessore del Movimento 5 Stelle Lorenzo Goppa, è arrivato in aula accompagnato da numerosi emendamenti, molti dei quali presentati da Pavia a Colori.

Per i consiglieri Dante Labate e Alessandro Cantoni le criticità sono evidenti, mentre Bobbio Pallavicini attacca il Partito Democratico, definendolo irrilevante nella dialettica politica. Per il capogruppo di Forza Italia, l’amministrazione sarebbe fortemente ideologica e chiusa dentro le mura di Palazzo Mezzabarba.

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Ora il confronto si sposta al prossimo Consiglio comunale, fissato per il 15 giugno. Sarà quella la nuova prova politica per una maggioranza chiamata a ritrovare una sintesi su un tema sensibile come rifiuti, servizi e tariffe.

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